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Poesie di Rita Stanzione

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  • 01 maggio 2018 alle ore 7:17
    Eterno fuggente

    La chiara percezione
    mi assale
    di avere nelle tasche
    l’eterno fuggente, numeri
    di un’infinita serie peggio di ombre molli
    scivolare via per le gambe.
    Comprese le rincorse per l’oggetto amato
    in un tramonto in cardi neri,
    compresi i nomi delle minutaglie
    bottoni erosi a penetrare il petto
    come gli occhi di assenti dietro le stazioni.
    Vorrei risillabare i pappi che allontana il vento
    è quello il rarefarsi
    dei miei bambini-favola.
    Saranno rastrellate ciocche di crisantemi
    e io, madre d’autunno
    soffoco l’ultimo lembo di appartenenza
    in terra -e di un monolito di provenienza ignota
    farò il mio dio scientifico, da pregare a pelle.

  • 28 aprile 2018 alle ore 15:09
    Dimora dei nonni

    Di tanto in tanto tornano, i nonni
    sospesi in un bouquet di antichi 
    sfioramenti. Se ci precedono 
    o vengono a seguirci 
    fanno il rumore di un sorriso
    resuscitato, malgrado il velo 
    che non respira più.
    Lui è di un onesto tacito
    come sempre, dopo che i campi
    li ha addomesticati.
    Nel vano di un armadio 
    di buchi e tarli, tornano. 
    C’è un abito d’organza 
    mi veste di lei - per gioco
    vado negli anni trenta, sono la statua
    del lume a olio, che non si rivela. 
    Parla, eppure. Ripete
    -con i capelli lisciati e lunghi 
    sembri una signorina uscita da un dipinto-.
    Il coraggio non l’ebbe di dire che lo ero, 
    con quella lacrima curiosa 
    evaporata nel conforto.

  • 25 aprile 2018 alle ore 18:38
    Perfino le tue sillabe d'erba

    Trasmuterà, la bianca ruggine 
    ancora anello intorno ai colli di piumette 
    a gradazioni al blu,
    per intuizioni di giumelle 
    giadasmeraldo il fiume sbuca. 
    Perfino le tue sillabe d’erba 
    si allungano invisibili -non smetto di ascoltare
    ebbra al meato sporto a primavera. 
    Ma noi: non siamo
    avidi filamenti nel verde di fanghiglie? 
    Un ansito, il frinire d’acqua 
    sulle acacie, siamo?

  • 24 aprile 2018 alle ore 19:21
    Un tappeto di amaranto

    Non dormo
    di ronda a strali esistenziali
    sobillatrice di torpori 

    del bisogno respinto
    margine di prolassi remoti
    adorno visioni -fugacemente 

    Si desta sollievo, una polvere 
    di riguardosa concupiscenza:
    vite immaginate, dai crampi intatti 
    mai messe al bando
    mai quanto l’urgenza 

    come segno semplice 
    mi troveranno, albina
    sotto un tappeto di amaranto

  • 22 aprile 2018 alle ore 22:51
    Gravida

    Nella vecchiaia della Terra
    è nascosta la mappa dell’esistenza
     
    E’calda accoglienza
    che ci tiene nell’amnio
    sempre più gravido
     
    Panta rei
    tutto nasce e poi tutto va
    ma la madre più fertile
    ha memoria
    in ogni sua zolla
    culla passati e presenti
    invisibili palpiti
    accenni di vite
    padri
    madri
    intere generazioni
    di ossa e pensieri
     
    E tagliano il tempo
    ingegni sguardi passioni
    dettagli senza un nome
     
    la materia risale
    essenza chiama essenza
     
    per loro
    la Terra trema
    e la roccia si spacca

  • 22 aprile 2018 alle ore 22:15
    Sorsi di terra

    Sorsi e sete.
    Ancora sorsi, sete di speranza.
     
    L’odore di terra s’è perso nel fiato
    di attesa. Pulsa ancora.
    Il viaggio non ha odore
    di pane fraterno, non ha odore.
    A bordo non c’è pane da tagliare.
    C’è spazio di ossa e sale rinsecchito.
     
    Pregate, non possono dirvi
    come l’acqua va o se la corsa
    finirà al sole.
    I sassi sono fermi, la terra spinge.
    Remate
    più forte delle braccia.

  • 21 aprile 2018 alle ore 16:19
    Rediviva rosa

    Perché la notte
    arriva come un ebano
    la prima spia che t'allontani
    ombra lunga
    la mano che non piego a me
     
    sfoglio pagine e strade
    dov'è una porta 
    che soffia vento e un poco l'oltre, 
    al guscio
     
    respiro per respiro
    due cotiledoni
    dell'acqua e aria
    e la radice, carne
    di rediviva rosa

  • 20 aprile 2018 alle ore 15:44
    Dal sé soglia

    Scheletro e lenzuolo
    di una bellezza ch'era doglia

    Immaginario 
    gioco della polvere
    che appena svolti l’occhio
    è vela marcia, di venti

  • 19 aprile 2018 alle ore 15:38
    Narrato

    Le note sono 
    tappeto di attimi invisibili
    - dita forse

    le dita rincorrono gli uccelli
    il tubare di altezze riempie la stanza
    si annida indefinito

    quante corde... escono dall’aria
    come la voce di un narrato
    fiume delle luci
    morbido, vacillante

  • 16 aprile 2018 alle ore 15:32
    Briciole incandescenti

    Quanto sia vera
    questa colonna alta
    luce vuota di immagini.

    Quanto non sia, vorremmo, mentre 
    la gola stringe dove si strappa il sogno
    e non fa più primavera 
    vedere i fiori rossi nel bruciare
    da civiltà in preghiera 
    dove si affaccia un astro 

    poi va a svanire dietro fantasmi lievi
    -volano in vesti di bambini-
    e ninnoli che allietavano il sonno
    lasciano a terra briciole 
    incandescenti. Quelle, 
    non spegnetele mai.

  • 14 aprile 2018 alle ore 11:25
    Quel giorno a Parigi

    Unica certezza 
    la penombra che scivola 
    sembra di condividere
    lo stelo con il fiore del muschio
    soffice tutto quanto si allinea al respiro
    un pertugio di spigoli
    e più ampio resiste 
    il cerchio da compiersi ai sensi
    ai sogni a soggetto 
    dopo occhi vivi prestati alla luna,
    a viaggiare sui bordi mi cadranno
    battiti di ciglia stupiti
    da occupare lo spazio pendolare. 
    Quel giorno a Parigi mi porti 
    a vedere un abito nuovo della bellezza 
    alle spalle vuoti di forma 
    essendo soli -ovvero 
    con una piccola valigia 
    migrati da due memorie, e un filo.

  • 12 aprile 2018 alle ore 12:45
    Frustoli in quattro stagioni

    Su scalini di ghiaccio
    tanto vicini al clou di dissolvenze 
    favoleggiamo di richiami.
    Tu gettamene ancora, che non siano
    soltanto serici di bianco aconito
    ma ellissi da girarci dentro,
    ciclicità del poi.
    La nostra vita mai estranea
    declama libagioni degli anemoni 
    a primavera, corone solari 
    in un furore tacito
    di congiunzioni.
    Supereremo le nuvole e il tabacco
    sulle panchine estive
    al torrido di frutti, rossicupi.
    Poi atone foglie arriveranno
    a rivangare arie oscure
    con lo stormire a cullar la pelle
    facendosi tempesta
    dalle fughe più dolci, 
    a trascinare.

  • 09 aprile 2018 alle ore 14:25
    Sdrucite righe

    Sdrucite righe
    palesano segreti
    al raffio della mota.
    In cave d’ossa annegano
    gli inchiostri e la necropoli
    del tatto torna 
    ambra d’incantamento
    poi che la nuca s’è voltata 
    ma Euridice
    sul piede stava molle,
    da cerbiatto.

  • 07 aprile 2018 alle ore 13:02
    Profumo d'orme

    Amo vederti arreso alla gioia
    tra le ciglia e le vette
    nel vano aperto dell’estate
    come a cogliere more, persi noi
    lontani dai condomini.
    Lingue morbide, risa azzurrine
    nelle braccia troppo larghe
    di questa poesia
    al presente fantastico
    dalla voce trascesa a fil di pelle.  
    Il prima e il poi
    che esce dal silenzio
    le stesse cose, intatte
    da accaderci una nell’altra
    via dalla terra.
    Nel dire vieni, attesa
    molle di ossa
    al profumo d’orme.

  • 06 aprile 2018 alle ore 20:02
    Con le mani nelle mani

    C’era la traiettoria della luna
    quella fredda, quella più calda 
    la conca del sonno 
    la scia del pensiero

    non c’era bianco, non la carta: 
    scrivemmo ugualmente 
    tante parole in fila
    posandole dagli occhi come un mare
    attraversato da una partenza 
    e poi l’arrivo mai

    spostavamo il domani 
    per continuare il viaggio

    noi andiamo dove conduce l’ispirazione
    con le mani nelle mani,
    le porte lasciate aperte
    e tante vie per riconoscerci

  • 04 aprile 2018 alle ore 20:25
    In calici del vento

    In calici del vento
    forme al confine con le nostre
    aria e materia
    tutt’uno imperturbabile
    si librano
    al tempo ritrovato
    libere
    dalle afasie del vuoto.
     
    Scaliamo le montagne col pensiero
    meraviglia d’essere in due "qui"
    antipodi riuniti in foci azzurre
    a un sole esteso
    che asciuga le paure.
    Che ci trattiene dal cadere.

  • 03 aprile 2018 alle ore 16:13
    Impastare grano

    Sinergie positive nell'impastare grano
    la palla è liscia da sembrare pelle riposata

    le mani si perdono, assorbite dal flusso molle
    del tempo. Sono morbidezze in umida grammatura,
    arte meccanica con retrospettiva in appunti scritti

    un piccolo quaderno di trent'anni 
    dalla grafia inclinata in avanti 
    e segni di vecchie lavorazioni, asciugati dal phon.

  • 01 aprile 2018 alle ore 10:32
    L'istante dopo il cielo

    L’immagine della croce 
    nell’ombra accesa,
    la navata
    vigila l’istante
    dopo il cielo 

    è quasi perdono
    quasi certezza 
    scenderà dalle spine 
    a cancellare la morte 

    verrà, ristoro 

    forse già viene 
    da un bisbiglio di luce

     

  • 31 marzo 2018 alle ore 1:12
    Vita a un sasso

    Ho dato vita a un sasso
    gli ho dato acqua e luce
    la cura dov’erano pozze
    di dissolventi ceneri.
     
    Era aggrappato a radiche
    ferite da granate
    diecimila centomila un popolo di voci
    che niente ha chiesto
    se non di ritornare alla terra buona.
     
    Ho dato fiato al fiore
    parole in semi, uno ad uno.
    Che sia la pioggia,
    attese migrano
    ovunque, mai sopite.

  • 27 marzo 2018 alle ore 15:08
    Radente

    E se radente stessi 
    a misurare il vuoto circostanziato?
    nero ardesia sotto le suole
    o non è quel bianco lungo 
    piattissimo
    regione di porti attraccati 
    a idee senza ritorno?

    arti indolenziti 
    da lacci immobili 
    indotti al lusso di staccarsi
    -si riparano traiettorie
    in tunnel abissali

    rondini all’imbrunire 
    rondini da taschini azzurri 
    svuota le tasche, alleggerisci

    Icaro verso pianeti anemici
    è tutto cera, sciolto il guinzaglio
    della pazzia d'altri 

    Icara, non è mai stata intervistata 
    eppure è partita
    dal suo eccesso di terrestrità 

  • 26 marzo 2018 alle ore 14:43
    Suono e vicinanza

    Mi piace ora
    la voce del vento, un impeto
    iniziato in un minuscolo
    suono di vicinanza

    risalito per le cime del mare
    per le rocce e i dirupi.

    È alto su artigli protesi
    al dono del fiore

    sta costruendo un giglio
    al margine del tuono,
    il bianco e l’oro
    di un sussulto ritrovato
    piccoli segni
    tornati da correnti millenarie.

    C’è vento in trama, e il verde
    tace gli schemi.
    Non siamo soli.

  • 25 marzo 2018 alle ore 0:29
    Di viso e altri sensi

    C'è un'intesa tacita
    tra le mie finestre e quel che conta

    tra la sera e le pianure estreme
    l'anticamera brilla di frammenti incancellabili

    Si cerca e si consuma la realtà
    con la luce sul viso che inebria e lascia perduti

    le parole specialmente 
    con la loro scia 
    sono mulini di sabbia, 
    si bevono la pelle
    per farci sentire trasparenti

    e c'è bisogno di dirlo che un giorno esploderemo
    come solo gli azzurri più abbaglianti

  • 24 marzo 2018 alle ore 16:54
    Il corpo è uno e le città distanti

    Altrove è
    dove mi sveglio con la voce giusta
     
    la luna soffia sui crateri
    quello che manca qui, in terra conosciuta.
     
    E passano i giorni respirando
    i turni si ripetono
     
    rimbalzano tra altre musiche [delle conchiglie
    di stasi e diacronia].
     
    Il corpo è uno e le città distanti come il cuore
    per essere sfarfallio ventilo con le mani
     
    un promemoria d’epoche, ognuna spinge
    nel non finito con orme di rinascita.

  • 23 marzo 2018 alle ore 18:54
    Il perché dei semi verdi

    Nei giardini di Monet non posso affacciarmi
    ora che la luce arriva in velo ammutolito
    sulle fragranze arrampicate ai muri
    Si è smesso il gioco di svestire piogge - dare vita
    a sterpi, esultare: chiamare amore anche i cancelli
     
    Gola di foglie scolorite, lo stagno dove
    scarse fortune gracidavano
    i guizzi di peonie lanciati oltre le nubi
     
    ma in basso maschere grigie tornano
    sull’ansia sorgiva, il perché dei semi verdi

  • 21 marzo 2018 alle ore 21:10
    Leggendo Alda

    Torno a leggere, versi
    a cui la quiete non ha resistito
    e legato indivisi tormenti
    con gli strati profondi del seno
    Le scritture a suo nome
    divise in pezzi di ragione
    petali arsi, in attesa
    di rivolte innaffiate d’amore
    Ecco, sbocciare ancora la voce
    da un parto gridato al vento di prigioni
    mentre gli occhi, grandi insonni
    saccheggiavano paesaggi
    oltre l’anima