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Poesie di Rita Stanzione

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  • 01 gennaio alle ore 23:37
    Sulla Distillerie

    Sulla Distillerie Faucher
    il ballerino a schiena nuda 
    prova un croisé e niente si avvicina
    al senso d’ombra che permane
    in richiami inventati 
    di tigli e nastri al vetro.
    In rue d’Auffrey abbottonata 
    poche ore e un anno 
    si lascia andare giù
    dalle lesene e muti
    i mattoncini si colorano
    di nebbia e vene esangui,
    e abeti quelli spiantati 
    restano a far luce 
    come cuori in subbuglio
    destinati l'uno all’altro a placarsi 
    in un ennesimo momento
    un piccolo ago, verde di eternità.

  • 30 dicembre 2018 alle ore 23:42
    Fons et origo mali (rosa come gola)

    Il corpo fa dell’abbondanza
    dimora del godere
    a sfregio di ordinate trame.
    Un meccanismo rosa
    trattiene presa satura
    al palato,
    consumazione sapida
    che guasta dentro
    promiscua a pelle tesa.
    Rosa da rigettare
    a ribollii di palta,
    da biasimo incarnato -questo
    all’ostensione, patetico desio
    ch’è vasto di abbandono
    eppur non basta.

  • 28 dicembre 2018 alle ore 8:04
    Canto d'inverno

    Così vediamo nascere un inverno
    con i gemiti d'ascia sulla luce
    il rumore e di colpo quella pioggia
    d’ansia di assalto estratta da una tana.
     
    Il nero omozigote di gemelle
    ali contrite in lividi fruscii
    senza groppo delle ossa si richiude
    fedele all’occhio cieco su nel varco.
     
    In sintesi di graffi dai recinti
    l’aria di lutto a velo che mortifica
    lo sguardo tra le polveri -un’iperbole
    silente e fragile, autarchia del bello.

  • 26 dicembre 2018 alle ore 0:18
    Per disarmate coltri

    Mi aspetto
    il suo vivere incolto essere colto
    come un’intimità
    propizia ad arretrate albe
    di quando il cuore non era
    un sovraccarico nocciolo
    sibillino segreto
    abbandonato a orme d’arsura.
    Ancora sogno di un sogno
    contrastare l’oscurità
    sfiancare nubi di spine
    per disarmate coltri
    lottare - pregare - piegare
    lame di laghi immobili
    per il suo pianto - senza pianto
    deserto da fiorire.
    Con occhi sbarrati io sogno,
    lo vedo tagliare aiuole. Uscire.

  • 18 dicembre 2018 alle ore 18:58
    Cartolina dal mare d'inverno

    L’onda non vive che un attimo
    il senso di perdita soffia alle spalle
    sabbia dura, cemento.
    Basterebbe solo imparare
    a solcare una mappa
    spartire acque
    fin dove ci confina
    il muro d’alghe.

    Basterebbe imparare
    a non voltarsi
    cedere all'onda
    che muore a se stessa -quel grigio
    pavesato di luce.
    Al vento sobrio
    che bacia la mente,
    l’annulla.

  • 16 dicembre 2018 alle ore 16:49
    Di varco o la notte che scivola

    Di spazio è la tua voce
    e del quanto non ho misura
    è il taglio ripido di una stagione
    di varco o la notte che scivola
    dalle terrazze. Ci attraversa di luna
    anche un arido strato 
    da limare col fiato non detto
    - ma tutto annuito nuovo in un verso
    che dà le spalle al mondo
    e toglie peso al mio peso. Io che leggo:
    altro non so fare.
     

  • 10 dicembre 2018 alle ore 16:27
    Anticipazione

    Un’anticipazione,
    parole in briciole
    nell’isola mentale.
    Chi darà voce alla mia voce?
    E l’assenza-
    chi coglierà questa foglia
    di stasi
    abbracciante?
     

  • 03 dicembre 2018 alle ore 18:37
    ID. 21231 -1

    Una poesia è quando
    da una cantina
    sale una traccia, un viso amato
    un verso mai creato.

    Una poesia è quando la scala scricchiola
    e mi ricorda Canterville
    col suo fantasma triste,
    pagine lette da bambina.

    Una poesia è quando la pioggia
    giù per i tetti è solo musica
    e il gatto sonnecchiando
    da spilli d’occhi culla i fulmini.

  • 01 dicembre 2018 alle ore 16:40
    Forma

    Forma, sei
    faccia dell’immanente
    ritmo che tende rughe
    nel divenire libertà
    fino a terra chinandosi
    sangue dei solchi, nenia
    del tempo prenatale.
    Forma, la pelle scarmigliata
    -tempia che non ha sosta
    e il bozzolo di foce
    franto, di luce.

  • 28 novembre 2018 alle ore 15:08
    Sospinto il sole

    sospinto il sole-anelito non ruga
    quegli acini di voglia in braccio al vento
    turgido il miele che profuma colli
    di ardore e gerle traboccanti attese
     

  • 19 novembre 2018 alle ore 20:05
    Un libro a quattro mani

    Scivolo del tempo
    nel corridoio imbalsamato
    con la tua voce libera
    ancora organza sul collo.
     
    Un libro a quattro mani
    di abbracci e abissi.
     
    Sempre un'ora, una notte in più.
    Una somma di sillabe
    sottili e infinite.
     

  • 16 novembre 2018 alle ore 21:44
    Novembre (acrostico in haiku e tanka)

    nivee distanze-
    opache nubi addensano
    vette spogliate 
    *
    elise foglie-
    mimesi di una linfa 
    bordata in ceneri

    rubini in faglie d’ombra 
    e gemme dalle tombe

  • 09 novembre 2018 alle ore 20:19
    Arrivi dono

    Arrivi dono al fiore un impellente
    palpito in chiasmi che sorgente scioglie
    dalla pietra carpita dal sospiro
    venuta al fianco tuo da notte emersa.

     

  • 06 novembre 2018 alle ore 14:18
    Migrazione

    Luce sulla pelle
    migrazione
    la tua orma, la mia ombra

  • 04 novembre 2018 alle ore 9:03
    Novembre (acrostico)

    Nella luce fragile
    Ore di incensi accesi si dileguano
    Vibra l’eco della nebbia
    E le nostre forme intorno all’anima
    Mendicano il taglio di una voce
    Bisbigliata da boschi d’abbandono
    Ridestano orizzonti secondari
    E profumi immortali, le foglie assenti

  • 03 novembre 2018 alle ore 0:43
    Al diradarsi delle foglie

    Sospiri
    al diradarsi delle foglie
    dov’erano corolle e ora
    fattezze d’ombra
    da un cielo ripido dilagano.
     
    È un arruffo di sera
    in mormorio contuso
    ammassa spini in boschi
    di carpino, schiomando il blu
    a rotoli di crepe.

  • 02 novembre 2018 alle ore 0:29
    Non ti scordar di me

    Fiori su fiori
    coprono il freddo di primavere recise
     
    qualche stagione ci lascia il respiro
     
    cadono lettere senza radici
    -ma il nome non serve a chi sta dormendo
    un’eco torna indietro
    dal puzzle di numeri e foto  
    - il mondo immobile
     
    Lo sciame dei vivi si affolla
    a riesumare giorni finiti;
    qualcuno manca, si dice
    non sia capace di piangere
     
    qualcuno crede che la morte
    renda liberi
    e ha un fiore sul davanzale
    -un fragile “non ti scordar di me”
     

  • 31 ottobre 2018 alle ore 19:14
    Sinesi

    Quel cielo fluente
    sempre sempre
    obliquo, talvolta
    in sinesi 
    d’aerei che sostano
    poi si rialzano 
    schegge di porfido grigio
    lasciandoci qui
    al rumore del tempo

  • 30 ottobre 2018 alle ore 23:57
    Nullità

    soli -null'altro
    che sole
    nudità della notte
    (nullità)
    null’altro: fili
    legati a un punto che si sposta
    si arrovella mancante
    di misure finite

  • 29 ottobre 2018 alle ore 17:59
    Il circo

    una bonaccia di periferia
    suona dai mantici d’autunno
    verdemarcio estuario tutte le foglie
    a frotte sul tendone
    fradicio sgonfio lamentoso
    sulla mollezza degli acrobati
    reclusi
    dai visi di cristalli opachi
    e ancora addosso
    cere di luce gialla
    strette le spalle al freddo
    come il salto nel buio
    nell’occhio della tigre
    che di scarne speranze vive
    e spolpa ossa - mai stata fiera
    di ogni merito (di chi?)

  • 28 ottobre 2018 alle ore 0:12
    Filari

    tu germinale 
    pergola di braccia 
    tu dell’ombra a grappoli
    di vomere e zolle tu
    fino ai viticci 
    ai cieli dell’estate

  • 26 ottobre 2018 alle ore 20:09
    In separazione

    La casa è passata ad altre mani, le chiavi nostre sono sotto il tappeto dell’universo per aprire una teca e dentro tu riposi scolpito di gesti antichi e sono sempre e solo le otto di sera quelle dell’imbrunire tra i coltelli del silenzio che recidevano le cordicelle del respiro allentate finalmente da sembrare Calma.

    Tuttora agosto è di un malessere definito soprattutto dopo la seconda decina con il gusto delle foglie ricucite sugli alberi dopo aver tremato di lampi di amarezza e ogni male sembrava cacciato nell’insidia da cui era sorto, quel tremore madido addomesticato da aghi e insediamenti di Morfeo in pochi millilitri lungo la schiena.

    Questo luogo non è agosto, è una traccia precedente, risuona d’istante sfumando e amplificando, di affacci e partenze… e se è possibile che un caro viaggi per sempre e del quotidiano noi cerchiamo la stasi dei suoi abiti rimarginando dolori interstellari, se è possibile questo anniversario di nascita, Sereno Splendore a te, testimone di Echi d’Ombre, l a s s ù nel tuo stare in sospeso in separazione.

  • 25 ottobre 2018 alle ore 20:07
    Bosco d'autunno (tre haiku)

    un canto d’upupa-
    il sonno della linfa
    sul faggio nero

    le fronde a mucchi- 
    un sibilo randagio
    districa il vento

    la scia di foglie-
    ma quanti telegrammi
    bruciano il tempo

  • 25 ottobre 2018 alle ore 20:01
    T'aspetta il sole come un cucciolo

    Sta in aria di miceli
    settica lontananza
    di entelechia sgranata 
    -e non sgomento-
    per occhi penzolanti
    dov’è la noia che serra il cubito 
    a bava di lumaca
    e non misura, non contempla
    nemmeno tende a luce 
    ma fermo intorno all’anima
    evade in mille cose che non è.

    Distale al sangue in stato 
    prono, cianosi blu alle nebbie 
    ritrae la presa all’alito
    di primavera. Assente ai fiori,
    che mai si è vista linfa costipata
    così da far radice
    priva dell’urlo a gemma, di un odore
    per il ritorno a spezia.

    Quand’è che esci da te stesso,
    caveau di vene? 
    T’aspetta il sole come un cucciolo 
    che apre le fauci
    d’acredine a rugiada.

  • 22 ottobre 2018 alle ore 18:27
    Due ore la linea dell'acqua

    E ora, due ore e piove
    è soglia
    scompone e quanto premono
    le cose che si fermano,
    fogli e appunti di giardini
    diari di crochi rinsecchiti.
    Indulgenza al bisogno
    le smagliature all’àncora del giorno
    -non si hanno dita a volte
    che per le quantità
    e in trasparenze fugge l’aria dai rastrelli.
    Al fianco l’oblio in forma corporea
    migrazione scomparsa dentro
    a rigirarsi e non trovare
    -sdoppiato consenso dell’essere
    tra calcine d’autunno 
    e tutti i velluti tagliati addosso.