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Poesie di Rita Stanzione

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  • 19 gennaio 2018 alle ore 18:32
    Il silenzio è trafitto

    Il silenzio
    è trafitto da altro silenzio
    Scendono flocculi tra dita bianche
    Nevica anche l’anima -si potrebbe dire calma invadente
    ovunque, oltre il confine dello sguardo
    delle guance immobili e farfalle strapazzate
    Fin dentro la vita del sasso che poco respira
     
    Qui non nevica mai: e ora ho perso il rumore del vento
    uguale alla tua voce, che non sento cadere

  • 16 gennaio 2018 alle ore 19:16
    Col grigio schermo loci

    Col grigio schermo loci
    al limite contorto dell’inerzia
    dai poli che si strappano per vite
    disunite, gittate sterili di semi
    impolverate d’acqua.
    Lo stile ch’era il mare
    a sorreggere vertebre
    sale in traccia è rappreso - non chiama
    migratori. Lo sciabordio di culla,
    un atto falso. S’incurva, al fianco.

     

  • 14 gennaio 2018 alle ore 20:19
    Fra gli aranci

    Guardando la nebbia
    fra gli aranci emerge
    una legione di andamenti
    ibridi nelle palpebre
    e colonnati d’ombra e di grazia
     
    l’alito ha il segno del tuo apparire
    da qualche mescolanza
    semplice e liscia
    come una foresta che si innalza
    allo spazio degli uccelli       

  • 13 gennaio 2018 alle ore 16:19
    Dagli animi vessati

    Vessazioni d’animi
    specchiati nei silenzi,
    gli stadi terminali
    d’umanità.
    Umanità in rifiuto di ascoltare
    intanto gioca alla democrazia
    d’élite, parla valori
    senza destinatari
     
    e di quei ponti non sappiamo
    se non di ghiaccio
    -opaco anche l’inverno
    in neve sporca
    e giù, semi d’oblio
    ingrassano. A soffocare petti
    di verità placebo,
    le notti amplificate
    di smarrimento e pietre
    come risposta. 

  • 10 gennaio 2018 alle ore 15:54
    Sfociare a grido

    Comincia in una gravità
    calda e composta
    esumazione d’amareno
    da un’arteria gemmata. Un nome
    di corolle schiuse per dire
    il velo visto al fondo
    aspirare respiri, svaporare 
    la mente: da grido teso 
    si lascia andare negli anfratti.

  • 07 gennaio 2018 alle ore 10:10
    Petit-Onze n. 64

    Sboccia 
    la mano
    È un immenso 
    schiudersi lungo il vento
    Musica

  • 06 gennaio 2018 alle ore 8:19
    Nuovo canto palindromo

    Sembra allegro quell’uomo
    che invia delle stampe
    per l’anno nuovo, l’arte
    di amare l’arte, una poesia
    che col pretesto
    delle sue belle figure
    retoriche, fa cadere i bottoni
    cattivi dai fiori.

    Non si toccano i fiori.
    Solo a dirlo viene in mente
    la Storia di pulsanti fatidici
    e piani a difesa le polveri.
    Ai visi in attesa, lui chiede?
    di riempire il sereno
    fare un giro sul petto
    via, all’altra parte del mondo
    in un canto palindromo
    il mio o il tuo. Il loro che torna.

  • 05 gennaio 2018 alle ore 1:03
    In cerca di noi

    Non ricordo dove portava quel treno
    e sognavo paesaggi senza più vetri
    gocce incrostate e facce spente
    Tutte le statue nascoste dal cemento
    sfilavano a sancire le distanze:
    questa enorme apparenza
     
    mentre vorrei aprire le cripte
    strappare con una scossa invisibile il filo
    che divide il nucleo puro dalla superficie
     
    La fiamma va e viene
    in mezzo alle interferenze;
    non è morta - dai piani bassi
    vedo volare la nebbia
    cercando il cuore degli affini
    per troppo tempo sigillato
     

  • 02 gennaio 2018 alle ore 10:17
    Accordo di neve

    Anticipo il silenzio 
    che arriverà poi
    da coperta omogenea,
    mi dico fin d’ora 
    di abbassare il timbro
    sembrando a me stessa 
    accordo di neve
    Scalza in un velo
    smorzo la lucciola
    che sembra volare
    da un’estate- riflusso

    C’è l’illusione 
    fattasi calda 
    induzione a esondare
    nella goccia di mare 
    come nell’applique
    Si sente come implode
    ogni cosa lasciata
    nell’assopito caos
    restando in attesa
    affine al nulla

    al lago fermo 
    di un occhio lucido
    nel viso di cera
    che ricorda il cammeo
    scolpito in corallo
    pallido 
    di una bellezza
    non consumata
    nel fulcro 
    E chi lo sa
    se questo è un bene

  • 01 gennaio 2018 alle ore 2:17
    Primo acrostico dell'anno

    Canone inverso il fumo
    ad ogni senso resta
    poter soltanto amare,
    oggi che un grido scava  
    dove l’incerto palmo  
    adorna il rosa, ovunque cada
    nessun’ombra sia cieca.
    Non ho braccato che una stella
    o lo stupore che sembrava.

  • 30 dicembre 2017 alle ore 10:29
    Vista aerea

    chiaraluce 
    cornice a memorie 
    ne trae e ritrae rifugi
    ci lascia liberi di andare
    come fossimo immortali

  • 28 dicembre 2017 alle ore 8:48
    Dove?

    Poi
    tu solcherai le strade
    io a ridosso il cielo
    il nord sospinge il nord
    come ombre e rumori
    torrenti d'occhi
    dove "Sono qui" dici
    e giù l'hangar di luce, quanta!
    con l'illusione che lo spazio
    allenti sopra sotto
    avanti indietro
    e forse neanche una parola
    ma l'aria, quella transfuga
    dal freddo nei rossori
    già chiara, avvolge.
    Il dove che mi sbanda
    in vuoto a sterno. 
    Dove? -mi sei da scia
    un'aporia di vicinanza
    mentre il paese 
    là disteso, dorme.

  • 27 dicembre 2017 alle ore 9:30
    Aura

    Non c’è più una rosa
    Dobbiamo andare dove la terra ovattata
    aspetta altre nascite
    dobbiamo cercare dove le spine 
    hanno piantato il seme
    Dove il cielo gelato 
    di dicembre ha emesso un vagito
    e un solo fiocco 
    color pace

  • 26 dicembre 2017 alle ore 20:27
    Affacciare ali

    Mi metterei fino all’epifania
    ad ascoltare i legni
    donandosi bruciare
    dentro muri di pietra il cuore
    nel non sentire i campanelli.
    Hanno portato nastri d’oro
    e vino, sarà comunque festa e chi
    non si stupisce della luce spezzata
    rompe noci e gioisce
    al dubbio dei contrasti:
    la notte quieta -sembra
    sotto una stella insanguinata
    d’oppio e sorrisi, ch’è fin troppo facile
    “l’amore è dentro te” se un nodo
    di dialoghi e silenzi implode
    idealizzato in verbi all’infinito
    -sentire, cogliere.
    Ma bisogna affacciare
    ali, liberare, correre.

  • 25 dicembre 2017 alle ore 0:35
    Natale

    È Natale
    ed io non me n’ero accorta…
    Non lo sanno le terre
    che hanno fame
    e i ragazzini con una bomba in mano
    e nemmeno quel barbone
    stracciato a terra
    ha sentito il profumo
    di un banchetto che brinda.
    Non lo sanno quei matti
    rinchiusi nelle voliere.
    Forse non l’avrebbe capito
    nemmeno quel bambino nudo
    se non l’aveste messo
    in una grotta.

  • 23 dicembre 2017 alle ore 16:01
    Vassoi offerti al Natale

    E se ora fossero più dolci
    i nidi in pastafrolla 
    in fila sui vassoi
    dopo che mani sbocciano
    profumi di finestre verso il cielo,
    in orli di campane un rilucere
    d’intonaci, un impasto di pietre
     
    Nelle ore di Natale, prossime
    d’abbondanza in mense
    se mandarini e resine
    sento bruciare
    nel timore dell’aria
    che ha assorbito colpe
    sotto astri d’ogni provenienza
     
    lo spirito brandisce la parola
    porta Betlemme in voce
    su terre aride
    a estorcere un palpito di bene,
    finanche il caldo
    dai nostri maglioni spessi
    esca allo scoperto
    in trama d’abbraccio 

  • 22 dicembre 2017 alle ore 22:35
    I vermigli confini

    I vermigli confini 
    Oltre le nostre brevi notti 
    Foglie che sono partite
    Come un semplice gesto torni
    Nei miei dialoghi con il vento

  • 20 dicembre 2017 alle ore 16:19
    Per la prima laurea (a F.)

    Io lo vedo
    il fiammeggiante calore
    prenderti gli occhi
    dal libro- meraviglia
    che hai imparato a leggere,
    e pagine che hai scritto
    d’amore per la chimica
    il dono alla ricerca
    che eleva l’uomo
    nella catena della vita.
    Ti ho vista, per mia fortuna,
    col camice tra i piccoli segreti
    del "tuo" laboratorio.
    È lì, l’orgoglio mai ostentato
    dopo una prova
    tra centrifughe e Bunsen 
    e il grafico che cresce in stime,
    la cura e anche il rovello
    di dare un senso
    ai segni infinitesimi.
    Perché tu tocchi l’intoccabile
    con le pinzette della mente
    dove le nostre dita no, non sentono.
    Molecole
    aggiunte e cancellate
    come parole in manoscritti
    come elementi d’arte
    che spiegano e rispiegano chi siamo
    noi natura, oggetti in movimento
    energia e vibrazioni
    virati in formule.
    E che nessuno dica “fredde”.

  • 18 dicembre 2017 alle ore 19:54
    Un lusso

    È un lusso
    lasciar che penda
    frugale e chiara
    una stilla, una nuova
    dal fondo.
    Si sporge un viso
    malgrado non volessi,
    cos’è, domanda muto,
    e sospetta che i treni
    per quello esistano
    -sempre qualcuno
    in mezzo alla folla che torna
    con un filo di freddo,
    perché.

  • 17 dicembre 2017 alle ore 18:47
    Santa Sabina

    Liscia
    di pietre, acqua e brezza
    armonia rilucente
     
    un osanna blu
    privo di appartenenza.
     
    Solo l’alba assorta, la torre
    i lineamenti dei gabbiani,
    solo linee di pace
    nel canone dell’eternarsi.
     
    (Il tempo)
    il tempo posa qui
    ma non dimora
    è rituale di sponde
    mappa reale, rarefatta
    che spinge a noi i Balcani. 
     
    E sembra siamo nati al largo
    tutti
    limitrofi d’immensità
    uniti i tratti: quei monti
    con le dune nostre
    scolpiti in ruggia d’onda
    al fianco stretto del Mediterraneo.
     
    E siamo nati qui sicuro
    in una lingua barbara
    più larga.

  • 17 dicembre 2017 alle ore 10:29
    Davanzali

    Un morbido violino, senti come
    si spande sulle cose che profumano
    su davanzali perenni: saremo albe anche poi
    che la voce volterà il vento dei vissuti,
    a goccia sul silenzio 
    del tempo vivo dei suoi passi,
    anche dal verde del giardino onirico
    canta l’alloro delle promesse
    diventate fiori

  • 12 dicembre 2017 alle ore 21:58
    Quel verso libero

    Quel verso libero diventa un io
    che saluta, la vita scrive
    un adagio di ossimori
    chini al piede del vento, il dopo
    senza noi. Pensiero che cammina:
     
    tic tic -la lingua delle parole
    sembrava molle invece
    stringe corde, s’intreccia
    incocca e separa (il silenzio).

  • 11 dicembre 2017 alle ore 13:51
    Uniti ora e qui

    Avevi paura che 
    la morte fosse sempre lì 
    allestita alle spalle

    Avevo paura che 
    la vita fosse un luogo solo
    un luogo smodato

    Il sole senza badarci tramontò
    Lasciandoci al buio 
    dei nostri puerili turbamenti

  • 10 dicembre 2017 alle ore 9:09
    Mezzo vuoto

    L’armadio mezzo vuoto
    dacché hanno smesso il mugolio
    gli abiti smessi e quella rosa
    di oggetti di te bambina.
    Un asilo svuotato,
    ora che dentro preme
    l’incavo dolce al sorriso
    serbo un profumo noto
    e tutto resta, da dialoghi invisibili
    nei giorni miei qui stesi ad asciugare.
    E penso piano, un gioco
    di fogli bianchi -ti messaggio
    che fuori è tempesta
    questa cosa che agita spazi
    poi l’ombra di neve, non posso
    far altro che sentire.  
     

  • 09 dicembre 2017 alle ore 20:00
    Con punte al carbonio

    Avanzi di spazi, vorrei
    disegnare dove vanno di sera
    il calore e la pietra
    la cenere e il fumo lungo 
    falcata di pensieri eucarioti.
    Vorrei, con punte al carbonio
    graffiare il vento dolente
    che da una gerla sparpaglia 
    segreti, come stracci qualunque.