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Autore

Rita Stanzione

in archivio dal 08 gen 2010

02 febbraio 1962, Pagani (SA) - Italia

13 gennaio 2010

Quanta vita

Quanta vita mi hai preso,
quanti giorni vissuti nell'assurdo,
quante notti insonni e minacciose,
quanti suoni martellanti
e parole versate addosso
come piene di fiumi violenti.

 

Raffiche di parole orribili
per ricordarmi che eri sempre lì,
che mai avresti mollato,
anche a costo di vedermi morire,
vedermi morire dentro
o morire del tutto.

 

Io che mi sento
e sempre mi sono sentita
come albero dritto e fiero,
che si fa spezzare dalla tormenta
ma non si china al suolo…
No, non mi chino alla tua furia,
alla tua volontà pazza e meschina,
preferisco ferirmi e spezzarmi.

 

E questo ti accresce ancor di più
la rabbia e l'ostinazione
per ciò che non t’appartiene,
e ancor meno ti è dovuto quel rispetto
di cui tanto vorresti riempirti.

 

Non hai dignità di persona,
strisciante sei, come verde serpe,
preda di mostruosità di pensieri
che creano violenze e soprusi,
un agire cieco, sordo, folle...

 

Quanta vita mi hai tolto,
quanti segreti rubati e mortificati,
pressante incalzare, e ricatti,
bui momenti e giornate buttate,
tutta vita percossa, sprecata.

 

Un abisso, sì, un abisso,
si schiuda improvviso sotto il tuo passo.
Quanta vita mi hai preso...
e quanta ancora potrai?

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