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Autore

Roberto Turrinunti

in archivio dal 26 apr 2012

Forlì

mi descrivo così:
L'amore per la scrittura, per la musica, per la bellezza della natura è una spinta totale a ricercare, sempre, l'essenza.
Condividendo la gioia nell'emozione dello scambio.

26 aprile 2012 alle ore 12:16

Un rifugio

Non è ancora tempo per scrivere. Le riflessioni sono immature o quantomeno stantie. Risentono di un passato ancorato a versi che riciclano parole e immagini vissute e già vecchie.
Nel cammino, nella solitudine, nella scoperta di soli e albe celesti, nel silenzio del pomeriggio, nel volo di un uccello e nella contemplazione di un tramonto io cerco le nuova verità.
Non mi accontento di un pugno di p...arole che non significano nulla, vorrei sondare gli abissi che rendono così miserevole la condizione dell’uomo, nel tentativo di dare voce a quegli echi di vita che sovrumani divini e immutabili danno un senso all’essere in quanto tale.
Mi rifugio tra le fiamme del dubbio e vivo al riparo dalle avversità del mondo.
A passeggio per strade che nessuno conosce, tra lande desolate e rime maledette. Nulla sarà più come prima.
Abbandono il verso per rinascere nel cantico nuovo.
E nella sera esplode in un turbinio di colori, in un volo di farfalla il mio desiderio struggente di scrivere note sullo spartito della vita, note che siano dirompenti come zampilli di brace incandescente, note che siano vitali come bianca spuma di spermatozoi che fluttuano nell’aria della stanza al chiarore di un tramonto che profuma d’amplesso. Vorrei una voce per la mia protagonista, anche se ancora non riesco a dar corpo al suo sguardo. Per ora nell’ombra rimane in disparte, voltata di spalle senza proferire parola alcuna.
Camminava con passo lento e triste nel grande giardino in mezzo a statue di marmo ed era solita fermarsi per raccogliere fiori appassiti. Tra le sue mani, beneficiando di una oscura forma di calore che nulla aveva di umano, riprendevano a vivere e crescevano come steli indorati dal sole di giugno.
Dolce essenza d’estate.
Nubi che solcano i cieli ed io non vedo che pagine bianche ancora da riempire.
Incubo reale nel turbamento dell’illuminazione.
Accolgo il tormento e lascio la rabbia. Dall’incertezza nasce la fede che subito si trasoforma in pentimento e nell’istante in cui penso di essere salvo, la voce sale dalle tenebre e risucchia ogni mio sforzo.
Così mi vesto di nero e scendo a valle, là dove la vita scorre serena e nel sangue di spade feroci io annego l’amore, il sorriso e l’eterno desio del ritorno.
Spezzando il sole con una lancia di ghiaccio.
testo di rt

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