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Poesie di Slawka G. Scarso

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  • 11 gennaio 2008
    I piatti

    Riposti con cautela, attendono pazienti,
    Gli assoli e le armonie dei tanti altri strumenti.
    Poi vicini, perfettamente paralleli
    Si sollevano a mezz’aria,
    Tesi. Pronti al loro momento.
    Fermi. Senza neppure un sussulto.

    Finalmente, tra le righe, tra le chiavi
    E tra le note, arriva quella a loro riservata
    Si toccano e si schiudono come un fiore
    Mentre l’aria vibra tutta
    Di un metallico rumore.

  • Se esistesse un’altra vita
    Sarei certa di averla vissuta con te.

    Come potrei spiegare altrimenti
    La mancanza di un uomo
    Di cui non conosco
    Il sorriso, lo sguardo, le carezze?
    Di cui non conosco così bene l’odore
    Da sentirlo sulla mia stessa pelle?
    Di cui non conosco il sapore
    Tanto da poterlo gustare ancora
    Sulle mie labbra?

    Eppure sento il tuo sapore e il tuo odore,
    E vedo le tue mani, i tuoi occhi e il tuo sorriso,
    Indefiniti come un sogno
    Che si dimentica al mattino
    Lasciando una sfumatura amara
    Alla più dolce delle illusioni.

  • 21 febbraio 2007
    Come acqua contro i sassi

    Poche scelte
    Ci sono concesse
    In amore.

    Ogni nostro sentimento
    Sgorga infatti dalla fonte di Dio:
    Dio solo,
    Sceglie chi ameremo.

    Non ci resta che la ragione,
    Per murare
    Dentro di noi
    L’amore che pure vuol fluire
    E se questa viene meno,
    E non capita di rado,
    Possiamo solo
    Abbandonarci
    Al nostro destino,
    E divenire letto
    Di un fiume
    Che al suo scorrere
    Arrotonda ogni nostra
    Logica.

    Come acqua
    Contro i sassi.

    Così ora, che mio malgrado
    Di nuovo
    Mi trovo ad amarti,
    Se davvero spetta a Dio
    Scegliere,
    Allora che scelga, finalmente:
    Scelga che tu mi ami
    Così come ha già scelto
    Che io ami te.

    Oppure lasci
    Che il letto di questo fiume
    Si inaridisca
    E che solo le sagome
    Smussate delle rocce
    Si facciano testimoni
    Di qualcosa
    Che c’era,
    Ma non c’è più.

  • 10 novembre 2006
    Dovunque sei

    Vicini,
    Solo per poco,
    Ci ha posto
    L’universo

     

    Assegnandoci
    Con parsimonia
    Uno scampolo di tempo
    Sul quale ricamare
    Una misera manciata
    Di momenti vissuti
    Insieme

     

    Una matassa di seta
    Con cui tessere
    Il drappo incompiuto
    Della nostra storia

     

    E un filo infinito
    Che ora unisce me a te.
    Dovunque sei.