username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Autore

Slawka G. Scarso

in archivio dal 10 nov 2006

02 settembre 1977, Roma

segni particolari:
Non scrivo poesie, ma racconti che vanno frequentemente a capo.

mi descrivo così:
Ancora adolescente mi sono auto-pubblicata il mio primo racconto: l’ho fotocopiato in una decina di copie e regalato ai parenti per Natale. Si inizia così, no?

22 febbraio 2007

Ritratto di esperti d'arte

Intro: Ah! Ah! Vien da ridere di gusto alla fine di questo racconto. L'autrice prende bonariamente in giro l'arte contemporanea e ripropone la fatidica domanda: chi stabilisce cosa è arte e cosa no?

Il racconto

Le loro sagome, nella sala illuminata per esaltare solo le opere d’arte alle pareti, si stagliavano decise. Otto paia di piedi ben puntati a terra, le gambe divaricate quanto bastava per dimostrare la fondatezza delle loro opinioni. I gomiti perfettamente perpendicolari al pavimento svelavano le braccia conserte e la chiusura delle loro idee. Un certo inarcarsi delle spalle dell’uomo sulla destra sembrava richiamare un probabile e molto più pronunciato inarcarsi delle sopracciglia mentre continuava a riflettere sull’essenza di quell’opera.

Poco dietro, seduto su una panca abbastanza morbida per dare l’illusione di un’oasi di riposo, ma troppo poco confortevole per indurre a sostarvi più del dovuto, un altro uomo osservava il gruppo. Un ragazzino accanto a lui aveva un blocco da disegno sulle ginocchia e un carboncino in mano. Nessuno di loro parlava. Nessuno di loro riusciva a vedere l’opera.

Dal gruppo di esperti si distaccò una donna bruna, con un caschetto altezza mento. Subito il gruppo si serrò attorno a lei, riempiendo il vuoto che aveva lasciato. Dando le spalle all’opera la donna bruna iniziò a spiegarla al resto del gruppo.

“Molteplici, sono le interpretazioni date a quest’opera d’arte. Secondo taluni studiosi, questo quadro che ha rivoluzionato il concetto di arte così come era conosciuto fino alla sua realizzazione, rappresenta il vuoto interiore dell’artista, un uomo assai schivo della vita sociale. Esiste poi un secondo filone di pensiero secondo cui l’opera rappresenta la mancanza di significato che ha l’arte contemporanea. Un vuoto pertanto che si estende dall’artista a tutta la società creativa...”
Le teste cominciarono a fare su e giù verso la donna bruna. Poi le sagome improvvisamente diventarono profili che annuivano tra loro, ciascuno compiacendosi della sua opinione azzeccata, ciascuno sostenendo le sue idee e il mento con due dita.

“Molti dei dubbi sul suo significato derivano proprio dal titolo dell’opera. Non un banale «Senza titolo», piuttosto, «Titolo cancellato». Le teste delle sagome si voltarono quasi impercettibilmente a destra, e si piegarono leggermente verso il basso, a guardare la targhetta.
“E ora passiamo alla prossima sala dove è esposto un esempio importantissimo di arte minimalista postmoderna...”
Lentamente i profili delle sagome, uno dopo l’altro, si allontanarono dalla sala, aprendo come un sipario la vista dei due silenziosi spettatori in panchina all’opera: un singolo chiodo appeso al muro. In basso e a destra, una piccola targhetta indicava il nome dell’artista. Che i due spettatori in panchina non avevano bisogno di leggere.
“Papà, mi dici qual era il titolo prima che lo cancellassi?”
“Lo stesso del tuo lavoro per artistica: «Ritratto di esperti d’arte».

Prima di alzarsi lanciò uno sguardo sul foglio del ragazzino. Un ritratto in carboncino, con un chiaroscuro da manuale. Per fortuna il figlio capiva la bellezza del figurativo.

Commenti
Accedi o registrati per lasciare un commento