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Autore

Slawka G. Scarso

in archivio dal 10 nov 2006

02 settembre 1977, Roma

segni particolari:
Non scrivo poesie, ma racconti che vanno frequentemente a capo.

mi descrivo così:
Ancora adolescente mi sono auto-pubblicata il mio primo racconto: l’ho fotocopiato in una decina di copie e regalato ai parenti per Natale. Si inizia così, no?

10 novembre 2006

Un buon inizio

Intro: Un racconto superbo, completo e dotato di gustosa ironia. Ne consigliamo la lettura e, perché no, anche la rilettura. E' uno di quei testi che fanno bene allo spirito.

Il racconto

Il signor Negri, un uomo sulla settantina, sordo da cinque anni e grigio da sempre, si alzò quella mattina con le intenzioni molto chiare: avrebbe cominciato a scrivere la sua biografia.

Una volta preso il caffé, si recò nel suo studio, tirò fuori da un cassetto un quaderno vuoto con le righe grandi della quinta elementare e una penna ancora racchiusa nella sua confezione originale. Poi si sedette, sistemando la sedia ben vicina alla scrivania.

Iniziò il quaderno scrivendo il suo nome nella copertina interna, a lettere chiare, in stampatello. Sbarrò con due brevi segni, perfettamente paralleli, la riga dove occorreva indicare la classe. Scese con lo sguardo alla riga sotto, quella della materia. Fissò la riga vuota per alcuni secondi.
Si guardò attorno per un po’, poi finalmente le parole affiorarono nella sua testa e contemporaneamente si impressero sulla carta.
“Un buon inizio,” scrisse.

Soddisfatto del titolo che aveva dato alla sua biografia, chiuse il quaderno e si alzò.
Una decina di minuti dopo la signora Matilde, la governante che da più di trent’anni si prendeva cura della sua casa, si affacciò nello studio vuoto. Notò subito il quaderno appena iniziato. Si avvicinò alla scrivania, aprì il quaderno e lesse il titolo alla riga della materia. Un sorriso nostalgico sbocciò sul suo viso. Lentamente, senza che lei potesse fare nulla per fermarlo. Richiuse il quaderno.

Si diresse alla finestra, poco distante dalla quale si trovava un cavalletto. Poggiata sul cavalletto una tela con su dipinti pochi tratti in un’unica tinta. Nessun altro colore sulla tela, nessuna sfumatura: solo i contorni del paesaggio fuori dalla finestra. La signora Matilde prese la tela, e se la mise sotto braccio. Piegò il cavalletto e lo prese sotto l’altro braccio.
“Tornerò a prendere anche te, tra poche settimane,” disse al quaderno.

Proseguì quindi lungo il corridoio verso il grande salone. Quando entrò si fece largo tra kit del fai da te usati una sola volta; un mucchio di creta informe; il contorno di un puzzle da 5 mila pezzi; un violino, un oboe, un trombone e un pianoforte, ciascuno suonato una volta appena; un pezzo di legno con intagliata la sagoma di un cavallo a dondolo; e almeno un migliaio di libri di cui sapeva che erano state lette solo le prime pagine.

“Un buon inizio”, sussurrò pensando al titolo del quaderno del signor Negri e sorrise rendendosi conto che quella biografia appena iniziata era l’unica opera che aveva completato.

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