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Autore

Sylvia Plath

in archivio dal 21 mag 2018

27 ottobre 1932, Boston - Stati Uniti

11 novembre 1963, Londra - Inghilterra

segni particolari:
Sono stata una poetessa e scrittrice statunitense, ho vissuto la vita sempre intensamente sino ad ammalarmi per amore cadendo nella depressione, per poi suicidarmi. La Rai nel 1980 ha prodotto un film per la tv sulla mia vita, mentre nel 2003 è uscito il film Sylvia che racconta la mia storia d’amore con il poeta inglese Ted Hughes.

mi descrivo così:
Sono diventata famosa per le mie poesie, anche se uno dei miei libri più famosi è il romanzo semi-autobiografico "La campana di vetro" scritto sotto lo pseudonimo di Victoria Lucas.

21 maggio 2018 alle ore 17:20

La campana di vetro

di Sylvia Plath

editore: Mondadori

pagine: 244

prezzo: 10.20 €

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La campana di vetro (The Bell Jar) è un romanzo a chiave della poetessa statunitense Sylvia Plath, pubblicato originariamente con lo pseudonimo di Victoria Lucas, nel 1963. Plath si suicidò un mese dopo la pubblicazione e nel 1966 il romanzo venne ristampato in Inghilterra con il vero nome dell'autrice. In America, a seguito della richiesta da parte della madre e del marito, Ted Hughes, la ristampa avvenne diversi anni dopo, nel 1971.
La narrazione si sviluppa in tre fasi la cui distinzione è resa, in parte, dal netto cambio di scenario. Sfondo alle vicende dei primi capitoli è una New York in piena prosperità postbellica. È il giugno del 1953 e i coniugi Rosenberg sono stati condannati alla sedia elettrica, accusati di essere spie dell’Unione Sovietica.
Nel suo soggiorno a New York Esther Greenwood desidera solo lasciarsi travolgere dalla vita della città e fa fatica a non deludere le aspettative di quanti la conoscono. La sua impeccabile media universitaria le ha permesso di ottenere un posto di apprendistato presso la rivista femminile Ladies’ Day, ma la sua laboriosità inizia a vacillare. A causa del suo atteggiamento negligente è prontamente incalzata da Jay Cee, la stacanovista redattrice della rivista, emblema della donna pienamente realizzata dal punto di vista professionale.
La narrazione del periodo trascorso da Esther alla rivista Ladies’ Day è alternata da flash-back delle sue prime esperienze romantiche con Buddy Willard, ragazzo “della porta accanto”, studente di medicina e, apparentemente, fidanzato perfetto. L'esperienza a New York si rivela, nel complesso, ben lontana dalle aspettative.
Inizia così il progressivo subentrare della depressione, alimentata dal ritorno a Boston, fino a sfociare nel tentativo di suicidio.
Gli ultimi capitoli del romanzo sono ambientati in un istituto di salute mentale e raccontano il percorso di guarigione di Esther.
Un romanzo autobiografico indimenticabile, che può avere la pretesa di essere diventato universale, in cui Sylvia attraverso l’alter ego di Esther ci racconta delle sue paure, delle sue ossessioni, del suo rapporto con la madre, della scoperta del sesso, della perdita della sua verginità, del rapporto con l’ospedale psichiatrico, dell’elettroshock, delle riflessioni sul suicidio, e immancabilmente della poesia.
Ma ciò che più stupisce di questo ritratto intimo è la cifra stilistica, non cupa, deprimente o soffocante, ma anzi ariosa, coinvolgente, asciutta, quasi come se l’autrice avesse interiorizzato in sé una rassegnazione alla morte. La sua unica felicità possibile.

recensione di Gino Centofante

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