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Autore

Sylvia Plath

in archivio dal 21 mag 2018

27 ottobre 1932, Boston - Stati Uniti

11 novembre 1963, Londra - Inghilterra

segni particolari:
Sono stata una poetessa e scrittrice statunitense, ho vissuto la vita sempre intensamente sino ad ammalarmi per amore cadendo nella depressione, per poi suicidarmi. La Rai nel 1980 ha prodotto un film per la tv sulla mia vita, mentre nel 2003 è uscito il film Sylvia che racconta la mia storia d’amore con il poeta inglese Ted Hughes.

mi descrivo così:
Sono diventata famosa per le mie poesie, anche se uno dei miei libri più famosi è il romanzo semi-autobiografico "La campana di vetro" scritto sotto lo pseudonimo di Victoria Lucas.

22 agosto alle ore 18:02

Quanto lontano siamo giunti

di Sylvia Plath

editore: Guanda

pagine: 317

prezzo: 18.70 €

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Attraverso le lettere inviate alla madre, Aurelia Schober, si ripercorre la vita di questa indimenticabile donna, oltre che scrittrice e poetessa.Si inizia introducendo alla madre dell’arrivo allo Smith College, dei rapporti con le altre ragazze del college, e delle prime uscite con i ragazzi nei weekend – vedasi la breve frequentazione con Bill – e dell’inizio dei rapporti con Olive Higgins Prouty, finanziatrice della sua borsa di studio. Si racconta ancora della vita mondana, come la partecipazione al party di Maureen dove Sylvia conobbe Eric, Plato e Constantine. Affiorano le prime ossessioni di scrittura e i dubbi sulla decisione su cosa sia più importante tra "possibilità di vita futura o doveri del presente".Si legge delle sue prime delusioni letterarie (visto che viene più volte rifiutata su varie riviste) e dei primi sintomi di un suicidio bramato, cercato, quasi un’ossessione, un pungolo che le solleticava la mente, in questo periodo il suicidio è dettato dal corso di fisica, poi dalla scrittura, poi dall’ispirazione scialba. Si legge del mese nero della Plath, un periodo burrascoso in cui la poetessa avrà un infortuno dopo un’uscita con gli sci; avvengono degli scambi epistolari anche con Warren e si discorre del rapporto con la madre, dei suoi sacrifici e delle sue finanze, della stima per il poeta W. H. Auden, nonché suo professore. Sylvia comincia ad andare in crisi per l’impegno e la mole di lettere da inviare alle varie università, ma di contro ritrova l’ispirazione letteraria e riceve più di qualche incoraggiamento da riviste a cui ha sottoposto i suoi scritti. Sempre in questo periodo comincia a scrivere la Tesi di Laurea sul tema del doppio nell’opera di Dostoevskij. Successivamente si alterneranno momenti di sconforto (dettati dal respingimento di numerose e prestigiose università) a momenti felici (come la vincita di numerosi concorsi letterari, di pregio il primo premio al concorso di Holyoke in ex-aequo con William Whitman), l’ammissione a Cambridge, i primi viaggi per il mondo, con particolare fascino per l’Italia, la conoscenza con l’amore e la dannazione della sua vita: Ted Hughes.I momenti felici ma anche gli sconforti non mancano: a Sylvia le viene affidato il primo insegnamento allo Smith, segue poi l’intensificarsi del rapporto col poeta, che le porterà più successi e glorie dalla critica, e il trasferimento a Londra dove partorirà la sua bambina: Frieda Rebecca. Intanto, l’animo da scrittrice vanitosa viene appagato, le viene promessa una prima pubblicazione con nota di Auden, quel maestro che poco l’aveva apprezzata. A questi momenti felici si alterna l’inferno: il matrimonio con Hughes è in discesa, la Plath, dopo l’arrivo del secondogenito Nicholas Farrar Hughes non riesce più nei suoi intenti di scrittura – l’unica salvezza per lei dalla pazzia – e così chiede la separazione legale poi tramutata in divorzio. Il libro finisce con le ultime lettere alla madre di Sylvia che sta ultimando il trasloco nella casa di Yeats, e sembra aver ritrovato vigore e serenità, peccato che da lì a pochi giorni (ultima lettera datata 4 Febbraio 1963), l’11 Febbraio 1963,  verrà trovata morta suicida. In una lettera alla madre che assurge benissimo ad una biografia fedele della poetessa ne esce un ritratto dinamico, propositivo, ma anche profondamente egoista.

Prezioso l’apparato iconografico finale, balsamo per gli occhi. Rende la narrazione ancora più viva. Consigliato ad un pubblico già appassionato dell’autrice.

recensione di Gino Centofante

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