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Autore

Tiziano Ardiccioni

in archivio dal 04 mar 2013

24 aprile 1972, Roma - Italia

segni particolari:
Sono del segno del Toro, chiedere a chi mi conosce.

mi descrivo così:
Prima la famiglia. Adoro mia moglie e i miei figli. Ho tanti amici e nonostante la crisi nera nel lavoro, ogni giorno godo di essere al mondo.

19 gennaio 2015 alle ore 17:06

Felice e le difficili scelte

Il racconto

Passato lo stupore iniziale Felice si accomodò sul divanetto e invitò Aurora a fare altrettanto, lei sembrava ancora frastornata da quella brutta sorpresa, ma lui la prese per mano e la tirò con decisione a sé. Quel gesto un po' rude ebbe l'effetto di farla riprendere e immediatamente ringhiò verso Beatrice "Maledetta, cosa vuoi da noi?" L'agente speciale era ben addestrato e non si lasciò sfuggire l'occasione per smorzare gli entusiasmi della ragazza "Da te, mia giovane amica, proprio nulla, forse un po' di compagnia a letto, dopo il lavoro, è lui che mi interessa" Con uno sguardo d'intesa Beatrice ordinò ad uno degli energumeni di portarla via ed immediatamente Felice fece per opporsi ma l'altro omaccione lo immobilizzò sul divanetto e Beatrice mise in bella mostra una pistola luccicante "Non vogliamo farvi del male, ma non costringeteci ad usare la forza, in fondo siamo tra persone civili. Adesso tu" Disse rivolta ad Aurora "Seguirai il mio uomo senza far storie, ti accompagnerà in una comoda stanza dove aspetterai tranquilla, ok?" Aurora avrebbe voluto saltarle al collo ma una rapida occhiata d'intesa con Felice la fece desistere dall'intento, avrebbe avuto la sua rivincita in un altro momento e quando fu uscita dal salone con alle costole l'energumeno, Beatrice fece spallucce soddisfatta "Finalmente, non la sopportavo più" Ma notando la feroce espressione di Felice si affrettò a precisare "Tranquillo paladino, alla giovin pulzella non verrà torto un capello" Nessuno afferrò la sua ironia e allora riprese con calma il filo del discorso "Bene, adesso parliamo degli scuri, siete d'accordo?" Felice guardò in direzione di Bocassa, voleva capire da che parte stava, con o contro di lui? La donna evitò il suo sguardo in modo sfrontato, cosa nascondeva? Beatrice, che non era affatto una sprovveduta, notò quegli ammiccamenti e si intromise domandando "Allora signora, il suo pupillo non le ha parlato dell'incontro che ha avuto con uno scuro a Gao?" Beatrice sembrava una maestrina pignola che si presenta alla prima lezione a dei piccoli bambini, voleva metterli contro, ma mentre Felice era in procinto di esplodere, Bocassa restava calma e insensibile alle provocazioni, da anni era abituata a gestire situazioni complicate, ma questo Beatrice non l'aveva capito e infatti sbottò "Allora voi due, vi decidete a parlare o devo usare le maniere forti?" Quei modi rudi e minacciosi stavano infastidendo la signora che era abituata a discutere civilmente in contesti diversi e meno cruenti, quella donna meritava una lezione "Lei non sa di cosa parla" Rispose Bocassa rivolta verso Beatrice "Lei parla di scuri, ma li ha mai visti, li ha mai incontrati? Sarebbe in grado di affrontarli, da sola?" Beatrice accettò la sfida senza pensarci su un solo istante e rispose piccata "E tu, vecchia megera, li hai mai visti? Ti sei mai scontrata con loro? O parli solo per dare aria alla bocca?" Felice era sorpreso ma allo stesso tempo affascinato da quel battibecco; la psicologa che conosceva lui era disponibile e per nulla aggressiva e per quel poco che sapeva di Bocassa non si sarebbe mai aspettato una sfida cosi diretta verso la sua avversaria. In effetti la lotta era impari, Beatrice era armata e praticamente li teneva sotto sequestro, Bocassa invece, pur trovandosi nel suo ambiente, ma chiaramente svantaggiata, avrebbe dovuto sottostare alle regole dell'avversaria. Per nulla scoraggiata da quelle parole Bocassa si alzò in piedi e con incedere deciso si portò al centro della grande stanza sotto lo sguardo attento dei presenti, il bestione non mollava la presa e Felice era costretto ad osservare quella scena ruotando il collo in maniera innaturale provando un certo fastidio, mentre Beatrice si mise da una parte in modo tale da aver sotto controllo tutti i presenti. Poi, quando Bocassa sollevò le mani al cielo in una sorta di gesto propiziatorio, Felice capì e si rallegrò nel vedere lo stupore di Beatrice trasformarsi in sgomento. Al centro della stanza Bocassa lievitava a circa due metri dal pavimento e nel volgere di pochi secondi l'ambiente calò in una penombra che li isolò dal resto del mondo e la donna prese a parlare, ma la sua voce sembrava provenire da un'altra stanza. Beatrice osservava a bocca aperta, mentre l'energumeno mollò la presa quel tanto da permettere a Felice di divincolarsi e prepararsi ad un'eventuale fuga "Ecco curiosa, sei contenta? Io sono uno scuro!" L'agente ascoltava mentre un tremore le scuoteva tutto il corpo, in realtà voleva le prove di ciò per cui era stata inviata sulle tracce di Felice mentre Bocassa proseguì  "Io sono quello che era, prima che la mia razza scoprisse la vostra. Voi siete pericolosi per noi, siete come una droga, da quando vi abbiamo incontrato non riusciamo più a rinunciarvi. Io e alcuni miei compagni abbiamo resistito e nel tempo abbiamo cercato di aiutare quelli della nostra razza che sono completamente dipendenti da voi, alcuni hanno accettato, mentre altri, purtroppo la maggior parte, hanno scelto la via della perdizione. La nostra superiorità tecnologica, fisica e mentale, ha permesso loro di soggiogare al proprio volere milioni di esseri umani e più passa il tempo e più raccolgono consensi; la cosa è semplice, vi offrono quello che desiderate, ma più voi vi legate a loro e più acquisiscono forza e consapevolezza. Tra poco, se non verranno fermati, vi avranno tutti in pugno e senza rendervene conto sarete loro schiavi, per sempre!" A quel punto Bocassa tornò con i piedi per terra mentre la stanza si illuminò nuovamente e tutto tornò come prima della lievitazione. La donna tornò con calma alla sua poltrona mentre i presenti, inchiodati ai loro posti, non proferirono parola, Felice aveva avuto la possibilità di darsela a gambe ma, come gli altri, era restato ad ascoltare le parole dello scuro. Bocassa si era nuovamente accomodata mentre Beatrice le si fece incontro con fare minaccioso e quando fu a un paio di metri da lei le puntò la pistola alla testa "Quindi se adesso ti sparo cosa succede?" L'agente speciale era determinato e per nulla intimorito dal suo avversario, ma come spesso capita si tende a travisare la realtà e anche lei non aveva capito il messaggio di Bocassa che invece rispose con calma "Se mi spari mi uccidi, forse. Perché voi esseri umani siete così banali e ignoranti? Appena qualcosa sfugge dal vostro controllo e dalla vostra comprensione preferite distruggerlo piuttosto che capire di cosa si tratta. Tu non mi capisci, io esco dai tuoi schemi mentali e al posto di confrontarti con me preferisci distruggermi. Non sarà la mia morte a cambiare le sorti della Terra e tu cadrai comunque vittima dei rinnegati della mia razza, lo vedo nel tuo cuore, sei marcia dentro" Beatrice ebbe l'impulso di premere il grilletto, come si permetteva quel mostro di sputare sentenze? Cosa ne sapeva lei di ciò che aveva dovuto passare per diventare uno degli agenti migliori? Come poteva capire le umiliazioni e privazioni a cui si era sottoposta pur di arrivare a quel punto? Il dito stava lentamente facendo pressione, un attimo e lo scuro sarebbe morto, ma a quel punto la parte razionale di Beatrice riprese il controllo e fece desistere la donna dal suo proposito omicida  "Hai ragione, la tua morte non servirebbe a nulla, voi due mi servite vivi, vi porterò dai miei superiori e loro sapranno cosa fare. Non siamo gli sprovveduti che credi, sappiamo di voi scuri e della vostra divisione intestina, come sappiamo che nonostante tutte le vostre capacità avete bisogno di alcune persone, che definite prescelti, per raggiungere i vostri scopi e sappiamo anche che in determinate situazioni perdete il controllo su di noi; saranno i nostri specialisti a risolvere il problema" Felice capì che non avrebbe più rivisto Aurora e quel pensiero gli provocò l'urto del vomito, doveva fare qualcosa e anche se non era un uomo d'azione decise d'improvvisare "Cara la mia dottoressa, Mara o Beatrice che sia, tutto sommato noi due siamo intimi o vuoi farmi credere che il tuo interesse per me era solo ed esclusivamente professionale? Facevi bene la parte della psicologa, ma quando ti guardavo le gambe sotto sotto eri contenta e non facevi nulla per distogliere il mio sguardo; sei davvero disposta a farmi del male se non ti volessi seguire di mia spontanea volontà?" La donna dapprima storse il muso, poi sorrise all'indirizzo dell'uomo e si avvicinò a lui "Caro il mio Felice, le mie gambe piacciono a tanti uomini e ti confesso che adoro quando me le guardano, ma siete tutti cosi prevedibili e monotoni. Sei un bell'uomo e ammetto che a volte quando eri steso sul lettino del mio studio abbia fatto qualche pensierino sul tuo conto, ma io sono una professionista e prima di tutto viene il lavoro. Non voglio usare la forza, voglio semplicemente che decida con la tua testa. Se mi seguirai senza far storie lascerò libera al suo destino la tua ragazza e se saprà cavarsela magari riuscirà a tornarsene a casa, in caso contrario dovrò sbarazzarmi di lei e usare la forza nei tuoi confronti, a te la scelta" E adesso cosa avrebbe fatto? Aurora era la sua priorità, non dovevano farle del male, Beatrice aveva promesso di lasciarla andare, ma lui era convinto che appena fosse stata libera sarebbe diventata la preda di qualche killer; tutto sommato viste le circostanze pensò che comunque era la soluzione migliore. Aveva deciso, si sarebbe consegnato a Beatrice e avrebbe preso tempo, ma gli restava una domanda da fare "E lei? Lei non vi seguirà tanto facilmente, è uno scuro non riuscirete a costringerla a venire con voi" L'agente speciale sorrise ancora "Ma bene, vedo che la nostra signora non ti ha spiegato molte cose; adesso voi due siete una cosa unica dove vai tu viene lei, si è mostrata, ha voluto fare questo passo, tu sei il suo prescelto e lei la tua guida, senza di te morirebbe, vero?" Concluse rivolgendosi a Bocassa che nel frattempo aveva abbassato lo sguardo a terra in segno di resa.
Fu lasciata libera in una via poco trafficata con il suo bagaglio, tutti i documenti e i soldi, persino il cellulare; Aurora pensò di chiamare qualcuno, ma dopo aver riflettuto un attimo giunse alla semplice conclusione che nessuno avrebbe mai creduto alla sua storia. Era viva e libera e la cosa la fece sentir bene, nonostante il suo carattere combattivo aveva avuto paura, la situazione avrebbe potuto prendere un'altra piega e forse quell'energumeno avrebbe goduto nel farla soffrire fino ad ucciderla. Il suo pensiero si concentrò su Felice che, al contrario di lei, era prigioniero e forse anche in pericolo di vita; doveva fare qualcosa per il suo uomo. Nonostante la brutta situazione la sua prima mossa fu quella di cercare un posto dove passare la notte e mettere qualcosa sotto i denti e doveva fare alla svelta, al buio una donna come lei era una preda appetibile per dei malintenzionati. Dopo aver girovagato per circa un quarto d'ora la sua scelta cadde su una specie di locanda che offriva vitto e alloggio a poco prezzo, i proprietari  erano marito e moglie, sulla cinquantina d'anni e davano l'impressione di essere brava gente; oltretutto capivano e parlavano l'italiano in maniera discreta "Lei è italiana, un nostro cugino vive e lavora in Italia, da tanti anni. In questi giorni è qui con la famiglia, magari avrà modo di conoscerlo" Il proprietario aveva voglia di chiacchierare ma Aurora era stanca e aveva altro per la testa. Si sforzò di sorridere gentilmente e di mostrarsi interessata nonostante fosse tesa come una corda di violino, per fortuna le venne in soccorso la proprietaria che aveva capito la situazione "Va bene Taiwo, adesso lasciamo andare la nostra ospite a riposare, la stanza è al piano superiore in fondo a sinistra. La cena sarà pronta tra circa un'ora, ma può scendere anche più tardi, troverà sempre qualcosa da mangiare" Aurora stavolta sorrise sinceramente alla donna e senza aggiungere altro salì in camera, era stravolta. La stanza era piccola ed accogliente servita da un piccolo bagno con doccia e alla parete era affisso un cartello con una scritta difficile da tradurre, ma il disegno era piuttosto chiaro ed esplicito; non sprecate l'acqua! Si risciacquò velocemente, aveva fame e voleva scendere a cena, ma prima sistemò il suo bagaglio. Da una tasca del suo borsone scivolò fuori una foto di lei con Felice che sorridevano, l'avevano scattata nell'aeroporto di Gao durante la prima attesa, appena arrivati. Quell'immagine le diede nuova energia e la convinse a dover fare qualcosa per il suo uomo; non l'avrebbe mai abbandonato, adesso ne era convinta. Finì di sistemare la stanza e riordinò le idee, poi si avviò verso il piano inferiore canticchiando, dalla cucina arrivava uno splendido profumo, a stomaco pieno avrebbe pensato come agire.
Aveva dovuto cedere al ricatto mentre qualcosa, dentro di lui, gli diceva che lei era salva e stava bene; l'avrebbe riabbracciata, a tutti i costi. Nel frattempo il pulmino dove lui e Bocassa erano stati caricati procedeva verso una meta a loro ignota, Felice provò a parlare con la donna; basta misteri, basta menzogne, era giunto il momento di sapere tutto. Bocassa si era chiusa in un silenzio imperturbabile e Felice si ricordò di avere a che fare con un essere diverso e quindi poteva aspettarsi delle reazioni non convenzionali da quella donna, sempre che si trattasse di una donna. Inutile insistere, avrebbe affrontato la questione in un altro momento, adesso voleva capire come poter fuggire da quella situazione, ma la stanchezza e la tensione accumulata lo fecero crollare esausto sul sedile. Non sapeva da quanto si fosse addormentato ma si rese perfettamente conto di essere di nuovo in contatto con loro, erano entrati nei suoi sogni "Bentornato Felice, sono contenta di rivederti, stai facendo dei progressi enormi, adesso riesci anche ad invocare i tuoi sogni" "Cosa vuoi dire? Chiese alla figura alta e longilinea che ormai gli era famigliare "Sei tu che mi hai invocata, con il tuo desiderio di saperne di più su questa faccenda, nel sonno la tua mente adesso riesce a liberarsi da vincoli e pregiudizi aprendo al tuo cospetto delle nuove realtà. Io sono qui per te, cosa ti assilla Felice?" Non rispose subito, stava cercando di controllare quell'impulso che lo stimolava a pensare diversamente, finalmente riusciva a vedere alcuni lati di quella faccenda sotto un altro punto di vista; si, era stato lui ad evocare in sogno quell'essere e adesso era consapevole del fatto che volendo poteva anche averne il controllo. Si mise subito alla prova "Non mi avete detto tutto sugli scuri, qualcuno sta facendo il doppio gioco" Si era buttato alla cieca, adesso doveva aspettare la reazione di lei che infatti non tardò ad arrivare "Nessuno di noi fa il doppio gioco, piuttosto, quali menzogne ti ha raccontato la vecchia che sta al tuo fianco? Cosa si è inventata pur di avere il tuo appoggio? Stai attento agli scuri, sono falsi ed ingannevoli, pronti a qualsiasi cosa pur di raggiungere il loro obiettivo. Segui la nostra guida o farai la fine del tuo amico Franco" Felice cercò di restar calmo e dopo aver raccolto le idee ribatté deciso "E tu cosa ne sai di Franco? L'hanno rapito gli scuri e a detta di Bocassa lui è qui, a Sokoto. Aiutatemi a liberarlo e ve ne sarò grato" "Lei mente, Franco è perduto, per sempre. Adesso devi decidere cosa fare, stai con noi o con lei? Fai la tua scelta" Uno scossone lo fece svegliare di soprassalto, il pulmino era giunto a destinazione e l'autista aveva esagerato un po' con il pedale del freno; ormai era notte fonda e Beatrice li invitò a seguirli "Questa notte alloggeremo qui, lontano da occhi indiscreti, poi domani prenderemo un volo che ci porterà a destinazione" "Dove?" Chiese Felice istintivamente "Domani lo saprai. Adesso andate nella vostra stanza e cercate di non creare problemi" Felice cercò lo sguardo di Bocassa che invece si ostinava ad evitarlo. Furono sistemati in una stanzetta arredata con due brande e nient'altro. Strano, pensò Felice, li lasciavano insieme. Appena entrati uno degli uomini destinati a fare la guardia disse loro che a breve avrebbero provveduto a portare la cena e Felice accennò un sorriso di ringraziamento; anche se era prigioniero aveva fame. Fecero appena in tempo ad accomodarsi sulle brande che, come promesso, giunse la cena e Felce mangiò con voracità, mentre Bocassa non toccò nulla restando in silenzio ad osservare lui che si strafogava. Quando l'uomo ebbe finito si alzò dalla branda e si stirò i muscoli del corpo "Ho mangiato troppo" Disse sorridendo " E troppo velocemente" Rispose lei " Ma allora non hai perso la voce, pensavo fossi caduta in letargo" La donna accennò un sorriso "Sono contenta di vedere che nonostante la situazione tu non abbia perso la voglia di scherzare, la cosa è positiva" Adesso si stavano fissando cercando di capire i rispettivi stati d'animo, lei fece un cenno e Felice si guardò in giro, in un angolo, mimetizzato in malo modo, un microfono era lì, pronto a raccogliere le loro parole "Mi manca Aurora, speriamo non le abbiano fatto nulla di male, non me lo perdonerei. E' colpa mia se si ritrova in questa situazione, l'avevo avvertita che ci saremmo trovati in mezzo a qualche guaio ma per averla vicina non ho insistito più di tanto per allontanarla. La amo tanto e spero di riuscire a tornare a casa e poter vivere tranquillo con lei" Felice parlava in modo quasi infantile, Bocassa capì le sue intenzioni e decise di stare al gioco "Beato te che hai questa prospettiva. Io non ho mai avuto un compagno, anche la nostra razza ha dei legami, ti può sembrar strano ma viviamo come voi, abbiamo i vostri bisogni e spesso le vostre emozioni. Io ho deciso di vivere al servizio della mia gente cercando di sostenere il legame tra gli scuri e gli umani. Purtroppo molti di noi si sono fatti prendere dalla sete di potere e hanno deciso di servirsi delle proprie capacità per sfruttarvi a loro piacimento. Tu sei un prescelto perché hai delle doti particolari che riescono a metterti in contatto con le varie razze presenti sulla Terra, altri come te hanno questo dono ma pochi riescono a conviverci. Penso che la bella Beatrice faccia parte di qualche organizzazione che vuole arruolare tutti quelli come te per poi cercare di tenere sotto controllo gli scuri e di fatto l'umanità intera" Felice aveva ascoltato attentamente cercando d capire tra le righe, Bocassa era stata brava, chi era all'ascolto avrebbe sentito cose che già sapeva mentre lui adesso cominciava a vederci chiaro; dovevano sfuggire ai loro carcerieri il prima possibile "Ogni volta racconti qualche nuovo particolare che mi mette in confusione, non devo più ascoltarti, buonanotte!" Le parole di Felice erano dirette a chi li sorvegliava, con lo sguardo infatti fece intendere a Bocassa di aver capito, dovevano solo scappare e riordinare le idee, lei socchiuse gli occhi in cenno di assenso e si distese sulla branda "Buonanotte Felice, sogni d'oro"
Beatrice schizzò in piedi come una belva furiosa "Maledetti, mi stanno prendendo in giro, hanno capito di essere sotto controllo e si sono raccontati un mucchio di stronzate. Voi due resterete qui tutta la notte e se succede qualcosa di strano venite subito a chiamarmi, sono stata chiara?" I due uomini risposero all'unisono "Si signora, buonanotte signora" Lei stava già uscendo dalla stanza diretta nella sua camera, non sarebbe riuscita a dormire ma aveva bisogno di stendersi sul letto. Stava lavando i denti quando il suo apparecchio emise un suono inconfondibile, risciacquò velocemente la bocca e rispose immediatamente "Si?" "Stavi facendo la doccia?" Lei divagava raramente durante i colloqui di lavoro e Beatrice ne fu sorpresa "Stavo lavando i denti" "Ottimo. Come procede con il nostro uomo?" Il tono confidenziale era già sparito e allora Beatrice le raccontò nei dettagli gli ultimi avvenimenti fino a concludere "Questo è quello che ho raccolto fino adesso, ma confido nei nostri specialisti per ottenere tutte le informazioni necessarie per portare avanti il progetto" "Ok Beatrice, bel lavoro, ma attieniti alle direttive, quando avrai riportato i due soggetti alla base il tuo compito sarà finito e ti sarà concessa una licenza premio per poter ricaricare le batterie ed essere pronta per il prossimo incarico" Beatrice sospirò delusa ma provo a dire "Ecco, per quanto riguarda la licenza, mi piacerebbe poterla passare con.." "Buona notte Beatrice!" La comunicazione si interruppe e lei si ritrovò sola in una misera stanza di una piccola costruzione in mezzo al nulla. Si mise a sedere sulla branda e scoppiò a piangere coprendosi il viso con le mani, ma dopo pochi secondi si alzò di scatto e si pose davanti al piccolo specchio del bagno "No!" Urlò a se stessa "Non è questo che ti meriti, cazzo!"
Il sapore del cibo rispecchiava le aspettative che si era fatta sentendo il profumo proveniente dalla cucina, Aurora stava mangiando nella sala da pranzo dove c'erano una mezza dozzina di commensali. I proprietari l'avevano accolta a cena con familiarità, erano persone alla mano e quando ebbe finito la titolare si accomodò al suo tavolo con un vassoio e servì due tazze di una bevanda scura e fumante "Posso farti compagnia?" Chiese la donna cordialmente "Certo" Rispose Aurora "Cos'è?" Chiese in merito alla bevanda fumante "E' un infuso di erbe e radici di cui non ricordo la ricetta, non è buonissimo ma ti assicuro che è un digestivo portentoso" Le due donne si misero a ridere, in effetti Aurora aveva mangiato come un orco "Avevo fame ed era tutto così buono che non ho potuto far a meno di ingozzarmi fino a scoppiare" Ancora risa sincere. La donna allungò una mano fino ad afferrare le dita di Aurora e chiese quasi sotto voce "Cosa ti preoccupa ragazza? Di noi ti puoi fidare, siamo gente abituata alle guerre e alle faide, sappiamo aiutare chi è in difficolta e tu Aurora sei chiaramente terrorizzata da qualcosa" Aurora adesso faticava a respirare, un nodo alla gola la stava soffocando e la sua reazione fu quella di piangere, un pianto sommesso, non riusciva a muovere un muscolo mentre le lacrime scendevano copiose sul suo bel viso. La donna le strinse entrambe le mani "Coraggio ragazza, sono qui con te" Aurora non capiva perché quella donna che fino a qualche ora prima era una perfetta sconosciuta, le ispirasse tanta fiducia. Memore della scottatura subita con Beatrice era restia ad aprirsi a lei, ma il contatto sulle sue mani, la voce sincera e la voglia di togliersi un peso dallo stomaco, la spinsero a confidarsi sinceramente. Raccontò la sua storia con Felice, omettendo i particolari relativi agli scuri e spiegò quanto fosse preoccupata per la sua sorte. Poi estrasse dalla tasca della giacca la foto che la ritraeva con lui all'aeroporto di Gao "Ecco A'isha, questo è il mio Felice" Concluse con un sorriso speranzoso stampato sulle labbra "Mmm, un bell'uomo, siete una bella coppia. Io non so se quello che mi hai raccontato sia tutto vero, ma vedo davanti a me una ragazza innamorata ed è giusto che noi ti aiutiamo a ritrovarlo" "Ma come?" "Ci inventeremo qualcosa, tra l'altro stasera dovrebbe arrivare nostro cugino a trovarci e lui conosce un sacco di gente, anche se da anni vive in Italia ha mantenuto tutti i contatti che aveva qui a Sokoto" Proprio mentre A'isha pronunciava quelle parole, dalla zona all'entrata riecheggiarono urla festanti e applausi. Aurora si girò in quella direzione e vide un uomo attorniato da Taiwo, dagli avventori e dai dipendenti del locale "Quello è il cugino di cui ti parlavo, adesso te lo presento" Taiwo stava sommergendo di parole il cugino che ricordava bene quanto fosse logorroico l'altro e mentre ascoltava fu accompagnato dall'ospite italiana di cui gli avevano perlato "Ecco, lei è Aurora, l'italiana di cui ti parlavo, non è una splendida creatura?" Aurora si era alzata e l'uomo si presentò baciandole la mano "Piacere, io sono Sunday, il cugino di Taiwo e A'isha" Aurora fu colpita dai modi di fare di quell'uomo "Piacere mio, io sono Aurora" L'uomo lasciò la mano "Mi hanno detto che hai una triste storia da raccontare" A'isha fulminò il marito con lo sguardo, cosa aveva detto al cugino? "Si, in effetti ho un problema, ma non credo sia giusto approfittare della vostra disponibilità" Sunday fece cenno ad Aurora di accomodarsi di nuovo sulla sedia e con la coda dell'occhio vide la fotografia che lei aveva lasciato sul tavolo e lei notando lo sguardo dell'uomo affermò mestamente "Lui è il mio uomo, l'hanno portato via" Sunday era ancora sconcertato "Io lo conosco, io quell'uomo lo conosco. E' Felice!" Aurora lo fissò sorpresa ma lui insisté "Non ti preoccupare, ti aiuteremo noi a toglierlo dai guai"

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