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Autore

Tiziano Ardiccioni

in archivio dal 04 mar 2013

24 aprile 1972, Roma - Italia

segni particolari:
Sono del segno del Toro, chiedere a chi mi conosce.

mi descrivo così:
Prima la famiglia. Adoro mia moglie e i miei figli. Ho tanti amici e nonostante la crisi nera nel lavoro, ogni giorno godo di essere al mondo.

17 dicembre 2014 alle ore 15:55

I dubbi dello scribacchino

Il racconto

Una scossa elettrica, un boato nel cervello, l'universo intero che spezza la monotona catena delle cose, in un andirivieni di pensieri. La mente incapace di sostenere tutte quelle informazioni, immagini sovrapposte di figure incomprensibili, eppure la voglia di capire e conoscere il perché di tutto ciò che è. La logica delle cose, il ragionamento razionale e la ricerca della verità o presunta tale, tutto ciò che ruota attorno alla tua mente, al tuo essere, ma in realtà è l'essenza di ciò che esiste. Credere nel proprio Dio, nella morte e nella vita, sicuri di esistere in eterno anche quando la testa dubita e chiedersi il perché, perché la mente si affligge con simili pensieri quando la realtà ci dà delle risposte. L'illusione di un qualcosa che non c'è e che qualcuno vorrebbe, o che mai verrà rivelato, chi lo saprà mai? L'inutile rincorsa alla perfezione, nella ricerca impossibile di ciò che non è e mai sarà. Un sorriso sincero o le lacrime di chi soffre, l'amico vero o colui che ci affossa. Non esiste un  perché, non si divide il mondo in bianco o nero, la natura ci ha donato infinite sfumature e tu, che chiedi originalità e scalpore, non devi confrontarti con la realtà quotidiana? Hai forse il dono della chiaroveggenza? Puoi, dall'alto delle tue considerazioni, dividere il mondo tra buoni e cattivi? Oppure esprimi dei giudizi senza capire ciò di cui stai parlando? A volte un bagno di umiltà farebbe bene anche ai più grandi e dotti fra noi, ma non sempre a chi sale sul pulpito piace mischiarsi con la plebe. Sei quindi così pieno di te, non dubiti mai, neanche per un istante, delle tue considerazioni? Beato te, deciso e sicuro, insensibile della sorte altrui, capace di criticare ferocemente chi, con umile diletto, si confronta con il mondo delle lettere e delle parole, cercando di dare vita ai propri pensieri, senza pretesa alcuna. Ma in fondo hai ragione tu, chi c'è lo fa fare? Chi ci obbliga ad imbrattare taccuini in brutta, cercando poi di riportare dei pensieri coerenti  su delle tavole bianche con il rischio di fare la figura, non me ne vogliano, degli imbianchini? Loro almeno cercano di rimettere a nuovo delle pareti grezze, o sporche e scolorite e se sono abili di pennello riescono a dare decoro anche a ciò che sembra impresentabile. Ma chi scrive o scarabocchia, sa di dover superar la feroce critica dei lettori: loro non si limitano ad osservare la parete cercando di individuare dei difetti nel lavoro, no. Vivisezionano il tuo pensiero, smontando le tue ragioni e i tuoi perché, chiedendo spiegazioni quando non c'è ne sono e se non stai attento, distruggono le tue convinzioni rimandandoti nell'oblio e nella confusione. E allora, piccolo scribacchino, tornerai mesto al tuo perché, alle tue faccende quotidiane e abbandonerai quel mondo irreale in cui ti piace trovare rifugio e sicurezza, il mondo della fantasia. La paura del confronto è più forte della libertà di pensiero, il terrore di essere giudicato ti opprime e rinchiude la tua mente non lasciandole uno sfogo naturale. Forse è giusto così, è normale essere normali nella normalità, o forse no?

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