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Autore

Tiziano Ardiccioni

in archivio dal 04 mar 2013

24 aprile 1972, Roma - Italia

segni particolari:
Sono del segno del Toro, chiedere a chi mi conosce.

mi descrivo così:
Prima la famiglia. Adoro mia moglie e i miei figli. Ho tanti amici e nonostante la crisi nera nel lavoro, ogni giorno godo di essere al mondo.

19 febbraio 2015 alle ore 10:13

Lacrime e sorrisi senza confini

Il racconto

Roma.
Rideva come una matta, piccola creatura senza denti con due ciuffi in testa e tutti restavano incantati a guardarla ed ascoltarla, perché si, pur se piccola il suo sorriso era forte e contagioso e al cospetto di quella gioia incontenibile diventavano tutti più allegri e comprensivi. Ma quella notte pianse a lungo, stavano crescendo i dentini e il dolore era insopportabile, mamma e papà erano stremati, ma ripensando alla loro creatura sorridente la notte passò in un baleno.
Milano.
Si sbellicava davanti alla tivù, non comprendeva ancora a pieno il senso di quelle immagini e di quelle parole, ma lui era un bambino così, sempre allegro e sorridente. Da dietro una porta la mamma lo stava osservando senza riuscire a trattenere delle lacrime di gioia, come non esser contenti di fronte al proprio figlio che ride?
Napoli.
I bambini ridevano perché un piccione era entrato nell'aula e si era messo a scacazzare a destra e a sinistra; la maestra cercò di riportare l'ordine e il silenzio, ma nel volgere di pochi istanti si lasciò coinvolgere dalle risate sincere dei suoi alunni.
Torino.
Il professore di matematica aveva raccontato una barzelletta e tutta la classe scoppiò a ridere in maniera incontrollata tanto che gli schiamazzi giunsero fino all'ufficio del preside il quale, dopo aver individuato da dove giungesse quel trambusto, si diresse in quella direzione. Terza D, in fondo al corridoio, c'era da aspettarselo. Aprì la porta e trovò la classe intenta ad ascoltare la lezione di matematica, ma il suo occhio attento notò le espressioni dei ragazzi: trattenevano a stento le risa e allora si girò verso il professore che, con fare modesto, menzionò la sua barzelletta al preside. Dopo pochi secondi anche il preside scoppiò in una sonora risata e tutta la classe sfogò le risa represse; tutto sonmmato, si disse il preside, ridere fa bene alla salute e distende i nervi, per stavolta niente punizione.
Palermo.
A cena l'atmosfera era di quelle pesanti: papà aveva perso il lavoro, suo fratello era stato bocciato, la mamma aveva l'influenza e lei era stata lasciata dal fidanzato. Il minimo errore, una parola sbagliata, un rumore molesto, qualsiasi cosa e sarebbe scoppiata la bomba. E invece suonò il campanello della porta, la mamma si avviò a vedere chi fosse e si trovò davanti l'anziana vicina di casa che era venuta a chiedere di prestarle tre uova. La donna fece accomodare l'ospite e si diresse in cucina per recuperare le uova, mentre la signora, resasi conto dell'atmosfera pesante, provò a sdrammatizzare quella situazione raccontando cosa le era successo. Stava preparando la frittata mentre alla televisione trasmettevano uno spettacolo circense, ad un certo punto uno dei pagliacci si era messo a far volteggiare tra le mani delle palline colorate e lei, presa dallo spettacolo, aveva cercato di imitarlo lanciando in aria le uova con il risultato di fare la frittata sul pavimento. Al sentir quella buffa storiella il papà scoppio a ridere e anche suo fratello rise fino alle lacrime mentre lei, immaginandosi la scena della vecchia che spiaccicava le uova a terra nel tentativo di farle volteggiare in aria, restò per un attimo sconcertata, poi il suo cervello focalizzò la scena e anche lei si mise a ridere. La mamma, che nel frattempo li aveva raggiunti in sala, pur non avendo ben capito tutta la storia fu lieta di vedere i suoi che ridevano beatamente; quelle risa trasmisero in lei gioia e serenità e nel breve volgere di alcuni secondi cominciò a ridere fragorosamente. La vecchia ospite si unì spontaneamente a quella manifestazione di allegria e il frastuono era tale che il ragazzo dovette suonare alla porta ripetutamente prima che qualcuno sentisse. Fu lei ad accorgersi che il campanello trillava e, ancora con la faccia sorridente, aprì la porta e si trovò davanti lui che con in mano un mazzo di fiori la implorò di perdonarlo e di potersi rimettere insieme. Nonostante tutto lei continuò a ridere e in segno di pace lo fece accomodare in sala. Ora tutti avevano smesso di ridera, ma l'atmosfera era più distesa e appena la vicina di casa  li ebbe ringraziati e salutati, squillò il telefono. La mamma rispose immediatamente e disse al marito che era per lui, l'uomo prese l'apparecchio dalle mani della moglie e dopo poche parole un sorriso si stampò sul suo viso; l'avevano ricollocato in un altro reparto e a partire dal giorno successivo avrebbe ripreso a lavorare. Nel frattempo anche il cellulare di suo fratello ricevette dei messaggi; era la scuola che si scusava per un macroscopico errore, le sue schede valutative erano state confuse con delle altre e quindi non era stato bocciato bensì promosso senza nessuna materia da riparare a settembre. Tutte quelle notizie positive ricevute in così pochi istanti riportarono il sorriso a tutta la famiglia e anche la mamma, travolta dall'euforia, riuscì a sopportare meglio la sua condizione febbrile.
Un paesello in provincia di Brescia.
Stava leggendo un libro seduta sulla panchina del parco mentre dei bambini schiamazzavano nel prato vicino. Da qualche giorno aveva notato quel ragazzo dai lineamenti orientali che arrivava in sella alla sua scassatissima bici, la appoggiava ad un muretto e poi cominciava a parlare al cellulare. La cosa in se non aveva nulla di strano, ma lei, giorno dopo giorno, si era accorta di come il sorriso di quel ragazzo crescesse fino a diventare gioia allo stato puro; doveva essersi innamorato. Si disse che non avrebbe fatto nulla di male provando a parlare con lui, in fondo era in un parco con tanta gente che li circondava e il ragazzo poteva aver 13 o 14 anni. Quando si accorse che lui aveva finito con il telefono provò a chiamarlo senza metterlo in soggezione, il ragazzo si guardò in giro titubante ma piano piano si avvicinò a lei e quando fu ad un paio di metri di distanza lei si presentò.
"Buongiorno, io sono Carla, tu come ti chiami?" Il ragazzo non capiva cosa volesse da lui quella donna, ma la sua educazione lo portò a rispondere con garbo "Io sono Akram" Carla intuì il disagio del ragazzo e cercò di conquistare la sua fiducia "Scusa Akram, io facevo la professoressa alle scuole medie e ho sempre vissuto in mezzo ai ragazzi della tua età ed era parecchio tempo che non vedevo più un sorriso come il tuo, solare e spontaneo" Il ragazzo fu tentato di scappare, sapeva che circolavano strani personaggi sempre pronti ad adescare giovani di tutte le età, ma qualcosa nello sguardo della signora lo rassicurò, non sembrava pericolosa "Ho 13 anni ma a scuola non l'ho mai vista" "Infatti, come ti stavo dicendo facevo la professoressa. Poi alcuni anni fa ho avuto dei gravi problemi di salute e ho dovuto abbandonare la mia professione ed ora eccomi qua, seduta su una panchina ad osservare mio marito che gioca con mia nipote ed il cane" Disse facendo cenno con la mano verso il prato. Akram si girò istintivamente e in mezzo a quel mucchio di gente intravide un anziano signore che si intratteneva con una bambina ed un bell'esemplare di Labrador.
"Hai da fare Akram o puoi dedicare un po' del tuo tempo ad un'anziana signora che adora i bei sorrisi?" Il ragazzo voleva sganciarsi da quella situazione, ma qualcosa lo tratteneva, forse l'educazione, o la compassione per quella stramba vecchietta. Decise allora di sedersi sulla panchina, non aveva nulla di urgente da fare "Ha detto che lei adora i bei sorrisi, come mai?" Quella domanda così diretta, fatta senza malizia, mise la donna in difficoltà, le persone da tempo evitavano di porre domande dirette e ancor meno di rispondere sinceramente. Decise però di aprire il suo cuore a quel ragazzo "Mi piace la gente che ride in modo sincero, senza secondi fini. Il sorriso rende qualsiasi volto disteso e sereno e il suono delle risa mette allegria. Tante persone hanno dimenticato la bellezza delle risate e forse anche io mi sono persa in questo mondo freddo e distaccato. Tu hai un bel sorriso Akram, non smettere mai di ridere, giosci della tua vita, sempre. Sii spensierato e realizza i mille sogni che hai nel cassetto. Adesso se vuoi puoi condividerne alcuni con me" Il ragazzo trovò quella richiesta un po' strana, ma quella signora ispirava fiducia e in un certo senso tenerezza, così cominciò a  raccontarle alcune esperienze e i suoi sogni e il pomeriggio trascorse tra chiacchere e risa di gusto. Poi Akram annunciò che era tardi e che doveva rincasare e lei con un gesto materno lo accarezzò sulla testa e disse "Se vuoi torna a trovarmi, mi troverai qui, tutti i pomeriggi. La tua presenza e il tuo sorriso sono un toccasana per il mio corpo acciaccato"
Nei giorni seguenti una perturbazione rovesciò pioggia a catinelle su tutta la zona e Akram evitò di recarsi al parco. Dopo quattro giorni di pioggia ininterrotta il quinto giorno il cielo era azzurro e il sole caldo e il ragazzo si recò al parco, in cuor suo desiderava rivedere la vecchia professoressa, ma giunto sul posto non la trovò. Girovagò per circa mezz'ora nella speranza di incontrarla e quando fu sul punto di andarsene riconobbe una signora che aveva salutato la signora Carla e allora, con garbo, chiese informazioni sul suo conto "La signora Carla?" Chiese la donna sbalordita "E' morta ragazzo, è morta!" Akram si irrigidì, alla sua età aveva già elaborato la morte, ma era la prima volta che si trovava di fronte alla perdita improvvisa di una persona con cui era bastato passare un pomeriggio al parco per affezionarsi. La signora comprese lo stato d'animo del ragazzo e gentilmente cercò di consolarlo "Senti ragazzo, se ci tieni tanto vai a farle visita, è morta ieri ed è ancora a casa" Akramm si fece spiegare dove andare e raggiunse l'abitazione della professoressa. Era pomeriggio e a parte i parenti stretti c'erano pochi visitatori, tra cui alcuni giovani, probabilmente ex alunni della signora Carla. La sua religione non contemplava quel rito funebre, ma in quel momento lui vedeva solo un'anziana rinsecchita stesa in una bara di legno e la sua mente da ragazzo spensierato notò un accenno di sorriso in quel viso scarnito. Ripensò a quegli attimi di gioia che avevano trascorso insieme e trasportato da quei pensieri cominciò a sorridere, sempre più forte, fino a scoppiare a ridere. Uno dei presenti lo redarguì severamente, che stava facendo? Era in presenza di una morta, un po' di rispetto. In quel momento il marito della signora Carla si alzò dalla sedia e si rivolse con calma al signore "Lo lasci ridere, non si preoccupi. Mia moglie ha vissuto gli anni migliori della sua vita in mezzo ai ragazzi della scuola e mi ripeteva sempre che le loro risate erano una vera benedizione" Poi appoggiò una mano sulla spalla di Akram e lo invitò a continuare "Ridi ragazzo, ridi. La tua gioia è la mia, il tuo sorriso è il miglior gesto d'affetto nei suoi confronti" Akram sorrise ma poi scoppiò in un pianto sincero e abbracciò l'uomo con forza "Bravo ragazzo, piangi e poi ridi. La gente ha dimenticato cosa vuol dire, non sa più esternare le proprie emozioni e vive in un acampana di vetro"
Akram uscì da quella casa e si mise a camminare a testa bassa con il cuore gonfio di mille sensazioni, e preso da un turbine di pensieri, con gli occhi ancora gonfi di lacrime, non si avvide di lei che le andava incontro "Sei cieco?" Disse la ragazza con il sorriso sulle labbra. Lui alzò il capo e un sorriso illuminò il suo volto e senza pensarci due volte le chiese "Ti va di venire al parco con me?" "Volentieri" Rispose lei immediatamente. I due ragazzi si fissarono per un attimo, i loro sguardi trasmettevano gioia alllo stato puro. Akram sentiva le farfalle nello stomaco, quindi afferrò delicatamente la mano di lei che strinse leggermente la sua in segno di approvazione; con il sorriso stampato in faccia si avviarono verso il parco, il mondo era loro.

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