username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Autore

Tiziano Ardiccioni

in archivio dal 04 mar 2013

24 aprile 1972, Roma - Italia

segni particolari:
Sono del segno del Toro, chiedere a chi mi conosce.

mi descrivo così:
Prima la famiglia. Adoro mia moglie e i miei figli. Ho tanti amici e nonostante la crisi nera nel lavoro, ogni giorno godo di essere al mondo.

13 gennaio 2016 alle ore 15:42

Un'altra occasione

Il racconto

Il vento caldo sollevava polvere e foglie secche in quel soleggiato pomeriggio di metà gennaio, era un inverno anomalo; lei ricordava quelli freddi passati da ragazza con tanta neve e ghiaccio, altri tempi.
Adesso stava osservando attentamente i soliti uccellini che bisticciavano sul suo terrazzo dove aveva volutamente lasciato del pane secco oggetto della contesa e per qualche istante sorrise spensierata, finché i due volatili sparirono alla sua vista dietro la parete divisoria del montacarichi che poggiava su un lato del balcone.
Abitava in una vecchia palazzina di tre piani sprovvista di ascensore e quel montacarichi le era stato regalato dai figli dopo la tragedia che l'aveva costretta sulla sedia a rotelle e resa vedova; l'auto che li investì mentre passeggiavano non lasciò loro scampo, suo marito morì sul colpo e lei si ritrovò paralizzata alle gambe.
Il giorno del funerale lei era ancora ricoverata in ospedale e dopo la funzione i quattro figli si recarono a farle visita.
"Doveva morire vostro padre per farvi ritrovare nuovamente tutti assieme" Tuonò lei con le lacrime agli occhi. I figli risposerò con le solite frasi di cortesia e dopo alcuni minuti si congedarono alla spicciolata senza mai menzionare il montacarichi. Fu così che una volta dimessa dall'ospedale trovò quella sorpresa: aveva la mente annebbiata e i ricordi confusi e in cuor suo sperò che quel gesto fosse l'inizio di un nuovo rapporto con loro.
Erano passati quasi 3 anni da quel giorno, la figlia più anziana era tornata subito in Brasile con la sua compagna; non la vedeva ne sentiva da allora. Il figlio più giovane era rientrato in galera dopo aver usufruito di un permesso speciale per assistere al funerale del padre; anche lui non l'aveva più visto, solo alcune telefonate per gli auguri, ma capiva dalla sua voce che avrebbe preferito non sentirla. Da circa un mese era libero, aveva scontato la sua pena, ma non si era ancora presentato da lei e forse era meglio così. Pietro, l'altro figlio, da alcuni anni si era trasferito all'estero per motivi di lavoro con l'intera famiglia, la crisi aveva colpito duramente tutti i settori e la distanza aveva ulteriormente raffreddato il loro rapporto già logorato da anni di incomprensioni. Restava solo la secondogenita che, al contrario degli altri fratelli, abitava a poca distanza da lei, non aveva motivi particolari di dissidio e viveva una vita tranquilla ma, nonostante ciò, si faceva vedere di rado e solo perché le sue due figlie chiedevano di passare del tempo con la nonna.
Queste riflessioni la gettarono nello sconforto, gli uccellini adesso erano tornati e sembrava avessero raggiunto un accordo dividendosi il tozzo di pane secco come si conviene a chi vive insieme e condivide tutto; quella vista le fece salire le lacrime agli occhi e per evitare di piangere si accese la televisione convinta di distrarsi un po', speranza immediatamente disillusa dalla pochezza dei programmi proposti.
Spense allora l'apparecchio e si decise a cominciare la lettura di un libro che le aveva regalato la signora Adele, vedova anch'essa, che condivideva lo stesso pianerottolo.
Avevano trascorso insieme il Natale appena passato, l'aveva invitata a pranzo, una cosa semplice e senza pretese, più che altro un'occasione per stare insieme. La signora Adele si era presentata con un panettone acquistato al discount e con un pacchettino regalo, un libro dal titolo eloquente <Meglio soli o male accompagnati?> Anche il giorno di Natale avevano discusso su quell'argomento, la sua amica credeva che restar soli fosse una condizione peggiore del più brutto dei mali e sosteneva che pur di avere compagnia sarebbe stata disposta a stare col suo peggior nemico. Lei invece continuava a sostenere la sua idea "Cara Adele, dai retta a me: meglio soli che male accompagnati" Ed infatti era talmente sola da non aver più neppure dei nemici; non avrebbero mai trovato un punto d'incontro sulla questione.
Controvoglia cominciò a sfogliare quel libro, le prime pagine descrivevano storie vere di persone restate sole per i più disparati motivi, gente che aveva preferito l'oblio alla speranza di continuare a vivere. Sopraggiunse la stanchezza e sentì gli occhi affaticati, decise allora di sospendere la lettura e quella scusa la fece sentire meno in colpa nei riguardi della sua amica, stava leggendo solo per non urtare la sensibilità di Adele.
Si stava apprestando a preparar qualcosa per cena quando squillò il telefono, raggiunse il cordless appoggiato sul tavolo e rispose con voce squillante, quello era l'orario dei call center "Pronto" Rispose speranzosa "Mamma?" Era sua figlia "Anna?" Chiese stupita "Si, aspettavi altre chiamate?" Ovviamente no e la figlia lo sapeva, inutile spiegarle che per lei quello era il momento dei call center, la sera prima si era intrattenuta per quindici minuti con un ragazzo che voleva farle cambiare fornitura di energia elettrica ma alla fine era stato lui, disperato, ad interrompere la comunicazione. "Dimmi Anna, cosa vuoi?" Ormai sapeva che quando la chiamavano era sempre per qualche ragione precisa e il suo cuore si era indurito anche con i figli "Volevo solo sapere come stai. Sei a casa stasera?" "No Anna, stasera vado a ballare il latino-americano" Rispose seccata "Scusa mamma, intendevo dire se sei da sola o se viene la tua amica Adele" "Stasera lei non c'è" "A si, e dov'è?" "Quante domande, insomma Anna, cosa vuoi?" "Sei sempre la solita, volevo solo parlare un po' con te" "E allora vieni a trovarmi, sai dove abito, o devono dirtelo le bambine?" Anna non rispose, ma lei sentiva che era dall'altro lato dell'apparecchio con il fiato corto e sapeva che qualcosa stava bollendo in pentola "Si mamma, hai ragione. Lo sai che Roberto è uscito di galera?" Ecco dove voleva andare a parare "Certo che lo so, è fuori da un mese e non si è degnato di passare a salutarmi, il solito Roberto" "Ha avuto dei problemi" "Sai che novità" "No mamma, lasciami finire. Sta provando a rifarsi una vita, ma è dura" "E tu che ne sai?" Conosceva già la risposta ma voleva vedere fino a che punto la figlia avrebbe retto quella situazione "Roberto sta da me, da quando è uscito e adesso" Non le lasciò finire la frase "E adesso ne avete piene le scatole e vorreste scaricarlo da me, giusto?" Anna non ebbe la forza di ribattere, lei accolse quel silenzio come una conferma e poi interruppe la comunicazione.
Minestra di verdure con un po' di formaggio, una cena frugale mentre alla televisione passava il solito programma con concorrenti impegnati a rispondere alle più disparate domande. Osservava le immagini ma il suo pensiero era rivolto alla telefonata ricevuta dalla figlia; dove aveva sbagliato? Cosa aveva fatto mancare ai suoi figli per essere ridotta in quella condizione? Terminò la cena e rassettò la cucina, decidendo infine di sistemarsi sulla poltrona; era invalida ma grazie a degli attrezzi miracolosi in casa aveva una certa autonomia. Dallo schermo arrivavano i rumori del pubblico che acclamava il nuovo campione del programma ma lei raggiunse con una mano il libro della sua amica e lo tirò a se. Le mancava Adele, di solito alla sera si tenevano compagnia bevendo una tisana, ma la sua amica da qualche tempo si era unita ad un gruppo di volontari che aiutavano le persone disagiate e quindi alcune sere rientrava tardi. 
Senza convinzione riprese a leggere dal punto in cui si era interrotta costringendosi ad andare avanti e senza rendersene conto dopo alcune pagine era completamente immersa nella lettura. Fu sopraffatta dal sonno proprio mentre terminava la vicenda di un tale che, dopo aver perso tutto, famiglia, lavoro ed amici si era ritrovato a mendicare per le strade della sua città. Dopo anni vissuti in quel modo un giorno aveva incontrato una donna nella sua stessa condizione, tra loro era scoccata la scintilla dell'amore e dopo parecchie traversie erano riusciti ad uscire da quella situazione; adesso gestivano un centro di soccorso per i senza tetto e per chiunque ne avesse avuto bisogno. 
Si addormentò sulla poltrona con un sorriso sarcastico stampato in faccia, era convinta che tutte quelle storie fossero inventate.
Fu svegliata da un rumore inconsueto, dalla finestra filtrava un filo di luce proveniente dai lampioni, con la mano afferrò il filo della lampada da tavolo e accese la luce guardando in direzione dell'orologio appeso al muro; le tre e mezza.
Il rumore si fece più insistente e lei spense la luce, qualcuno stava cercando di entrare in casa e fu tentata di urlare per chiedere aiuto, ma una sorta di sesto senso la costrinse a tacere, in cuor suo aveva già capito.
La porta di entrata si aprì lentamente lasciando entrare una flebile luce nella casa immersa nella penombra, lei intravide una sagoma scivolare furtiva all'interno e sentì il rumore del portoncino blindato richiudersi. A quel punto i suoi occhi si erano abituati all'oscurità e, nonostante il riverbero della pila ostacolasse la visuale sulla figura appena entrata, non ebbe dubbi e accese la lampada sul tavolo "Roberto!" Esclamò per nulla intimorita.
L'uomo adesso era seduto sulla poltrona di sua madre e stringeva tra le mani una tazza di camomilla calda, infatti, dopo il primo momento di stupore, si era sciolto in un pianto fanciullesco e la madre l'aveva fatto accomodare senza dire una parola. Roberto sorseggiava la bevanda bollente con il capo chino, stava aspettando la sfuriata della donna, era pronto, ma lei non proferiva parola limitandosi a fissarlo con aria distaccata. Dopo alcuni minuti lui provò a dire "Mamma, non è come tu pensi" Non lo lasciò terminare "No, infatti, è peggio. Finisci la camomilla e sparisci, non farti più vedere. Sei un"  Non riuscì ad inveire contro il figlio e in quel momento capì che gli voleva ancora bene, in realtà voleva bene a tutti i suoi figli, gli mancava il marito e dal giorno dell'incidente era diventata dura ed intransigente con tutti e soprattutto con se stessa. Non era quello che voleva, sapeva di poter essere una madre migliore e tornò a porsi la domanda che ultimamente non la lasciava tranquilla un attimo; dove aveva sbagliato?
"Scusami Roberto" si rivolse al figlio come mai aveva fatto "Non è colpa tua, sono io che ho perso ogni speranza di vivere una vecchiaia serena, di avere dei figli accanto che si prendano cura di me, senza avere il terrore di restare sola e abbandonata. Tu non c'entri, hai la tua vita, hai fatto i tuoi errori e hai pagato il giusto prezzo. Adesso finisci la tua bevanda e poi vai a stenderti sul letto della mia stanza, io resto qui, sulla poltrona. Vedrai che in qualche modo c'è la caveremo" Roberto bevve in un sorso la camomilla e poi si avvicinò alla madre sussurrandole nell'orecchio "Ok mamma, avremo modo di riparlarne"
Di mattina fu destata dal suono del campanello della portineria, era Anna che passava a trovarla, che strano pensò. E poi perché suona, ha le chiavi, o forse no? Quando la figlia fu salita al piano bussò leggermente e lei aprì la porta. "Ciao mamma" Sussurrò la donna mentre si piegava verso di lei per darle un bacio sulla guancia "Roberto è qui?" "Si. Sei stata tu a dargli le chiavi di casa mia, perché?" Anna non rispose. Si avvicinò invece ai fornelli della cucina e preparò il caffè "Forte e amaro per te" Disse rivolta alla madre "Si". Le due donne attesero in silenzio che la bevanda fosse pronta, Anna ne servì due dosi abbondanti, diede una tazza alla madre e si accomodò sulla poltrona "E' calda" Notò la figlia "Ho dormito lì questa notte e adesso sono qui sul mio cavallo da traino" Era cosi che chiamava la carrozzella, ma tutto quel cianciare le dava fastidio, lei voleva sapere cosa stesse succedendo e perché e ad Anna bastò un suo sguardo per capire che la pazienza era finita. Trangugiò il caffè bollente ingozzandosi e non poté trattenere un forte colpo di tosse che fece finire gran parte della bevanda scura sul tavolo ed in terra. Rossa in viso e con le lacrime agli occhi chiese scusa e si affrettò a pulire tutto e stava asciugando il tavolo quando sua madre, completamente spazientita, sbuffo "Allora, mi vuoi dire cosa sta succedendo?"
"Maria" disse Anna. Maria era sua sorella che viveva in Brasile. La donna intuì subito che era successo qualcosa a sua figlia ma non riuscì a dire nulla e allora toccò ad Anna farsi forza e riprendere a dire "Maria, mamma. L'hanno trovata morta, uccisa a colpi di pistola" L'anziana donna strabuzzò gli occhi, in cuor suo sapeva che Maria avrebbe fatto una brutta fine, ma il saperla lontana credeva le avesse indotto una sorta di indifferenza nei confronti della figlia mentre le parole di Anna la riportarono alla realtà; avevano ammazzato sua figlia e il suo cuore era straziato dal dolore.
"Quando è successo? Chi l'ha ammazzata? E perché? Come facciamo ad andare al funerale? Me la faranno riportare a casa? E i tuoi fratelli lo sanno?" "Mamma calmati" "Maria è morta e mi dici di stare calma? Io le volevo bene, non sono mai riuscita a dimostrarle il mio affetto, ma è così, è sempre stato così" "Lo so mamma, lo sappiamo tutti" Anna abbracciò la madre ed entrambe piansero in silenzio restando così per alcuni minuti. Poi Anna, con le gambe informicate dalla posizione scomoda, si rizzò in piedi e parlò lentamente alla madre che ancora piangeva. "Mamma, Maria è stata trovata qui, in città. Era tornata per vedere te, voleva riallacciare i rapporti con la famiglia ma aveva ancora un sacco di problemi e si è rivolta all'unica persona di cui poteva fidarsi che l'avrebbe aiutata a risolvere i suoi casini" Anna lasciò in sospeso la frase, sua madre era molto più sveglia di quanto ci si potesse attendere da una donna nelle sue condizioni e capì immediatamente la verità "Roberto!" "Si mamma, si è rivolta a lui. Nonostante fosse scappata in Brasile aveva mantenuto dei contatti qui da noi con certa gente a cui doveva soldi e favori, ed infatti, a nostra insaputa, ogni tanto tornava in città per sistemare alcune faccende. Questa volta però era intenzionata a darci un taglio, voleva sistemare ogni cosa una volta per tutte e voleva anche riavvicinarsi a noi" "E tu come le sai tutte queste cose?" "E' stata da me per alcuni giorni, lei e Roberto sembravano così tranquilli e sereni, mi ricordavano i tempi in cui eravamo dei ragazzini spensierati che giocavano per strada" Un sorriso apparve sul volto della donna, quei ricordi la facevano sentir meglio. "Poi l'altra sera mi hanno detto che sarebbero stati fuori di notte per risolvere alcune faccende e ho dovuto accettare la loro decisione senza opporre resistenza" " E tuo marito? E le bambine?" "Mio marito è un brav'uomo, mi appoggia in tutto e per tutto e non commenta mai le scelte dei miei fratelli. Le bambine vedono ancora i propri zii come eroi, nonostante tutto" "Questo è successo l'altro ieri sera. Poi ieri, in giornata, Roberto è rientrato a casa stravolto e mi ha detto che Maria era andata con degli uomini in un vecchio palazzo alla periferia, ed è lì che l'hanno trovata morta".
Roberto aveva ascoltato tutto appoggiato allo stipite della porta "Mamma, non è come credi" L'anziana donna si era isolata dal resto del mondo, gli occhi chiusi e i pugni serrati non facevano presagire nulla di buono, la conoscevano bene, ed infatti dopo alcuni istanti inveì contro il figlio "Tu, maledetto idiota, cosa cavolo hai fatto ancora? E' mai possibile che combini sempre guai? Hai rovinato la mia esistenza e quella del tuo povero padre, i tuoi fratelli hanno dovuto subire le conseguenze delle tue malefatte e adesso Maria è morta! Maledetto, vattene, andatevene tutti e due, non vi voglio più vedere, fuori da casa mia!" Anna, con gli occhi sbarrati, stava per uscire quando Roberto la fermò "No Anna, non questa volta. Resta, adesso chiariamo le cose, una volta per tutte" Le due donne restarono sorprese dal suo tono di voce, lui, il più piccolo dei fratelli, era sempre stato remissivo nei confronti dei genitori, ma stavolta sembrava un'altra persona. Si accomodò sul divano ed invitò la sorella ad imitarlo, Anna non ebbe nulla da obiettare e si mise accanto al fratello.
"Adesso mamma mi stai a sentire" La donna avrebbe voluto ribadire l'invito ad uscire da casa sua, ma capì che c'era aria di resa dei conti.
"Vedi mamma, fin da bambino ho capito di non essere ben accolto, di essere un errore. Quella volta papà avrebbe fatto meglio a dormire e invece no, dopo nove mesi sono nato io. Quante volte ti sei chiesta se era meglio sbarazzarsi di me? Quante volte hai pensato che l'aborto sarebbe stata la soluzione meno dolorosa da affrontare? Tante, lo so, lo percepivo già nel tuo grembo, speravo in un atto di amore ed infatti sono nato, ma non per amore, ma per clemenza. Maria dava già segni di omosessualità, Pietro aveva una forma di balbuzie acuta e Anna era ancora troppo piccola, magari sarebbe saltato fuori qualche strano morbo o chissà cosa che l'avrebbe condannata per tutta la vita. E allora perché non riporre le proprie speranze nel piccolo Roberto?" "Tu non sai quello che dici" Provò a dire la madre "Stai zitta!" Anna strinse la mano del fratello. "Stai zitta. Papà si spaccava la schiena per cercare di mantenere in piedi la baracca e tu che facevi? Sperperavi i soldi in cazzate pavoneggiandoti con amiche e amichetti, mentre io e i miei fratelli dovevamo rinunciare anche alle cose più banali" "Roberto" Provò a calmarlo la sorella" " No Anna, è giusto che ricordi, ciò che ha fatto è mostruoso" La madre lo fissò con aria interrogativa, era lui il fondo di galera, con che diritto mentiva sputando veleno? "Non ricordi nulla, vero? L'infanzia di merda che ci hai fatto passare, le umiliazioni pubbliche, gli insulti e le botte, nulla vero?" Adesso era spaesata "Anna, ma cosa sta dicendo? E' impazzito?" Anna non rispose, le lacrime scendevano copiose sul suo viso. La madre sentiva aumentare i battiti del cuore e le vene pulsare era rossa in viso e chiaramente affannata, le mancava il respiro, ma Roberto proseguì senza tregua "Sei stata tu la causa di tutti i nostri guai, tu che ci hai allontanati e hai messo Maria sulla strada ancora minorenne. E sempre a causa tua Pietro ha subito un trauma da renderlo quasi muto oltre che balbuziente. Stavi per rovinare anche Anna, ma per fortuna ha incontrato suo marito che è un uomo dal cuore d'oro e hai rovinato me, trattandomi sempre da moccioso e costringendomi a subire le tue angherie. Ed infine sei stata tu la causa della morte di papà, l'hai ammazzato tu e io sono finito in galera perché ho tentato di ripagarti con la stessa moneta" Concluse Roberto paonazzo in viso e che adesso era svuotato come un pallone bucato, Anna al suo fianco piangeva e singhiozzava rumorosamente mentre la madre era come pietrificata incapace di muoversi od emettere un solo gemito.
Il giudice accolse le richieste dei legali nominati da Pietro Anna e Roberto, la madre, sotto la loro responsabilità, non era più agli arresti domiciliari e alla fine dell'udienza decisero di recarsi al cimitero.
Roberto depose i fiori sulle tombe del padre e della sorella, erano riusciti a metterli uno di fianco all'altra. Anna si asciugò gli occhi colmi di lacrime e la madre allungò una mano dietro la carrozzina per afferrarle il braccio, erano passate alcune settimane dallo sfogo di Roberto e lei si era chiusa in un silenzio impenetrabile.
"Voglio sapere tutto" Chiese in modo risoluto ai figli. Anna fissò il fratello che con un cenno la invitò a parlare, anche lei doveva liberare tutta la rabbia e la frustrazione che aveva in corpo; la madre capì quel gesto ed invitò la figlia a parlare
"Vedi mamma, tu sei sempre stata dura e cattiva con noi e il papà. Lui ti voleva bene e sopportava qualsiasi cosa, ma noi siamo cresciuti in un clima di terrore. Quando hai spinto papà giù dalle scale causandone la morte, Roberto si è avventato su di te e nella caduta ti sei rotta la spina dorsale ed hai subito un forte trauma cerebrale che ti ha fatto perdere la memoria, e solo grazie a pazienti cure sei riuscita a riprenderti e ad essere ciò che sei ora. Quando i medici ci hanno detto che avremmo potuto farti ricominciare da capo abbiamo pensato di eliminare tutto il passato nella speranza di ricominciare una nuova vita con una madre diversa. In principio le cose andavano bene, avevi una nuova vita e la tua infermità ha agevolato il giudice che ti ha condannato agli arresti domiciliari sotto la mia responsabilità. La tua nuova situazione, i tuoi nuovi ricordi, l'affetto della mie bimbe e della signora Adele e tutta una serie di circostanze ti avevano resa sotto molti punti di vista migliore rispetto a prima. Purtroppo, però, ultimamente il tuo carattere originale ha cominciato a prendere il sopravvento e senza rendertene conto hai ripreso a comportarti male nei confronti di chiunque ti stia vicino. Anche la signora Adele si è stufata di te e dei tuoi modi e noi, che ci siamo già passati, abbiamo chiesto aiuto a dei professionisti che ci hanno consigliato di farti rievocare il passato in modo da metabolizzare le tue angherie e i tuoi errori. Maria era tornata per quello e ci avrebbe raggiunto anche Pietro, eravamo d'accordo, ti avremmo affrontata insieme. Purtroppo Maria è andata incontro al suo tragico destino, Roberto non ha retto al colpo è ha dato la colpa a te" Ci fu un momento di silenzio in cui i figli fissarono la madre che, colpita da una folgorazione esclamò "Allora eri venuto per finire l'opera! Roberto era venuto per ammazzarmi e voi lo sapevate!" I figli non dissero nulla, adesso i loro sguardi erano compassionevoli, quella donna ridotta su una sedia a rotelle era pur sempre loro madre, Anna adesso piangeva e Roberto l'abbracciò imitandola. "Perché non mi hai ammazzata, perché mi avete lasciata viva?" Anna e Roberto ormai piangevano a dirotto e l'anziana donna si girò di scatto verso Pietro che come al solito era restato in disparte ed in silenzio, la donna lo fissò e per la prima volta nella sua vita l'uomo tenne testa allo sguardo della madre che in un attimo capì tutto l'orrore e gli errori della sua vita e con le lacrime agli occhi chiese ancora "Dimmi Pietro, perché sono ancora viva?" L'uomo, con le lacrime agli occhi, inspirò rumorosamente e poi con uno sforzo estremo rispose "P-per d-darti uuun'altra ooc-casione"
Per i restanti anni della sua vita si prodigò nel volontariato, fu una brava nonna, un'ottima amica e soprattutto una brava madre e si fece benvolere da tutti. Morì, quasi centenaria, con il sorriso sulle labbra e il giorno del funerale, dopo esser stata seppellita vicino al marito e alla figlia, Anna si accinse ad aprire quella busta che lei le aveva consegnato alcuni giorni prima "La mamma mi aveva chiesto di aprirla solo dopo la sua sepoltura" Ne estrasse un biglietto che riportava, scritte a mano e con calligrafia malferma, poche parole:
<Grazie per avermi concesso un'altra occasione>
 

Commenti
Accedi o registrati per lasciare un commento