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Racconti di Viola Corallo

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  • 27 luglio 2018 alle ore 10:24
    Viola

    Come comincia: Dolce Pensiero,
    Dolce Notte,
    Dolce Vita,
    Dolce Sguardo,
    Dolce Imbarazzo,
    Dolce Tutto.
    Quante volte invece il pensiero è stato Amaro,
    quante la Notte è stata insonne,
    quante la Vita è stata atroce,
    quanti sguardi sono stati Lame.
    L' imbarazzo invece conosce solo un senso, intoccabile e indiscutibile.

    Con le mani tra le mani accarezza il sogno, Viola, gote rosse e sguardo scomodo, non sa dove posarsi.
    Vuol Versare da bere ma le trema il braccio esile, che nasconde con un maglione di due taglie più grande.
    Non saranno dissetati i desideri. Non ancora. Perchè Viola guarda in basso.
    Perchè Viola insegue un punto nero immaginario che la porta non sa dove.
    Si siede Sul respiro e sospira tra la folla. Scava per trovare il senso di quel dis-senso.
    Ed i capelli che hanno il colore del petrolio inghiottono l'aria minacciata dalle nuvole.
    Viola non si cccorge, che sbadata! Ha gli occhi del Sole e un sorriso di Luna.
    Viola non regge gli sguardi che spogliano il suo corpo. Carezze troppo pesanti per la sua insicurezza
    Inciamperà  durante la Fuga sbucciandosi le ginocchia, perdendo la speranza.
    Avrà  voglia, forse, di tornare indietro, ma Viola sa, che indietro non si torna.
    Perchè il mondo cambia forma e il tempo non aspetta.
    Sarà la magia più vera, il rossetto quasi andato, mangiato dalle unghie nella bocca.
    Si sentirà  sempre nuda Viola, nel suo facile imbarazzo.
    Ma è dolce il suo pensiero, è dolce il suo sguardo..
    Dolce Notte e Dolce Vita Viola. - L'amaro sarà  dimenticato -

  • 26 luglio 2018 alle ore 16:47
    A mille ce n'è.

    Come comincia: Mi ricordo quando ero piccola piccola. Mia mamma mi faceva ascoltare un disco che cominciava così: "A mille ce n'è.. nel mondo di favole da narrar.. da narrar".
     
    Quella canzone mi scombussolava fino alla punta dei piedi.
    Era come se mi aprisse la porta di un mondo incantato e che non poteva che incuriosirmi, appassionarmi. Più della nutella nascosta sopra al frigorifero.
    Poi una voce si metteva a raccontare di intrepidi spazzacamini, di splendide regine e di orchi famelici.
     
    Io rimanevo lì, in silenzio, ad ascoltare e a guardare il giradischi.
    Intanto mi mettevo a meditare sul perchè non riuscissi a introdurmi di soppiatto dentro a quella porta, diventando favola anch'io.
     
    Mi chiedevo come fare ad avere una vita da favola.
    Doveva essere davvero meravigliosa, entusiasmante, qualcosa che devi in tutte le maniere provare. Era una questione di volontà? di coraggio? di altezza? di follia?
    Forse c'era un trucco che io non conoscevo ancora.
     
    E un giorno mi decisi, dopo aver indossato il mio completo da principessa delle favole.
    Scavalcai la finestra, montai sopra un balcone senza guardare di sotto, mi arrampicai su un cornicione e raggiunsi il tetto.
    A dir la verità fu molto più facile di quanto si possa immaginare.
    Niente di così sorprendente o rischioso, visto che ero solo al secondo piano e il tetto in questione era poco più su della mia finestra.
     
    Però arrivarono comunque i pompieri a salvarmi.
    Come nella migliore tradizione delle favole, i buoni aiutano i buoni, e i pompieri erano indubbiamente buoni e gentili.
     
    Dopo quella volta, mi convinsi che tutte le favole hanno purtroppo un prezzo da pagare.
    Da allora non è che le cose siano tanto cambiate.
    Ho ancora avuto modo e voglia di scavalcare finestre, salire sui tetti, toccare il cielo con un dito.
    Devo ammettere che lo faccio ancora e credo che lo farò sempre.

  • 21 giugno 2018 alle ore 20:37
    Estate

    Come comincia: Se l’estate potesse essere definita senza parole, se la sua stessa essenza potesse essere raccolta en masse – da un frutteto provenzale in agosto, da un mare di Corfù a giugno ... da un assaggio di un po’ di fragole e panna a St. James Park, o da una pesca perfetta mangiata su una veranda protetta in Ferrara –, e se quella essenza potesse essere cristallizzata in un unico momento onnicomprensivo, allora l’estate non potrebbe che essere questo, certamente.
    Di sicuro, questa è la definizione stessa dell’estate, o perlomeno è quella che meglio si confà a me.
    Sto guardando – mento dal più profondo! – in un mare color zafferano, con il ronzio delle api da miele che riempiono l’aria, una moltitudine di piccoli violinisti che si accordano per suonare la loro sinfonia quotidiana di mezzogiorno. Sotto un oceano di cielo senza nuvole, mi trovo al centro di dieci acri di girasoli, un semplice punto di lino bianco su una tela d’oro. Fedeli alla loro natura, poiché sono sempre i più gentili dei fiori, mi rendono la benvenuta, annuendo e salutando mentre passo dopo passo sono sempre più a fondo in mezzo a loro; i girasoli, fino ad ora, sono tutto ciò che vedo. Mi sento quasi una di loro, una loro rappresentante vivente che respira d’estate.
    Scegliere quali girasoli portare a casa per poi metterli nei miei vasi è un compito più difficile di quanto immaginassi, perché ognuno è unico nella sua bellezza e grazia, e ognuno sembra desiderare un’avventura, un viaggio lontano verso luoghi sconosciuti. Sentendomi più ricca di Mida, il mitico re della Grecia, riempio d’oro il mio secchio verde e mi meraviglio della mia generosità. Alla fine, faccio ritorno attraverso i campi di girasoli.
    E adesso... ci sono vasi e vasi di facce color giallo-burro ovunque io scelga di guardare.
    Le mie stanze sono piene di estate.

  • 26 febbraio 2018 alle ore 13:11
    Cade la neve

    Come comincia: Pensavamo che le nevi dell'inverno fossero completamente scomparse, ma ci sbagliavamo.
    Mentre sognavamo attorno al fuoco, avvolti strettamente nei nostri pensieri, i fiocchi di neve erano raccolti dal loro stato di fusione bagnata dagli staia e dalle barche, dai cesti e dalle casse, in tutta il paese, le nevi bianche dell'inverno sono riapparse sugli alberi di pero, di melo,copiosi, vaporosi e puliti, la passamanerie degli angeli, il primo segno della primavera.

    E io, che mando sempre fiori bianchi per onorare i morti, ho sentito il grande silenzio vuoto che da molto oltre gli oceani mentre migliaia di anime si alzavano tra le nuvole bianche.
    Quindi pianto un fiore importante che si chiama la regina di primavera,è bianca e la pianto in fioriere e finestre che dal giardino si rovesciano sulla pietra.
    La loro fragranza galleggia nell'aria del pomeriggio.
    Con una bellezza delicata, sono fiori abbastanza coraggiosi da resistere a tutto il freddo che deve ancora venire - ciascuno sboccia una preghiera, ogni petalo un ricordo.

    Ho pensato che quando ero abbastanza grande avrei capito di più, pensavo che le candele della mia torta di compleanno avrebbero significato una saggezza.
    Ma ci sono misteri più enormi e domande più complesse di quanto avrei mai potuto immaginare quando riponevo la mia speranza nell'ampiezza dei miei anni.
    Così pianto e prego e mi tengo per mano con la terra.
    Mentre il mondo diventa bianco

  • 12 dicembre 2017 alle ore 12:10
    Colme gli occhi di una bimba

    Come comincia: Un passo dopo l’altro, l’aria distratta di chi non ha fretta. Passeggiavo, tra vicoli stretti, vestiti di luci. Lo sguardo verso il cielo, l’azzurro limpido tutto invernale, le mani in tasca.
    Avevo l’impressione di poter leggere i pensieri di chi abitava nelle case sulla strada e riuscivo a vedere le luci dell’albero che tingevano le pareti. Un gatto passeggiava, sui cornicioni. Più in alto, il fumo usciva tra i tetti.
    Non potevo fare a meno di incantarmi ad osservare le vetrine, gli occhi come quelli di una bambina e le guance arrossate dal freddo pungente.
    Avevo scelto con cura una panchina, dalla quale avrei potuto anche sbirciare tra i ritratti degli artisti di strada. Avrei voluto essere ritratta anche io. Da lui. Vedermi con i suoi occhi.
    Sarebbe arrivato in serata. Con quel suo strano modo di camminare, l’aria distratta di chi non ha fretta, di chi ha negli occhi molto più di quel che vede.
    Nell’attesa, ho rivolto lo sguardo ancora una volta verso il cielo e proprio in quel momento un piccolo bianco fiocco mi ha baciato il viso.

  • 08 dicembre 2017 alle ore 16:45
    Quel dolce brivido di speranza che è Natale.

    Come comincia: Un brivido di speranza
    A volte arriva presto. Un brivido momentaneo che fa sobbalzare i nostri sensi in una mattina di dicembre altrimenti insignificante. Chiudiamo gli occhi per prenderlo nel momento in cui evapora, lasciandosi alle spalle una sfumatura sbiadita di grigio ghiaccio e verde. Forse lo sentiamo passare come un ricordo, trascinandosi disinvolto sulle note di una vecchia canzone familiare. Istintivamente, la nostra anima protende, ma è improvvisamente scomparsa, scomparsa come un vapore di nebbia di neve. Un trillo lontano di campanelli della slitta, una certa sfumatura di rosso. Non sappiamo mai quando un accenno di esso arriverà di corsa, solo per ridurre rapidamente prima che possiamo rivendicare tutta la magia che offre. Ma ancora, riconosciamo. Ancora ricordiamo lo spirito del Natale.

    Ogni Natale era una fantasia quando eravamo bambini. Non abbiamo mai pensato a Spirito natalizio, non ci siamo mai chiesti quando, o se, sarebbe arrivato su di noi. Babbo Natale. Babbo Natale. Il bambino nella mangiatoia. Biscotti di zucchero con granelli  scarlatti, regali, vestiti di velluto. Ogni singolo elemento della stagione delle vacanze era un incanto tangibile e si muoveva e tutti insieme, creavano un magico incantesimo di bontà e speriamo di non averlo mai messo in discussione. Era sempre degno di fiducia, mai mercuriale; sapevamo che sarebbe venuto come sicuramente sapevamo che le pagine del calendario si sarebbero trasformate, a riempire i nostri cuori e inondare le nostre menti con un calore ineguagliato per tutto il resto dell'anno.

    Ma l'età adulta porta, e occasionalmente ruba, molte cose. Abbiamo più responsabilità e meno innocenza. Sappiamo dove sono nascosti i regali perché siamo noi a nasconderli. A volte nel turbinio di biglietti natalizi e pasta per biscotti, improvvisamente ci fermiamo e ricordiamo quel vecchio sentimento d'infanzia. Tornerà da noi quest'anno? E se l'intera stagione scivolasse senza di essa? Che cosa succede se il Natale diventa solo un'altra serie di compiti di dicembre da completare, semplici oggetti su una lista di lavori domestici, anche se festivi? Potremmo disperare al pensiero, se solo avessimo il tempo.

    Ma poi una sera ci ritroviamo seduti in una cappella piena di candele e piena di ceri e proprio mentre una bambina lotta per colpire la nota più alta in O Holy Night, lo sentiamo. Quasi casualmente, come un sussurro, ritorna come mai prima d'ora. Il vecchio stupore, il ben noto buon volere. Il brivido della speranza è il regalo del Natale. Chiudiamo gli occhi e ricordiamo la sua dolcezza. Raggiungiamo la mano dei nostri amati seduti accanto a noi mentre rievochiamo di nuovo la ragione di tutto il colore e la luce, i regali e l'amore.

    La fantasia del Natale di un bambino non è persa per noi da adulti. Forse più calmo, e più sereno, fluttua verso di noi sulle brezze della memoria. Non lo diamo mai per scontato adesso. Attraverso le lenti lunghe delle nostre vite, lo vediamo come il tempo del bene supremo che porta la bellezza in un mondo stanco.
    E così leghiamo archi sontuosi. Noi appendiamo ghirlande.
     Non desideriamo altro Natale di quello al nostro tavolo
     e sentiamo la sua presenza come una fiamma di candela nelle profondità più oscure della nostra anima.
    Se fosse in mio potere, darei un regalo a ciascuno di voi.
    Quel dolce brivido di speranza che è Natale.
    Che tu possa sentirlo di nuovo quest'anno

  • 20 settembre 2017 alle ore 14:02
    *Buon Autunno a tutti*

    Come comincia: La barca dà un brivido morbido mentre corro sulla sabbia,sono sorpresa di vedere le sue vele piuttosto tritate e strappate, le sue strisce bianche e blu, una volta vibranti, svaniscono in un grigio stanco. Mi tolgo gli occhiali e guardo in giro. Quando la luce del mattino, una volta così cotta e pallida, diventava abbastanza nitida per dipingere il paesaggio con ombre? Quando i sentieri, una volta scintillati di sabbia di spiaggia, si trovano ora cosparsi di foglie gialle morbide.
    Sospirando, raccolgo i miei capelli e salgo fuori dalla stanca nave estiva.
    Ogni mezzanotte, il giardino rimarrà in silenzio, la sua orchestra di cicale è sparito.
    Presto gli alberi si stancheranno dei loro abiti verdi e si impregneranno nei vestiti ardenti della caduta.
    Iniziamo il viaggio in un'altra stagione e il mio cuore si avvia con ogni passo che prendo. Passo attraverso i giardini sbiaditi e sorrido, sapendo che saranno presto pieni di cavoli,già ci sono le zucche viola,arancio, azzurre. Dal nulla, un vento agile comincia a ondeggiare sui miei capelli. Il mio passo accelera,intorno ad una curva in strada, si respira una fragranza debole di fumo di legno e cacao caldo,cannella e abete.
    Penso che solo alcuni giorni fa, mi sono seduta nella languidità di agosto sotto quell'abete. 
    Voglio correre direttamente nelle braccia dell'autunno con un sorriso sul viso.
    Chiunque voglia e desideri può unirsi a me?:)
    "Signore è il momento, l'estate è stata molto grande, posa la tua ombra sugli alberi, e sui prati lascia che i venti vadano lenti, gli ultimi frutti che siano pieni e dolci.
    Dà altri giorni caldi meridionali, premi loro per il compimento della dolcezza nel vino celeste ".

  • 10 agosto 2017 alle ore 22:27
    Occhio per occhio, mano per mano

    Come comincia: Luca era mio, ora sta con Tamara.
    Lo voglio, mi vuole, però non deve avermi.
    Giovedì, tre del mattino.
    Sono sveglia come un grillo e il cervello, affamato di sonno, proietta densi spettri nel buio fitto che avvolge la stanza.
    Tamara, la ragazza che vive al piano di sopra, è rientrata incespicando, sfatta e ridacchiante, poco dopo la mezzanotte insieme a Luca, il suo ragazzo: da allora non sono più riuscita a chiudere occhio.
    L’anno scorso abbiamo frequentato lo stesso corso di Etica e le ho fatto ottenere un voto eccellente, ma ora- sarà il senso di colpa, sarà l’imbarazzo, saranno entrambe le cose quasi non riesce a guardarmi negli occhi.
    Però ho sentito mentre amoreggiavano.
    Alle cinque rinuncio definitivamente all’idea di dormire. Mi infilo un pullover e mi muovo in punta di piedi verso la cucina, che è in comune. Mi appollaio sul davanzale e guardo la città davanti a me. Una fioca luna sembra vigilare sui palazzi del quartiere. Poi nella calma assoluta dell’alba, un cane emette un grido. 
    Un attimo dopo sento lo strisciare di pantofole nel corridoio, la porta si apre e un fascio di luce mi acceca. "Spegnila", sibilo. 

    E’ Luca. Si scusa e spegne immediatamente la luce. Ammorbidisco il tono. "Non riesco a dormire", dico.
    Si versa un bicchiere d’acqua e si siede sul davanzale di fianco a me. E’ in boxer."Nemmeno io" risponde a bassa voce. Il suo torso di ragazzo mi attira, e la linea di peluria che prosegue oltre l’elastico dei boxer mi eccita all’istante. E’ bello Luca: grosse labbra screpolate, capelli nero vinile, e una carnagione bianca farinosa. Al punto che viene quasi voglia di soffiarla via.
    Si sistema dall’altro lato del davanzale. Il cane guaisce di nuovo, in lontananza.
    "La prima volta che l’ho sentito ho pensato che stessero uccidendo un bambino" dice.
    Sbuffo sentendolo pronunciare quelle parole: "la settimana scorsa, là fuori è stata stuprata una donna. I residenti hanno ignorato le sue grida d’aiuto, pensavano fosse un cane".
    Luca guarda in basso e fissa la piazza vuota, gli occhi grandi da bambino piccolo. 
    Devo fare uno sforzo per non allungarmi verso di lui e togliere con una carezza quell’inquietudine dal viso. Accavallando le gambe per crearmi una base d’appoggio, lascio che il pullover scenda lentamente verso il basso facendo intravvedere il mio corpo. Il pensiero che Luca possa guardarmi, odorarmi, allungare una mano e toccarmi mi scatena piccole scariche d’eccitazione. Accendo una sigaretta, tengo la punta verso l’alto e da sopra quel luccichio lo osservo, me lo gusto. Appoggiandomi al muro, raccolgo le ginocchia al petto. Mentre gli passa il fumo si sforza di mantenere il contatto visivo, di guardarmi negli occhi, ma non resiste e lo sguardo scivola in basso verso quel triangolo scintillante nell’annacquata luce della luna. Mi accorgo che cambia posizione, il petto si gonfia, si contrae e riesco quasi a sentire il battito del suo cuore.
    Restiamo seduti in quel silenzio carico di tensione, senza dire una parola, quindi lascio cadere le gambe per attirare il suo sguardo. Fissa a lungo e in modo ostinato combattendo con la coscienza.
    "Devo andare" dice serio e se ne va.Più tardi sobbalzo nel sonno, quando Tamara sbatte la porta uscendo per la lezione del mattino.
    Resto in ascolto: sento Luca annaspare fino al bagno, poi tornare a gettarsi pesantemente sul letto, infine il lieve oscillare del materasso. Salgo nella stanza di Tamara. Busso una sola volta ed entro. 
    Con un gesto repentino, furtivo, si alza fino a sedersi.
    Non dico una parola, mi limito ad avvicinarmi e scivolo sotto il rifugio offerto dalle coperte.
    "Non posso farlo", dice. "Lo voglio, ma…". 
    Mi tolgo il pullover."Non ti preoccupare,cerco solo un po’ di compagnia. Non dobbiamo nemmeno toccarci". Mi sdraio di nuovo e con un gesto gli indico di fare lo stesso.
    Spalla a spalla ci masturbiamo come due adolescenti a occhi spalancati.
    Luca geme fuori di sé, cerca di trattenersi per non venire rallentando il ritmo mentre accellero per mettermi pari. Raggiungiamo l’orgasmo assieme, i nostri corpi si contraggono verso l’alto e di lato, le anche si sfregano l’una contro l’altra, gli spasmi continuano anche dopo l’abbandono finale.
    Mi sollevo mentre lui mi guarda con occhi imploranti, desideroso di possedermi decentemente – ancora, ancora. indica il suo corpo che si solleva in modo regale.
    Una parte di me vorrebbe accondiscendere al bisogno espresso dal suo sguardo, un’altra e ancora affamata, non appagata, desidera essere soddisfatta.
    Ma sono già in ritardo per la lezione.
    Mi infilo il pullover ed esco dalla stanza.

  • 08 agosto 2017 alle ore 16:46
    Respiro profondamente.

    Come comincia: Il riposo non è inutilità, sedersi talvolta sull'erba
    In una giornata estiva ascoltando il mormorio dell'acqua,
    O guardando le nuvole che galleggiano attraverso il cielo,
    È forse un spreco di tempo?
     
    Le piccole perline di condensa sul piatto d'argento della torta gelato.
    I segni incisi su cosce nude dalle sedie di vimini all'aperto.
    Il metronomo sonnolento che vortica dal ventilatore a soffitto e la frescura del condizionatore.
    I raggi del sole che sembrano fiamme appena coperte dalle tende che rende il brillare di arancione in un breve secondo prima di rilasciarlo alla notte.
    Il cane pigro dorme con la testa in grembo.
    Le felci del portico.
    Ie ortensie blu.
    L'odore di mais fresco sulla griglia.
    La sensazione di una notte ancora calda.
    Lo schiaffo della vecchia porta schermata.
    Sabbia.
    Rose.
    Anguria.
    Estate.

    È una tale ironia che l'ora in cui celebriamo l'arrivo dell'estate è l'ora in cui iniziano il viaggio in inverno. I giorni si limitano da qui. A un tratto, questi pomeriggi estivi così amati hanno i loro secondi baciati dal sole, rasati dal tempo, ognuno crescendo più brevemente, infinitesimilmente, appena notato, finché non solleviamo i nostri volti a un cambiamento del vento e un incantesimo che trasforma l'acero Verdi a ruggine e margherita gialle all'oro. Di tutte le stagioni, l'estate sembra effimera. Come le meravigliose memorie di spiaggia che facciamo in questo momento, i bordi di ogni giorno d'estate si sente morbidamente sfocata, come le vecchie fotografie così tante di loro sono destinate a diventare.
    Quindi chiudo gli occhi. Respiro profondamente.
    E amore ogni giorno d'estate.

  • 03 agosto 2017 alle ore 16:13
    Helios (4 mani con Giuseppe Iannozzi)

    Come comincia: Mi siedo e guardo dalla finestra.
    Anche se la nostra terrazza è lussureggiante di fiori e arazzi, siamo sicuramente intrappolati dentro di noi. Già dall’alba la calura si spande sopra il giardino, sbianca i fiori, gli conferisce un colore, per così dire, appassito, e fa presto l’erba a perdere la sua freschezza quasi volesse diventare paglia. Soltanto una camera, di tanto in tanto, riceve un po’ d’ombra. Helios fa fin troppo bene il suo dovere, porta in alto il suo carro di fuoco e il cielo lo illumina e lo riscalda: forse non vede che l’azzurro è bucato, o forse gliene frega niente, perché siamo stati noi, noi uomini a rovinare tutto con l’inquinamento. Fa il suo lavoro Helios perché così gli è stato comandato da un’autorità che sta più in alto di lui. Da oriente a occidente si muove, spunta delle montagne i ghiacciai, e giorno dopo giorno prosciuga fiumi e torrenti. Si specchia Helios sul mare che subito si scalda ma troppo davvero; e si frangono le onde contro scogli e faraglioni, non è però felice il mare inquinato com’è, e agonizzano le tante creature marine che, forse, mai noi vedremo. È di un blu sporco il mare, di un blu che non è bello, che non è più quello che un Dio, o chi per esso, pensò all’inizio dei Tempi.
     
    Parole amare, quasi orwelliane, le ascoltiamo alla radio: il consiglio che da un po’ tutti ci viene dato è quello di non uscire nelle ore più calde del giorno. Avventurarsi fuori di casa non è facile per nessuno, nemmeno per i più giovani: il caldo sfianca, fa lacrimare gli occhi, e non basta tenere un passo misurato e calmo, e non sempre è possibile camminare riparati dall’ombra di qualche caseggiato e più di rado da quella di qualche macchia verde. Quel che ci resta è di spiare il mondo di fuori affacciandoci alla finestra, consolazione ben magra questa. Sono giorni torridi, roventi, che non lasciano respirare, sono giorni pazzi che ci conducono alla follia. Aspettare l’autunno, questa sembrerebbe la soluzione, avere una pazienza mica da ridere. E però tutte le stagioni, anche quelle che dovrebbero essere fresche, sono oramai bizzose: un giorno fa un caldo da morire, quello appresso invece ci investe con un freddo straordinario. Ecco, siamo noi testimoni di un mondo che, lentamente e in maniera inesorabile, sta andando a farsi benedire. Il domani è incerto e non solo sul piano climatico: i poveri diventano sempre più poveri per colpa di una società egoista all’ennesimo grado, l’etica e la cultura si perdono e nessuno se ne cura, e avanza solo chi non guarda in faccia nessuno, chi vende panacee e menzogne. 
    Un giorno ci affacceremo alla finestra e scopriremo un paesaggio triste, deserto, sbiadito, privo di quella sana lussuria che certi romanzi classici ci hanno insegnato ad amare. Un giorno spalancheremo le nostre finestre e ci sarà poco o niente da ammirare. L’estate non è più l’estate florida di un tempo che sembra lontano un’eternità, e nemmeno la primavera, l’autunno e l’inverno sono più quelli di una volta.  
    È tutto molto triste, è qualcosa che non può non deprimere chi ama la vita, o no?

  • 23 giugno 2017 alle ore 14:05
    Aspettando l'uccello a cantare

    Come comincia: Comincia spesso intorno alle due del mattino. Una canzone così lirica come qualsiasi angelo, scivola fuori dagli alberi quasi casualmente, come se il cantante non avesse idea di come è magico. È un canto di pura gioia, i suoi lillies e trilli sono come la risata attraverso l'oscurità. Spesso scivolo dalla biancheria fresca di aria condizionata e vado alla finestra della terrazza  per ascoltare, per stupirmi, per applaudire. Non ho idea di che tipo di uccello sia, o anche se qualcuno altro possa sentirlo. Forse canta solo per me, una creatura spettrale che visita una che sa è sveglia e ascolta.
    E naturalmente sono sveglia.
    Sto leggendo.
    Notti estive, quando l'aria è ancora come uno sguardo fisso e si siede pesante sul tetto della casa, spesso mi trovo a leggere. La pila di nuovi libri sul mio letto è una torre di tentazione che mi è impossibile resistere. Ci sono nuovi libri e alcuni vecchi che mi sono persa.Sto facendo la mia strada attraverso la pila come se fosse una scatola di cioccolatini preferiti, ognuno più delizioso dell'ultimo.
    In questi momenti difficili trovo che sto raggiungendo sia comfort che fuga. Forse.