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Autore

Walter Degrassi

in archivio dal 07 lug 2010

03 ottobre 1974, Trieste

segni particolari:
Vivo.

mi descrivo così:
Vengo dal niente e vado verso il nulla.

23 gennaio 2017 alle ore 0:40

Sirena

Intro: Alle Marianne a svuotare un pò del senno di poi...

Il racconto

Silenzio.
Caldo infernale.
Lo stridìo di un gabbiano isterico da qualche parte là fuori, in alto.
La luce mi ferisce gli occhi...direi che ho dormito pochissimo e male. 
Ma non mi sembra il mio letto e neppure una casa che conosco.
Inizio a guardarmi intorno, mi giro e pian piano ricordo come sono finito a dormire qui.
Lei dorme ancora, avvinghiata al cuscino come fossi io.
Il cane pure.
Finalmente...quella bestia non mi ha dato pace per tutta la notte, ora ricordo...
l'ha passata a saltare di continuo su e giù dal letto e cercare di leccarmi la faccia mentre cercavo di addormentarmi, 'sto incubo a quattro zampe.
Cerco di riordinare le idee: ieri ho ricevuto una chiamata da lei, sconvolta come non l'avevo mai sentita, allora ho mollato qualsiasi cosa stessi facendo, mi sono vestito in fretta e sono corso a vedere cosa stesse succedendo.
In tanti anni di conoscenza non ero mai salito a casa sua.
Era in piena crisi esistenziale, non riusciva neppure a riordinare i pensieri fra un singhiozzo e l'altro.
Ho cercato di calmarla un pò.
"Resti qui e ci guardiamo un film così provo a distrarmi?".
Trovato un film che potesse tirarla su ci siamo stesi sul letto.
Non riusciva a seguire più di qualche secondo, aveva una tale angoscia che si lasciava prendere dai suoi pensieri mentre mi stringeva la mano.
Non c'era un modo immediato di farla rilassare.
Conoscersi da tantissimo tempo e non aver mai avuto alcun tipo di contatto fisico  all'improvviso è diventato molto strano, perché era da un momento all'altro l'unico modo per entrare in comunicazione come le parole non riuscivano più a fare.
Me la sono ritrovata abbracciata come una bambina spaventata, il contrario di tutto quello che era stata per me fino a solo poche ore prima.
Molto di quello che credevo di sapere di lei fino a quel momento non valeva più, era come trovarmi davanti una persona diversa.
Mai avrei pensato a qualcosa di simile, e mi sono trovato spiazzato.
Le ore passavano mentre ci tenevamo stretti in silenzio e passavo il tempo a carezzarla.
Sembrava solo un pò meno angosciata.
Quando parlava seguiva un filo sconnesso di pensieri che spesso non c'era modo di cogliere per intero... non era un vero dialogo, spesso era un soliloquio a voce alta a cui assistevi senza poter fare o dire molto.
Del resto non c'era molto da dire per farsi ascoltare.
Così dopo qualche ora sono sceso a prenderle del cibo fresco, tanto per mettere sotto i denti qualcosa... avevo bisogno di staccare un attimo la testa da quella situazione improvvisa e farne il punto.
Quando sono tornato le cose non andavano molto meglio, si trascinava attanagliata dall'angoscia fra il letto e la cucina senza sapere veramente cosa fare.
Così ci siamo mangiati un boccone.
"Non lasciarmi sola stanotte": cambio di programma.
Ormai ero li' e mi preoccupava l'eventualità che potesse combinare qualcosa di stupido, così com'ero su due piedi sono rimasto.
Era una giornata di primavera avanzata ma la temperatura era già estiva.
Ci siamo presi la mano e ci siamo stesi al buio, mentre l' afa saliva dall'asfalto e l'aria si faceva immobile e attaccaticcia.
Abbiamo dormito un pò, poi ci siamo accorti di essere svegli entrambi.
"Come ti senti?"
"Non smette...non smette...se provassi a massaggiarmi un pò, forse...".
Mi misi a massaggiarla.
Tutto mi sembrava nuovo e strano... la situazione in cui mi ero trovato... quella casa e quel letto... lei che non era la persona sicura grintosa e determinata che avevo sempre conosciuto... e adesso che la sfioravo mi sembrava la stessa ragazzina che avevo conosciuto tanti anni prima.
Era minuta ma molto bella, femminile come non l' avevo mai veramente considerata.
Le volevo bene, ero in pena per lei, vederla così atterrita mi faceva male, mi aveva preso in contropiede trovarla improvvisamente così smarrita.
Volevo davvero proteggerla... e non sapevo come.
E così nel dormiveglia ho iniziato a carezzarla e l'ho massaggiata a lungo, ci ho messo tutto l'impegno che potevo... abbiamo continuato per ore, pian piano si è lasciata andare, e mi sono lasciato trasportare anch'io, siamo finiti abbracciati stretti:
"Non avrò mai più un uomo".
Ma che le salta in mente, adesso?
 "Che ti sei messa in testa?!".
Lentamente nel dormiveglia abbiamo iniziato a baciarci.
Non avrei mai pensato a qualcosa di simile...era fra le mie braccia, bella e dolce come non sapevo fosse... se voleva un uomo normalmente se lo prendeva senza tanti complimenti, era molto diretta e determinata, eravamo sempre stati mondi distanti.
E quella distanza all' improvviso sembrava svanita nella notte... il caldo si insinuava ovunque e ti stordiva come una nebbia, e lentamente ero scivolato dove non avrei dovuto finire... non era nei miei pensieri finire in QUEL letto... e prima ancora di rendermene pienamente conto ce la stavamo intendendo.
Era qualcosa di pericoloso e la percezione del pericolo non si era immediatamente fatta strada oltre la sorpresa del momento.
Ero travolto dalla stranissima sensazione di stare fra le braccia di una persona che conoscevo da anni e non avevo mai preso davvero in considerazione come donna, e all'improvviso sentivo tutta la sua femminilità esplodermi addosso nella notte afosa.
Probabilmente la lucidità è mancata anche a me in quel momento.
Poi ricordo che ci siamo addormentati abbracciati, e in mezzo a tutto questo il continuo zampettare salire e scendere del cane.
E adesso... lei dorme abbandonata al suo cuscino... è così abituata alla sua indipendenza che ne ha uno solo, neppure concepisce di portarsi qualcuno in casa.
È imbarazzante questa intimità, mi sento come avessi violato qualcosa.
Le carezzo appena i capelli e molto lentamente mi alzo dal letto.
Devo andare in bagno, ma non voglio svegliarla.
Recupero i jeans dalla sedia e lentamente mi dirigo fuori dalla sua stanza.
Ho assolutamente bisogno di una rinfrescata per svegliarmi e decidere il da farsi.
E poi... porca vacca... fra poco dovrò andare al lavoro, e ho una cera da fare schifo.
Mi si legge in faccia ogni minuto che ho passato a non dormire.
L'afa fa il resto.
È successo qualcosa di molto strano stanotte, non so se è stata la cosa giusta ma con tutta probabilità è successa nel momento sbagliato.
In questo momento è solo la sua paura, non può scegliere, non può volere, non può decidere.
Lei no... ma io si.
Non possiamo prendere questa piega, potrei ferirla.
Non voglio che si aggrappi, voglio una persona che mi scelga ad armi pari, e adesso semplicemente non è possibile.
Esco dal bagno, infilo la maglietta e le scarpe, recupero le mie cose.
La guardo...dorme ancora.
È  così bella adesso, vinta dal sonno...
Ha addosso dei leggins in tinta con le lenzuola, che per qualche strana coincidenza cromatica le fasciano strette le cosce e per poi allargarsi come fosse lei stessa a sciogliersi da carne a tessuto... una piccola sirena fatta per metà di quelle lenzuola... come se dovesse rimanere così imprigionata in quel letto per sempre.
Certi attimi sono così particolari nella loro perfezione che non puoi scordarli, ti mostrano per caso qualcosa di più, tu hai solo la fortuna di avere gli occhi diretti nel punto giusto quando arrivano.
E io non scorderò questo attimo e questa notte.
Voglio ricordarla così, com'è adesso, la notte che per un attimo siamo stati qualcosa di più.
Le faccio una foto e le dò un bacio sulla fronte prima di uscire.
Mi dispiace sirena, magari troverò un modo migliore per aiutarti, ma così no.
Sei anche troppo femmina, ma non sei ancora abbastanza donna.
 

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