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Autore

Walter Lazzarin

in archivio dal 02 nov 2011

08 ottobre 1982, Padova - Italia

segni particolari:
Nato a Padova ma vivo altrove. Morirò? Forse. Intanto scrivo.

mi descrivo così:
2011: pubblico il romanzo "A volte un bacio"; 2012: pubblico la raccolta di racconti "21 Lettere d'amore"; 2015: pubblico "Il drago non si droga"; romanzo che promuovo tramite il progetto Scrittore per strada; 2016: lavoro per la Rai, a Dribbling; 2017: pubblico Ventuno vicende vagamente vergognose.

02 novembre 2011 alle ore 11:54

Lettera di dimissioni

Intro: Da una storia vera, o quasi

Il racconto

Gent.mo Prof. A. Z.,
le scrivo perché non intendo proseguire il mio dottorato, almeno non sotto la sua supervisione. Se non è possibile proseguire il lavoro di ricerca con un suo collega allora preferisco dimettermi o rinunciare alla borsa di studio, non so come si dice in questi casi.
Per me è ormai insopportabile essere spedito nel dipartimento di Psicologia, e lei lo sa anche se finge di essere un uomo di scienza che "certe cose" non le capisce.
Ogni giorno mi chiedo se la mia passione per i libri non sia altro che una maschera. Con un corpo diverso, con una vista migliore, con un’infanzia senza malattie come sarebbe stata la mia vita? Insieme a lei ho analizzato studi e teorie sul cervello, ma nessuno sembra avere una soluzione alla mia libidine.
Nel dipartimento di Psicologia ci sono ragazze incredibili, alcune si vestono lasciando scoperte le gambe – non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male – che poi accavallano magari facendo oscillare il piede sospeso a mezz’aria, magari coperto da una di quelle calzature chiamate ballerine, non so se le conosce. Sono scarpette da fata che in genere lasciano scoperte le fessure tra le dita dei piedi, scatenando la mia smania di ficcanasare negli interstizi, siano questi nei meandri delle circonvoluzioni encefaliche o dove preferisce lei, preferisco non essere esplicito.
Ieri inoltre mi ha mandato a parlare con un ricercatore di Fisica, un "ragazzo" che a cinquant’anni non ha una cattedra e si barcamena tra aule e laboratori: lei mi aveva mandato da lui per avere qualche dato certo, sperimentale, sulla teoria delle qualità esterne e interne. Gli oggetti non hanno caratteristiche in sé, non hanno cioè né odori né colori, ma provocano potenziali elettrici che passando dai sensi al cervello diventano qualità: un profumo per esempio.
Peccato che la tesi di fondo fosse già stata dimostrata in termini logici: un oggetto che non vedo è invisibile, e se nemmeno lo posso percepire con gli altri sensi è intoccabile, inascoltabile, insapore e via dicendo. In poche parole per me non esisterebbe, un oggetto per cui occorra il sesto senso. Perciò a cosa serve la scienza? A farle mettere in programma per l’esame un libro superfluo, che migliaia di studenti saranno però costretti a comprare.
Ora dovrebbero essere chiari i motivi per cui il mio dottorato non ha senso, mi auguro di avere conferma dal suo assistente che questa lettera basti a esprimere la volontà di recedere dal nostro rapporto.
Gentili saluti

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