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Autore

Walter Lazzarin

in archivio dal 02 nov 2011

08 ottobre 1982, Padova - Italia

segni particolari:
Nato a Padova ma vivo altrove. Morirò? Forse. Intanto scrivo.

mi descrivo così:
2011: pubblico il romanzo "A volte un bacio"; 2012: pubblico la raccolta di racconti "21 Lettere d'amore"; 2015: pubblico "Il drago non si droga"; romanzo che promuovo tramite il progetto Scrittore per strada; 2016: lavoro per la Rai, a Dribbling; 2017: pubblico Ventuno vicende vagamente vergognose.

28 dicembre 2014 alle ore 12:37

Tempo di bilanci

Intro: È stato un anno meraviglioso?

Il racconto

30 dicembre

Angelo Maria Spertichetti sta scrivendo sul proprio diario. È il 30 dicembre: tempo di bilanci.
Nel complesso è stato un anno buono. Meraviglioso come sostiene Facebook? Forse sì.
Ha ottenuto un contratto a tempo indeterminato e, sia chiaro, lo studio di architettura per cui lavora è un ambiente fantastico. Ci sono persone brillanti, in particolare una.
Dopo mesi di sguardi, frecciatine, sfioramenti, Francesca Giubilei in ascensore l’ha invitato a cena fuori.
«Se aspettavo che me lo chiedessi tu…»
Francesca non ha mai chiesto di più. Angelo Maria è l’uomo che i suoi genitori avrebbero sempre voluto per lei.
È alto, ha le spalle larghe. È simpatico, spigliato, e se la passava economicamente bene anche prima di firmare il contratto della vita. I suoi nonni paterni erano dei nobili o quasi; macchine di lusso, ville, le comodità tecnologiche. Angelo Maria ha avuto tutto, in ogni fase della sua ancora giovane esistenza.
Mentre scrive sul diario gli viene in mente che, dovendo considerare però l’anno dal punto di vista sportivo, non può dirsi soddisfatto; la squadra di calcio in cui gioca ha fatto un pessimo campionato, e lui si è persino rotto un piede nell’ultima gara.
Adesso è ingessato. Poco male, domani passerà il Capodanno in casa con Francesca e basta.

31 dicembre

Caro diario,
quest’anno è stato uno schifo.
Ieri sera mio papà ha avuto un infarto, ed è morto. Mia mamma me l’ha comunicato per telefono stanotte.
Stamattina è venuta da me con delle lettere. Me le ha consegnate e se n’è andata, senza nemmeno un ciao, è scappata via.
Se non fossi in stampelle l’avrei inseguita. Sarei riuscito, almeno credo, a limitare i danni.
Ho appena finito di leggerle: sono email stampate su fogli A4. La mia fidanzata ringrazia mio papà per le stampelle: l’avevo mandata a prenderle domenica scorsa.
Lo ringrazia e si complimenta anche per altro. Tra lei e mio papà è stato amore, subito.
Negli ultimi giorni si sono incontrati ogni sera. Lo ha ucciso lei: il sesso con lei lo ha stroncato. Non subito, ma mentre lui si faceva una doccia post coito.
Un’ora fa ho avuto la notizia che la mamma si è suicidata, poi mi è venuta a trovare Francesca. Non sapeva niente.
«Mio padre è morto, dopo che ti ha cavalcato.»
«Cavalcato?»
«Mia madre si è ammazzata.»
«Ma…»
Le macchie che sporcano le tue pagine, caro diario, sono fatte di sangue di Francesca.
Adesso sono in attesa dei questurini: dieci minuti fa li ho chiamati per confessare il mio delitto. Sarei andato io da loro, se non fossi in stampelle.
Ecco, il citofono ha suonato; devo salutarti. Prima di lasciarci per un po’, ti chiedo un favore: ricordami di non stilare mai più in anticipo il bilancio di un anno.
 

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