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Autore

Gianluca Gualano

in archivio dal 09 dic 2005

13 agosto 1977, Milano - Italia

mi descrivo così:
Annoiato ma speranzoso

23 maggio 2006

Un giorno di riposo

Intro: Godere di un giorno di normalità con tutti i propri sensi. Quando si stacca la spina, si esce per un po' dal caos, dal trambusto quotidiano. Si passa una giornata nel dolce ricordo di quando eravamo ragazzini, si fanno le cose di allora; per esempio un giro in motorino senza casco... Senza pensare a nulla che non sia oggi.

Il racconto

Ognuno di noi credo che ogni tanto desideri essere avvolto dalla dolcezza della normalità. È bello e rassicurante ma soprattutto caldo come la coperta di lana sul letto. Con un solo aggettivo si potrebbe dire “umano”. Chi non vuole trastullarsi nella tranquillità e nella serenità portate dalla normalità? Solo i pazzi. Oggi per esempio è proprio una di quelle giornate in cui a me riesce difficile pensare alla vita e allora tutto è positivo ed il mondo mi appare facile. E non a caso oggi. “Oggi” perché è la tipica giornata tra l’autunno e l’inverno: c’è il sole ma è povero e freddo e le foglie sono metà a terra e metà sui rami. Allora ho preso la mia motocicletta e sono andato a fare un giro perché è questo che facevo quando avevo sedici anni. Prendevo la moto e senza casco vagavo a caso per le strade della città. Ricordo inoltre che ero anche assai fissato con i soliti percorsi, raramente esploravo nuove traiettorie. Mi piaceva lasciare che il freddo autunnale di metà pomeriggio mi entrasse attraverso il giubbotto. Amavo guardare il sole con sfida poiché era debole e fiacco anche se riscaldava. Giravo per ore e ore e altro non mi interessava. Credo che neppure pensassi: ai tempi conoscevo il Vuoto. Poi sono tornato a casa e sono andato a leggere al parco sotto casa mia. Ci stavano i bambini che giocavano e allora anche in quel frangente mi sono accorto che stavo cercando un tempo andato. Prima però lo cercavo con tristezza, ora con stupore. Quando avevo tredici anni alle ore quattordici ero già all’oratorio a giocare a pallone. Era sempre ottobre o novembre. Freddo ma sopportabile e le foglie stavano basse. Non so bene cosa sentissi oggi, eppure il prato, l’erba e le foglie sembravano essere le stesse di quindici anni prima. I ricordi erano vivi, caldi, proprio come un costato aperto da una lancia metallica. Allora oggi è stata una piacevole giornata per me. In questi giorni non voglio stare altrove ma solo qua con le comodità della mia casa. La sedia, per esempio, oppure il divano che mi accoglie morbido se voglio leggere rilassato. Non vorrei essere su per le strade polverose dell’Asia a parlare con chi sa chi e neppure ad imparare nuove teorie filosofiche. In questi giorni sto bene così come sono e con quel poco che so, senza voler altro. Mi sembra quasi che sia giusto, anzi che sia la sola possibilità che io sia nato qua ventotto anni fa. Non ne vedo altre di possibilità. Certo tra poche ore questo giorno sarà andato e domani potrebbe accadere nuovamente il caos, ma prima che succeda voglio assaporare tutto questo con tutti i miei sensi, affinchè tra dieci anni io possa narrare di codesto giorno di riposo!

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