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in archivio dal 17 dic 2007

Giovanni Santi

04 ottobre 1970, San Bonifacio (VR) - Italia
Mi descrivo così: Avanti tutta sempre, comunque.

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  • 02 gennaio 2010
    Anno migliore

    L'anno finisce,
    vecchia vita svanisce
    portando nei meandri dei ricordi
    pensieri sani e altri distorti.

    Cammina lentamente
    come meridiana,
    altrettanto velocemente
    la partenza s'allontana
    e s'intravede il traguardo
    ma con ragguardo.

    Momenti spensierati
    vengono rimembrati oppur scordati.
    alternatamente ad altri boicottati.

    Inesorabile cammina l'anno,cammina l'era
    l'anima muore, rinasce come candela
    di cera che fonde ma non sparisce,
    si spessa  e com'essa
    nell'ego s'infonde e rapisce.

    Anno migliore si augura alla vita,
    sempre ogni ricorrenza e' cosi' definita.

    Buon anno donna, buon anno uomo
    che di esso siete il Duomo.

     
  • Lieta Letizia camminava sull'erbetta,
    con sguardo goliardico ignorava la fetta
    di terreno lì attorno
    dove in pieno giorno
    s'ammassava del pattume
    abbandonato senza barlume.

    Pensava leggiadra non la riguardasse,
    sveltò il passo per non sentir l'odore,
    credea evitarla bastasse
    e della casa raggiunse il tepore
    delle lenzuola,del lor candore.

    Il mattino seguente
    s'alzò dal letto
    e del suo diletto
    paesaggio fiorito
    tutto svanito,
    Non c'era più niente,
    non c'era più ambiente.

    Ferita mortale avea la natura
    quando invece potea la paura
    di distruggere crear prudenza,
    non del rispetto poter far senza.

     
  • 12 maggio 2008
    Primavera umana

    Pensieri, paure, ansie in me scorrono
    guardando il profilarsi all'orizzonte di un prato

    che col suo profumo d'erba verde,
    si tuffa nel cielo turchino,
    m'inebria e mi rapisce.

    Incredibili quante emozioni corrano
    in uno sguardo protratto ai limiti del mondo,
    del fantastico

    e quanta linfa sgorghi da un ricordo avello,
    da una speranza in una primavera astratta.

     
  • 26 marzo 2008
    "Chat"

    Un altro mondo vivo,
    mi connetto ad esso e scrivo.
    Scruto,osservo...
    vivo!

    Se non mi garba cambio verso.

    Mai mi sento criticato
    da un popolo che non conosco facce
    e che quindi non giudica
    se non quel tanto che può supporre.

    Resto ore ed ore,
    mi sembra quasi di far l'amore...

    quando poi la stanchezza cala
    le membra stanche s'accasciano
    e le palpebre lasciano
    posto al nulla
    del sonno vero, profondo, rilassante.

     
  • 11 marzo 2008
    Più unica che rara

    Unica, vera e sincera
    col cuore a primavera,
    dolce e sensuale
    aspetti al davanzale
    della vita
    la gioia infinita.

     

    L'affetto che sai dare
    fa sì ti faccia amare,
    in senso profondo
    illuminando il tuo mondo,
    lodando il tuo io...
    vorrei fosse il mio!

     

    Voglio ora cantraccambiare,
    donarti ciò che doni,
    il tuo bisogno colmare
    con parole dai mille toni.
    Toni a scalare,
    privi di nomi,

     

    dall'indistinguibile matrice
    di un uomo felice
    di poterti rispettare,capire
    e i tuoi segreti carpire.
    Sentimenti dal cuore urlati,
    dalla voce sussurrati!

     
  • Immagino i tuoi occhi
    in traiettoria con una stella,

    immagino il tuo pensiero
    in traiettoria col vasto,

    immagino il tuo cuore
    in traiettoria con l'infinito,

    immagino il tuo io
    in traiettoria col mio

    ... e sospiro.

     
  • 24 dicembre 2007
    Làico alquanto divino

    Soave torpore, intreccio arcaico,
    carne nella carne, calore,
    cercando il mio essere prosaico
    nella fenditura di un ardore.

     

    Spruzzo, zampillo, fontana di vita
    all'apice dell'infinita goduria,
    esce in me, in te entra, s'avvita
    e dopo un tempo d'estenuante penuria

     

    si plasma al tuo sanguigno candore,
    per uscirne làico, un mosaico
    frutto innocente d'una notte d'amore


    e aver poi un pargoletto da stringere,
    ridergli, vederlo toccarci il cuore
    che dei nostri pensieri si vuol tingere.

     
  • 24 dicembre 2007
    L'invidia, la speranza

    Invidioso mi guardo attorno,
    vedo bella gente in festa,
    penso: non sono sbronzo
    se per questo perdo la testa.
    Domani è il primo giorno
    della vita che ci resta!

     
  • 20 dicembre 2007
    Il caos

    Tempesta d'emozioni,
    amor che resiste,
    intrecci di relazioni,
    dolor che persiste.
    Problema che esiste
    radicato nella mia testa,

     

    forse nell'altra sussiste
    o forse è solo una cresta.
    A ritroso son perso,
    non so se amor desiste
    o se si suol dir cambia verso
    o se terso insiste.

     

    Insiste reo il sentimento,
    scava nella carne viva
    causando in me sgomento
    di quest'idea fissa recidiva
    di un primo amor ormai spento,
    di una speranza che torni viva.

     
  • 17 dicembre 2007
    La straniera

    I tuoi occhi brillano sull'onde marine,
    coi loro lampi mi fotografano l'anima,
    i sentimenti impiantati in me come mine,
    penetranti e pungenti come una lamina.

     

    Il mare immenso e disteso, al tuo confronto,
    per quanto imponente, è solo una goccia,
    il tuo io non teme a lui raffronto,
    non teme nemmeno la sotto di lui roccia.

     

    Roccia granitica dal mar bagnata a iosa,
    dura e resistente, massiccia e pesante,
    non come la tua espressione gaia e gioiosa

     

    che fa sì che le emozioni in me assai cotante
    rendan la vita mia leggiadra, intensa e briosa,
    in me spezzino il dolore come onde infrante.

     
  • 17 dicembre 2007
    La vita

    Una creatura nasce, cresce, s'imposta;
    s'aggrappa ai pensieri, ai sentimenti,
    rincorre la vita che freme senza sosta,
    senza paure sul domani, né lamenti.

     

    All'improvviso la faccenda s'intosta,
    le congetture prendono i sopravventi,
    dietro l'angolo c'è pronta una batosta
    che non basta a volte stringere i denti.

     

    La paura acceca, blocca rende impotente.
    la speranza sminuisce ridotta ad uno sputo,
    la forza sgomita, cerca spazio per niente.

     

    Poi quando tutto sembra ormai perduto
    una fiammella tenue in te s'accende
    e incanala il tuo io come un imbuto.

     
  • 17 dicembre 2007
    L'affetto

    Per strada ho visto un bimbo,
    tenea per mano un uomo grande,
    negli occhi avea il limbo,
    avea il verde d'immense lande.

     

    Poi ho l'uom scrutato,
    avea gli occhi spenti,
    d'apparenza parea stressato,
    da logorìo e forti stenti.

     

    Tenea il triste uomo
    per mano il fanciullo,
    sembrava tenesse un trono

     

    e come quasi per trastullo
    davanti lui restava prono
    sentendolo il suo castello.

     
  • 17 dicembre 2007
    Vita normale

    Vita normale,
    alti e bassi,
    poco originale,
    piena di sollazzi.

     

    Poi dolce incontro,
    momenti di gioia,
    infame riscontro
    con la vita gaia.

     

    arrivati alla quale
    niente più ardori,
    vita normale

     

    parassita degli amori,
    poco originale,
    così piena di dolori.

     
  • 17 dicembre 2007
    L'ego

    L'ego mio è ormai una bomba
    alla cui legata c'è una miccia.
    Non sia mai che diventi tomba
    di sentimenti frivoli o alla spiccia.

     

    Quivi arrivati tal io esplode,
    abbatte monti che offuscano il paesaggio,
    cancella l'amaro che dentro corrode
    oppur sol lascia traccia del suo passaggio.

     

    Qualunque esito arrivi a fine,
    non so dir se di morte o virtute
    abbia creato in me codeste mine

     

    d'esperienze umane giammai vissute.
    Esperienze intense, sopraffine
    di scene urlanti o di scene mute.

     
  • 17 dicembre 2007
    La guerra

    Un bambino, gli occhi volti al cielo
    e una lacrima gli scende il viso,
    un nero alone lo copre a velo
    negandogli spontaneo sorriso.

     

    Un flagore s'ode da distante,
    un calore avvolge la natura,
    distrugge tutto in un sol istante,
    hai sopravvissuti sol paura.

     

    Surreale quanto resta:
    la vita a raso sradicata,
    sotto di lei terra crespa.

     

    La speranza al suolo è rovinata
    da sporchi interessi sulla cresta
    da un ordigno d'ira scoppiata.

     
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  • 15 luglio 2008
    Amiche per la pelle

    Come comincia: "Io lo lascio!" affermò Claudia con uno sbotto degno della più satura delle persone, e con l'amica Giorgia s'incamminarono per la via di una grigia cittadina del nord col vento freddo che le squamava il viso coperto dalle lacrime. Arrivate a casa (abitavano attigue) le due amiche si salutarono e Claudia rientrò nella sua abitazione. Lì c'era Marco che l'aspettava alterato come sempre: "Dove sei stata fino adesso!" gridò. "Sei stata con lui?". Lei abbassò lo sguardo sommesso e rispose: "Sono stata con Giorgia, se non mi credi chiediglielo" quindi attraversò il corridoio e si stese sul letto in camera. "Mamma, mamma, Luca mi ha fatto male!" disse Angelica arrivando col volto arrossato, "Mi ha dato uno schiaffo!". Angelica era una bambina di 6 anni che aveva problemi cardiaci fin dalla nascita e Luca, il fratello di 5 anni era il frutto delle ansie di due genitori che comprensibilmente per paura di veder perdere il frutto del loro amore, avevano pensato di far nascere a compensare almeno in parte un eventuale affranto. Una specie di premio di consolazione. Claudia senza parlare e con gli occhi arrossati la strinse a se e l'accarezzò col cuore in gola.
    Il mattino seguente Marco partì per lavoro. Doveva restare fuori una settimana a causa di una trasferta. Prima di partire andò però a bussare alla porta di Giorgia ed entrò. Dopo dieci minuti uscì e se ne andò a lavorare. Giorgia poco dopo uscì anche lei e raggiunse Claudia in giardino che nel frattempo era scesa a pulire il vialetto. "Come va?" le chiese e lei rispose che Marco era via una settimana quindi per un poco avrebbe potuto respirare.
    L'amica rientrò a casa con una scusa ma sembrava turbata da qualcosa, questo però Claudia non lo intuì. Ebbene sì! Giorgia era l'amante di suo marito, del marito della sua migliore amica. Nessuno però sospettava minimamente nulla anche perché era risaputo da tanti che proprio Claudia ebbe uno sbandamento per un altro dopo otto anni di matrimonio "normale" a detta della gente. Fatto però tesoro di tale esperienza raggiunse la consapevolezza che lo sbando avuto era non altro che la voglia di evadere parzialmente dalle paure e ossessioni rivolte a questa bambina che la sorte aveva anticipatamente segnato, una cardiopatia congenita di quelle che lasciano poche speranze di vedere crescere e rendersi indipendenti i propri figli. Consapevolezza tra l'altro di aver compromesso il matrimonio con Marco per questi motivi.
    La sera Giorgia, che viveva da sola, si mise a guardare un film in tivù ma non capì una sola battuta tanto era intenta a come spiegare alla sua migliore amica di come si era innamorata di suo marito e allo stesso tempo si trovava tra due fuochi: l'amore per lui e un altro tanto intenso quanto grande sentimento: l'amicizia vera e profonda volta a lei. Il giorno dopo squillò il telefono di Giorgia, era Claudia che le chiedeva di fare un giro ad un centro commerciale visto che i bimbi erano all'asilo ed avrebbero così trascorso una spensierata mattina. Arrivate alle "Capanne" scelsero un bar nel centro di quel colosso e si sedettero davanti una tazza di caffè al ginseng. Le due cominciarono a chiacchierare del più del meno quando Giorgia disse: "Claudia, come va con Marco? Con Rino ti sei più rivista?". Claudia rispose: "Dai, non me lo domandare più. Sai che ho chiuso quasi subito appena Marco l'ha saputo". Giorgia abbassò la visiera del berretto che da buona sportiva portava sempre e sussurrò: "Sai tempo fa parlai con Marco di quanto vi era accaduto e mi disse che lui era innamoratissimo di te ma la paura di perdere Angelica unita alla delusione che gli avevi procurato, l'ha distrutto psicologicamente. Lui aveva una grande forza per resistere alle sue paure, eri tu!".
    Claudia cercò di restar composta ma non ce la fece e scoppiò in lacrime esclamando: "Mi dici cose che già so. Anch'io sai però avevo e ho ancora tanta paura, paura di non farcela a dover mandar giù un simile dolore. Angelica è tutto per me, se venisse a mancare verrebbe a mancare tutto quello in cui io ho riposto la mia vita". Giorgia con un nodo alla gola prese la mano all'amica: "Vedi Claudia, se invece di Angelica, prima ancora nascesse, ti fosse venuto a mancare Marco? O se fosse venuto a mancare Luca? Sarebbe stato un dolore minore?". "NO!" rispose Claudia"ma è una cosa diversa". "Non lo è poi tanto credimi, solo che ora sei concentrata sulla rabbia che Marco ha verso te e tu verso lui, ma non ti rendi conto che egli ti era vicino nella gioia e nel dolore, come ti disse in giuramento a suo tempo e non ti rendi conto di quanto lui sia meraviglioso". Detto questo si mise a piangere. Claudia la prese per mano e guardandola dritta negli occhi mormorò: "Giorgia, anche tu sei meravigliosa e meraviglioso è quanto mi hai appena detto. Da buona amica non solo stai cercando di aprirmi gli occhi, ma hai pure a cuore ciò che ci sta capitando. Non piangere per noi, ci hai già dato abbastanza". Giorgia si alzò di scatto come una molla e gridò: "NO! Così non può andare, tu non puoi farmi sentire una merda, anzi no, tu non mi fai sentire una merda, lo sono già! Sono una merda di amica che sta qui a consolarti mentre come uno sciacallo mangio del tuo cibo". Dopo un attimo di silenzio, Claudia attonita chiese: "Ma che succede? Cosa vuol dire ciò?". "Vuol dire che io e Marco siamo amanti!". Claudia con un balzo collerico si alzò a sua volta e corse via inseguita dall'amica mentre il barista gridava che c'erano ancora i caffè da pagare. Giorgia esitò un attimo ma dopo un sonoro quanto sbrigativo "Fanculo i caffè!" rincorse Claudia e raggiuntala l'afferrò per un braccio. Strattonandola le gridò: "E no mia cara, ora tu mi stai a sentire!". Capito che a questo punto le spiegazioni erano dovute, le due tornarono nuovamente al bar e si risedettero dopo aver pagato i precedenti caffè. "Senti Claudia. . . tu e tuo marito eravate in crisi e io ero vostra amica da sempre. Nel momento di maggior sconforto di Marco lui si è confidato con me come avete sempre fatto entrambi e poi ha pianto, pianto e ancora pianto. Ha pianto per mesi ogni volta che ci vedevamo. Abbiamo parlato tanto in questo tempo e pian piano ci siamo sentiti legati da modi di pensare e visioni della vita che avevamo in comune. Passato il momento, diciamo d'innamoramento, ci siamo resi conto però della realtà. Lui sa benissimo di quanto tu l'ami, non riesce però a capacitarsi di come tu abbia potuto tradirlo così nel momento di maggior bisogno per lui". Claudia in controbattuta: "Io non l'ho tradito, almeno mentalmente, ho solo sbagliato e di questo me ne pentirò a vita". "Lo so"disse a sua volta Giorgia, "Solo che lui si aspetterebbe da te un semplice ti amo. Rivuole il suo posto che sente usurpato. Non potete andare avanti a muri contro muri. Rinunciate a litigare entrambi e da parte mia rinuncerò anch'io a Marco. Appena torna lo mollo io! Non tu!". Calmatesi le acque tra le due amiche, esse si incamminarono nuovamente verso casa.
    Passò la settimana che Marco era stato assente e quando questi tornò a casa, nuovamente senza farsi vedere da nessuno, bussò prima alla porta di Giorgia che lo accolse in casa. Dopo una mezz'ora rientrò a casa propria con lo sguardo assente.
    Entrato Claudia l'aspettava a braccia aperte e di sorpresa come mai aveva fatto lo baciò, l'accarezzò e se lo strinse forte. In mezzo a mille sospiri Marco si sciolse e forti che i figli erano dai nonni, i due si spogliarono e fecero l'amore come da troppo tempo non facevano.
    Passarono giorni e giorni di finalmente serena quotidianità e un pomeriggio Marco tornò anticipatamente a casa. Erano in cucina a bersi un caffè quando d'un tratto sentirono un boato assordante. I vetri dallo spostamento d'aria da un lato della casa andarono in frantumi, dal lato della casa di Giorgia. Corsero entrambi fuori e videro uno spettacolo allucinante: la casa di Giorgia sventrata da un lato, il lato della cucina. "Giorgiaaa!" gridarono con tutto il fiato in gola. Arrivarono i soccorsi e la polizia, rovistando tra quello che restava della casa, trovarono l'amica esanime tra le macerie. Da rilievi fatti conclusero che era stata una fuga di gas a far ciò. Marco e Claudia impietriti si guardarono negli occhi. Un dubbio li assaliva. . . incidente o suicidio? Con terrore se lo chiesero mentalmente, all'unisono senza mai però accennare una parola a tal dilemma. Tre giorni dopo si svolse il funerale di Giorgia , Marco e Claudia abbracciati davanti alla fossa che la stava inghiottendo gettarono un fiore nel terriccio che gli addetti stavano buttando sulla cassa. Marco guardò Claudia e le disse col batticuore: "Vedi, tanto presi eravamo dalle nostre paure di perdere le persone care, che non riuscivamo a vedere quelle degli altri che ci volevano bene e non volevano perderci a loro volta". Sempre abbracciati a capo chino s'avviarono verso i loro figli al che Marco aggiunse: "Prima o dopo se ne andranno anche loro ma per ora, fortuna e bontà divina, li abbiamo ancora".

     
  • 17 dicembre 2007
    La lotta

    Come comincia: Leggera, astratta, impalpabile la morte accarezza ogni giorno l'ego. Rapina i pensieri, frantuma i desideri, azzera futuro e cancella lo ieri. Le tenebre che con sé porta accecano speranze ed accendono una nera rassegnazione che fa precipitare in un pozzo in cui si spera arrivi quanto prima il fondo. Quivi arrivati il tempo è fermo e ci si chiede in quanti brandelli agonizzanti lasci il tuo io prima di stapparti l'ultimo lembo di vita in te rimasto, prima di spezzare l'ultimo filo legato a questa vita terrena. Non si vede altra soluzione  che aggrapparsi a lei ma l'ultimo esile, compromesso istinto alla sopravvivenza, fa sperare che non sia scelta propria ma fatal destino. Nero è la somma di tutti i colori della vita che, passando così velocemente sotto gli occhi, assumono lo stesso colore delle tenebre e da esse non si distinguono più; l'unica gamma cromatica visibile agli occhi confusi che non delimitano più i contorni della vita stessa. Così facendo pian piano... ti spegni!
    Reagisci con forza, forza che non hai. Ti rendi conto che sei esausto. Insisti in qualcosa che non comprendi ma comprendi che a volte non capire ma agire comunque è l'unica cosa da fare e continui a costruire non sai neanche tu cosa nella speranza che nella miriade di inutilità qualcosa torni utile.Vorresti fare grandi cose e sei convinto che se solo trovassi il modo le faresti ma non ci riesci. Cerchi disperatamente d'aprire la mente, la forzi all'inverosimile per capire qualcosa che probabilmente non è da capire. Combatti un nemico nascosto che non vedi costruendoti una corazza che diventa impenetrabile a tutto ma non a lei: la morte. Essa penetra le tue difese aprendo in loro uno squarcio che lascia passare anche le problematiche che pensavi sconfitte. Il pensiero a lei avanza inesorabilmente e pure quando credi non ti tocchi non puoi negare che sta comunque, imperterrita, avanzando nella tua direzione, nella direzione di tutti. Totalmente insoddisfatto cerchi  inutilmente qualcosa da fare che ti dia un orgasmo mentale a colmare tale affranto ma desisti subito. Allora cominciano i rimpianti di non aver saputo fare, dire, allocare le giuste cose nei giusti tempi, nei giusti luoghi. All'improvviso ciò che hai costruito si rivela ai tuoi occhi inutile e privo di senso: perché costruire tanto per poi dover lasciare tutto a lei? Rabbia e impotenza sfociano in te devastando sensi e togliendo scopo di vita. Ti dimeni dentro, ti agiti come non mai e pian piano... ti smorzi! Sforzi sovraumani ti danno ancora movimenti ormai riflessi e un attimo prima di dover oramai inevitabilmente abbandonare t'accorgi che questa lotta primordiale di sopravvivenza era ed è l'unica vera ragione di vita... purtroppo adesso è tardi!