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Autore

Michele Prenna

in archivio dal 10 apr 2011

19 ottobre 1946, Venegono (Varese) - Italia

mi descrivo così:
Estroverso e comunicativo sono da sempre onnivoro lettore con grosse curiosità intellettuali. Sposato con due figli grandi, terminata la carriera d'insegnante di lettere, ho scoperto la scrittura poetica e la fotografia: hobbies che sinergicamente abbino.

29 aprile 2011 alle ore 21:37

Tabacco

Il racconto

Presentazione

C’era una volta un povero calzolaio soprannominato Tabacco perché aveva sempre in bocca la pipa, il sigaro o la sigaretta e, quando non fumava, fiutava
la polvere aromatica che teneva in una scatoletta di metallo lucida per l’uso.
Tabacco per il resto si contentava di poco per essere felice: dopo il lavoro curava l’orticello, passeggiava al fresco degli alberi nel bosco vicino a casa,
si preparava fischiettando colazione e cena che non mancavano mai di un bicchiere di quello buono.
Dopo la morte della madre nella vita del ciabattino non c’erano state donne che gli fossero piaciute tanto da fargli desiderare di sposarsi; aveva avuto le sue avventure da giovane e adesso che era un po’ in là con gli anni si faceva compagnia da solo godendosi le bellezze della natura, i piaceri del fumo e le delizie della tavola.

L’ospitalità di Tabacco

Una sera sul tardi, mentre fuori imperversava un violento temporale, Tabacco se ne stava accanto al camino  aspettando che i fagioli nel pentolino fossero ben cotti.
Già pregustava la bella mangiata di legumi quando ad un tratto udì picchiare con violenza contro l’uscio. “Chi mai poteva essere con quel tempo da lupi? ” pensò il calzolaio, ma continuando i colpi andò a vedere.
Sulla soglia stavano, fradici d’acqua, tre uomini: due giovani e uno anziano; il più vecchio parlò per primo chiedendo qualcosa da mangiare e ricovero per la notte.
Bisognava essere davvero duri di cuore per rifiutare di soccorrere quei poveracci e Tabacco, anche se non era uno stinco di santo, in fondo non era cattivo, così li fece accomodare nella cucina vicino al tavolo apparecchiato
a cui aggiunse altre tre scodelle insieme a cucchiai e bicchieri.
“Intanto” disse “mangiate un boccone! Avrei voluto offrirvi qualcosa di meglio, ma non sono ricco e, se vi contentate, una zuppa di fagioli con un tozzo di pane e un bicchiere di vino stasera è tutto quello che ho per cenare. Poi potrete trascorrere la notte vicino al camino, al caldo.”

I tre desideri

I tre viandanti non si fecero certo pregare oltre, si accomodarono nella stanza
e fecero onore al pasto frugale e al vinello dell’ospite complimentandosi per la bontà dei fagioli cotti proprio a puntino. Quello dei tre che dal portamento sembrava il capo, dopo aver chiesto a Tabacco come si chiamava e viveva, volle manifestare più concretamente la sua gratitudine e, rivolgendogli la parola, cominciò a dire ”Caro Tabacco, davvero da tempo
non ero stato accolto così bene. Mi hai fatto sentire a casa mia dividendo con me e i miei compagni, anche se non ci conoscevi, la tua cena. Voglio perciò compensarti e lo faccio davvero volentieri. Esprimi tre desideri e io, che sono il Signore, li esaudirò.” 
Alla rivelazione di chi si celava sotto i panni di quel pellegrino, il calzolaio quasi sveniva dall’emozione; subito disse che era contento così, poi, vista l’insistenza di Gesù, gli comunicò il primo desiderio
“ Signore, vedi questa tovaglia? Ebbene fai che tutte le volte che dirò – tavola apparecchiata! – si riempia dei cibi e delle bevande più squisite secondo le mie necessità e i miei desideri.” Ed il Signore di rimando “ Sia! ”. Mentre il ciabattino parlava così col Cristo, il viandante vecchio cercava di attirare la sua attenzione. Era evidente che voleva suggerirgli qualcosa, ma Tabacco era troppo preso dalle sue richieste per pensare a dargli retta.
” Adesso ”riprese il Signore” esprimi il secondo desiderio.” E Tabacco “ Fai che quando ordino al mio tascapane di acchiappare qualcosa, questo la prenda e non la molli se non glielo dico io.” Ed il Signore di nuovo “ Sia! ”
Pietro intanto, avrete certo capito che i due compagni del pellegrino altri non erano che i suoi discepoli prediletti: Pietro e Giovanni, soffiava sotto voce e gesticolando ”Chiedi la grazia del Paradiso! ” ma il nostro Tabacco non l’udì perché era troppo concentrato a pensare il terzo e ultimo desiderio.
Trovato! “ Signore, vedete questo bastone? Ebbene fate sì che picchi a tutta forza se lo chiedo e smetta di bastonare solo al mio comando.” Ed il Signore esaudì Tabacco cosicché il ciabattino aveva esaurito i tre desideri che gli erano stati concessi.

Il rimprovero

L’indomani i tre ospiti salutarono il calzolaio e San Pietro, trattolo da parte, gli disse “ Stanotte hai avuto una grande opportunità e l’hai sprecata malamente. Potevi chiedere di andare in Paradiso e non l’hai fatto! Quando verrà il momento te ne pentirai amaramente, ma sarà troppo tardi.”

La casa degli spiriti

Erano passati diversi anni da quando Tabacco aveva ospitato Gesù e i due Apostoli; grazie alla tovaglia miracolosa il nostro eroe non aveva dovuto più preoccuparsi di mettere insieme pane, companatico e vino buono tanto che era riuscito a risparmiare una discreta sommetta con cui voleva togliersi la soddisfazione di poter avere una casa bella e spaziosa, proprio da signori.
Così quando seppe che nel paese vicino veniva messa in vendita a buon prezzo una villa che nessuno voleva perché si diceva infestata dagli spiriti il nostro Tabacco, per niente impressionato, fece la sua offerta e, in mancanza di altri acquirenti, l’ebbe, come si suol dire, per un pezzo di pane.
Armi e bagagli il nostro s’installò nella nuova dimora cui non mancava anche un bel giardino e attese a piè fermo l’assalto dei fantasmi.

Un povero diavolo

Per qualche tempo non accadde nulla, sembrava davvero che la fama sinistra del luogo non avesse più alcuna ragione finchè una notte…
S’era alzato un gran vento che faceva sbattere le imposte e piegava fin quasi a spezzarle le cime degli alberi facendo volare lontano le foglie gialle d’autunno, poi era iniziata la pioggia sempre più fitta e battente accompagnata da fulmini e tuoni. Al ciabattino venne in mente che assomigliava tanto alla notte in cui aveva ospitato i santi pellegrini.
La pendola della sala aveva appena finito di battere per la dodicesima volta quando dalla cappa del camino rimbombò potente una voce “ Tabacco! Guarda che mi butto giù! “
Per nulla intimorito il ciabattino rispose “Va bene, buttati pure. “
La voce risuonò minacciosa ancora una volta e, visto che Tabacco faceva spallucce e sfidava lo spirito a mostrarsi, con un alto urlo il diavolo si calò per la cappa e, avvolto da una gran nuvola di fumo, si pose di fronte a quello sfrontato di un essere umano.
Ma il calzolaio non attendeva altro, prese il tascapane e ordinò “ Acchiappa! “ e, prima che il demonio si riavesse dallo stupore di trovarsi imprigionato, facendo cenno al bastone, il terribile vecchietto proseguì “ Picchia, bastone bello! Batti bene il sacco a tutta forza! “
Povero diavolo! Pensava di spaventare e si ritrovava pieno di lividi e botte!
Ebbe un  bel gridare “ Pietà! “ implorando di smetterla, le bastonate continuarono sempre più forti finchè Tabacco, sentendo la voce di quello sventurato affievolita e quasi spenta, non ritenne che la lezione poteva bastare.
Appena il tascapane si riaprì e il bastone riposò non parve vero al demonio tutto acciaccato e in pezzi lasciare senza altri guai la stanza riguadagnando l’Inferno da dove era venuto.
Da allora si guardò bene dal tornare in quella casa e il nostro Tabacco potè starci tranquillo e felice fino alla fine dei suoi giorni.

Dal Paradiso all’Inferno

Quando l’anima immortale del ciabattino decise di abbandonare quel corpo fin troppo consunto, volò rapida in cielo al Paradiso, ma il vecchio portiere,
vedendo chi era, si ricordò dell’antica ospitalità e soprattutto del desiderio sprecato, così disse che lì non c’era posto per lui, cercasse altrove.
Sorpreso Tabacco non replicò e di filato scese al regno del demonio picchiando forte al massiccio portone.
Era ben deciso a non farsi mettere alla porta una seconda volta!
A dire la verità anche il diavolo si ricordava del calzolaio. Come lo vide gli parve di sentire ancora la gragnola di colpi in tutto il corpo e cercò di evitare
di avere quello scomodo ospite, ma Tabacco fu pronto a minacciarlo di un’altra presa col tascapane e successive legnate così che, fatto buon viso a cattiva sorte, accettò di accoglierlo all’Inferno.

Il diavolo si dispera

Davvero era ben strano il luogo dove era capitato, pensava il ciabattino. Chi mai avrebbe immaginato uno stanzone grande all’infinito con, lungo le pareti, innumerevoli pentole incoperchiate perennemente in bollore?!
E cosa gli toccava fare! Il diavolo gli aveva dato un incarico preciso in cambio dell’ospitalità: curare che le pentole bollissero bene sempre; mai il fuoco doveva ardere meno intenso o peggio spegnersi. Comunque non erano affari suoi e il lavoro non era pesante, solo che alla lunga era di una noia mortale e poi chissà cosa c’era in pentola di tanto duro da cuocere. In fondo gli venivano in mente gli amati pentolini di fagioli.
Capite bene che, una volta arrivata, la curiosità prima o poi sarebbe stata soddisfatta e infatti… in un momento in cui il diavolo se n’era andato a fare un giro sulla Terra, il nostro curiosone sollevò cautamente un primo coperchio, poi un altro, un altro, un altro ancora. Che disastro! Ogni volta un sibilo come di vapore usciva dalla pentola e dentro…niente! Tutte le anime dannate in men che non si dica facevano ricreazione, spassandosela un mondo.
Ritornato in fretta e furia, il diavolo ebbe il suo daffare a rimettere in ordine il locale, dopodiché affrontò Tabacco a brutto muso con un diavolo per capello. Evidentemente l’Inferno non era il suo posto, aveva combinato un caos indescrivibile e quindi era meglio per tutti e due se se ne andava alla svelta e non si faceva più vedere.
Mentre lo apostrofava in tal modo il padrone di casa accompagnava Tabacco all’uscio e glielo richiudeva con un gran botto dietro le spalle.

Ritorno al Paradiso

Per l’anima di Tabacco era tutto da rifare, ma il ciabattino non era tipo da perdersi d’animo facilmente, decise di risalire al Paradiso e di sistemare una volta per tutte i conti in sospeso con il suo portinaio.
Anche stavolta il santo custode si preparava a scacciare l’indegno calzolaio, ma questi rapidissimo lanciò oltre la porta il cappello e subito iniziò a gridare perché Pietro lo lasciasse entrare a riprenderlo.

La furbizia di Tabacco

Era tale e tanto il baccano scatenato sulla soglia del giardino di delizie che neppure i cori angelici riuscivano a coprirlo sicchè giunse fino alle orecchie del Signore.
Che mai succedeva? Da quando in qua il Paradiso si metteva a far concorrenza all’Inferno? Ed il Padreterno venne a vedere.
Come fu contento nel rivedere il calzolaio che lo aveva accolto e rifocillato!
Ma perché Pietro non lo faceva entrare?!
Il guardiano spiegò le sue ragioni: quell’anima non meritava il Cielo poiché  aveva preferito la pancia piena alla salvezza eterna.
Assentì gravemente il Signore, ma poi “ Consentigli almeno di recuperare il
berretto! ” disse e, salutato il ciabattino, tornò sul trono.

La conquista del Paradiso

Avuto il permesso, Tabacco entra nel Paradiso, ma a sorpresa si siede sul cappello urlando e strepitando che non intende muoversi di lì e che bastonerà di santa ragione chiunque s’avvicini.
San Pietro, sbalordito ed esasperato, alla fine si rassegna e gli permette di stare dove si trova.
Così Tabacco si conquistò un posto in Paradiso!
Mai  modo di dire fu più appropriato.

FINE

Commenti
  • Annarosa Colasanto ...l' egoismo, l'avidità non portano da nessuna parte, una bella lezione di vita, e Tabacco ebbe il suo posticino in Paradiso..bellissima Prof grazie

    31 luglio 2013 alle ore 20:54


  • Michele Prenna da prof, raccontandola a memoria, ho catturato l'attenzione dei miei studenti delle medie che, pur di sentirla recitare, rinunciavano perfino all'intervallo fra le lezioni.

    31 luglio 2013 alle ore 21:06


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