Soliloquio di una donna che inventa sogni

Attende a testa china,
sotto un giogo di abitudini scontate,
parla a se stessa
certa
che oltre le inferriate d’oro
stia la vita,
quella vita verso cui lo spirto tende.
Si chiede ad alta voce
e l’eco le ritorna,
quando sarà il momento
e quando troverà la forza per uscire.
Aspetta, aspetta,
aspetta cuore mio,
dice fra se e si convince,
non aver fretta, ancora non è l’ora.
Sono trascorse tante primavere,
e lei continua a dialogar da sola.
Vorrebbe si, vorrebbe prendere la rincorsa
ed afferrare un sogno,
ma dice vai, corri, respira e vola,
forse sarai felice
o forse, meno sola.
Sta lì ad un passo la libertà agognata,
le basterebbe poco per fuggire.
Ma al sol pensiero di spiccare il volo
il terrore di lei s’impadronisce,
un peso greve e grigio come piombo
prima la schiaccia
e poi la inchioda al suolo.

La rassicura quella sua prigione
con pavimenti lucidi e un comodo divano,
lì invecchierà immersa nel suo inganno
e come fosse bimba inventa sogni
ben certa che tali resteranno.