Battaglia materna

Tuono nella tempesta,sopraggiunge un rumore di terremoto.
No,sono calzature.
D'acciaio.
E percorrono tutta la valle sguarnita di alberi, solo qualche capanna bruciata qua e là, e l'amaro sapore di carne bruciata.
La spada si alza sola ,ed il sangue cala copioso dal manico: del nemico..e suo.
L'unica figura rimasta in piedi davanti a quella distruzione,e sovrasta un uomo steso a terra,,che rantola la sua parola in un fiato ‐perché?
E il suo cuore smette finalmente di battere,
Il respiro del soldato si fa regolare, può riposare.
La sua spada ha reclamato e bevuto la linfa vitale del nemico.
Un ombra passa sul suo volto , un pensiero si insinua nella sua mente.
‐chi era?avevi anche lui dei cari?aveva anche lui una mamma ?
Certo che l'aveva ,come ogni altro presente su quella stramaledetta vallata.
Uno stridio acuto gli penetra nella testa,egli alza lo sguardo e i suoi occhi tremolano dalla rabbia: una testa attaccata ad una picca dona la propria carne in pasto agli avvoltoi.
Lo sguardo si abbassa lentamente fino a vedere un muro,di acciaio e carne.
L'intero esercito nemico.
Si guarda intorno. Non c'è  nessuno dalla sua parte.
Una lacrima solitaria scende dal suo viso.
Un pensiero si insinua nella testa e percorre tutte le sinapsi fino a fare del suo corpo tutt'uno con l'angoscia.
Morirò.
E non lo rivedrò più.
Una freccia sibila,la spalla viene trafitta e il suo osso viene spezzato.
Il dolore pare risvegliare tutti i suoi sensi , e i suoi pensieri mutano.
E vanno all'unica donna della sua vita che l'abbia mai amata.
Sua madre.
A tutti i sacrifici che aveva fatto.
E i pensieri mutano ancora,presi dalle correnti della memoria.
Pensa a quel cane di suo padre.
A come gli aveva abbandonati per un altra donna,e penso a quanto lo aveva odiato.
Poi ,come un raggio di luce nell'oscurità più totale, penso al suo bambino,a cui stava dando la vita.
Chissà se penserà a quel soldato sperduto nel campo di battaglia.. chissà se penserà a lei,a sua madre.
Si alza,sola, donna contro quel muro di uomini fatti di acciaio e carne.
Altre lacrime scendo giù dal suo viso,quasi a darle forza.
E in quella landa desolata , solo tre parole furono udite e furono udite con la stessa forza del rombo del tuono ‐per mio figlio!

Poi il tuono,e si sveglia.
Ancora il sole  non è sorto, e piove ancora.
Il respiro del suo bambino sulla barella è regolare.
Lo stringe forte, accarezza il suo cranio rasato per la terapia contro la laucemia  .
Piange in silenzio,distrutta.
Ma le era stata accanto, ed avevano vinto. Insieme.