Chi conosce la morte è grato alla vita, ne riconosce ogni luminosità, non la disprezza, non la deride. Non è malevolo, non può: sa che Essa è preziosa, e la onora, vivendola.
Augurare un "buon qualcosa" non è educata espressione, è somma preghiera, è percorrere il cuore e da esso sollevare, in punta di dita, il velo che separa, è collegare il desiderio del proprio bene a quello di colei/colui che lo riceve.
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