Due vite parallele, come rette che il destino ha disegnato lontane. Corrono, corrono ignare l'una dell'altra, convinte che sia quello, il loro verso: dritte, separate, eternamente sole. Poi qualcosa si incrina nell'ordine delle cose. Una si ferma. Guarda. E nell'altra riconosce il profilo di ciò che cercava da sempre. Si toccano. E la geometria, per una volta, ammette di essere imperfetta. Quel punto non ha nome nei libri. Lo chiamano amore.