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Autore

Alexandrina Scoferta

in archivio dal 15 set 2013

Chisinau - Repubblica Moldava

segni particolari:
Non giudico, non offendo, non manco di rispetto. Non mi impongo e non impongo le mie idee, ma le difendo.

09 dicembre 2014 alle ore 13:11

senza fondamenta

Il racconto

Avrei voluto non capire l'italiano, ma, con il tempo, le parole si assorbivano da sole ed io non ci potevo fare niente. Questa nuova cultura si insinuava nella pelle e nel mio essere, perché ero stata deragliata e sradicata dal mio percorso, da quella che credevo fosse una terra mia, mia senza ombra di dubbio, luminosa e trasparente, così naturale e radicata nei gesti, nei silenzi, nelle nostalgie. Ma la lingua italiana sembrava essere più forte, si insinuava da sola ed io la pregavo: ''Vattene!'' come un bambino prega il mostro notturno nell'armadio. Ma ero piccola e i bambini si omologano all'ambiente in cui vivono. Imparai presto questa lingua antica che ancora non sapevo fosse colma di tanta poesia. Fingevo di non capire le cattiverie dei miei compagni, ero una bambina e quando i bambini si feriscono le ginocchia, hanno troppa paura della medicina per dirlo alla mamma. Ma loro continuavano ed io lasciavo che l’infezione peggiorasse e si espandesse fino a diventare una parte sopportabile di me stessa, che non faceva, infine, un male esagerato.
Non tutte le parole avevano quest’influenza su di me, le storie assurde di Rodari mi facevano bene, così come mi faceva bene inventare storie tutte mie che erano un po’ ammalate, perché mancavano di qualche doppia e di qualche accento qui e là.
Avevo una parte un po’ adulta che perdonava tutto e questa era una cosa bella, ma il brutto era che così non potevo consumare la mia parte bambina e non si può saltare da un posto all'altro senza percorrere tutte le vie necessarie per arrivarci. I bambini devono essere bambini per poi fare gli adolescenti e fare i capricci, sbattere la testa nei guai, farsi male fino a quando saranno pronti a diventare adulti. E’ come voler edificare una casa senza fondamenta: una casa senza le fondamenta deve imparare a volare o, almeno, deve convincersi di poterlo fare. Chi abiterebbe mai in una casa così? Solo le persone capaci di staccare i piedi da terra, solo i pazzi, i poeti e tutti gli artisti. Io sono una casa convinta di saper volare, non ho le fondamenta, non mi si può raggiungere camminando per terra. Per arrivare a me, bisognerebbe imparare a volare.

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