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Poesie di Carlo Sabelli

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  • 09 settembre 2006
    La Ballata Della Rabbia

    Un solo pensiero per trattenersi


    che sfugge via da una logica lubrificata,


    laddove vi è solo del vuoto dei 1000 palazzi ersi


    al levar di sicurezza ed ogni cosa è detonata;


    e cercar nelle macerie materie ancora acerbe


    se "tutto si trasforma" sotto al controllo che si annulla,


    mi dipingo come sono realmente dinanzi le urla


    creatura d’orgoglio castiga il noi “vivente” imberbe.


    Ho espulso le emozioni sudando


    il rancore  arrancato stavo sedando,


    chi senza ragione si impone


    ragione anche al pollice s’oppone.


    Tremano i denti freddi di male umore 


    avevo le certezze di non provare oltre niente,


    i battiti pulsano mai così fieri dentro al rotto cuore


    la vendetta, il sentimento meno logoro di umana mente.


    Degenerazione figlia della morte e dello stupore vero


    impariamo la rabbia ancora prima di capirne l’effetto,


    saturazione di un mondo che vede bianco o nero


    distruggiamo l’amore ancora prima di capirne l’affetto.


    Nei gironi di milizie  e di umiliazioni


    bolgie di demoni folleggiano in testa,


    la preda predetta così si manifesta


    solo una flebo a soffocare pulsioni.


    Tutto quello per cui ho lottato mi ha reso violento


    Lo sputo è come un bacio assai meno lento,


    La circostanza mi ha reso combustibile di me stesso pregno


    Se di me non rispondo più niente, te ne spiegherò dopo il senno.

  • 09 settembre 2006
    L'incertoPiacere

    Steso il tuo corpo tra i mille rovi che osano palparti

    Come è il capello sciolto la prima cosa che nel corpo tocca

    Storce e trema la trama dei suoi grovigli sulle caviglie

    Tacita la forma nel viso pervaso di voluttuoso sospirare

    dai capezzoli a capezzali udito come conchiglie

    Sanguina l’inguine deposto in papille deliranti

    Vela le tue spoglie il fosco che nelle tue palpebre imprigiona

    E allorché sogni la via traboccante dei tuoi desideri ti sveli

    Sotto le rose e sotto la terra come seta oltre al tuo collo assopisciti

    custode del tuo respiro la mia ombra sarà a vegliarti

    Solo il giorno saprà svegliarti, tutti alla luce dei tuoi spiragli

    riusciranno a cogliermi, a sottrarmi dalle dune del tuo manto

    dove il tuo volto sprofondando sorge e brilla da un lato soltanto

    le dita serpentine serpeggiano da laddove

    mi sono assetato per condurre il mio ritorno a ritroso

    le cupe orme ormeggiate, recuperando

    levandole come si leva il sole quando mi eclisso

    senza marcar la mia traccia negata

    e a bandirmi anche a una sola stagione

    ma se è del buio che tu hai da temere

    Sarò la tua dolce paura.

  • 09 settembre 2006
    Senza Titolo e Nobiltà

    Ti sussurro

    e tu ti bagni

    Dalle tue orecchie

    La mia sapiente lingua

    Accompagna le parole

    Divincolandosi da essa

    solennemente inestricabile

    un tuo senso intercede

    il voler ritrovare

    quella cosa che deve

    ancora esistere

    nelle vie dell’udito

    mai entrata in cervello

    quel sasso buttato

    a farmi sentire

    infrangendo peccati

    e suono

    la tua profondità

    interminabile

    inesistente

    quel sasso è entrato

    ed è subito uscito

    quel ti amo

    ti suona

    non mi amavi

    quell’odio

    verso di me

    è amore verso di te

    da qualunque verso

    tu l’abbia capovolto

    rimane un oggetto

    il tuo piacere

    si fonde alle mie

    lagrime sporche.