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in archivio dal 14 mar 2012

Cesare Moceo

29 settembre 1953, Palermo - Italia
Segni particolari: Ho impresso in faccia l'amore per mia moglie.
Mi descrivo così: Sono servo della mia famiglia. I miei scritti possono contenere qualche citazione da sottoporre agli obbighi di legge.
Inserito nell'antologia poetica "Voci d'autore 2013" edita da Pagine srl e nella collana dei poeti contemporanei 29/012 e 6/013.
Pubblico poesie sul giornale telematico "cefalunews"

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  • E allora lasciate ancora che pianga questo vivere nel silenzio dei miei urli, ora, quando m'accorgo che l'anima non trova più il coraggio di farsi sentire, rintanandosi nelle sue tenebre nere come la pece. E piango proprio adesso che la pioggia il vento le angosce i rimorsi, gridano tutti assieme il loro tormento, dicendomi che non c'è paura più atroce d'udir per sè il nulla della propria intimità. . Cesare Moceo vecchio ragazzo del 53 Poeta di Cefalù destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

     
  • lunedì alle ore 7:01
    La sorte dei giorni

    Giorni, tutti con lo stesso ritmo, come un disco rotto che suona sempre la stessa sinfonia; tutti a cominciare con lo stesso squallido risveglio. E ancora quei giorni, a sopportare nell'intimità le stesse angosce dai tormenti persistenti, indelebili e penetranti nell'anima, quasi fosse un calvario imposto dal Cielo, forse per qualche colpa da espiare. E rassegnarsi, e pensare che ogni giorno da vivere, non sarà meno infelice di quelli già scorsi nè di quelli che verranno.

     
  • lunedì alle ore 6:59
    Il ricordo dei miei sedici anni

    Ero colui che sin da piccolo ha dovuto rivoluzionare i suoi criteri, andando contro il cammino naturale nel mondo in ogni sua tradizione obsoleta e per questo criticato giudicato e abbandonato. Si, ero io la "pecora nera" di famiglia, quella che ha gridato sempre la sua ribellione al dogma di non poter raccontare al mondo i desideri repressi, i sogni irrealizzati e le frustrazioni . Cesare Moceo vecchio ragazzo del 53 Poeta di Cefalù destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

     
  • giovedì alle ore 13:43
    A passeggio dentro il mio Mareluna

    (sono le 06.30 di oggi 28.nov.2021) Vado a spasso con il mio Noël, e la mente si sofferma al pensiero d'esser in autunno, mentre lo sguardo si posa qui e là, su uno scenario decorato dagli alberi spogli e dal tappeto di foglie cadute a terra, ormai prive del loro colore verde, a ricordarmi quanto fugace sia l'esistenza terrena. Là,in quel vedere, mi sento invaso da un'atmosfera intrisa di speranza e di pace, che agita l'aria d'attorno come a sventolare colorati stendardi che ostentano al mio vivere la grandezza del Creato. . Cesare Moceo vecchio ragazzo del 53 Poeta di Cefalù destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

     
  • giovedì alle ore 13:41
    Tra guerra e pace

    Amo quello stare solitario dentro cui i pensieri danzano al ritmo frenetico di giorni senza presente. Dispongo così la mia vita, pur cosparsa di gioie e tormenti or d'urgenze e d'angosce, a districarmi tra topolini elefanti e farfalle. E mi raggomitolo in me come una chiocciola dentro il suo guscio, tacendo in seno al mio futuro racchiuso in momenti inaccessibili lontano dal mondo reale dove nessuno può raggiungermi. . Cesare Moceo vecchio ragazzo del 53 Poeta di Cefalù destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

     
  • 30 novembre alle ore 6:48
    I desideri del cuore

    Celate emozioni attirano l'anima al piacere di conoscer se stessa, nella sua ineguagliabile grandezza e nei suoi tesori, nascosti tra le luci scintillanti della bruma d'ogni tramonto. Là, essa e il suo padrone, possono così comprendere come la Pace non abbia in sè alcuna apatia stagnante, divenendo nell'uomo moto perpetuo del suo vivere. . Cesare Moceo vecchio ragazzo del 53 Poeta di Cefalù destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

     
  • 27 novembre alle ore 19:27
    Le sofferenze sono dolci preghiere

    Prospettive di guarigione inducono a scoprire intimità che vanno oltre l'intelligenza. Là, abbracci pianti e suppliche, restano illusioni segrete a proteggere il dolore. E ancora là fare dell'amore l'eterno faro che illumina la via. . Cesare Moceo vecchio ragazzo del 53 Poeta di Cefalù destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

     
  • Offrirsi con gioia e moderazione donando il proprio sapere e servirsene per effondere abbondanza di sentimenti. Rallegrarsi nei cuori d'accanto e compiacersi in quel giovarsi al nutrire d'amore ardente e di suprema consolazione, certe anime intrise d'angoscia che la loro miseria non sanno; e consumarsi in quei pensieri. . Cesare Moceo vecchio ragazzo del 53 Poeta di Cefalù destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

     
  • 26 novembre alle ore 13:40
    Quanto vale la dignità ?

    Ma vi pare che non si sappia per voce di popolo di cosa parlate seduti attorno ai feretri a cui fate i funerali ? Voi, tutti presi a fare gli uomini, a ciarlare a vanvera d'inutilità e ogni giorno correte a riempir le vostre brocche alle fontane del viver basso, della povertà sconosciuta piatta, rassegnata a goder soltanto di ciò che può acquistar senza denari. . Cesare Moceo vecchio ragazzo del 53 Poeta di Cefalù destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

     
  • 24 novembre alle ore 19:43
    Quando la mente perde la fantasia

    Dominare gl'istinti, imporsi dei limiti contro le abitudini più dure a perire, quelle che abbracciano l'anima con il miglior sorriso, fanno arenare il cuore su una spiaggia qualunque e andare fuori di testa ovunque ci sia un destino che aspetta. E si finisce presto di porsi domande. . Cesare Moceo vecchio ragazzo del 53 Poeta di Cefalù destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

     
  • 20 novembre alle ore 20:38
    Il canto che nessuno vuol sentire

    Scricchiolano i giorni sotto la forza poderosa del destino, ci vorrebbero equilibri perfetti mentre la vita ci avvince e ci vince. Ma forse è meglio tacere e restare là, immobili con il fiato tra i denti, ad ascoltare ogni burrasca, a cantare i buoni propositi e invocare l'aiuto divino . Cesare Moceo vecchio ragazzo del 53 Poeta di Cefalù destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

     
  • 20 novembre alle ore 20:38
    Il mio autunno

    Alberi, dalle foglie color rosso-arancio, mi vengono incontro in quest'autunno che si distende, gioioso di una vita a colori, lungo le strade cosparse di petali di fiori. Qui passeggio felice tra le mie intimità, sentieri a volte scoscesi dentro cui mi affatico, adombri di suggestioni e invasi dai guerrieri del sole nelle sue battaglie alle tenebre, dove, nelle lusinghe dei giorni ho il piacere d'esistere e dove con immenso amore, tra queste meraviglie ricche di speranza scorre la mia età. . Cesare Moceo vecchio ragazzo del 53 Poeta di Cefalù destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

     
  • 20 novembre alle ore 11:15
    D'ansia...la vita

    Nell'inizio che decide ogni abbraccio, resta il destino di quanto calore vivrà nel suo tempo. E se pur luce nascente e tremuli raggi anima nuda nei cuori distende, quel piacer ispirato dal fato rimosso d'infauste sorprese e taciturne lacrime, sosterrà i piaceri e anche i dolori. . Cesare Moceo vecchio ragazzo del 53 Poeta di Cefalù destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

     
  • 19 novembre alle ore 8:03
    Dentro le mie miserie

    Per chi non lo sapesse,questa del Leopardi ,è una frase intrisa d'ironia...(reminiscenze scolastiche). "Oh natura cortese, son questi i diletti che porgi a me mortale?" (G.Leopardi da "La quiete dopo la tempesta") Resto così muto, immobile, a guardare fisso verso un punto vago, in un affettuoso immergermi nel vagheggiato spirito d'ammirazione mistica, che porta l'anima mia, nella fedeltà a se stessa e nell'oblìo d'ogni timore, a palpitar verso visioni di pace e paure profonde e pur meditate. . Cesare Moceo vecchio ragazzo del 53 Poeta di Cefalù destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

     
  • 17 novembre alle ore 19:15
    Coraggi

    Purezze, nascono dalle fragilità del proprio candore e come germogli di vita, si conservano integre in anime ardite che in fronte alle asperità dei giorni non si arrendono mai. Anime valorose, che confidano in quella forza e si elevano al di sopra della rozza materialità, brillando ancor più nel loro splendore. . Cesare Moceo vecchio ragazzo del 53 Poeta di Cefalù destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

     
  • 14 novembre alle ore 17:00
    Tu picciol fiore,anima e vita

    Batte forte il tormento, spargendo amaro nettare sul vivere e sulle sue Veritá, rendendole umide di tristezza. Fortunati saran coloro che mentre io sospiro dell'empio destino oppresso, del loro essere ne fan tal vigore a volare alto tra nuvole e artifizi, così a librar restando a contemplar e preservar il Creato . Cesare Moceo vecchio ragazzo del 53 Poeta di Cefalù destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

     
  • 14 novembre alle ore 17:00
    Novembre 1978

    Ti fermasti in me quel dì che t'incontrai, quando assiem sentimmo dell'intenso amor il travaglio nel passeggiar d'autunno e di giovinezza E son già tant'anni, quarantatrè continui, che mi governi e accudisci e le smanie d'onore tu guarisci del cuor c'avvampa al fuoco d'amor e di costanza. T'amo e vive ancor nel mio sentir quell'arder dentro "da cui altro diletto giammai non ebbi" E sol di ciò oggi m'appago. . Cesare Moceo vecchio ragazzo del 53 Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

     
  • 14 novembre alle ore 16:59
    Germogli di pace,germogli di vita.

    Scrivo, ed è come se una valvola di sfogo si attivasse dentro; là smetto di pensare e in quella solitudine si risveglia il coraggio nel suo tracciare un destino che senza chieder permesso s'avvolge al cuore indefesso, a imporre in cantilena che le difficoltà si superano solo accettandole e acconsentendosi in ciò che si è. E confido nella forza che hanno avuto sempre i fatti, sperando ancora che si fondano tutte le spade per forgiare soltanto vomeri pronti ad arare terreni nei quali far correre liberi insieme i lupi e gli agnelli e germogliare tanti fiori profumati di pace e resistenti a qualsiasi intemperia che voglia ancora farli appassire .

     
  • 12 novembre alle ore 13:56
    Abominati scontri

    Certi pensieri sfuggono tanto spesso alla mente, quanto più sono inutili del loro significare. Cesare Moceo Deplorevoli malintesi regalano spiacevolezze, alle menti nutrite di confuse disonestà che aborriscono il desiderio dell'intimità d'affrontare con forza d'animo, le incertezze della vita. Destinati a mortificare l'Umanità, sono essi necessità volute dall'infelicità sottomessa al destino. E non si potrà donar in quel vivere, eccellenza o riconoscenza, stante il loro perenne essere senza alcun anelito di gioia. . Cesare Moceo vecchio ragazzo del 53 Poeta di Cefalù destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

     
  • E se anche illustre menti avessero da ridire sulla mia intrisa d'arcano coscienza interiore; qualora la riconoscessero avversa alla loro cultura, sappiano Essi che non mi sento un estraneo nel mondo, anzi in esso, vivo pregno di diletto. . Cesare Moceo Vecchio ragazzo del 53 Destrierodoc Tutti i diritti riservati

     
  • 08 novembre alle ore 12:33
    Speranze

    Vago solo e incosciente nel cuore dei giorni, in estasi dentro certi abissi, a contemplare l’asprezza dei miei dubbi. Consulto invano il Cielo per conoscere il mio futuro e invano parlo all'Altissimo per capire se quando passerò lo Stige, in quel momento, la mia anima sarà salvata e se basteranno i soffi della speranza a lasciare di me il più bel ricordo si da meritarmi nell’aldila’ il migliore approdo. Mi guardo intorno e gladi d'ardenti pensieri, privi di voglie, volteggiano focosi nella mente rumoreggiando di sospesi sospiri. Piangono lacrime inquiete i miei giorni, con la tristezza che ne ferisce l'anima nitidamente distratta dal tocco malefico di scostanti e freddi sentimenti. E resta di me uomo, soltanto il cuore oppresso e il futuro sconosciuto trasformato in angoscia. . Cesare Moceo vecchio ragazzo del 53 Poeta di Cefalù destrierodoc @ tutti i diritti riservati

     
  • 07 novembre alle ore 13:22
    Desìo di un cuore malato

    Non ho vergogna d'esser felice nè d'essere infelice. Ho negli occhi già d'adesso, quanti pochi ora a me d'appresso, avran volontà d'ammirarmi, anche quando potrò raggiungere la dedizione d'amore, piccola grande intimità umile e serena, del cui desìo il mio cuor vive. Cesare Moceo vecchio ragazzo del 53 Poeta di Cefalù destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

     
  • Son qui, a passeggiar nel vento, in quest'alba che ancora non nasce; sotto queste stelle accese, che sembrano voler ammiccare sempre più forte. Il mare davanti, che russa sornione quasi a accompagnare nel buio i miei lenti passi, mentre il pensiero va a chi, come me a quest'ora cammina per il mondo, a rimuginar sui mali che la vita ha dato in sorte, con la speranza, petalo violato d'ogni rimembranza, d'arrivare presto e forse, con la certezza del comune destino di non poter arrivare mai. . Cesare Moceo vecchio ragazzo del 53 Poeta di Cefalù destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

     
  • 05 novembre alle ore 17:01
    Solo...io e me stesso

    Scrivo, e non m'accorgo di farlo, emozioni stagnanti nelle parole dettate dal pensiero. E non vedo neanche quanta luce si levi da esse, in ispecie al vegliar delle stelle, quando s'illuminan i desii d'amori e di virtù in quelli che del saper vanno fieri. E sono ancora qui in questa nuova notte, dentro il mio vecchio stare, a guardarmi attorno con le angustie a rimbeccarsi, prese da forsenni e rabbie davanti agli occhi miei mentre il cuore batte i suoi ritmi preferiti. Tormenti d'esperienza, che s'infilzano tra loro pronti a far la differenza, a danzare sulla melodia di quei battiti incalzanti e ergersi in un intrigo di spine pungenti, a far bivaccare ancora in queste vecchie ore le afflizioni e i dolori. . Cesare Moceo vecchio ragazzo del 53 Poeta di Cefalù destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

     
  • 05 novembre alle ore 16:59
    Le vittorie del cuore

    Scaccio, ancora oggi che sono avanti con gli anni, al di là del più profondo abisso, la forza dei tormenti; di quelle tenebre interiori che accerchiano l'anima al tintinnar dei dolori e la incalzano d'angustie e d'angosce. E torno sempre vincitore dalle lotte che il cuore impavido affronta, nell'impulsiva scelta tra l'avarizia e la sapienza, fra la tristezza e l'allegria, a far si che le prime impediscan il fiorir delle seconde. . Cesare Moceo vecchio ragazzo del 53 Poeta di Cefalù destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

     
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  • 01 luglio alle ore 8:04
    Una scarica di cinghiate

    Come comincia: ... Una delle tante...una scarica di cinghiate... Una volta,ero piccolo... potevo avere una decina d'anni,a mio padre mancarono dei soldi da un cassetto; tra tutti il sospettato del "furto" ero io (sigh!...che non ho mai rubato in vita mia).Alle mie rimostranze di non saperne nulla,per "raddrizzarmi" si tolse la cinghia dei pantaloni e me ne diede tante da lasciarmi pieno di lividi e con la bava alla bocca,in mezzo al mio pianto d'innocenza. Nessuno poteva intervenire chiusi com'eravamo in bagno .Non contento mi prese e mi legò alla ringhiera del terrazzo...e io,tramortito dalle botte... piangevo sempre professandomi innocente.D'un tratto sentimmo mia madre gridare da dentro casa...basta ora che la salsiccia si fredda...e mio padre,dandosi una manata in fronte...mi!!! ho comprato la salsiccia...e ho preso io i soldi...Vuoi vedere me...che da mezzo morto...sono resuscitato... apostrofandolo con una serie d'insulti che non la finivo più. E Lui invece di pentirsi per ciò che mi aveva fatto...me ne diede ancora di più per gli insulti,ma io a quel punto non sentivo più le cinghiate, forte della mia dimostrata dignità e innocenza,anzi ho continuato imperterrito a insultarlo fino che si arrese.Per un po' di giorni non ho dormito a casa mia, non volevo più tornarci...ma da mia nonna Maria...una manto di carità cristiana...

     
  • Come comincia: Moceo: una recensione di Cinzia Baldazzi 16 Agosto 2015 Quando rifletto sull’attualità degli ultimi anni, degli ultimi mesi, se non fossi cresciuta e maturata all’interno di una “Bibbia operativa”, di un diktat di intervento riparatore immediato, a volte avrei la tentazione di sfidare il presente corrotto, pauroso, non consolatorio, impugnando l’unità perfetta (quella sì, gratificante e protettiva) della cultura trascorsa, ad esempio, del mondo rinascimentale, con alti valori di perfezione stilistica e purezza, per nulla limitativa e priva di rischi, anzi dispiegata nell’intera vita dell’uomo, come mai più si sarebbe verificato nei tempi successivi. No, Cesare, non siamo quel tipo di persone. E se la realtà contemporanea si mostra particolarmente negativa e stravolta, invece di tentare di sanarla o contestarla (senza, peraltro, fare niente di effettivo), mirando a ricomporne purezza e immediatezza ottenute in epoche letterarie precedenti (certo, ora “socialmente” inadeguate se considerate in sé), gettiamo noi stessi nella mischia, nei “salti temporali / seducenti e senza scrupoli / a separare le stagioni della vita”, circondati da “atti intimidatori / ad aumentare fervori senza limiti / e creare strade buie e tortuose”. Non vogliamo essere schiacciati dall’angoscia. Scrive Ezra Pound: «Buon compagno dell’equità / si unisce al processo / esserne privo, ecco l’inedia. / Quando le equità sono insieme raccolte / come uccelli che si posino / balza sul vivido. / Se le azioni non si chiudono e non si depositano nel cuore / ecco l’inedia». Nei percorsi oscuri e di difficile accesso, o da cui è impossibile uscire, gli “alibi incontestabili” per te non contano, non pesano: non appassirai nel dolore e non accetterai di sopravvivere condizionato a te stesso, travolto da inedia e incapacità di reagire paralizzanti. Poco prima, Pound aveva avvisato: «E ora che le formiche», ovvero tutti noi intorno, «sembrano vacillare / ora che all’alba il sole ne ha imprigionato l’ombra», quando ormai si è scoperto il gioco, «questo soffio», cioè il verso forte, chiaro, uno di seguito all’altro, «avvolge interamente le montagne / splende e divide / nutre con la sua rettitudine / non offende / sovrastando la terra colma i nove campi / fino al cielo». E tu sembri rispondere: “Ho già spazzato via tutte le sottili venature di crudeltà”. Tuttavia, mentre vorresti colmare i vuoti temporali dell’anima senza rispondere all’incessante canto delle sirene, seducente ma autoritario e manipolatore, anche io lotto per liberarmi da “miscele di spietatezze e masochismi” e da “affascinanti magnetismi d’equilibri”. È duro, è difficile, poiché la poesia aiuta ma deve anche essere aiutata con il pensiero, il coraggio: hai ragione, non basta l’intuizione dell’alternativa, dell’eversione, di quelle “follie” che spazzerebbero via (anziché essere spazzate da) “spietatezze e masochismi”. Non sarebbe sufficiente l’intuizione, poiché in quel caso, come dice Theodor Adorno nella sua “Teoria estetica”, «l’arte sarebbe semplicemente tutt’uno con la teoria, mentre invece manifestamente essa stessa diventa intrinsecamente impotente lì dove, per esempio, come falsa forma della scienza, ignora la sua differenza qualitativa dal concetto discorsivo». I versi di Cesare Moceo conoscono, al contrario, la propria specificità: non parlano, infatti, non espongono, non rappresentano ciò che è chiaramente incomprensibile, bensì lo spandono in “fervori” da impugnare e, con lui, dissolvere o potenziare tramite la parola poetica. Ma, continua Adorno, «il fatto che nessuna opera sia simbolo», ovvero univoco, monotematico, intraducibile, «rende conto del fatto che in nessuna opera l’assoluto si manifesti immediatamente; altrimenti l’arte non sarebbe né apparenza né gioco ma realtà». Come il Pound nostalgico di un candore ancestrale ritenuto superiore a ogni contraddizione, noi però, Cesare, non sfidiamo la negatività rendendola “pura”, ma contestiamo, con una follia meditata, gli “alibi incontestabili”. Raramente riesco ad accostare la poetica dei “Canti pisani” di Pound ad altre, perché – e la mia generazione lo sa bene, meglio di ogni altra – l’intera sua rivoluzione poetica del ventesimo secolo della quale è stato, con Eliot e la sua “Terra desolata”, tra i massimi e consapevoli promotori, è stata oscurata dal suo pensare che l’idea del regime fascista a lui contemporaneo, ignorandone lo stampo autoritario e liberticida, potesse riportare alla luce, chissà in quale modo, fantomatici sentimenti di purezza, semplicità e bellezza che la società capitalistica aveva dissolto: «Le radici scendono fino all’orlo del fiume» scrive Pound, «e la città nascosta si innalza / candido avorio sotto la corteccia». La nostra città, la tua città, “della” poesia e “nella” poesia, non è mai stata nascosta. E l’abbiamo scoperta prima che fosse costruita. Cinzia Baldazzi La poesia di Cesare Moceo Sempre più spesso risiedo nelle follie Salti temporali seducenti e senza scrupoli a separare le stagioni della vita Miscele di spietatezze e masochismi affascinanti magnetismi d’equilibri spazzati via da sottili venature di crudeltà astuzie rafforzate a proposito con atti intimidatori ad aumentare fervori senza limiti e creare strade buie e tortuose alibi incontestabili a appassire il dolore e sopravvivere a me stesso

     
  • 06 febbraio alle ore 8:26
    Nuova biografia

    Come comincia: BIOGRAFIA Cesare Moceo é nato a Palermo da una famiglia dove la ricchezza era una solo una realtá chiamata dignitá,dove,sono sue parole, l’educazione era affidata “alla cinghia dei pantaloni”.In una adolescenza vissuta di stenti riesce a proseguire gli studi concludendo il liceo scientifico col diploma di maturità e iscrivendosi in seguito alla facoltá di Medicina e Chirurgia,che abbandona dopo il biennio a causa di una sopravvenuta crisi interiore che si risolve con l’aiuto del fratello Pietro lavorando insieme nella ristorazione e divenendo ben presto ambedue importanti e di riconosciuto talento in quel settore.È di quel periodo la nascita della sua passione per la scrittura e per la poesia.Nel 1978 conosce la donna della sua vita,Concetta Cerniglia cefaludese doc,una signorina dolce e sincera che a diciassette anni sacrifica la gioventú per unire la sua sorte a colui con il quale ad oggi sta giá da quarantuno anni, donandogli due splendide figlie Manuela e Vanessa. Adesso,Cesare Moceo vive ed opera a Cefalù, ha compiuto 67 anni ed é marito padre e nonno felice.La sua carriera poetica é ricca di soddisfazioni;é presente in molte antologie (circa 70) che raggruppano affermati e emergenti poeti italiani.Diversi i premi che ha ricevuto nel corso degli anni. Ricordiamo: con la poesia «Il mio essere nonno», è stato premiato a Trevi al primo concorso «Poeta anch’io». Un'antologia nella quale è presente con una sua lirica è stata donata al presidente del museo egizio di Torino.A Roma, è stato premiato con la poesia «In corsia» scritta in occasione dell’intervento chirurgico al cuore che ha subito qualche tempo fa.La sua lirica “La leggerezza dell’essere” è stata premiata con la Menzione di Merito e la Lode alla creatività al 2° concorso nazionale Vox Animae. La sua poesia «E mi accorgo di essere un nuovo povero» ha ricevuto la menzione di merito al Premio Nazionale di Poesia e Narrativa “Città di Genazzano”. La sua poesia «Siamo anime sfuggenti» fa parte in un’antologia dedicata a Papa Francesco e donata al Santo Padre che ha apprezzato con una lettera di ringraziamento al curatore.la sua poesia "Il buio dinanzi la siepe", incorniciata,è stata esposta insieme ad altre nelle sale del Museo Fondazione Venanzo Crocetti a Roma. Una sua poesia sul Natale é stata studiata dagli scolari di una scuola primaria di Palermo. Un’antologia contenente una sua poesia è presente nella biblioteca dell’esimio giornalista e importante conduttore televisivo Maurizio Costanzo.Con una sua lirica scritta per la poetessa Alda Merini,inserita in un’antologia a Lei dedicata,é presente con la stessa presso la sua casa-museo ai Navigli in Milano.Nel settembre 2018 gli é stata assegnata dall’associazione culturale “I Rumori dell’Anima” di Roma la targa alla carriera per meriti poetici.Ultimamente ha ricevuto un encomio dall’associazione Caffe Letterario di Cefalù per una sua poesia sulla Shoah. Insignito per quattro anni consecutivi del riconoscimento di cefaludese dell'anno per meriti culturali,dal febbraio 2021 è stato iscritto nell'albo d'oro dei Poeti Contemporanei Italiani Cefaluart e menzionato nell'enciclopedia nazionale 3° vol.dei poeti contemporanei della stessa Cefaluart .Ha pubblicato per lungo tempo le sue poesie sul giornale della sua Cefalù

     
  • 15 dicembre 2019 alle ore 14:06
    Io, ammalato di cancro, che fine farò?

    Come comincia: Dal mio diario...ricordi Cefalù,giugno 2019 Rassegnato a un futuro senza ulteriori terrori, vivo i miei momenti nella pacifica incoscienza di chi sa che non esiste oscurità più buia delle tenebre;e mi metto impettito, in posizione per affrontare il mio nemico,con l'anima rivestita d'acciaio,dentro l'armatura della mia fermezza, pronto a cantar vittoria contro il destino avverso.Preparo i miei giorni al loro domani, fidandomi soltanto dei mirifici istinti che fan pressione sulle mie naturali emozioni. Là,"interrogazioni a sorpresa" giungono inaspettate a porre domande di dolore e d'incerto avvenire, arrivando senza preavviso a martellare la mente.E comincio a vedere la vita,nella sua prorompente eloquenza,come una stazione di sosta,dove fermarmi a aspettare i miei treni d'abissi,che non so per niente dove mi porteranno. Forse potrebbero andare veloci verso la mia liberazione,da questa prigione d'istanti d'attesa con gli orpelli del vivere scoloriti ,oppure viaggiare,al completo d'altri viaggiatori, prigionieri che come me sperano di liberarsi nella grazia di Dio.

     
  • 07 novembre 2018 alle ore 11:40
    Biografia

    Come comincia: ...per Voi dal sito "Musicalità e Espressioni dell'Anima" Sono stato invitato da Mara Taresh a raccontare un po' di me e quali potrebbero essere le mie aspirazioni.Innanzi tutto La ringrazio,così come ringrazio tutta l'amministrazione del gruppo Musicalità ed Espressioni Dell'Anima, per questo invito sintomatico della stima che si nutre nei miei confronti.Cosa posso dirvi,ho sessantasei anni,sono felicemente sposato con la più bella e buona donna che abbia conosciuto,sono padre di due splendide figlie e nonno di due "terremoti" Maria Teresa e Christian.Sono nato a Palermo ma ho quasi sempre vissuto a Cefalù,una cittadina turistica rinomata molto bella, dove sono stato titolare di un ristorante abbastanza famoso che ho gestito per quarantacinque anni insieme con mio fratello.E già questo da la dimensione pacifica del mio carattere;gestire in società un'attività per tanti anni...Da tre anni sono in pensione e qua sono cominciate le conferme che lassù qualcuno mi ama Già nel 2013 sono stato operato al cuore con sostituzione della valvola aortica e l'innesto di by pass miocardici,e non più di due mesi addietro mi sono fatto la mia bella operazione di cancro con l'asportazione della mammella sinistra per un carcinoma duttale infiltrate.E per questa operazione ho dovuto subire un'angioplastica con l'innesto di stent coronarici.Diciamo che non mi faccio mancare nulla.Le mie aspirazioni? Intanto continuare a coltivare la mia passione di scrivere poesie,sperando che i messaggi che esterna la mia anima giungano a altre anime cosicché in uno spirito di emulazione queste a loro volta esprimano il loro sentire.Continuare a raccontarmi,a donare quello che mi "frigge" dentro per una riflessione di bontà e d'amore in questo mondo invaso d'odio e vendette.Non mi sento un "poeta" ma solo uno scribacchino dell'anima che vuole essere ricordato in un futuro d'assenza che prima o poi si concretizzerà .Sono un umile uomo che ha conosciuto anche le ristrettezze di tasca e di pancia,ma questa è un'altra storia.Adesso vi regalo la mia biografia sperando d'aver assolto al mio compito. Cesare Moceo Biografia... Cesare Moceo é nato a Palermo da una famiglia dove la ricchezza era una solo una realtá chiamata dignitá,dove,sono sue parole, l'educazione era affidata "alla cinghia dei pantaloni".In una adolescenza vissuta di stenti riesce a proseguire gli studi concludendo il liceo scientifico col diploma di maturità e iscrivendosi in seguito alla facoltá di Medicina e Chirurgia,che abbandona dopo il biennio a causa di una sopravvenuta crisi interiore che si risolve con l'aiuto del fratello Pietro lavorando insieme nella ristorazione e divenendo ben presto ambedue importanti e di riconosciuto talento in quel settore.È di quel periodo la nascita della sua passione per la scrittura e per la poesia.Nel 1978 conosce la donna della sua vita,Concetta Cerniglia cefaludese doc,una signorina dolce e sincera che a diciassette anni sacrifica la gioventú per unire la sua sorte a colui con il quale ad oggi sta giá da quarantuno anni, donandogli due splendide figlie Manuela e Vanessa. Adesso,Cesare Moceo vive ed opera a Cefalù, ha appena compiuto 66 anni ed é marito padre e nonno felice.La sua carriera poetica é ricca di soddisfazioni;é presente in molte antologie (circa 60) che raggruppano affermati e emergenti poeti italiani.Diversi i premi che ha ricevuto nel corso degli anni. Ricordiamo: con la poesia «Il mio essere nonno», è stato premiato a Trevi al primo concorso «Poeta anch’io». A Roma, è stato premiato con la poesia «In corsia» scritta in occasione dell’intervento chirurgico al cuore che ha subito qualche tempo fa.La sua lirica "La leggerezza dell'essere" è stata premiata con la Menzione di Merito e la Lode alla creatività al 2° concorso nazionale Vox Animae. La sua poesia «E mi accorgo di essere un nuovo povero» ha ricevuto la menzione di merito al Premio Nazionale di Poesia e Narrativa “Città di Genazzano”. La sua poesia «Siamo anime sfuggenti» fa parte in un’antologia dedicata a Papa Francesco.Una sua poesia sul Natale é stata studiata dagli scolari di una scuola primaria di Palermo.Un'antologia contenente una sua poesia è presente nella biblioteca dell'esimio giornalista e importante conduttore televisivo Maurizio Costanzo.Con una sua lirica scritta per la poetessa Alda Merini,inserita in un'antologia a Lei dedicata,é presente con la stessa presso la sua casa-museo ai Navigli in Milano.Nel settembre 2018 gli é stata assegnata dall'associazione culturale "I Rumori dell'Anima" di Roma la targa alla carriera per meriti poetici.Ha pubblicato le sue poesie sul giornale della sua Cefalù

     
  • 21 settembre 2018 alle ore 21:55
    Targa alla carriera

    Come comincia: Da Roma arriva una targa alla carriera al poeta cefaludese Cesare Moceo di Redazione21 settembre 2018 Una targa alla carriera al poeta Cesare Moceo. A consegnarla l’Associazione Culturale “I Rumori dell’Anima” di Roma nel corso di una cerimonia che si è svolta sabato scorso 15 settembre presso il Castello di Genazzano. Al poeta cefaludese è stata consegnata una targa alla carriera e la pubblicazione in una antologia che raccoglie tanti poeti contemporanei. Fondata da Paola Bosca, poetessa e scrittrice insignita tra le altre anche di una onorificenza dal presidente della repubblica Giorgio Napolitano, nell’anno 2010 l’Associazione Culturale no-profit ‘I Rumori dell’Anima’, in questi anni si é dedicata ad Eventi e Concorsi quasi sempre impegnati per la beneficenza, con la passione e l’entusiasmo che l’ha sempre contraddistinta ma soprattutto la consapevolezza di dare sempre il meglio. Nel giugno 2014 le sono stato accordati i Codici IBSN per usufruirne come Casa Editrice e fino ad ora sono stati editati circa 25 libri, tra Antologie ed Autori vari, con la registrazione nelle biblioteche nazionali. Precisa la dedica che si trova nella targa consegnata a Cesare Moceo: «…per un percorso poetico che scaturisce dalla storia personale del Poeta ma che si rende universale e umanistico poiché archetipo di quell’arte impegnata che é profusa a favore dei più deboli e dei perseguitati,senza dimenticare che l’amore é l’ancora salvifica (Bruna Cicala poetessa)».

     
  • 09 giugno 2018 alle ore 11:23
    Quando Rolff mi venne a cercare

    Come comincia: Quando Rolff mi venne a cercare per...salutarmi... Seduto sulla panchina di questa rotonda mi tornano alla mente tanti attimi di un passato non troppo remoto ; flash di ricordi dei quali alcuni che non oso definire ne' tristi e neppure allegri.Uno di questi e' stato quando Rolff arrivo' una mattina col suo saluto a mano tra l'alzata e tesa e la sua parlata in italiano svedesiggiante.Si perche' Lui era un artista svedese a cui Cefalu' era piaciuta talmente tanto che vi aveva messo radici e quasi ogni giorno veniva a mangiare da noi.Alla mia risposta al suo saluto mi disse...Sai Cesare...sono venuto a salutarti...e io perche' parti?..si torno in Svezia...mi hanno diagnosticato un misero tumore che mi ha gia' reso misero...ho appena il tempo di salutare i veri amici...t'ho pensato e son qua...vado a morire nella mia terra..."dai Rolff hai sempre voglia di scherzare tu..." no veramente...e'stato bello conoscerti...Mi ha abbracciato e se ne e' andato non prima di girarsi e con la mano tra l'alzata e tesa...mi ha salutato...Pochi gioni dopo...la triste notizia...Ecco...ho ricordato questo episodio con una punta di tristezza e invidia...per un uomo capace di combattere a viso aperto con la morte.Ciao...Rolff

     
  • 28 marzo 2018 alle ore 16:11
    Menzione d'onore

    Come comincia: Menzione d'onore al concorso nazionale fi poesia e narrativa del comune di Genazzano-città d'arte per l'edizione 2017 .E in più il piacere d'essere stato pubblicato nell'antologia della quale fanno parte i partecipanti e i premiati dello stesso concorso. Ti scrivo la motivazione del premio... L'autore ripete un concetto che ci è tanto familiare,sentire il dolore del mondo sulle spalle,per un mondo che va alla deriva.Vivere dei ricordi dei nostri nonni,quando il profumo del pane riuniva tutti attorno alla tavola ed erano sorrisi di semplicità. Oggi...desolazione,poveri di sacrificio,silenzio tutt'intorno,Un senso di superficialità che avanza sovrana,Si rimane silenziosi davanti a tanta povertà seppur nel benessere.Chiude l'autore con un suo pensiero personale,ma ch'e' comune a tutti noi:" per sentire nel mio profondo qualche sintomo di pace Ed ecco la poesia premiata...  Io,ch'e volevo una vita semplice Ardono fioche  le fiamme perpetua fra le brine fredde di questo mesto inverno nel transitare dell'anima tra le fitte tenebre della terra  in corone di spine e slanci di rimpianti ricchi d'illusoria socialità  e poveri di sacrificio in questo futuro che lascia agli uomini solo il tempo d'inutili sguardi all'orizzonte Nel silenzio d'attorno  sento il dolore del mondo  assurgere a padre delle follie e tutto al passar degli anni vive nella consuetudine di far divenire certi dolori pane quotidiano  E m'immergo nella desolazione per sentire nel mio profondo  qualche sintomo di pace  Inviato da smartphone Samsung Galaxy.

     
  • 21 giugno 2016 alle ore 20:13
    Pensionamento

    Come comincia: Cesare e Piero Moceo si fermano e vanno in pensione. Chiude il ristorante “Da Nino” che per quarantacinque anni sul lungomare ha servito pranzi e cene a turisti, visitatori e cefaludesi. L’annuncio della chiusura si trova in una lettera che Cesare Moceo ha inviato al nostro direttore. «E’ difficile in questi casi esternare i sentimenti che pervadono due persone come me e mio fratello Piero che hanno servito per quarantacinque anni bisnonni, nonni, figli e nipoti in una clientela che per nove lustri si è succeduta ai tavoli del nostro Ristorante Da Nino». La decisione è stata riflettuta e sofferta. «Rimaniamo orgogliosi di ciò che abbiamo costruito per le nostre famiglie in quarantacinque anni di lavoro insieme; noi, che lasciamo in eredità quarantacinque anni di fraterna società, abbiamo pensato che prima che il futuro potesse fregarci, abbiamo voluto anticiparlo, perchè è giusto così». I fratelli Moceo si fermano in allegria, senza rimpianti, senza rimorsi, senza debiti e principalmente senza discussioni. Un fatto davvero raro e da sottolineare in una società dove sono tanti i sodalizi familiari che si chiudono fra debiti e problemi. «Vogliamo ringraziare tutti i nostri clienti, che sono stati gli artefici del nostro successo, convinti che il futuro del lungomare parlerà ancora e sempre di noi, nei discorsi della gente a passeggio; nei ricordi della moltitudine di dipendenti che abbiamo avuto e ai quali abbiamo donato tutto il nostro ultracinquantennale mestiere e che rimarranno indelebili nei nostri cuori». Era il 1978 quando i fratelli Moceo rilevavano sul lungomare il “Ristorante da Nino” che aveva aperto i propri battenti cinque anni prima. Nel corso di questi anni era diventato uno dei ristoranti più caratteristici del lungomare. Vi si fermavano quanti per mangiare cercavano un clima familiare. Ai tavoli del ristorante di Cesare e Piero Moceo si sono seduti Claudio Baglioni, Wess, Dori Ghezzi e tanti altri personaggi importanti del mondo della musica, dello spettacolo e dello sport. All’interno del locale campeggiava la foto dei giudici Falcone e Borsellino. «Crediamo nella legalità» rispondevano i due fratelli a chi chiedeva loro il perchè di quella all’interno di un ristorante. La lettera che Cesare Moceo ha inviato al nostro Direttore. Caro Mario, ti scrivo queste poche righe per comunicarti che un pezzo di storia del nostro lungomare è andato…in pensione. E’ difficile in questi casi esternare i sentimenti che pervadono due persone come me e mio fratello Piero che hanno servito per quarantacinque anni bisnonni, nonni, figli e nipoti in una clientela che per nove lustri si è succeduta ai tavoli del nostro «Ristorante Da Nino». Ebbene si… ci siamo fermati… largo alle prossime generazioni. Noi, che nella nostra felice decisione riflettuta e sofferta, rimaniamo orgogliosi di ciò che abbiamo costruito per le nostre famiglie in quarantacinque anni di lavoro insieme; noi, che lasciamo in eredità quarantacinque anni di fraterna società, abbiamo pensato che prima che il futuro potesse fregarci, abbiamo voluto anticiparlo, perchè è giusto così! Noi, che abbiamo voluto chiudere il nostro ciclo d’amore e d’accordo, ci siamo resi conto che non poteva esserci seguito al nostro fare e quindi la decisione è stata conseguenziale. Ci fermiamo in allegria, senza rimpianti, senza rimorsi, senza debiti e principalmente senza “discussioni”, cosa di non poca importanza nell’esperienza della società moderna. Vogliamo ringraziare tutti i nostri clienti, che sono stati gli artefici del nostro successo, convinti che il futuro del lungomare parlerà ancora e sempre di noi, nei discorsi della gente a passeggio; nei ricordi della moltitudine di dipendenti che abbiamo avuto e ai quali abbiamo donato tutto il nostro ultra cinquantennale mestiere e che rimarranno indelebili nei nostri cuori. Grazie Cefalù.

     
  • 06 ottobre 2012 alle ore 20:26
    Mai verità più vera

    Come comincia: Una giovane coppia di sposi novelli andò ad abitare in una zona molto tranquilla della città. Una mattina mentre bevevano il caffè, la moglie si accorse, guardando attraverso la finestra, che una vicina stendeva il bucato sullo stendibiancheria. "Guarda che sporche le lenzuola di quella vicina! Forse ha bisogno di un altro tipo di detersivo... Magari un giorno le farò vedere come si lavano le lenzuola!" Il marito guardò e rimase zitto. La stessa scena e lo stesso commento si ripeterono varie volte, mentre la vicina stendeva il suo bucato al sole e al vento. Dopo un mese, la donna si meravigliò nel vedere che la vicina stendeva le sue lenzuola pulitissime, e disse al marito "Guarda, la nostra vicina ha imparato a fare il bucato! Chi le avrà fatto vedere come si fa?" Il marito le rispose "Nessuno le ha fatto vedere; semplicemente questa mattina io mi sono alzato più presto e mentre tu ti truccavi ho pulito i vetri della nostra finestra".

    Così è nella vita, tutto dipende dalla pulizia della finestra attraverso cui osserviamo i fatti. Prima di criticare, probabilmente sarà necessario osservare se abbiamo pulito a fondo il nostro cuore per poter vedere meglio. Allora vedremo più nitidamente la pulizia del cuore del vicino....

    baci...e...allegorie...per il mondo intorno a noi...

     
  • 14 agosto 2012 alle ore 11:04
    Una famiglia solo per l'anagrafe

    Come comincia: Ringraziando prima Dio e poi le mie capacità mi sono "elevato" rispetto al resto della mia famiglia acquistando un ristorante  che ancora oggi gestisco assieme all'unico fratello che ha creduto nelle idee.Da quel momento la mia vita è diventata un inferno,tutti,dico tutti hanno cominciato a pretendere,anche se posso recitare solo il "mea culpa" perchè nella mia bontà volevo aiutare chi stava peggio di me.E invece il mio mettermi a disposizione per risolvere i problemi che si presentavano di volta in volta,ha finito per autorizzare il resto della famiglia a fregarmi,dimenticando tutto un passato fatto di elargizioni continue fino a rubarmi una proprietà che,per il bisogno manifestato da una mia sorella,,abbiamo pensato,io e mio fratello,di intestare,con la testimonianza di nostro padre,a Lei e al marito.E' finita che il caro paparino,che nel frattempo è volato all'inferno,ha negato tutto rimangiandosi tutte le promesse fatte e facendo la più grande vigliaccata che un padre possa fare:mettere i figli gli uni contro gli altri con la scusa che la mia "elevazione" era diventata tanto alta che giustificava il ladrocinio.Ma loro,davanti a Dio e agli uomini,sanno il furto che hanno fatto e sanno anche le maledizioni che,da allora,ogni giorno,gli mando.A voi,cognato e sorella,solo per l'anagrafe,vi chiedo:vi ricordate quante volte mi sono messo a diposizione?vi ricordate quanti soldi vi ho regalato fino a chiamarmi zio Tom?Non vi dico Queste cose per rifacciare,ma solo per farvi sapere che da allora sto tutti i giorni con un'ipotetico bicchiere di vino in mano per brindare con Dio e bere alla Sua salute per il benesse mentale e fisico che Lui mi ha dato.Allo stesso tempo aspetto con ansia tutte le più brutte vostre notizie che possano pervenirmi,per gioire di una giustizia fatta nel tempo.Io non ho niente da rimproverarmi e se c'è qualcuno che ha qualcosa da dire su me o sulla mia famiglia,lo faccia pure.Noi siamo puliti,mentre voi siete sporchi,sporchi dentro.Anzi siete tutti sporchi e se è vero come è vero che esiste una giustizia divina non dovete godere di niente in questa vita ne voi ne i vostri discendenti,questo è l'anatema che io vi lancio.Se avete qualcosa da dire o da farmi sapere,abbiate il coraggio di farlo,io vi aspetto e vi aspetterò fino all'ultimo dei miei giorni.Non meritate altro.Questo è quanto volevo farvi sapere ,per liberarmi di quello che ho dentro.