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in archivio dal 08 feb 2010

Chiara Iannello

22 dicembre 1982, Milazzo
Segni particolari: Sognatrice.
Mi descrivo così: Lotto quotidianamente per ottenere un mondo migliore

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  • 15 febbraio 2010
    Volere volare

    La mattina si sveglia coperta da un manto di rugiada
    l’aria fresca dell’alba bacia il mio viso ancora caldo
    il vento si assopisce dietro le candide montagne tinte di bianco
    il sole alto splende sui nostri capi
    e come un respiro profondo riscalda le nostre anime infreddolite
    gli alberi incorniciano gli erti monti come un quadro appena dipinto
    mentre lepri e caprioli addolciscono lo scenario
    che viene pian piano immortalato dal mio sguardo
    La mia mente e il mio cuore intimamente aspettano di volare al di là dell’immaginabile
    sogno di scoprire luoghi incantati e paesaggi fantastici,
    spazi misteriosi e  regioni sconfinate
    qui chiunque trova la pace sbrogliando la propria mente dal turbinio della vita moderna
    nei meandri di questa sfolgorante  veduta ognuno di noi è libero di volare.

     

     
  • 08 febbraio 2010
    Quella sera di luglio

    Credevo di essere forte e felice
    senza portare il peso di alcuna cicatrice
    mi nascondevo dietro falsi sorrisi
    celando una vera e propria crisi

     

    Poi sei arrivato tu una bella sera di luglio
    il corpo e la mia mente entrarono in subbuglio
    mai dimenticherò i tuoi occhi verde sottobosco
    che ormai anche nel buio riconosco

     

    il chiarore della luna quella sera
    riscaldò il mio cuore in tempesta
    tu come un fulmine
    portasti via la mia anima funesta

     

    mi accorsi di quanto grigia fosse la mia vita
    non credevo l’avrei mai ricostruita
    ma tu eri lì e una mano mi tendesti
    solo un sorriso in cambio pretendesti

     

    passano gli anni, volano le stagioni
    e le mie cicatrici finalmente trovano le guarigioni

     

    io ti amo e nulla può cambiare
    tu per sempre mi potrai baciare
    come nelle fiabe o nei romanzi
    spero tanto che il nostro amor senza fine avanzi

     

    ora amore guardami negli occhi e non mi abbandonare
    altrimenti gli dei ti potrebbero condannare
    mai separare ciò che Dio ha unito
    così per sempre rimarrai impunito

     

    adesso amami come solo tu sai fare
    e come quella sera di luglio
    noi potremo per l’eternità trionfare.

     
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  • 02 aprile 2010
    Rimpianto

    Come comincia: Era una sera gelida e tempestosa. Mi trovavo nella mia casa in campagna, arredata per lo più con mobili antichi e cupi. Sedevo di fronte a un’ ardente caminetto con in mano una lettera. Avevo quasi cinquant’anni e nel mio volto erano ormai evidenti i segni degli anni trascorsi. La busta era di un colore giallo ocra, in alto a sinistra risaltava la sigla A.B. Tra un respiro e l’altro sorseggiavo il mio the fumante, quando a un tratto decisi di aprirla. Riconobbi immediatamente la scrittura sbavata e ormai stanca di colui che ho odiato immensamente ma che purtroppo non riesco a dimenticare. In un attimo sembrò come se la mia esistenza mi fosse passata di fronte agli occhi, proprio come in un film. Ricordai i momenti più leggiadri e quelli più bui, gli amori adolescenziali, le urla e le risa di una vita che non ricordavo neanche di aver vissuto. Mi premetti la lettera al petto e piansi con la speranza che le lacrime potessero espiare tutti i peccati commessi. Le argentee gocce d’acqua solcarono il mio viso per tutta la notte come lame taglienti, il silenzio padroneggiava nella stanza spoglia. Mi voltai e vidi che le prime luci dell’alba bussavano alla mia finestra, così gettai la lettera nel baule, presi il cappotto e mi tuffai nel gelo invernale della mia città, ancora assopita. Vagai senza meta per molte ore. Durante il mio cammino, scorsi una sagoma familiare seduta su una panchina alla fermata del tram, notai un volto segnato dal tempo e con l’angoscia negli occhi. Indecisa sul da farsi lo salutai, provando a stabilire un contatto. Mi avvicinai. Il suo sguardo imprecava aiuto, il suo corpo richiedeva calore umano, il suo volto reclamava il perdono, in un gesto istintivo lo abbracciai ma non ebbi neanche la forza per proferire alcuna parola. Tra un singhiozzo e l’altro l’uomo mi disse: “Ricorda S.B. errare è umano, perdonare è divino”. All'improvviso mi ritrovai misteriosamente in un bagno di sudore avvolta in una coperta, piangente e tremante come una bambina ancora in fasce. Ricordai. Con uno scatto degno di un felino, lasciai scivolare la calda coperta e corsi di fronte al grande baule. Freneticamente lo svuotai e cercai in un tentativo disperato la busta ingiallita dal tempo. La trovai e trasalii dalla gioia, mi accorsi che in alto a destra, portava un timbro. Mi stropicciai gli occhi, lessi e rilessi – 08 febbraio 2004. Il tempo si fermò. L’orologio interruppe la sua corsa, lentamente mi alzai e fissai il paesaggio ormai spento al di fuori della mia abitazione, guardai il calendario appeso al muro. Data di oggi - 08 febbraio 2010. Mi lasciai abbracciare dalla poltrona di velluto, con in mente la lettera e nel cuore il rimorso di aver avuto l’opportunità di essere una dea, ma di averla rifiutata 6 anni or sono. Strinsi la lettera tra le mie mani, e chiudendo gli occhi sperai di poter ottenere almeno un’altra occasione.