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Poesie di Claudia Magnasco

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  • 20 febbraio 2017 alle ore 13:26
    Madre

    Madre d'infinita capienza 
    che disseti la sete d'esserti bimba in grembo
    ora in te io mi accumulo, priva di tutto
    di carne e di ossa, di suoni e frastuoni
    guscio sgusciato assente di me

    Scialle di primavera scalda la mia chimera
    spargendomi al sole tra ciocche di sale
    falcia dalla fronte l'umano groviglio
    fanne acqua di fonte per ogni tuo figlio

    Abdico al mondo ingordo 
    srotolando il mio passo su aghi di pino 
    e mieto speranza
    dagli occhi di un gabbiano che non mi teme

    perché in te io mi annullo
    non voglio e non vedo, non penso e non ledo

    Sotto un mare smacchiato dal verbo superbo
    dammi ora riparo, respirandomi in te.

  • 20 febbraio 2017 alle ore 13:23
    Ti sogno domani

    Mentre annodo quest'oggi al tramonto
    non penso granché al domani

    Potrebbe essere gerla di pace 
    o mazzo di bussole rimbambite
    ciascuna a indicare una via
    per giungere al seno di mamma utopia

    Non fa differenza adesso
    non mi va di ascoltare la luna
    che stona speranza 
    all'ombra di un'alba
    forse nefasta o forse no.

    Quindi farò i conti col domani 
    non prima di domani
    se non altro risparmio energie
    perrché chissà cosa capiterà domani

    E poi dai, lo sai 
    che io lo sogno e basta il domani
    lo sogno sempre come mi pare
    senza cavilli e pensieri

    E sogno solo che sarà amore
    quello che ancora non conosciamo,
    amore che ingrassi quest'oggi ossuto
    per farci rinascere tutti...

    domani!

    Oh sì, mi piacerebbe fosse già domani
    invece è sempre e soltanto oggi.

  • 20 febbraio 2017 alle ore 13:11
    Fidati ancora Amore

    Ho veduto flotte di cirri listati a lutto
    arrivavano a fatica dai capitoli di storia
    portandosi dentro il dolore d'ogni epoca
    i cui figli le guerre han massacrato

    Un cupo boato
    fu l'incipit di un diluvio
    senza virgole né strali
    ed io impietrita e da strizzare
    guardavo gli alberi incurvarsi
    fino a rovistar coi nudi rami
    questa terra zuppa d'anima

    D'improvviso il finimondo cessò
    e riecheggiarono chiari
    gli ultimi versi di un'antica preghiera
    stonati dal roco vento di levante

    Parole di fede e di speranza
    rivolte agli uomini a venire,
    quelli che poi sono arrivati
    per proseguire ad imbrattare di odio e sangue
    questa povera famiglia ch'è l'intera umanità

    Verranno ancora altri caini
    armati fino alle budella
    ma fidati ancora Amore
    un giorno a caso
    il seme giusto attecchirà.

     

  • 20 febbraio 2017 alle ore 12:45
    Tra le foglie d'autunno

    Ho intravisto risposte
    tra le foglie d'autunno
    riverse su strade stinte dal tempo

    Passandoci sopra
    ne ho colto l'aspetto
    abietto e mordace
    e rughe di mondo
    ora scorrono fiacche
    lungo irte spirali deserte.

  • 20 febbraio 2017 alle ore 12:41
    Impotenza

    Strizzata da quest'epoca
    sgocciolo alla rinfusa
    ad ogni pianto di mondo
    e ingoio la mia impotenza
    stando accucciata dietro una tenda
    logora di avvilente realtà.

     

  • 20 febbraio 2017 alle ore 12:38
    Sebbene stia piovendo

    Sebbene stia piovendo
    comunque il deserto si srotola al rallentatore
    -imboccherà mai i vicoli ciechi del mondo?

    Frattanto riposo il mio sguardo
    sopra un miraggio estratto a sorte
    dalle tasche di questo tempo incravattato a lutto
    che mostra al cielo la sua pelle butterata.

  • 20 febbraio 2017 alle ore 12:31
    L'insonne blu

    Offerte le membra alla liquida notte
    il sadico assillo del nonsenso 
    mi sgranocchia il cervello
    coi suoi denti smaltati di scherno

    Sotto il mio artico sudario
    non sento più i piedi 
    e dimeno meningi 
    dentro un famelico vuoto ondoso

    La paura che il filo del sonno 
    non voglia mai più ricucirmi all'immobile sponda, 
    sbriciola la rotta delle mie pupille
    sputandomi esausta 
    al di là di una gelida aurora
    ove mi spargo 
    minuziosa nel nulla.

  • 20 febbraio 2017 alle ore 11:49
    A vanvera forse una margherita

    Scrivo e vivo, vivo e scrivo
    ricordo e scrivo, scordo e scrivo,
    ma c'è che le parole prima o poi finiranno
    e come potrò esserci ancora fuori da questa pelle...

    Mi cammino dentro come fossi un'altra
    invadente forse, oppure necessaria
    e non c'è pretesto per fermarmi, eppure sì!

    Però non so come spiegarlo
    ed ecco che le parole falliscono
    in grembo, afone, in quello strappo in fiamme
    che solo io so, ma dov'è no!

    Giacché è infinito qua
    e dove inizio io lo ignoro
    ma forse è là che dovrei arrivare
    per non udire mai più il richiamo della penna

    Oh, questa penna! Sghignazza a volte
    molte altre stramazza
    e chissà che pensa di una pazza me

    Pazza per dir normale poi, troppo normale penso
    e sta qua il taglio tra me stessa e ciò che ho intorno:
    niente è normale, o quasi.

    Che ci faccio quindi qua?
    Per caso certo, che caso strano!

    E giro e giro, strappando terra alla terra
    con cui riempirmi i pugni vuoti
    e le nocche sono asciutte perché a bussare al vento
    risponde sempre -Vai!
    Dove? Non so!

    E tuttavia ubbidiente vado e vago
    fino a piegar lo sguardo tra le api in festa,
    avranno mai nettari per me? Magari semplici
    di margherita forse, perché no? Perché no!

     

  • 20 febbraio 2017 alle ore 11:42
    Un ciondolar di onde

    Sii vela volubile e lama di vento
    ché la vita è un ciondolar di onde
    sotto stelle a due punte
    filanti e cadenti

    Ma legati al dito
    almeno un raggio di sole
    casomai faccia freddo
    e ti sfugga di mente
    che la tua mano
    sta sempre dentro la mia.

  • 20 febbraio 2017 alle ore 11:33
    Tra polvere e cocci di mare

    A cosa serve
    voler rintracciare a tutti i costi 
    il punto d'incontro 
    anche quando non c'è più

    Forse sarebbe meglio
    inventarne un altro 
    per non scivolare ciascuno
    in grembo alla sua solitudine

    Ma se anche esistesse 
    sarebbe un punto vuoto 
    come la cruna di una bugia
    dentro cui infilare 
    il naso lungo

    Il naso. Il naso! 

    Lungo come il divario
    -un occhio d'immenso-
    tra quando si era uno
    e i mille e più pezzi di noi,
    ormai che non sarà più estate
    se non sulla mensola accanto al camino 
    tra polvere e cocci di mare

    Come si fa a baciarsi di nuovo 
    come una volta 
    se i nasi sono lunghi 
    e il disincanto impazza...

  • 13 febbraio 2017 alle ore 12:53
    Certi occhi

    Certi occhi 
    sanno di tempo trascorso 
    ad aspettare -ancora
    che la vita accada da sola

    Dimmi dei tuoi,
    così grandi da starci dentro una vita intera
    ad aspettare te, che non arriverai.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 20:13
    Quella cosa

    Più mi sfoglio 
    e meno trovo il modo
    per stendere all'aria quella cosa 
    che si aggira gattoni laggiù,
    nell'umidiccia palude dell'anima

    So cosa è, o forse sì e no
    insomma, a tratti sì e a tratti no

    Può sembrare strano
    ma in fondo non lo è così tanto
    se considero tutto 
    e ogni suo contrario
    che poi è niente 
    rispetto a ciò che potrebbe valere 
    se io sapessi spiegarlo al vento

    Mi servirebbero parole illibate forse
    oppure non saprei
    sta di fatto
    che quella cosa è smpre là,
    ginocchia a consumare

    Magari ci vorrebbe un mestolo 
    che mescoli questo mio sentire 
    per farlo imbizzarrire 
    così da riuscire ad acciuffarlo per il muso 
    ed issarlo un poco più su

    Fino allo stomaco potrebbe bastare,
    da lì al mio pelo 
    penso potrei finalmente sbottare

    Ma il mestolo non l'ho
    e dunque stop e sto
    a tratti sì e a tratti no.

     

  • 27 gennaio 2017 alle ore 19:53
    Metafore in strada

    Non porterò con me l'ombrello
    neanche dovesse piovere 
    fino alla fine di questa strada dissestata 

    Ciò che indosso 
    potrebbe pure inzupparsi di nuvole 
    e non sarebbe un problema

    Con l'ombrello 
    dovrei star dritta come un bastone
    invece ho bisogno di camminare 
    senza dovermi curare 
    di come appendo le gambe alla terra
    per evitare magari un sasso 

    Voglio procedere selvatica 
    e le mani le voglio libere,
    metti che trovi un grande fungo 
    sotto il cui cappello voler sbirciare

    Che dire poi dei rami bassi,
    se m'imbrogliassero il passaggio
    dovrei scansarli dalla faccia 
    e con l'ombrello in mano
    sarebbe un pasticcio

    E poi senti com'è forte il vento…
    non ho voglia di opporgli resistenza,
    l'ombrello prenderebbe una brutta piega 
    e io mi bagnerei

    Però più di tutto 
    voglio arrivare dove non so,
    avendo bevuto da questo cielo
    tutte le mie gocce in salita.
     

  • 27 gennaio 2017 alle ore 19:45
    Troppo piena e troppo vuota

    Troppo piena per poterla chiudere
    troppo vuota per non volerla riempire,
    basterebbero vesti senz'anima forse
    mai indossate, mai sfilate 
    forse mai neanche vesti

    In questo viaggio 
    la valigia è questa mia cara me!

    Troppo piena e troppo vuota
    ma non c'è morale che m'importi di afferrare
    e benché i conti tornino tutti
    io invece no, neppure vaga

    Voltarmi indietro per riacciuffarmi
    sarebbe un torcicollo
    quindi procederò a folle in pianura 
    senza risparmiarmi: 
    via crucis tra un me ne frego
    e un colpo della strega
    ma dopo però

    Adesso riposo 
    in piedi come un cavallo
    dentro un cerchio assolato
    poco più in carne di me
    tanto che se uno starnuto 
    giungesse improvviso
    perderei l'equilibrio 
    e la lingua s'incollerebbe
    al ghiaccio circostante

    Ghiaccio e taccio
    ghiaccio color di vetro
    attraverso cui osservare
    riferimenti impliciti
    e se per ipotesi vedessi piovere
    sarebbero lacrime, quelle lacrime

    e se si alzasse il vento
    sentirei una porta, quella porta
    sbattuta in faccia all'amore

    Se infine alitassi al cielo 
    esso parrebbe quello specchio che non rifletteva
    e perché, ancora non l'ho capito. 

  • 27 gennaio 2017 alle ore 19:38
    Non è più il tempo

    Non è più il tempo
    in cui spensieratezza mia 
    saltava a un piede solo 
    inconsapevole del precipizio, 
    poihé la vita era anche il volo
    o forse il volo era la vita

    Non è più il tempo dei sogni illogici
    sebbene ancora non riesca a credere 
    che altri brividi non bramerò

    Ora il passato s'è fatto prato
    e ciò che colgo è quel che avanza,
    non sazia né disseta 
    eppure basta.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 19:30
    Come soffio di cotone

    Sfogliando le rughe 
    di un album in pila al tempo 
    m'incontro ieri
    e come allora 
    voglio soltanto potermi disfare 
    come soffio di cotone

    E dove van le fibre poco importa
    basta che stiano lungi da me.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 19:21
    Ora che il faro è spento

    Ora che il faro è spento
    raccontami del mare 
    che cola dalla tua bocca
    e spiegami com'è possibile 
    che io ancora riesca a scorgere
    benché confusamente, 
    le inaccessibili tue linee
    incipriate di alba

    Tu mi circondi, eppure intorno
    solo immenso.

     

  • 27 gennaio 2017 alle ore 19:18
    L'onda del dubbio

    Mentre cercavo riposo
    tra le ceree corone di onde,
    il dubbio creduto alle strette
    riprese a dibattersi dentro

    Riottoso e tenace
    il cappio ai ricordi strinse daccapo
    e complice il vento
    sbriciolò ogni foglia del mio diario
    non pago d’aver già annegato nel mare
    l’inchiostro rosso 
    di un finale rivelatosi caduco

    E mi ritrovo ancora qua
    tra le ceree corone di onde,
    bramosa d’origliare antiche vicende
    drappeggiate di sfrenato silenzio.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 19:14
    Sei

    Sei alba e meriggio
    e notti di maggio
    se luna e fortuna 
    eclissano il peggio

    Sei l'acqua che bevo
    il vino che offro
    sei dopo ogni pausa 
    e prima di tutto

    Sei dove non giungo 
    e ciò che non sento 
    sei ogni rumore
    e tutto il silenzio.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 19:02
    Labbra raminghe

    Il melo s'è fatto avaro
    ai suoi piedi solo torsoli e me

    E ora devo aspettare che passi
    questo bisogno d'essere terra baciata
    e mai più labbra raminghe.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 18:57
    Ma l'inchiostro

    Le avevo chiesto 
    magari un cenno del suo arrivo
    invece m'ha spaventato le ossa anche stavolta
    sicché tremo, come la terra di questi tempi
    insieme a tutto quanto 
    o quasi l'alfabeto

    Se parlo tartaglio, se scrivo lo stesso
    eppure lo sto facendo

    ora che muoio di tramontana 
     l'inchiostro balbetta qualcosa 
    a proposito del bene e del male che fa
    al tempo stesso,
    restare nudi da cima a fondo
    tra gelidi rovi dI mondo 
    i cui frutti
    sempre caldi di menzogna

    La tramontana...
    cosa guadagno a restarmi fedele 
    quante altre volte sarò impreparata 
    al suo algido sentenziare
    ciò che da sempre conosco

    non te l'ho chiesto, non me lo dire 
    non ho voglia di ricordarlo
    ma l'inchiostro, oh questo liquido mio divenire
    vedi come la scrivo immensa 
    la parola VERITÀ 
    e come non trema lei, giammai.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 18:52
    La comare invadente

    Mi fa visita all'improvviso 
    come una comare invadente
    che il fato m'ha incollato come lugubre castigo
    per chissà quale motivo

    Il suo nome è Tormento!

    Ed è un’ombra decrepita che col suo nero sfrontato
    scuce beffarda la luce armoniosa dei miei suoni
    aprendosi un varco per potermi incidere
    sinfonie scricchiolanti e traboccanti disprezzo
    fino a zittire le mie note allegre

    Stridore di denti, musica ribaltata
    musica stuprata!

    Graffi di artigli della comare viziosa
    nemica mia affezionata,
    note gioiose che agonizzano dentro 
    per poi fracassarsi sulle mie ossa
    schiaffeggiate nel grottesco amplesso
    delle sinfonie assurde della comare

    Poesia, dove sei? Devo solo aspettarti
    nel niente o quasi del tempo, vai via Tormento!

    Accecato! Da sguardi di bimbo
    Stritolato da un abbraccio d’amore
    Umiliato nella sua cupidigia
    dalla dolcezza delle mie nuove note
    Stordito! Da polveri di mille fiori

    E l’ho messo di nuovo alla porta
    se non per sempre
    almeno per quest'altra volta. 

  • 27 gennaio 2017 alle ore 18:46
    In imperturbabile posa

    Sembro la luna 
    tanto son tranquilla 
    e per giunta le guance gonfie
    come di acquolina
    quasi che il nuovo ostacolo 
    sia sfida succulenta

    Invece non è così
    ma si dice ch'è meglio una siepe da scavalcare
    foss'anche più alta di otto giraffe impilate
    piuttosto che trascinar le suole
    tra sbadigli e mozziconi
    da qui o da là 
    fino all'ombra dei cipressi

    Penso io -che bello sarebbe 
    poter rotolare 
    in imperturbabile posa
    lungo la vita 
    poi magari una buca 
    e giù!

    In bocca a una stella che strilla 
    e ritrovarsi appesi all'ugola sua, 
    liana arricciata 
    dall'umido senso del nulla.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 18:44
    Pulsano ancora le nocche

    Pulsano ancora le nocche
    al ricordo di quelle antiche amorose sembianze
    che costringono lo specchio
    ad invocare per interposta immagine
    la dissolvenza delle occhiaie
    anche lenta o lentissima 
    purché cominci, almeno

    Eppure sul muro 
    non c'è traccia di rabbia
    ma solo l'ombra di un volto
    e l'oro di qualche falena,
    souvenir di un'estate
    al gusto di vaniglia 
    scioltasi in mare a tradimento.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 18:41
    Nulla che già non sappia

    Tira un maestrale diverso dal solito
    più loquace credo

    Parla e non smette
    ma nulla mi sta dicendo
    niente che già non sappia

    Nessuna notizia di me 
    che valga la pena scordare 
    almeno per un po', giusto per garbo
    così da non farlo parlare al vento
    questo maestrale così ciarliero

    Esclamerei candidamente
    che non mi sapevo fino a quel punto,
    invece riprende ad annoiarmi il dubbio
    di essere in fondo tutta qui.