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Poesie di Claudia Magnasco

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  • 27 gennaio 2017 alle ore 18:32
    Oggi il maestrale

    Oggi il maestrale
    sembra volermi ricondurre
    su quel sentiero ondulato
    abbandonato con stizza
    non appena realizzai
    che mordermi i gomiti
    per volare a caccia di chimere
    era scomodo quanto vano

    Eppure al tempo il cielo era terso
    come non l'ho più veduto
    e lo era anche quando
    scendeva la neve a zittire
    la vena iraconda di Zeus

    e mi gocciolava dentro _il cielo
    abbeverando i sensi  miei
    cosicché qualche volta
    mi fiorivano in testa tiepide nuvole
    sulle quali fare l'amore con la chimera di turno,
    sempre la più sfuggente

    Oggi il maestrale
    è soltanto una scusa
    per maledire il mio disinganno
    pur essendomi stato salvezza allora
    ché di volare a vuoto
    ho voglia ancora

    ma troppo simile io
    a questi panni di mille colori
    così vigliaccamente aggrappati ai fili
    benché le mollette
    siano cadute tutte laggiù.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 17:54
    Bisogna essere me

    Bisogna essere me per capire al volo
    che un voltafaccia è solo misero esito 
    d'essere io l'esatto opposto di una forma 
    pronta a divenire prodiga a comando 
    di pose le più varie
    a seconda di come schiocchino 
    pretese e frustrazioni 
    di voi che transitate con passo ambiguo 
    in quello che da sempre chiamo 
    -il mio vivere sotto sfacciate spoglie

    E quindi bisogna essere me 
    anche per sentire con quale dannata precisione 
    amabilità mia diventi un freddo fuori misura 
    per giunta agghindato di asciutti ruscelli 
    che paiono più dei serpenti 
    destinati a far d'ogni meta una soltanto 
    per lì, prima rimpinzarsi di avarizia 
    e poi strozzarsi tra loro 
    senza nemmeno l'ausilio di eoliche complicità

    Io sono zucchero, mare placido
    leggiadra rugiada e forse anche altro 
    ma per difendermi da voi
    divento in men che non si dica sale!

    Oppure onda furibonda
    o grandine improvvisa 
    e non posso avvisarvi in tempo 
    affinché possiate casomai fuggire a gambe levate
    perché non so cosa vuol dir premeditarmi

    Ma permettetemi di dirvi
    che bisogna essere voi, Signori miei
    per non sapermi spiegare in base a cosa 
    osate anche solo ipotizzar di modellarmi 
    a vostra immagine e arroganza.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 17:48
    Un salto al bisogno

    Il mio piede sinistro
    già maldestro di suo, 
    non accetta scarpa 
    che non sia insieme 
    peso e piuma

    Un passo un altro 
    e un salto al bisogno
    poiché camminare 
    non sempre è diletto
    ma obbligo anche
    e se sulla strada 
    m'incontra un fosso, 
    senza la giusta scarpa 
    ruzzolerei osso dopo osso
    dentro dimensioni 
    buone solo a strizzarmi il busto

    Saltare perciò, debbo e voglio 
    giusto il tempo del diametro
    sfiorando il suo centro 
    in punta di sorriso 
    immaginando me 
    in mise da cortigiana. 

  • 27 gennaio 2017 alle ore 17:45
    Nell'erboso intervallo

    Saper svanire 
    a guisa di barone
    nell'erboso intervallo 
    tra evidenza e vaghezza
    per ritrovarsi infine
    in fondo a sacchi di solitudine 
    frugati il più delle volte
    da dita unte d'invadenza.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 17:42
    I bordi stropicciati dei perché

    E quando la foschia
    si ritirò in buon ordine, 
    appesi entrambi gli occhi
    ai bordi stropicciati
    dei perché tanto agognati

    Ma in men che non si disse 
    m'incalzò esigenza d'arretrare, 
    di spingere le spalle contro il tempo 
    come a volerlo riavvolgere 
    pur avendo scordato 
    pozioni magiche e bacchette 
    tra pagine di fiabe lasciate in sospeso 
    per allergia all'inverosimile

    _ Dormi, dormi ancora
    inganno mio del cuore 
    Dormi e non destarti 
    fintantoché tempo dura,
    tempo d'eterni baci a pel di anima _

    Tempo consumato per giungere sin là
    ove l'aria e io
    sapevamo di ipotesi andate a male 
    pur non avendo nemmeno lisciato 
    i bordi spiegazzati 
    di quei perché tanto bramati

    Staccai da essi gli occhi miei 
    issandoli al cielo 
    ed era falso ed era vero
    che non sapevo di star solo servendo 
    il più grande dei perché 
    mai domandati.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 17:26
    In verità non apparente

    Il silenzio mio 
    si sta inspessendo
    via via che s'ispessiscono 
    i palmi delle mani
    da quando ho preso a lavorar la terra 
    facendo spallucce alle unghie sporche 
    ché tanto l'acqua poi le pulisce 

    e se mai l'acqua dovesse fallire
    sarà la scusa per tagliarle tutte
    risolvendo anche l'ultimo 
    dei miei problemi 

    Si sta inspessendo 
    questo silenzio mio
    nato a denti stretti 
    il dì che un chiasso disumano
    mi schiacciò il cuore 
    contro spigoli di rose gialle
    colte apposta per l'occasione

    Non persi sangue però
    me lo tenni tutto per me 
    a naufragarmi meglio
    e potevo almeno gridare 
    preferendo invece starmene zitta 
    più per orgoglio che per altro 

    o forse perché sapevo 
    che a spiegarlo
    il dolore
    lo si perde di vista
    e poi non c'è più tempo 
    per soffrire come si deve

    Ed è così spesso 
    questo mio silenzio
    che talvolta mi conduce 
    lontano mille anni da quel dì
    così che quando a capo chino 
    contemplo la frenesia delle formiche 
    o il dimenarsi dell'erbetta 
    al vento freddo di novembre, 
    mi sento come fui prima di allora 
    e tale e quale ancora sono
    ma in verità non apparente.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 17:18
    Langue a piè di fonte ancora

    Madri e figli, due vecchi amanti
    un cane sciolto ed io
    che nemmeno mi accorsi di non essere sola
    ammaliata com'ero dalle gocce lucenti di limpida acqua
    sprizzanti gaiezza, sprezzanti del vuoto
    che le avrebbe bevute
    non appena dal cielo fosse piovuto a picco
    il rifiuto secco d'essere eterna sete

    Langue a piè di fonte ancora
    il desiderio spicciolo
    di essere acqua anch'io
    e mai più corpo, mai più le pose
    e mai più razza, mai più alcunché
    se non limpida acqua
    sprezzante del vuoto
    che mi berrà.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 17:12
    Una volta a novembre

    Accadde
    una volta a novembre
    che brividi
    e ancora brividi
    brulicassero sotto foglie
    fradice di voglie
    e spoglie
    del timor di venti
    o d'altro

    In quel mentre
    mi sorpresi viva terra
    terra di tutti e di lutti
    terra di gioie di nessuno

    Durò poco
    e poi di nuovo un mare
    campato per aria
    sfuggito alle mappe di un dio distratto
    come d'altronde era logico fosse
    pure a novembre.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 17:08
    Melograni e voglie

    Vorrei fischiare fortissimo
    molto più forte di quanto sappia già fare
    superarmi insomma

    Vorrei fischiare così forte
    da far schiattare d'invidia quel treno in arrivo
    sul binario ipsilon di una stazione ics
    spostata da un vento provvidenziale
    nel punto esatto in cui comincia l'infinito

    E voglio anche gridare fortissimo!

    Gridare e fischiare
    fischiare e gridare talmente forte
    da scuotere alberi e alberi
    e chissà non venga giù
    pure il padreterno
    insieme a piume
    melograni
    e voglie.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 17:03
    E null'altro

    Non l'ho dimenticato
    quel silenzio fatto di acqua
    e questo non è bene e non è male
    credo, o forse è l'uno e l'altro insieme

    Ma dopotutto
    cosa vuoi che m'importi
    di approfondire

    Mi basta di tanto in tanto
    farla in barba al baccano
    di questo mondo in catene
    accucciandomi nel ricordo
    del grembo perduto
    ove vigeva incoscienza
    e null'altro.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 16:55
    Senza dubbio

    Sono arrivata 
    fin dove il dubbio non è mai giunto
    e il senso della vita s'è fatto denso 
    e poi carne
    e poi sabbia 
    che scivola ancora senza scomporsi 
    in fondo all'anima.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 16:51
    Eppure remarmi contro

    Monotonia del caos,
    dovrei farne fagotto 
    e darlo via all'autunno
    per qualche acino d'uva 
    da spruzzarmi negli occhi

    giusto perché la nebbia 
    nel caso scendesse _prega di no
    non potrebbe bastare 
    a nascondere i posti assegnati 
    a ciascuno degli infiniti frammenti del dormiveglia
    svolazzanti laggiù, nei piani alti dell'anima

    Come ammettere
    di volermi impeccabile 
    eppure remarmi contro
    senza un goccio di logica.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 16:48
    Amorfi sensi

    Mi rimbocco lo sguardo 
    per spogliare il cielo 
    di quel vorace nero 
    che ha violato il mare 
    adombrandolo di amorfi sensi

    E mi disseto il fiato 
    con quest’aria antica 
    che ho creduto persa 
    tra le mie collane di sale 
    e alcune vaghe manciate d’amore.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 16:16
    E sta già accadendo

    C'è un non so che di vitale 
    a un certo punto dell'apatia,
    sarà forse la certezza che niente può durare 
    per più del suo tempo 

    E benché non si sappia 
    quando muterà questo intimo andazzo,
    se ne pregusta comunque 
    il venturo epilogo

    E sta già accadendo.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 16:11
    Un gran bel parlare

    Se non altro 
    è un gran bel parlare
    di quelli capaci d'inorgoglire 
    persino i palmi delle mani
    di solito molto prensili,
    simili a zampe di mandrillo 
    però più evolute, sì!

    Di fatti sanno afferrare 
    persino il prossimo
    per strizzarlo come uno straccio
    e poi passarlo sulla fronte
    in segno di fatica 
    ed incoscienza
    soprattutto

    Un gran bel parlare, sì...
    e se del tempo delle verifiche
    neppure un rintocco, non importa
    resta comunque un gran bel parlare.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 16:06
    Lì dove sei

    Ho gridato così forte 
    che l'anima s'è aggrappata 
    ai denti del giudizio
    pur di restarmi fedele,
    anziché traboccare ai miei piedi 
    come rigurgito fraudolento

    Ho gridato il tuo nome 
    fino a confonderlo abilmente 
    con quelli dei bimbi saltati per aria 

    E ora che anche l'ultimo filo di voce
    sta dissolvendosi come scia di gabbiano
    diretto all'altro capo del tempo,
    fammi memoria 
    e dimmelo nuovamente

    Dimmi come ti chiami
    se luce o pazzia
    e fammi arrivare
    lì dove sei.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 16:02
    Anche se il pericolo è trascorso.

    Ci sono spaventi
    che non passano facilmente
    anche se il pericolo è trascorso del tutto
    anzi si accentuano

    O forse più banalmente
    lo spavento assume il peso delle ipotesi
    come dire che fa più paura
    ciò che di peggio poteva accadere -se

    se avessi avuto la musica nelle orecchie
    o se tu fossi stato altrove
    e se, o se, i "se" si sprecano insomma
    ubriacando di brividi il cuore

    Ma poi in soccorso
    giunge un sospiro di sollievo
    a ricordarci che invece l'abbiamo scampata bella
    e per proseguire a vivere
    conta solo questo
    mentre la paura diventa altro,
    per esempio poesia.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 15:59
    Si muore di tutto

    Si muore di tutto
    di orgoglio e vergogna e dolore
    di gioia e gelosia
    d'inedia ed invidia e d'insonnia
    di noia e nostalgia
    di rabbia e realtà
    di sogni e di sonno

    E talvolta anche di sete
    pur sprizzando acqua di bosco
    dagli occhi.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 15:51
    Splendono ginestre ovunque

    Splendono ginestre ovunque
    da quando l'inverno è caduto in letargo 
    sui ripiani più alti degli armadi

    Splendono pure a notte fonda
    tanto che dalla luna s'affacciano due amanti 
    ingrigiti da un sogno rimasto tale,
    osando persino sporgere i cuori 
    come a volerli intingere in quel giallo
    caldo, quanto ogni abbraccio mancato

    Splendono e splenderanno 
    fin quando l'aria non saprà di muschio
    posto che nel mentre nessuno le bruci 
    per non aver ancora imparato 
    che mai può essere d'oro la cenere 
    ma sempre esito irrimediabile
    di umana miseria.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 15:48
    Oh, il cielo!

    E cosa è mai il cielo
    nelle notti serene 
    se non un enorme libro aperto,
    un viaggio che l'uomo moderno 
    non sa più intraprendere
    preso com'è
    a scarabocchiar sulla via lattea
    illusioni e mestizie dei suoi giorni

    Se prestasse orecchio
    allo sfavillante silenzio che lo sovrasta
    potrebbe cogliere chissà,
    magari il suono di calde lacrime 
    provenienti dal mare 
    e sfreccerebbe come un Perseo 
    a slegar dallo scoglio la bella 
    offerta al mostro dal re suo padre
    in cambio di pace nel regno

    La conoscenza di questa e d'altre storie
    che l'uomo di un tempo fissò in cielo, 
    sfugge allo sguardo dell'uomo moderno
    troppo intento a stipare i suoi mali
    dentro il grande carro 
    parcheggiato per sempre lassù.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 15:45
    Come riecheggia limpido

    Come riecheggia limpido
    il pianto della terra
    quando è notte e tutto dorme
    pure il sonno che non viene

    E quanto è aspra al sol baciarla
    la radice di un desiderio di pace
    scacciato dalla certezza
    che l'odio trionfa sempre
    in assenza di rivali all'altezza
    del suo spinoso abisso.

     

  • 27 gennaio 2017 alle ore 15:42
    Giurino i poeti

    Giurino i poeti
    che se l'inchiostro dovesse estinguersi
    e le unghie sbriciolarsi
    allora saranno i denti
    a scolpire su carta
    parole di pace
    e così sia

    a costo di gengive
    esposte a spigoli di mondo

    Schiacciare fratelli
    e ridurli a miseri brandelli
    sarà sempre
    irrevocabilmente
    sbagliato!

    È sbagliato che i cuori
    dei Signori della guerra
    pulsino al ritmo del folle vizio
    d'essere dio su questa terra
    concimata con vite umane
    straziate dall'odio per scopo infame.

  • 26 gennaio 2017 alle ore 16:29
    Ma tremo

    Stona
    il frastuono
    di questo momento
    stona
    e bastona
    il mio sentimento

    Oggi l'inchiostro non pende
    non scorre non rende

    Forse con la matita
    potrei srotolare una via
    che porti ciascuno
    a ogni altro

    Ma tremo
    e con me la mia mano
    sicché temo che quella strada
    diverrebbe un intruglio
    di opzioni vestite a festa
    dagli occhi dell'amore immaginato

    mentre l'altro, quello vero
    si scioglierebbe in mille lacrime
    e le stelle continuerebbero a vedere
    ciò che in effetti siamo: riprovevole
    agglomerato umano.

     

  • 26 gennaio 2017 alle ore 16:23
    Se non ci fosse il mare

    Invece quello laggiù
    è il mare che unisce le terre!

    Hai sentito bene
    il mare unisce e mai separa
    anche se stenti a crederlo

    Ti chiedo quindi 
    d'immaginare per un attimo
    l'assenza del mare
    ma prima legati a un'onda

    perché ciò che vedrai
    sarà il solitario riflesso di te stesso
    sospeso in un niente così inaccessibile
    che solo quell'onda 
    potrà restituirti alla tua sponda.

  • 26 gennaio 2017 alle ore 16:21
    Che cosa più di quell'erba

    Che cosa più di quell'erba
    saprebbe solleticarmi le tempie
    tanto da scomporre di qualche virgola
    l'imperterrito mio cipiglio,
    questa smorfia del cuore
    che neppure la gioia di vivere
    può farle un baffo ormai

    Oh, felide presagio
    d'altri e più biechi orrori del genere umano
    di che t'impicci adesso,
    stendi i tuoi lucidi artigli accanto a me,
    sulla tiepida erba di primavere distanti come le stelle
    e lascia che il cielo mi scivoli dentro le vene
    e ne sciacqui le anse

    sí da portare a vita nuova
    il sangue di figli e fratelli
    caduti nell'oblio a valanghe
    senza che mai abbiano potuto alzarsi per davvero,
    schiacciati com'erano dal peso di un alibi,
    perfetto per gli stolti
    e spacciato per colpa
    _nascere in luoghi di morte
    e volerli lasciare per altri migliori, più giusti
    intralciando perciò, la marcia dell'empio Uomo
    ma verso cosa poi...

    Lasciami quindi sulla tiepida erba
    che ancora non cresce,
    lascia che il cielo a venire mi alleggerisca le vene
    prima che il sangue d'altri figli e fratelli
    si mescoli nuovamente al mio.