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Poesie di Cristina Raso

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  • 31 agosto 2006
    Il domani, il confine

    Debole brezza
    il manto lunare vezzeggia
    Verso l'ombra d 'infiniti spazi,
    verso il confine.

    Inseguire il fondo
    contrabbandando un cielo,
    e campane al vento

    sottili come ombra di stelo
    in solitudine assordante
    che segue il tremare del mio velo

    Frontiere di spighe notturne
    un burrone,
    il domani.

  • 26 agosto 2006
    Poetassi

    Il poeta è lo scrittore

    sviante opportunità.

    Singhiozza tra le parole,

    accende le sillabe

    e colora i suoni.

    E’ assente e guarda il vuoto,

    spesso silenzioso.

    Il poeta echeggia

    lo spirito.

    Annusa il vibrare

    di sincerità.

  • 26 agosto 2006
    L’arcobaleno è passato

    Tra i riccioli,
    profumo immerso nei perchè a occhi chiusi.
    Un pò più forte,
    l’ultimo raggiro chiude i battenti a spada tratta,
    vincitrice o quasi,
    mi aspetta il prossimo turno e sarà cosi.
    Pertica di labirinti vuoti, chiusi a se stessi del rotolare.
    Cerate, lettere preconfezionate di una monosillaba.
    Sprecata.
    L’arcobaleno, è passato.

  • 26 agosto 2006
    Libro liberami

    E il libro segui con la mano stanca,
    unisciti al respiro.
    I libri parlano, gorgheggiano simboli, ricordi,
    immagini.
    Seduta sola, come su un atollo,
    circondata da pagine in bianco e nero;
    solo qui sarebbe possibile.
    E lo sguardo si incrocia ad un tratto,
    condividiamo il momento di totale assenteismo,
    il mondo fuori di qui non esiste.
    Procacciamo spartiti musicali di parole che fluttuano,
    l’ispirazione è inevitabile.
    Scaffali di arcobalenici colori che passano tra le mani;
    composta da un dito l’onda che traccia sinusoidi percorsi,
    e la sensazione palpabile di un mondo di parole.

  • Ho sentito attimi
    come se fossi un unico essere
    intrappolato alla sorgente.
    Tolto
    il tempo fa
    scrivevo con la forza della penna
    il non fermare,
    capace di riniziare a tremare.
    Amo te,
    troppo simile,
    sentore di salinità al mare
    frescume ai monti,
    anime tremendamente deboli.
    Soffoco di terrore,
    il mondo che ci circonda
    così diverso da quello che sentiamo,
    così diverso da quello che vorremmo.
    Vedersi così vicini,
    inscindibili,
    così; utopia.
    Rassegnati al circondario,
    sentirsi viva com'ero, vorrei
    non averlo mai sentito,
    così che fosse rimasto
    sogno.
    Gli spazi aperti
    sempre più piccoli descritti
    con unioni d'intenti
    descrizioni e sentimenti.
    Come fossimo
    un'unica voce,
    un unico cuore,
    le onde e il mare
    visti così.

  • 13 marzo 2006
    Dodici rintocchi

    Dodici rintocchi
    ecco
    i dodici rintocchi
    anche oggi
    a quale rintocco risponderai?
    Sul filo del tempo
    e del luogo
    sospiro i gemiti altrui.

  • 06 marzo 2006
    Grazia terrena

    Paesaggio piegato.
    Dissenso del mondo.
    Spoglie radure
    e lorde torve.
    Colpe rimembrano,
    barbagli della superficie.
    Fusioni di voci sacrali,
    ingiusti accartocciamenti.
    Gigli appassiscono,
    alla grazia terrena
    anelano ultimi respiri.

  • 06 marzo 2006
    Plastica e fumo

    Uno scheletro di plastica,

    cullo la scena come regista

    di quale artificio?

    Scivolo di plastica

    supplico il termine

    di travaso del tempo.

    Materia artificiale.

  • 04 febbraio 2006
    Impronta del secondo vagante

    E' sepolto il destino travolgente
    di me sottesa
    e lasciami cullare
    la spesa radiosa del ciel
    che coccola
    e incanta
    il tintinnio petulante.
    Ma se
    scissi
    il cateto del mondo
    in due
    il male e il bene,
    non è che un punto nel vuoto cieco,
    incantatore di leggiadra imprudenza
    al dove tu sarai
    lo saprai scordare
    collimando.
    Pedala la via
    su salita ardua del tempo,
    pulsa il diabolico.

  • 04 febbraio 2006
    Se c'è

    Selce salto, selvaggiamente
    sai esser più, del sir
    del settimo regno del peccato.
    Capitolando capitoli,
    capitolati in un capitombolo capibile,
    vuoi qualcosa che ci leghi?
    Lega lo straziante tuo desiderio
    desiderabile dal più del popolo,
    supino al mondo terreno
    di terre terribilmenti tetre,
    a qualche altra mistica luce,
    fittizia del riempi cuore,
    accantonando la magia
    per non distruggerla.

  • 04 febbraio 2006
    Resto

    Raggiungo un certo legame,
    un nodo alla gola rimane.
    Leggero, dondolante.
    Essere, resti di qualcosa.

  • 04 febbraio 2006
    Esco

    Il cielo racconta,
    dolorante il sapor d’ira.
    A tempo perso oramai,
    rimango,
    isolo
    comunicazioni superficiali.
    Esco.