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Autore

Daniele Bardelli

in archivio dal 03 feb 2006

05 ottobre 1979, Milano

mi descrivo così:
Sognatore incallito

12 maggio 2006

Black... out!

Intro: Un black out. Quando la corrente va via, possiamo far poche cose: una di queste è riflettere. Su noi stessi, sugli altri. Il personaggio di questa storia crea il suo sogno durante il black out, un sogno di rivoluzione sociale.

Il racconto

Mi ricordo qualche anno fa quando ci fu il blackout di corrente elettrica in Italia per una notte intera.Ero in luogo affollato e all'improvviso... Il buio!!! La gente naturalmente non era conscia di quello che stava per succedere... Ore e ore di buio totale. Io all'inizio guardavo fiducioso verso il Cielo sicuro che a minuti sarebbe apparsa la luce che tutti aspettiamo da secoli... Il primo pensiero fu rivolto alla mia giovane vita e alle cose che ancora avrei voluto fare che sarebbero state all'improvviso interrotte per sempre... Per fortuna o per sfortuna (dipende dai punti di vista) non fu quella la  causa della mancanza di corrente. Con il passare delle ore il panico della gente era sempre maggiore: c'è chi si stava già preoccupando della puntata del Grande Fratello che avrebbe perso e del rimborso che avrebbe chiesto a Sky per la mancata messa in onda di quei momenti indimenticabili di televisione. Tutti erano spazientiti... Io non capivo perchè. Per me era una novità incredibile... Ero l'unico che gioiva. Che bello poter vedere l'orizzonte della mia città privo di luce. Sembrava un po' una di quelle città fantasma che si vedono nei film western americani. Insomma, la mia curiosità nei confronti di quell'atteggiamento della gente aumentava sempre di più. Iniziai a fantasticare e ad immaginare e soprattutto a sperare in un blackout lungo una settimana: immaginai tutti quei "malati di lavoro", direttori di filiali, impiegati, avvocati, capo reparto, ecc. che il giorno dopo non avrebbero potuto recarsi nel proprio ufficio perchè i computer non funzionavano e  ho provato ad immaginare cosa avrebbero sentito e provato... Pensavo a quelle ore libere che all'improvviso si sarebbero trovati ad impegnare: probabilmente si sarebbero resi conto in un solo momento di essere ancora vivi... Di essere resuscitati da un letargo durato anni... E pensavo alla loro disperazione data dal fatto che perdendo il loro "distinto e rispettato ruolo" che si erano guadagnati con anni di sudato lavoro non avevano più un segno di distinzione: non ci sarebbero stati più direttori o comprimari... Tutti uguali... Tutti i ruoli sociali svaniti in un colpo... Che sogno... Questa sì che sarebbe stata una rivoluzione... La rivoluzione che sogno da anni. Purtroppo la corrente è tornata dopo poche ore e il mio sogno è rimasto tale... Ma ancora oggi quando mi trovo davanti a qualcuno che su un luogo di lavoro fa l'arrogante o sfrutta la propria posizione superiore, lo guardo con distacco glaciale, e dentro di me rido pensando a cosa succederebbe se ci fosse veramente un blackout così lungo...

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