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in archivio dal 27 dic 2013

Deborah Miccolis

15 luglio 1993, Noci (BA) - Italia
Mi descrivo così: Sono nata vicino Alberobello, studio Lingue e Culture Moderne per il Turismo, lettrice e amante del trekking scoutistico e delle canzoni che fanno sognare. Viaggiare è il modo migliore per conoscersi e avendo viaggiato tanto posso dire di non aver conos​ciuto ancora chi è Deborah.
Mi trovi anche su:

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  • 27 dicembre 2013 alle ore 12:00
    Nei tuoi quattro pensieri

    Rimani pure nelle tue quattro mura.
    Ho visto riti e persone,
    assaggiato storie 
    e liberato idee.
    Ho chiamato vita una sensazione..
    Tu resta in piedi dietro di me.
    Puoi andar via,
    se vorrai,
    nel tempo che rimane.
    Nelle tue quattro mura
    nei tuoi quattro pensieri.

     
  • 27 dicembre 2013 alle ore 11:49

    Come se nulla fosse accaduto,
    anche se è accaduto.
    Ed io, solo per un istante 
    certa di quel che ho veduto,
    cerco di persuadervi dal pensare 
    quanto vuoto era quel cuore.

     
  • 27 dicembre 2013 alle ore 1:38
    il Cielo

    Con umiltà,
    nel buio.
    Senza che nessuno lo potesse vedere
    piegava la testa 
    e piangeva,
    il Cielo.

     
  • 27 dicembre 2013 alle ore 1:16
    Sul terrazzo.

    Ho preso una stanza grande 
    da quando non ci sei 
    per star più larghi quando ritornerai.
    Potremmo andare a vivere all'ultimo piano di un grattacielo.
    Amarci in ascensore.
    Far l'amore sul terrazzo.

     
  • 27 dicembre 2013 alle ore 1:14
    Testamento alla Luna

    Metterò sul fuoco il caffè,
    così quando la stanza avrà raccolto tutto il suo aroma
    saprò che tu sei sveglio.
    Saprò che cammini in quella camera.
     
    Lascerò la finestra aperta
    la sera prima di addormentarmi,
    perché potrò sempre contemplare il cielo
    anche da dentro una stanza
    anche quando il cielo è sotto ai piedi.
    La lascerò spalancata
    perché un giorno, la Luna,
    si accorgerà di quanto lei mi somigli:
    entrambe sole.
     
    Avrò timore nel chiudere gli occhi la sera,
    perché quando lo si fa,
    si è vicini alle cose che si ama
    e che sono nella maniera più sbagliata
    lontane.
    Ne soffrivo.
     
    Avevo promesso di dimenticare,
    di sognare,
    di dimenticare di sognare.
    Quando sapevo farle tutte insieme queste cose
    ero libera.
    Ero felice.

     
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  • 31 dicembre 2013 alle ore 0:36
    Quadro di una notte di mezza estate

    Come comincia: Non sto parlando di un quadro. Non è una visione. Quello che ho provato, la pelle che ho toccato, il fiato sul collo che ho sentito, gli occhi e le stelle che ho visto erano veri. Erano anzi estremamente veri che quasi sembrava di essere morti. Si, ho detto bene: ero morta nella passione più viva. Non ero corpo ne anima. Ero un cuore ambulante, con due gambe, due occhi e due braccia che erano pronte ad afferrare una coperta fatta di stelle e stenderla sul mio volto. Sul nostro volto. Ricordo che sognavo da sveglia. Anzi no, ricordo di essere sveglia come non mai. C'era un campo immenso e un silenzio devastante. Il sole stava per andar via e gli alberi si confondevano con le ombre che proiettavano. Un campo immenso e vuoto, ma gli alberi che facevano da conice distoglievano lo sguardo. Potevo pensare di essere sola li e invece no. Qualcuno poteva abbracciarmi. Qualcuno poteva piangere sul maglione che mi ero portata dietro per il freddo che avrebbe fatto in quel posto. Qualcuno addirittura in quel posto così silenzioso e apparentemente desolato, aveva sussurrato "Stanotte ci saranno le stelle. Stanotte farà freddo." E io che avrei pensato invece al contrario: a una notte calda e burrascosa, senza stelle e con un sacco di vento. Arrivò la notte e quel qualcuno era in silenzio affianco a me e mi diceva di quanto gli mancassi. Di quanto gli mancasse qualcosa, ma non diceva mai cosa. Gli occhi fissavano il cielo, e il cielo fissava i nostri occhi. Le stelle ci erano entrate dentro e il freddo inziava a camminare sulla nostra ingenua pelle insieme agli insetti notturni. L'erba era fresca ci si sarebbe potututi ammalare, ma infondo a chi importa, eravamo morti, e non avremmo sentito mai freddo. Quell'anima che mi era accanto allora accarezzò i miei capelli gelidi, i brividi seguivano le palpitazioni del mio cuore e il mio respiro era annullato. Corpo dentro al corpo. Mani dentro mani. Occhi dentro occhi, anche al buio. Mi riecheggiava in testa la frase di una canzone che diceva: "la faccia della luna, oggi è bruna, non è che non ci sia ma è come fosse andata via.." perchè poi mi domandavo? perchè in un momento del genere solo una frase poteva risuonarmi nei polsi? Perchè non potevo canticchiarla in silenzio? Tutto dormiva o perlomeno, tutto sembrava immobile, persino il freddo. Ci accorgemmo di essere due anime sole ma così sole da voler restare vicine tutta la notte. E allora decidemmo di trovar rifugio dove nessuno sapeva che quelle anime si amavano. Coperte e silenzio. Tepore e corpi. Paura e vergogna. Binomi della notte, dell'amore e della purezza. Non potevamo spiegarlo a parole e nemmeno potevamo scriverlo. Allora abbiamo dipinto un quadro. Avevo detto che questo non era un quadro? Mentivo. Era il più bello in assoluto che fosse mai stato dipinto. Potete vederlo vero? Ve lo descrivo se così non fosse: ci sono due anime che danzano stese, lui, lei, una notte, una coperta di stelle, il calore del cuore e la voglia e la forza di amare. 
    Il quadro è in vendita. E' aperta l'asta! 

     
  • Come comincia: Poi una volta mi si avvicinò quel mio amico di vecchia data e iniziò a parlare,e io tacqui sapete. Diceva frasi del tipo "dentro me resterà sempre alimentata la fiamma della passione, del cuore che batte forte, della gola che si stringe e della voglia di nascondersi e andarsene.." Il mio caro e vecchio amico che mi chiedeva consigli su una ragazza. Non era facile sapete, quando anche il tuo cuore si stringe in gola..anzi no, quando la gola si stringe..cioè volevo dire, quando il cuore...insomma avete capito! O forse non avete intuito. Mi diceva che sapevo dare ottimi consigli e infondo era questo che facevo: davo consigli agli altri e mai a me stessa. Gli altri erano da sempre il riflesso delle mie di preoccupazioni. Gli altri avevano dentro il mio di cuore che si stringeva alla gola, o semplicemente, avevano accesi dentro la fiamma della passione di cui parlava il mio amico. Quella fiamma che io non avevo. O che forse nessuno vedeva. Io vedevo le fiamme degli altri. Mi piace pensarla così. I miei amici, tutti a quelli che ho dato e do un consiglio, hanno una fiamma dentro. Solo io la riesco a vedere e se ci soffio sopra con i miei consigli la alimento, oppure rischio di spegnerla. Fin ora ho visto tante di quelle piccole e calde fiammelle accese. Quella del mio carissimo amico è la più grande e io non ci soffierò più sopra. Lui sa come alimentarla. 

    Ti abbraccio F.
    Tua dH.

     
  • 29 dicembre 2013 alle ore 11:21
    Finale di Dorian Gray ReMade

    Come comincia: Corse in soffitta in lacrime. I sensi di colpa divoravano il suo stomaco non avrebbe mai voluto che la gente lo vedesse in quello stato. Uno stato nel quale solo le persone colpevoli erano a abituati a vivere. L'essere consapevole di avere un'esistenza,un'anima marcia e logora: questo era il suo peccato peggiore. Strinse tra le mani il quadro afferrandolo dalla cornice massiccia e pianse lacrime acide. Le stesse sciolsero la tela e nelle sue mani non rimase nulla. Un vuoto incolmabile lasciato dall'assenza,un vuoto paragonabile alla sua anima che sprofondava nell'insignficante e nella vecchiaia. Chinò il capo e chiuse gli occhi quando ad un tratto sentì bussare alla porta. Nessuno era in casa in quel momento pensò,non poteva aprire la porta in quello stato. Il mondo fuori non doveva sapere il suo segreto ,la colpa era diventata la sua nuova faccia. Appeso a un punto di domanda si trascinò all'ingresso,e con voce tremante chiese: "chi sei?" ma nessuno rispose. Allora imperterrito continuò: "chi sei? Non aprò finchè non sento la tua voce,non comprendo la tua identità." Ma ancora nessuno da dietro la porta rispondeva. Raccolse il poco coraggio che li rimaneva, quello stesso coraggio che lo aveva spinto a compiere gesti estremi durante la sua esistenza. Era l'unica cosa che ancora non era invecchiata dentro lui. Afferrò la maniglia della porta e tirò versò di sè gridando: "chi è?". L'uscio fu spalancato con forza ma nessuno c'era alla porta. "Ho le allucinazioni.Sto per diventare seriamente matto,qualcosa sta logorando e divorando la mia testa,i miei pensieri e la mia pelle" pensò tra sè e sè. Ad un tratto svoltò l'angolo dell'ingresso un uomo. Era lui stesso,una copia identica,stessi occhi,stesse mani,stessi abiti,stessi vizi,stesso viso e stessa anima. Chiuse la porta terrificato si girò di spalle e lui era esattamente dentro la casa alle sue spalle così Dorian urlò: "chi sei? vorrei vederti morto!" Quell'uomo non rispose a tale provocazione piuttosto si mise a sedere da solo sul divano senza che nessuno l'avesse invitato a farlo. Così Dorian impazzì e iniziò a dire con tono agitato: "Posso sapere da dove vieni? cosa ti ho fatto? cosa cerchi da me?" L'uomo con fare ancora più ostile,prese il bicchiere che era sul tavolino e si versò dell'assenzio e incominciò a sorseggiarlo. Allora Dorian andò davanti all'uomo misterioso si sedette sul tavolino, strappò via il bicchiere dalle sue mani e lo lanciò contro una credenza rompendosi. Così facendò, avendolo davanti a sè con un respiro riprese a dire: "posso sapere cosa vuoi da me? dalla mia casa?" e l'uomo si accomodò ancora facendosi indietro col busto e disse: "vuoi sapere tutto questo ma non vuoi sapere il mio nome prima?",Dorian fu perplesso girò la testa verso il bicchiere frantumato per terra mise le mani tra i capelli e stringendosi il capo urlò: "basta! Qui le domande le faccio io. A casa mia faccio quello che mi pare", l'uomo lo provocò dicendo: "durante la tua vita hai sempre fatto quello che volevi, come volevi e con chi volevi. Sono il tuo riflesso Dorian. Sono l'incarnazione della tua anima non puoi sbattermi fuori da una casa che è stata anche la mia.

     
  • 27 dicembre 2013 alle ore 18:32
    La porta

    Come comincia: Quella porta era ancora aperta. Nessuno l'aveva chiusa, nemmeno lei che ogni giorno era persuasa dal farlo. Era Novembre e il vento l'aveva spalancata forte. Agosto ne stava sciogliendo il colore, ma col freddo di Dicembre tutto si era fermato. Anche quel tentativo di chiudere quella porta. 
    La mano gelida non sapeva che fare..

     
  • 27 dicembre 2013 alle ore 11:56
    PAURE. PAZZIE.

    Come comincia: - E' vero che sei proprio diventato pazzo? (mi chiese lei un lunedì)
    - Lo sono! (confessai)
    - Allora ti cureranno?
    - Non si cura mica la paura.
    (Le prese la mano. Non era pazzo,lei sì.)

     
  • 27 dicembre 2013 alle ore 11:52
    Ordinarietà

    Come comincia: Pensieri annullati, sentimenti mescolati alla fretta.
    Non c'era da stupirsi se non aveva più tempo per le cose leggere. Impazziva per la vita, per gli sguardi, per le storie. I pensieri si erano annullati. Si era persa nelle abitudini e nelle cose che erano destinate a stare lontano da lei.

     
  • 27 dicembre 2013 alle ore 1:46
    La sera delle anime

    Come comincia: Si, perchè quella sera le anime di quei due si erano incontrate e non avevano fatto altro che danzare per tutto il tempo sulle loro teste. Non avrebbero mai potuto vederle perchè toccando le loro pelli, il loro corpo cominciava lentamente a scomparire. Non sapevano che forma avesse l'anima. La loro anima. Non sapevano che toccandosi il petto a vicenda, erano riusciti a sfiorare l'uno il cuore dell'altro. In tutto questo le anime danzavano. Si abbracciavano e  prendevano delicatamente le mani,accarezzavano i volti e continuando a danzare erano sempre più vicine l'una alle altre.