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Autore

Deborah Miccolis

in archivio dal 27 dic 2013

15 luglio 1993, Noci (BA) - Italia

mi descrivo così:
Sono nata vicino Alberobello, studio Lingue e Culture Moderne per il Turismo, lettrice e amante del trekking scoutistico e delle canzoni che fanno sognare. Viaggiare è il modo migliore per conoscersi e avendo viaggiato tanto posso dire di non aver conos​ciuto ancora chi è Deborah.

29 dicembre 2013 alle ore 11:21

Finale di Dorian Gray ReMade

Intro: Frutto di un concorso letterario. Scritto in pochi minuti. Un finale da riscrivere, una storia da rimmaginare, ma soprattutto un anima a cui dar di nuovo vita. Dorian Gray il capolavoro di Oscar Wilde da me riscritto.
Perchè un finale infondo ce lo meritiamo tutti . Buona Lettura dH.

Il racconto

Corse in soffitta in lacrime. I sensi di colpa divoravano il suo stomaco non avrebbe mai voluto che la gente lo vedesse in quello stato. Uno stato nel quale solo le persone colpevoli erano a abituati a vivere. L'essere consapevole di avere un'esistenza,un'anima marcia e logora: questo era il suo peccato peggiore. Strinse tra le mani il quadro afferrandolo dalla cornice massiccia e pianse lacrime acide. Le stesse sciolsero la tela e nelle sue mani non rimase nulla. Un vuoto incolmabile lasciato dall'assenza,un vuoto paragonabile alla sua anima che sprofondava nell'insignficante e nella vecchiaia. Chinò il capo e chiuse gli occhi quando ad un tratto sentì bussare alla porta. Nessuno era in casa in quel momento pensò,non poteva aprire la porta in quello stato. Il mondo fuori non doveva sapere il suo segreto ,la colpa era diventata la sua nuova faccia. Appeso a un punto di domanda si trascinò all'ingresso,e con voce tremante chiese: "chi sei?" ma nessuno rispose. Allora imperterrito continuò: "chi sei? Non aprò finchè non sento la tua voce,non comprendo la tua identità." Ma ancora nessuno da dietro la porta rispondeva. Raccolse il poco coraggio che li rimaneva, quello stesso coraggio che lo aveva spinto a compiere gesti estremi durante la sua esistenza. Era l'unica cosa che ancora non era invecchiata dentro lui. Afferrò la maniglia della porta e tirò versò di sè gridando: "chi è?". L'uscio fu spalancato con forza ma nessuno c'era alla porta. "Ho le allucinazioni.Sto per diventare seriamente matto,qualcosa sta logorando e divorando la mia testa,i miei pensieri e la mia pelle" pensò tra sè e sè. Ad un tratto svoltò l'angolo dell'ingresso un uomo. Era lui stesso,una copia identica,stessi occhi,stesse mani,stessi abiti,stessi vizi,stesso viso e stessa anima. Chiuse la porta terrificato si girò di spalle e lui era esattamente dentro la casa alle sue spalle così Dorian urlò: "chi sei? vorrei vederti morto!" Quell'uomo non rispose a tale provocazione piuttosto si mise a sedere da solo sul divano senza che nessuno l'avesse invitato a farlo. Così Dorian impazzì e iniziò a dire con tono agitato: "Posso sapere da dove vieni? cosa ti ho fatto? cosa cerchi da me?" L'uomo con fare ancora più ostile,prese il bicchiere che era sul tavolino e si versò dell'assenzio e incominciò a sorseggiarlo. Allora Dorian andò davanti all'uomo misterioso si sedette sul tavolino, strappò via il bicchiere dalle sue mani e lo lanciò contro una credenza rompendosi. Così facendò, avendolo davanti a sè con un respiro riprese a dire: "posso sapere cosa vuoi da me? dalla mia casa?" e l'uomo si accomodò ancora facendosi indietro col busto e disse: "vuoi sapere tutto questo ma non vuoi sapere il mio nome prima?",Dorian fu perplesso girò la testa verso il bicchiere frantumato per terra mise le mani tra i capelli e stringendosi il capo urlò: "basta! Qui le domande le faccio io. A casa mia faccio quello che mi pare", l'uomo lo provocò dicendo: "durante la tua vita hai sempre fatto quello che volevi, come volevi e con chi volevi. Sono il tuo riflesso Dorian. Sono l'incarnazione della tua anima non puoi sbattermi fuori da una casa che è stata anche la mia.

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