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Autore

Deborah Miccolis

in archivio dal 27 dic 2013

15 luglio 1993, Noci (BA) - Italia

mi descrivo così:
Sono nata vicino Alberobello, studio Lingue e Culture Moderne per il Turismo, lettrice e amante del trekking scoutistico e delle canzoni che fanno sognare. Viaggiare è il modo migliore per conoscersi e avendo viaggiato tanto posso dire di non aver conos​ciuto ancora chi è Deborah.

31 dicembre 2013 alle ore 0:36

Quadro di una notte di mezza estate

Il racconto

Non sto parlando di un quadro. Non è una visione. Quello che ho provato, la pelle che ho toccato, il fiato sul collo che ho sentito, gli occhi e le stelle che ho visto erano veri. Erano anzi estremamente veri che quasi sembrava di essere morti. Si, ho detto bene: ero morta nella passione più viva. Non ero corpo ne anima. Ero un cuore ambulante, con due gambe, due occhi e due braccia che erano pronte ad afferrare una coperta fatta di stelle e stenderla sul mio volto. Sul nostro volto. Ricordo che sognavo da sveglia. Anzi no, ricordo di essere sveglia come non mai. C'era un campo immenso e un silenzio devastante. Il sole stava per andar via e gli alberi si confondevano con le ombre che proiettavano. Un campo immenso e vuoto, ma gli alberi che facevano da conice distoglievano lo sguardo. Potevo pensare di essere sola li e invece no. Qualcuno poteva abbracciarmi. Qualcuno poteva piangere sul maglione che mi ero portata dietro per il freddo che avrebbe fatto in quel posto. Qualcuno addirittura in quel posto così silenzioso e apparentemente desolato, aveva sussurrato "Stanotte ci saranno le stelle. Stanotte farà freddo." E io che avrei pensato invece al contrario: a una notte calda e burrascosa, senza stelle e con un sacco di vento. Arrivò la notte e quel qualcuno era in silenzio affianco a me e mi diceva di quanto gli mancassi. Di quanto gli mancasse qualcosa, ma non diceva mai cosa. Gli occhi fissavano il cielo, e il cielo fissava i nostri occhi. Le stelle ci erano entrate dentro e il freddo inziava a camminare sulla nostra ingenua pelle insieme agli insetti notturni. L'erba era fresca ci si sarebbe potututi ammalare, ma infondo a chi importa, eravamo morti, e non avremmo sentito mai freddo. Quell'anima che mi era accanto allora accarezzò i miei capelli gelidi, i brividi seguivano le palpitazioni del mio cuore e il mio respiro era annullato. Corpo dentro al corpo. Mani dentro mani. Occhi dentro occhi, anche al buio. Mi riecheggiava in testa la frase di una canzone che diceva: "la faccia della luna, oggi è bruna, non è che non ci sia ma è come fosse andata via.." perchè poi mi domandavo? perchè in un momento del genere solo una frase poteva risuonarmi nei polsi? Perchè non potevo canticchiarla in silenzio? Tutto dormiva o perlomeno, tutto sembrava immobile, persino il freddo. Ci accorgemmo di essere due anime sole ma così sole da voler restare vicine tutta la notte. E allora decidemmo di trovar rifugio dove nessuno sapeva che quelle anime si amavano. Coperte e silenzio. Tepore e corpi. Paura e vergogna. Binomi della notte, dell'amore e della purezza. Non potevamo spiegarlo a parole e nemmeno potevamo scriverlo. Allora abbiamo dipinto un quadro. Avevo detto che questo non era un quadro? Mentivo. Era il più bello in assoluto che fosse mai stato dipinto. Potete vederlo vero? Ve lo descrivo se così non fosse: ci sono due anime che danzano stese, lui, lei, una notte, una coperta di stelle, il calore del cuore e la voglia e la forza di amare. 
Il quadro è in vendita. E' aperta l'asta! 

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