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Autore

Elie Wiesel

in archivio dal 17 ott 2011

30 settembre 1928, Sighetu - Romania

segni particolari:
Ho ricevuto il Premio Nobel per la pace nel 1986. Fu François Mauriac, che mi persuase a scrivere e raccontare la mia esperienza dell'Olocausto.

mi descrivo così:
Sono uno scrittore rumeno naturalizzato statunitense. Come Primo Levi, anch'io sono scampato all'Olocausto per poi raccontarlo.

17 ottobre 2011 alle ore 16:01

La notte

di Elie Wiesel

editore: Giuntina

pagine: 112

prezzo: 8,50 €

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«… Mai dimenticherò quelle fiamme che consumarono per sempre la mia Fede.
Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità la voglia di vivere.
Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto…».
Queste parole sono, forse, una delle denunce più potenti e più immediate dell’orrore dell’Olocausto. Elie Wiesel ha conosciuto i campi di Auschwitz e di Buchenwald, dove è stato prigioniero insieme al padre. Le descrizioni che ci lascia sono lucide, precise, a tratti perfino fredde nel loro estremo realismo. Quella che era la normalità nei campi di concentramento, emerge, in queste pagine, in maniera così nitida da farci quasi male. L’autore è un giovane ebreo che vive la sua fede con estrema convinzione, è un eletto che vive studiando il Talmud e la cui speranza più ardente è quella di essere iniziato alla Cabala. Cosa resta di tutto questo dopo Auschwitz? Che ne è della sua anima dopo aver visto il proprio padre morire invocando il nome del figlio, senza che quest’ultimo potesse aiutarlo? Una delle silenziose conseguenze dell’Olocausto è proprio l’inaridimento spirituale, Elie Wiesel ci pone di fronte al dramma di chi deve fare i conti con quello in cui credeva: come si può ancora confidare in Dio dopo aver visto le volute di fumo fuoriuscire dai camini degli inceneritori dei campi di concentramento? Domanda senza risposta. Dopo l’esperienza nei campi Elie Wiesel torna a casa ma in realtà ha smarrito se stesso, ritrovarsi sarà un processo difficile e doloroso.
“La notte” è una delle opere più belle e più toccanti su un argomento di cui si è scritto e discusso tanto, ma non sarà mai sufficiente: nulla potrà restituire la vita a chi l’ha persa e la voglia di vivere a chi è sopravvissuto.
«… volevo vedermi nello specchio che era appeso al muro di fronte: non mi ero più visto dal ghetto.
Dal fondo dello specchio un cadavere mi contemplava.
Il suo sguardo nei miei occhi non mi lascia più».

recensione di Valeria Rago

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