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in archivio dal 20 giu 2014

Enrico Danna

27 agosto 1971, Torre Pellice (TO) - Italia
Segni particolari: Poeta
Mi descrivo così: Poeta
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elementi per pagina
  • Quando vedo i tuoi occhi stanchi
    Che rifiutano l’eco di un sorriso
    Quando ascolto la tua bocca muta
    Che più non apparecchia l’aria di parole
    Mi chiedo quale sia il senso di un corpo a metà
    Imprigionato in una mente intera
    Incapace di sfogliare i vecchi album di figurine
    Inetto ad affrontare un semplice passo
    Fugace al sibilo di un singolo fono
    Nel disperato appello di un urlo che muore in gola
    Ancor prima di nascere.
     
    E non posso che stringerti la mano
    Abbracciare la tua fronte candida
     
    Tu
     
    Che ora sei fragile
    Come un silenzio di cartapesta
    Sei il volto umano di mio padre
    Nel sudario delle mie lacrime.

     
  • 06 gennaio alle ore 16:46
    Siamo fragili

    Siamo fragili
    come biscotti intrisi di latte
    tra dita inferme
    e schiocchi di luce
    nel riverbero di gesti quotidiani
    in cui la memoria inciampa
    annaspa
    cade.

    Siamo fragili
    nei nostri sguardi assenti
    che scrutano gli avanzi
    di giorni tutti uguali
    in letti d’ospedale
    dove il tempo non si consuma
    ma ci consuma
    ove anche un respiro logora
    l’idea del firmamento.

    Siamo fragili
    nelle canute iperboli delle nostre mani
    lise dalla forzata ignavia
    stuprate dalla sodomia del dolore
    che invade
    pervade
    s’insinua
    dileggia.

    Siamo fragili
    anche quando vorremmo essere lisergici
    al cospetto di Dio.

     
  • 04 novembre 2018 alle ore 15:09
    Come un sole di cartapesta sgualcita

    Mi sfugge tra le dita
    quel pallore di guance interrotte
    come un sole di cartapesta sgualcita
    che ristagna su foglie asimmetriche
    mentre un sorriso ingiallisce
    a sera
    tra le labbra di rami spezzati.

    E mi manca
    la possente euforia
    di un granello di sale.

     
  • 28 agosto 2018 alle ore 18:48
    E non so nemmeno morire di te

    Disegno movimenti meccanici
    come punti di sospensione
    in ordine casuale
    e nutro il mio ego
    con la solitudine di un sesso dozzinale
    che non lascia spazio al vento
    e disperde l’immaginazione.
    mentre l’amore soffoca
    tra le foglie di un oleandro.
     
    E non so nemmeno
    morire di te.

     
  • 17 giugno 2018 alle ore 11:41
    Riflessi di seduzione

    E sedimenta
    nell'alternanza dei giorni
    l'abbraccio tra gli ulivi e il mare
    che disegna spiragli di luce
    su rotte apparentemente inaccessibili
    e ammalia
    la prospettiva delle lampare
    con raffinata seduzione.

     
  • 01 aprile 2018 alle ore 16:44
    Ci vorrebbe un cielo per riveder le stelle

    Ho di me
    la percezione dell'incompiuta di Schubert
    lettere dorate
    sullo spartito che vacilla
    e s'aggrappa al leggio
    strofinando l'aria
    per non dissolversi in volo.

    Com'è buia l'alba
    se l'anima perde il senso dell'orizzonte
    e si spegne nell'eco
    di un disperato indaco
    come corvo riflesso
    nel nero specchio
    di un labirinto senza occhi.

    Ci vorrebbe un cielo
    per riveder le stelle
    o quantomeno
    uno sguardo di vita.

     
  • 07 febbraio 2018 alle ore 18:14
    Insegnami a colorare il cielo

    Quante volte ho chiuso gli occhi
    per cercare la tua mano
    nell'assenza di respiri
    delle mie notti senza quiete
    e come neve a primavera
    mi sono sciolto
    in un calembour di lacrime
    agli occhi del sole.

    Quante volte ho invidiato
    il brivido sfuggente
    di un sorriso colto
    dal giovane venditore di rose
    mentre sfiorava la tua aurea
    odorandone gli spasmi
    ed io lontano
    in punta di piedi
    per non trasalire invano
    ho trattenuto il fiato
    per non disperderne la scia.

    Quante volte ho scritto il tuo nome
    nella mia mente
    per non consumar le lettere
    ed ho invocato Dio
    urlando la mia rabbia al cielo
    sulla copertina di un libro senza pagine.

    Insegnami tu
    a colorare il firmamento
    prima che la nebbia
    s'impadronisca dei miei occhi.

     
  • 10 dicembre 2017 alle ore 18:52
    E mi cruccio, a sera.

    Ho un grezzo sapore

    su labbra soltanto accennate

    e intese lontane

    da quando

    il tuo sguardo

    s'è arroccato al silenzio

    e

    la sensazione di un attimo

    s'è smarrita

    nell'inspiegabile nulla

    di un sorriso svanito

    come deserto disatteso

    sulla strada di Babbo Natale.

    E mi cruccio

    a sera

    tra le allegorie

    di uno spartito senza note.

     
  • 22 novembre 2017 alle ore 16:11
    Ho camminato cento passi

    Ho camminato cento passi

    e poi altri mille ancora

    alla ricerca di mani nuove

    e pergamene su cui scrivere.

    Ho assaporato il senso dell'oblio

    e l'onnipotenza dell'amplesso

    prima di cadere dall'olimpo

    restituito agli inferi

    come avanzo di cielo

    in balia d'epitaffio

    che sbeffeggia il sepolcro

    assetato di sguardi.

    Non ho più gli occhi

    dell'amore indulgente

    ma tic tac e bon bon

    a balbettare in un pugno.

    Ho camminato cento passi

    e poi altri mille ancora

    nella solitudine di una stanza vuota

    osservo i ricordi di anime in giubilo

    ora cadenze astratte

    di un giorno lontano

    e un Dio che mi ascolta

    nell'apatia di uno sguardo annoiato.

     

     
  • 08 novembre 2017 alle ore 20:39
    Cercando Pessoa

    Cercando Pessoa
    tra i saliscendi di un giorno d'autunno
    come un soffio di vento
    che ammalia le foglie
    e ne rende mansueto il colore
    adulando l'aroma
    di un caffè nero bollente
    mi sottometto
    alla sirena di Belem
    che si specchia nel Tago
    e riluce di luna
    il suo figlio più amato.
    Ho le sponde di queste acque
    tra le mie braccia tese
    e l'oblio di questa terra
    che lusinga l'attesa
    e si prepara alla danza
    dell'antico rituale
    come gemma che si rinnova
    ad ogni pie' sospiro
    e le ciglia mute
    all'incanto della psiche.
    Cercando Pessoa
    tra ciliegi e castagni
    in una grotta di silenzi
    che sa inghiottire il mare
    e passi misurati
    su bracieri ammiccanti
    che declinano al fato
    la desinenza di nuove impronte
    mi sottometto
    alla magnificenza dell'attimo.
    Ho cosce sorde
    e lamenti afoni
    all'invadenza del tempo
    che lobotomizza il pensiero
    e ho euforia di momenti
    se le mie dita sfuggono
    al ridondante cliché
    di una mano a comando
    che stupra il sogno
    di un'infanzia interrotta.
    Obrigado Pessoa
    Muita saudade.

     
  • 04 settembre 2017 alle ore 23:52
    Mi spaventa l'ipertrofia del tempo.

    Conosci il significato della parola ipocondria?

    Ipocondria d'amore?

    Quella paura di amare in modo così intenso

    da morirne?

    Quella paura di morire

    senza riuscire ad amare intensamente?

    Hai mai desiderato azzannare le labbra

    che ti sussurrano parole d'amore

    per sentirne il sapore nella tua bocca

    in ogni istante

    mentre il sangue si mescola al tuo?

    Hai mai desiderato trasformare la carne in spirito

    e l'amplesso in preghiere

    mentre ti struggi la notte

    al cospetto di un letto che sa di silenzi stantii?

    Ci sono catene che vanno spezzate

    per forgiare ali.

    Ci sono ali che si spezzano

    e diventano catene.

    Nascono prigioni

    da ali malate

    come muoiono amori

    da fucine di ghiaccio.

    Mi spaventa l'ipertrofia del tempo

    se non posso averti accanto a me.

     
  • 26 agosto 2017 alle ore 11:20
    Quelle labbra che sanno di terra ferma

    Arranco nel sudore delle mie congetture
    come uno scarto sul tappeto verde
    nell'attesa di un settebello arrogante
    che sparigli queste mie notti insonni.

    Ho lasciato le speranze alla porta
    prima di genuflettermi al pianto
    e quel riecheggiar della parola “amore”
    di cui mi giunge l'eco in lontananza
    è una lama che scava nel cuore
    dopo averne sedotto il battito.

    Anche le lacrime si son diradate
    indispettite dall'inconsistenza degli occhi
    e lo sguardo non sa più che fare
    se attorniato da specchi di morte.

    Ho in me l'arsura del nulla
    e la dislessia delle ipotesi
    mentre la mia bocca invoca l'approdo
    a quelle labbra che sanno di terra ferma.

     
  • 31 luglio 2017 alle ore 21:06
    Spiegami, o Dio.

    Spiegami

    o Dio

    di che colore è

    l'irrequietezza dei miei giorni

    quel sordo ronzare

    di speranze disattese

    che si spegne tra le desinenze

    di sogni ammutoliti.

    Spiegami

    o Dio

    il senso delle mie braccia vuote

    e delle mie notti stanche

    quando le luci dell'amore

    si spengono come cicche

    sulla pelle dei miei desideri

    e ristornano tenebre.

    Spiegami

    o Dio

    l'irriverenza della tua mano

    sulle virgole dei miei abbracci

    e i puntini di sospensione

    come lame affilate

    sui silenzi

    di pagine erose dal pianto.

    Spiegami

    o Dio

    la sopravvivenza degli attimi.

     

     
  • 26 maggio 2017 alle ore 19:03
    Su punte di piedi spaiati

    Vivo sospeso
    su punte di piedi spaiati
    tra queste lenzuola che sanno di ignoto
    e di pasti consumati
    mentre masturbo l'idea di un altro dove
    ingoiando le mie stesse emozioni
    come satrapo di tricche ballacche
    in astinenza di rime.

    Non sei aria
    se io non sono vento
    e ruggine la mia pelle
    quando la tua bocca non miete baci
    perchè le mie labbra scivolano
    nell'assemblea del tuo respiro
    ed affoga il mio coito di parole
    nelle intercapedini dei nostri silenzi erosi.

    Non cercarmi ovunque
    se non hai il coraggio delle imperfezioni.

     

     
  • 26 aprile 2017 alle ore 19:12
    Non so. Eppure so.

    Non so

    quanto durerà la stagione degli applausi

    ma è il silenzio delle mani

    ad obnubilare il mio orizzonte

    come schiuma d'attesa

    che si scioglie a sera

    prima che la notte

    si trasformi in desiderio.

    Non so

    se le labbra si faranno grevi

    o baceranno lievi

    le tue guance mute

    in apparente stasi

    come molecole assorte

    in balia di materia

    tra le incertezze degli atomi.

    Eppure so

    che sedimento ancora

    tra le tue istanti attese

    l'allegoria del proibito.

     
  • 21 marzo 2017 alle ore 15:24
    Oh Fortuna

    Ti ho incontrata 
    oh Fortuna
    in un giorno d’estate
    ed ho messo al serraglio le labbra
    per poterti assaporare ancora.

    Ho visto
    riflesso nei suoi occhi
    il candore della sera
    quando il tramonto non lasciava la mia pelle
    e l’orizzonte era il suo sguardo accanto al mio.

    Ti ho chiamata Amore
    oh Fortuna
    confondendo l’istante col per sempre
    e mentre assaporavo l’assenzio
    le desinenze s’inginocchiavano al verbo.

    Non ho lapidi da svezzare
    ma silenzi di foglie
    su questi sepolcri imbiancati
    in attesa d’un epitaffio d’autore.

     
  • Sono tornato a casa questa notte

    ma la luce dei desideri era spenta

    come i boccioli dell'orchidea bianca

    che da troppo tempo attendono la tua voce.

    Dalla finestra, il rumore del ricordo

    scuoteva le ombre dei sogni

    ma io non avevo silenzi che per te

    mentre gli amplessi mi scorrevano accanto

    come onde di luna piena

    in rime di cani ululanti alla notte.

    Ma che ne sa il vento

    delle vibrazioni di una farfalla

    o della percezione delle foglie

    che abbracciano l'infinito?

    Che ne sa l'argine

    di un fiume di lacrime

    che si perde nell'alluvione

    per ritrovarsi deserto?

    Sono tornato a casa questa notte

    e tutto maledettamente sapeva di te.

    Anche le lenzuola

    che ormai hanno sbiancato gli amplessi.

     

     
  • 02 gennaio 2017 alle ore 17:37
    E il cinguettio dei passeri...

    E noi appresso al tempo
    a disperderci nel furore degli spazi
    tralasciando le intercapedini
    e il cinguettio dei passeri
    soggiogati dalla frenesia dell’istante
    che tra le dita scema
    come un granello di sabbia
    in balia degli istogrammi.

    Stanchi
    di cammini lineari
    scuotiamo i passi alle ombre
    e l’intimità ci assale
    come notte ripudiata dal tramonto
    mentre i calici sobillano
    l'adunanza di verità indigeste
    e vacillano scettri
    sulle polveri di sevizie e baccanali.

    L’orgia
    di un sapere assorto
    riscrive il mio stato emotivo
    e la rabbia si commuta in preghiera
    d’anagrammi imperfetti
    sull’eco di litanie spulciate tra i ricordi
    mentre il tuo seno trema
    al vezzo ardito
    d’un mio bacio immaginario.

     
  • 22 novembre 2016 alle ore 15:52
    Ho in me

    Ho in me
    la dannazione del poeta
    e l’apatia d’un fermacarte
    quando la notte cala il full di ombre
    e i sogni sono saponette
    disperse come bolle
    in un puzzle che s’infrange tra le mani.

    Ho in me
    l’adrenalina che accende gli occhi del viandante
    e la cecità dello stanziale
    quando le sinapsi sono anelli non congiunti
    e il respiro è un fiume in piena
    che scavalca l’argine
    e poi sosta, lì, sospeso.

    Ho in me
    l’imprevedibilità del riccio
    e il misticismo del cammello
    quando tendo al mondo la mia cruna
    salvo poi celare l’ago
    tra la bruma degli sguardi
    di un riflesso enigmatico.

     
  • 12 novembre 2016 alle ore 20:41
    Se fossi

    Ti ho forse mai perduta?
    Ti ho forse mai dimenticata?
    Ho forse mai smesso di amarti?
    Se fossi una gomma
    cancellerei gli spazi vuoti
    tra ogni respiro e un bacio
    e aggrappandomi alle interiezioni
    depennerei le lacrime
    per stordire i tuoi occhi di zagare.

    Quante volte ho calpestato la notte
    chiamandola puttana
    perché ti conduceva via da me
    e quanta strada verso il Paradiso
    mi sembrò d'aver percorso
    quelle notti
    in cui riuscimmo ad immortalar le stelle?

    Se fossi un libro
    non parlerei che di te
    ed ogni verso avrebbe il tuo profumo
    impresso tra le spine
    di una pagina
    dal finale già scritto.

     
  • 30 ottobre 2016 alle ore 19:26
    Come briciole di pane torneremo spighe

    Scavano le mani
    se la terra è greve
    appese al sottile filo della vita
    che le forbici del destino
    si divertono a stuzzicare
    con l'irriverenza
    di un demone bastardo
    che gioca a nascondino con la morte.

    Mentre la terra trema
    il mondo spara
    uccide
    stupra
    sodomizza
    ruba
    oscura sorrisi tra il fango
    e lacera menti
    cuori
    anime
    rendendoli schiavi
    alla mercè di sordidi ideali
    di puttane dalle labbra gonfie
    e di fiori appassiti.

    Siamo lacrime di cartapesta
    nella dorata ipocrisia del nulla
    passeggeri ignari
    di un viaggio senza tempi certi
    né destinazione
    sicari di noi stessi
    pronti a disperdere rose
    per abbracciare le spine.

    E la terra trema
    trema ancora
    inghiottendo lacrime
    e le urla della gente.

    Come briciole di pane
    torneremo spighe.

     
  • 12 ottobre 2016 alle ore 20:57
    Un milione di volte

    Ho cercato le tue orme

    tra milioni di scarpe

    incespicando sugli algoritmi dei passi

    e sbucciandomi le mani

    come un acino ubriaco d'amore

    che caracolla in un mosto di incertezze

    e cade, si rialza e cade ancora

    ma non porge la guancia

    allo schiaffo del destino.

    Ho percorso con te

    milioni di parole e luoghi

    col diaframma in sinapsi d'interiezione

    e la mente gravida di imperfezioni

    quel sorriso che si tramuta in pianto

    e poi ritorna il sole

    accecato di lacrime

    e diventa sale

    quell'urlo maledetto

    che allontana le nostre traiettorie.

    Ho assaporato con te

    l'intersezione tra l'orgasmo e la preghiera

    un assioma inspiegabile

    di contrazioni ritmiche e sensuali

    quando la carne si fa lettera

    per moltiplicarsi in parole

    e pagine

    di un romanzo scritto sulle nostre pelli.

    Ho assaporato il tuo amore

    un milione di volte

    ma quanto mi manca

    ora

    il profumo delle tue rose.

     

     
  • 06 ottobre 2016 alle ore 21:15
    L'amore è nostalgia dei tuoi occhi

    Faccio i conti con la tua assenza

    e il totale è una sommatoria di spazi vuoti

    di silenzi calvi

    e di labbra assiderate

    dall'ignavia di giorni ignorati all'anima

    se le stelle sono mute

    ed i miei passi bagliori inespressi

    su sentieri monouso

    sento

    l'asfissia di lacci stanchi

    e lapidi di desideri in cenere

    sono le mie labbra

    in astinenza d'oblio

    e carpe diem

    all'ultimo bacio che ti ho dato

    in un raptus di amore lieve

    in un'orgia di sensi assetati

    mentre ora

    l' ardore si assopisce

    come estate che evapora

    sugli aforismi di vana speme

    e rattrappiti orgasmi

    consumati allo scarso ardore di una mano inusuale.

    Fottuto orgoglio

    che lo sguardo deride

    perché se penso all'amore

    mi specchio nella nostalgia dei tuoi occhi.

     

     
  • 04 settembre 2016 alle ore 16:30
    Matite rosse

    Mi angoscia
    la narcolessia degli spazi vuoti
    e quel senso d'impossibile
    che rende sterili le matite colorate
    come un diapason muto
    nelle mani di un clochard
    a soffocare l'attimo fuggente
    di un'estate che non ritorna.

    Ho temperato i giorni
    e scandito le attese
    mentre il nulla masturbava i sogni
    nell'indifferenza di ogni passo
    senza afferrare il senso dell'incompiuta
    per colpa di un orgoglio
    che ha estirpato la radice
    di un germoglio già ferito.

    Scorre lenta
    la comprensione dell'ineluttabile
    giorni interi a respirare
    l'agonia dell'anima
    mentre lo sguardo fissa il tempo perduto
    senza riuscire a fermarlo
    e si muore un po'
    senza rendersene conto.

    Mi angoscia l'assenza di emozioni
    l'assenza di stagioni nel mio cuore
    un equilibrio fatto di linee rette
    senza sussulti né baratri
    e l'inciampare in me
    non è che la proiezione della cenere
    che le matite rosse
    disegnano sull'ombra dei miei sogni.

     
  • 26 agosto 2016 alle ore 18:38
    Ho cercato risposte nel vento

    Ho cercato risposte nel vento
    con queste mani
    nude e ferite
    mentre ai sandali ho rivolto la supplica
    di piedi lacerati e spogli
    nel greto di schiaffi improvvisi
    e sassate
    come se il peccato fossi io
    scacciato dalla notte al pianto
    senza nemmeno un ciglio di pietà
    in assenza di un Dio
    assopito all'ombra delle mie grida.
    Io non credo
    a quel modo di disporre le rose
    sulla terra che ieri calcavo
    e che oggi ha seppellito il mio sguardo
    come velo squarciato e trafitto
    da un serpente vigliacco e muto
    che di promesse ha sedotto la notte
    e alle stelle ha sacrificato l'altare.
    Ho atteso risposte dal vento
    mentre cercavo il senso delle pergamene
    e le mie dita non erano che polvere
    e le mie labbra cenere
    di baci sbiaditi
    mentre scemava l'ultimo respiro
    e lasciavo all'alba
    il compito di annaffiare le rose.