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Autore

Enza Iozzia

in archivio dal 16 feb 2012

16 aprile 1972, Modica - Italia

segni particolari:
Nel Comitato dei Lettori dal 2012.

mi descrivo così:
Io sono il prototipo della persona normale, ma con qualcosa di speciale: spontaneità, entusiasmo e voglia di imparare, il tutto accompagnato dalla consapevolezza dei miei limiti. Sempre sorridente, nella speranza che ogni mio sorriso porti "letizia" nel cuore di chi soffre.

30 settembre 2012 alle ore 19:40

La violenza domestica: il peggiore incubo nella storia della donna.

Intro: Le afferrò i capelli. Lei non lo sentì arrivare. Egli Apparve all'improvviso, proprio dietro le sue spalle. Roberta stava guardando fuori dalla finestra. Lo faceva spesso, osservare i fiori, l’aiutava a rilassarsi. Quindi cercò di scuotere la testa per liberarsi, ma la morsa dell’orco era così stretta che nulla poté fare. A raccontarla tutta però

Il racconto

Le afferrò i capelli. Lei non lo sentì arrivare. Egli Apparve all'improvviso, proprio dietro le sue spalle. Roberta stava guardando fuori dalla finestra. Lo faceva spesso, osservare i fiori, l’aiutava a rilassarsi.
Quindi cercò di scuotere la testa per liberarsi, ma la morsa dell’orco era così stretta che nulla poté fare. A raccontarla tutta però, bisogna anche ammettere che nulla avrebbe voluto fare. Il dolore che le stava provocando le dava piacere. Un piacere che nasceva non da una pulsione masochista, ma dalla rassicurazione che anche questa volta avrebbe picchiato lei, e da questo pensiero nasceva la consapevolezza che il piccolo Edoardo l’avrebbe scampata.
L’orco con la mano sinistra tra i capelli, le teneva il capo immobile, fu in quel frangente che con la destra le mollò un gancio, colpendola in pieno l' occhio destro. Cadde. In bocca avvertiva un sapore insolito, come se avesse mangiato della polvere di ferro. -Che strano- pensò -come è possibile che mi sanguini la bocca se mi ha colpito sulle ciglia-? Lui si allontanò. Era rimasta sola, distesa sul tappeto della cucina, era tutto finito; la manifestazione violenta quotidiana di quell’uomo che in passato giurò davanti a Dio di proteggerla era così, almeno in apparenza, terminata. -Anche oggi siamo sopravvissuti- pensò.- Invece si sbagliò. Lui stava tornando. In mano aveva un enorme coltello da cucina, teneva lo sguardo perso, un sorriso plastico. I suoi occhi avevano un’espressione inebetita ma terrificante. Lei non riusciva a muoversi e non era neppure in grado di gridare. Lui si avvicinò tanto lentamente quanto inesorabilmente. Era ormai a pochi centimetri da lei. Chinò il busto, tirò indietro il braccio, fece un lungo respiro, convogliò tutta la sua brutale forza violenta in quella mano in cui impugnava il coltello e sferrò il colpo mortale. Roberta aprì gli occhi. La sveglia segnava le 3.35, suo marito era accanto a lei e dormiva come un angioletto. -Meno male è stato solo un brutto sogno-Pensò. Un incubo spaventoso. Roberta si tranquillizzò e riprese a dormire sonni tranquilli. Questo mio racconto per "ricordare" che non è così per tante altre donne. Infatti una donna su quattro (dicono le statistiche), almeno una volta nella vita, subisce violenza e quasi sempre da mariti, fidanzati o compagni di vita. La violenza domestica continua ad essere un problema culturale che viene a mio avviso mal gestito. Certo, si sono fatti tanti passi in avanti se si pensa al recente passato. Fino al 1981 infatti, nella nostra legislazione esisteva ancora il cosiddetto delitto d’onore, cioè il riconoscimento dell’onore come valore socialmente rilevante di cui bisogna tener conto anche a fini giuridici, e in particolar modo in ambito penale.
Oggi le leggi sono cambiate, ma purtroppo non i numeri. Ancora moltissime persone di sesso femminile devono sottostare alla brutalità della cosiddetta violenza domestica . Una indagine ONU attesta inoltre, che la violenza contro le donne è il crimine più diffuso nel mondo, ma purtroppo anche quello meno denunciato. Tuttavia ( e per questo ancora più grave) non è una situazione che si limita al nostro Paese, o a quelli considerati “meno civili” . La violenza, oggi, resta una fra le prime cause di morte per le donne dai 16 ai 44 anni per tutto l’Occidente. A questo punto mi sorge spontanea una domanda: Per quale motivo astruso, o perverso una donna non dovrebbe denunciare la violenza subita da un partner? Psicologi, psichiatri, sociologi, scrittori , avvocati e “tuttologi” si sbizzarriscono nell’asserire supposizioni, e lo fanno talvolta scomodando perfino illustri pensatori di diverse epoche e infinite dottrine, ma credetemi, la motivazione sostanziale resta unica, e cioè che la società moderna non è capace di garantire sufficientemente protezione a tutte quelle donne che restano vittime della forma più subdola di violenza esistente nel mondo: quella domestica.
In conclusione prendo a prestito le parole dello scrittore Antimo Pappadia che quando fu nostro ospite alla biblioteca Passerini Landi di Piacenza disse che il grado di civiltà all’interno di una società, si denota dal ruolo e dal modo in cui una donna viene considerata dalla comunità in cui vive. Finché ci sarà violenza domestica sulle donne, nessuna società potrà mai considerarsi per nessuna ragione completamente civilizzata.

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