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Recensioni di Enza Iozzia

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  • "Toglietemi tutto ma non il mio braille" è un libro scritto da Ciccio il Giovinotto (un personaggio che tutti almeno una volta nella vita dovremmo incontrare). Il volume non appartiene a quella categoria di libri che dopo averli letti vanno riposti nella libreria, ma è un vademecum da tenere sempre a portata di mano, e non solo sul proprio comodino prima di addormentarsi. Il volume, infatti, è un "documentario" che narra esperienze di vita vissuta, raccontate ironicamente e che potrebbero appartenere ad ognuno di noi. Che tu sia del Nord o del Sud, della Corsica o del Bangladesh non importa, Ciccio riesce a strappare un sorriso a tutti in qualsiasi giorno della settimana... anche di lunedì. Propongo un audiolibro per rendere giustizia a questo manuale degno del suo nome. Sono sempre del parere che i libri siano di chi li legge e non di chi li scrive, e Ciccio questo lo sa benissimo. Ha messo nero su bianco di ciò che è lui, mettendosi empaticamente nei panni di ognuno di noi. Già leggendo i suoi aneddoti sui social ho notato subito che si contraddistinge non solo per il suo carattere avvincente e spumeggiante, ma anche per le sue straordinarie capacità comunicative.
    L’autore catanese è “innamorato” della sua terra e attraverso il suo libro arricchito di significative immagini (peccato che non siano a colori) insegna trucchi, strategie con una semplicità tale da affascinare anche le persone più apatiche verso la vita. Oltre 100 aforismi pensati ed elaborati con simpatia, parlano dell’autore, della sua voglia di vivere e della sua grande passione per la vita che è diventata la sua filosofia.
    Lasciatevi contagiare dal sorriso e dalla positività di Ciccio, non ve ne pentirete. Una filosofia di vita che andrebbe seguita sempre da tutti.

    [... continua]
    recensione di Enza Iozzia

  • Il volume, ben scritto da Mirko Tondi e pubblicato dalla Casa editrice “Il Foglio”, narra di un'avvincente storia ambientata in un futuro lontano, ma nemmeno troppo. Il detective messo sotto scacco dalle delusioni della vita, ha l’opportunità di dare una svolta alla sua esistenza, prendendosi in carico un caso complesso e unico nel suo genere. Siamo noi che utilizziamo la tecnologia, oppure è lei che utilizza noi? E in futuro, essa ci aiuterà ad affermare la nostra identità, oppure ce la ruberà?
    Sono queste le domande che il lettore non può esimersi dal formularsi ad ogni pagina che legge. Il volume, che in alcuni passaggi mi ha ricordato George Orwell in “1984” e altri, Stefano Benni in “Cari mostri”, è redatto con cognizione di causa e la sua peculiare e al tempo stesso avvincente tematica, lo rendono sicuramente suggestivo e godibile ad ogni passaggio.

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    recensione di Enza Iozzia

  • Cinquepuntotto è un libro/diario/testimonianza di Daniela Manelli Trionfi, arricchito da foto e poesie. La scrittrice torna con la memoria a quei pochi (spaventosi) secondi in cui, all’Aquila, tremò forte la terra. Bastò una breve ma terribile scossa di un sisma di magnitudine 5.8 per spazzare via vite, sogni e speranze di tanti uomini, donne, bambini: persone diverse, ma legate tra loro dalla morte improvvisa o, nel caso dei più fortunati, dal dolore terribile di aver perso gli affetti più cari e i riferimenti più solidi. Daniela, con una scrittura semplice e lineare, adatta a ogni tipo di lettore, ma al tempo stesso di grande efficacia, narra della distruttiva forza di una Natura che da amorevole Madre, talvolta si trasforma in crudele Matrigna. Accosta con maestria immagini forti a momenti di pietà, di solidarietà, di grande abnegazione, in una parola… di amore inteso nella più nobile e pura accezione del temine.
    Cinquepuntotto racconta di gente che sa soffrire in silenzio, che sa reagire, che ha la forza e la voglia di rimboccarsi le maniche per ricominciare da capo, senza mai perdere di vista la fantasia e la speranza di un domani migliore.
    Era il 6 aprile 2009, ore 3.32: una linea netta e profonda, come una faglia, che ha scritto la parola fine di un periodo di vita e l’inizio di un altro, da vivere in quegli stessi posti, perché "È quella, la loro dimora, e non l’abbandoneranno mai".

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    recensione di Enza Iozzia

  • Antimo Pappadia è tornato. Dopo più di tre anni di oblio, arriva in libreria l'ultimo romanzo di Antimo Pappadia. L'opera dal titolo "La tortora e il pappagallo" edito da Luna Nera (Pag. 182 euro 13.00), coglie molti aspetti inquietanti della società contemporanea. Innovativo per quanto concerne la tematica e tecnicamente ben strutturato, la storia risulta accattivante, acuta e spietatamente realistica. Il romanzo si sviluppa su due linee parallele: su di una, viaggia la storia del protagonista, Luciano, un quarantenne alle prese con una società in piena crisi economica e di valori; sull’altra, si evince una vera e propria denuncia all'ipocrisia del nostro sistema sociale. 
    Antimo Pappadia, scrittore, saggista, aforista, giornalista pubblicista, sottolinea il dramma di una società allo sbando, disorientata e incapace di far fronte ai più elementari bisogni umani, ma al tempo stesso fornisce una speranza, quella di estrapolare dal profondo del cuore quei valori intrinsechi che molti esseri umani ancora posseggono. Uno di questi è l'amore. Infatti, come dice l'autore nelle prime pagine del libro "Il piacere può essere unito all'amore o ad altri sentimenti, ma può essere vissuto anche in modo indipendente da altri stati emotivi. Se è abbinato alla all’amore si raggiunge l’estasi; se viene associato ad altri sentimenti si ottiene l’appagamento; se invece viene vissuto come singola emozione, lascia sempre un po' di retrogusto amaro".

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    recensione di Enza Iozzia

  • La paura... ogni volta che la vita ci presenta davanti un amore proviamo paura. È più forte di noi, non riusciamo a controllarla, ci assale e ci fa temere sempre il peggio, è proprio per questo che a volte non ci lasciamo andare e non viviamo l'amore nel suo pieno essere vita. Solo un cuore colmo di gioia e d'amore può stare in vita e far risplendere i nostri occhi. Fari dell'anima che ci permettono di attraversare le strade oscure della solitudine. L'amore è vita e la vita richiede amore. Questa è una delle poesie raccolte nella silloge "Affrontando il mare della vita", edita da Kimerik edizioni. Andrea Talignani, giovane poeta piacentino, "Er Poeta" ha ottenuto diversi riconoscimenti in vari concorsi, giovane dall'animo percettibile, inizia a scrivere quasi per gioco. Dopo aver pubblicato in diverse antologie con altri autori, ha finalmente coronato il suo sogno: un'opera tutta sua. “Affrontando il mare della vita” è una composizione in grado di interpretare con perspicacia tutte quelle emozioni e conflitti che ogni animo umano sensibile sente nel proprio intimo in questa incerta società contemporanea. Già il titolo del volume racchiude in sé tutte le antimomie kantiane legate al peculiare momento storico che stiamo vivendo. Andrea parla del bisogno di vita e di amore, esterna la sensazione di bilico tra il desiderio di trionfare e la rassegnazione di arrendersi, tra la paura di osare e il timore di arrivare. Queste sono solo alcune riflessioni/emozioni che "Er poeta" regala attraverso le rime di una piacevole ma al tempo stesso profonda lettura poetica. Il volume è un lavoro di notevole carica emotiva. Se volessi con una semplice frase compendiare il libro utilizzerei la celebre espressione di Ugo Foscolo: "quello spirto guerriero che dentro mi rugge".

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    recensione di Enza Iozzia

  • Uno di quei libri il cui titolo potrebbe trarre in inganno. Storia di un tradimento sì, ma anche e soprattutto un romanzo d'amore "Adulterio"di Paulo Coelho.
    Non solo amore di coppia, si badi bene, ma autostima, dunque attenzione per se stessi.
    L’io narrante è Linda, una trentunenne che, all’inizio, risulta addirittura antipatica. Sposata con un uomo che l'adora, con due figli e una tata filippina, fa la giornalista e adora il proprio lavoro. Vive a Ginevra, una città pulita, ordinata e accogliente. Eppure al mattino fa fatica ad alzarsi, piange, si sente incompleta, infelice. Recitare ogni giorno una parte che non si sente propria, sorridere anche quando non se ne ha voglia è ciò che la società le richiede. E, quando una donna prova certe sensazioni, il tradimento incombe.
    Cade tra le braccia di Jacob, e non si tratta solo di sesso: se ne innamora. Qualcosa che la cambia, la turba profondamente, ma al tempo stesso la induce a riflettere, diventa strumento per superare le proprie paure. Un'infedeltà capace di aprirle il cuore, costringendola in quella terra di nessuno tra un passato costruito faticosamente, mattone su mattone, e un futuro che rischia di sbriciolarsi come una casa sotto le scosse del terremoto.
    Allora si ferma, indietreggia, rinuncia. Dolore e salvezza. Ma è davvero la scelta giusta?
    Più fortunato della nazionale del suo paese nel corso dei recenti mondiali, il brasiliano Coelho, con questo libro, segna un ennesimo goal nel campionato delle vendite. Complimenti a lui.

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    recensione di Enza Iozzia

  • Annamaria Citino nella sua seconda fatica letteraria "Son tutta ciliegie", esprime l’essenza del proprio pensiero. Lo fa attraverso una poetica fondata su una disarmante semplicità ma, al tempo stesso, tecnicamente ben strutturata.
    Dalle sue origini mediterranee l’autrice deriva il calore della passione, l’intensità dei colori e la capacità di farsi penetrare dalle forti emozioni ergendole ai livelli più alti.
    Piccante, provocatoria, disinibita, la sua silloge non solo si rivolge agli appassionati del genere, ma risulta di ausilio per chiunque voglia avvicinarsi alla poesia erotica e passionale. La Citino che, nella vita come nell’arte, non fa certo della convenzionalità la prerogativa principale, interpreta con disinvoltura e al tempo stesso con maliziosa ingenuità quella che dovrebbe essere la prerogativa di ogni forma di comunicazione artistica: la capacità di cogliere le sfumature più intense delle emozioni primarie. Nel corso della lettura ci si accorgerà come alla scrittrice calabro-sicula-veneta, attraverso un lavoro di sublimazione emozionale, riesca l’ardua impresa di trasformare i più reconditi desideri primordiali nelle più dolci note poetiche.

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    recensione di Enza Iozzia

  • Ha solo venti anni e già ha esordito con un romanzo di un certo spessore. Melanie Tedeschi classe 1992 ha appena riempito gli scaffali delle librerie col suo volume d’esordio dall’emblematico titolo “I prescelti e il potere degli elementi”.
    Questo fantasy rappresenta un insolito connubio fatto di elementi fantastici (come il magico regno di Classolt) e problemi reali con cui le nuove generazioni quotidianamente si devono misurare. La pubblicazione di questo libro, indipendentemente dal numero di copie che venderà, è già un successo. Infatti, la sua stessa stesura dimostra che nelle nuove generazioni ci sono tanti sani principi che resistono nonostante erediteranno un paese che è allo sbando.
    Il libro, nonostante sia sostanzialmente rivolto a un pubblico giovane, credo che la sua lettura possa risultare piacevole a tutte le persone di ogni età e di qualsiasi livello culturale.

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    recensione di Enza Iozzia

    • 3 Cuori
    • 17 ottobre 2013 alle ore 21:12

    Rimembranze

    E mi sovviene di te,
    tra i respiri del vento che odorano di mare,
    di melograni rossi spaccati dal sole,
    di arance succose,
    di croccante con mandorle tostate, miele e cannella.
     
    Sei ricordo goloso.

    Questa è una delle 69 liriche di Annamaria Citino, inserite nel libro "3 cuori", edito da Melino Nerella Edizioni.
    Poesie che parlano d'amore all'amore.
    L'amore delle tre C, non solo vissuto con il cuore ma, contemporaneamente, anche con il cervello e con la carne.
    Una scelta, quella di Annamaria Citino, che, pur non esaurendo in una sola volta il complesso spettro di sfumature che caratterizzano il suo modo di sentire e di fare poesia, certo ne connotano la tematica preferenziale: l’esplorazione di temi dell'eros (ma fuggevolmente anche dell’agape) non completamente svelati o da troppo tempo tenuti nascosti, intesa sia come intima autoanalisi e come opportunità di riflessionestimolo di vita per chi alla sua lirica si accosta in veste di lettore.
    Annamaria, sveste l’anima, letteralmente, tra i suoi versi.
    Impudica, ma sempre perfettamente candida, racconta ciò che molte altre donne, per timidezza o ipocrisia, non confesserebbero mai: l’importanza del corpo in un rapporto sentimentale, sia esso discendente dalla mente oppure dal cuore. Vivere pienamente la propria sessualità, senza see senza ma, è, per la poetessa siciliana, il segreto per accettarsi e consapevolmente proporsi come persona.
    La sua lirica scivola sopra e sotto le lenzuola senza mai tentare di nascondersi dietro a involuti giri di parole e, al tempo stesso, mantenendosi sempre nei confini del buongusto.
    Se Gesualdo Bufalino avesse letto i suoi versi l'avrebbe amata sicuramente e questo libro, probabilmente lo avrebbe descritto come “ballata delle dame del tempo che fu” nel suo romanzo "Argo il cieco"
    Perché Annamaria, perfetta nell’eterna gioventù della sua semplice lirica, sembra rientrare proprio nei canoni della donna solare nelle cui vene scorrono, mischiate al sangue, passione, tradizione e cultura mediterranee.

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    recensione di Enza Iozzia

  • "Fai bei sogni" è un romanzo autobiografico e introspettivo, redatto dall’acuto giornalista e scrittore Massimo Gramellini. E’ il racconto della sua vita. E’ la storia di un bambino che perde la mamma in circostanze che subito non riesce a comprendere e che poi però, divenuto adulto, non ha il coraggio di guardare in faccia. L’elaborazione del lutto dura quarant’anni, ma l’autore alla fine, grazie anche all’amore di Elisa, riuscirà a superare il terribile trauma infantile e a comprendere l’importanza del perdono. Grazie a questo tortuoso e doloroso viaggio interiore, Gramellini riuscirà ad ottenere quella felicità che ogni uomo avrebbe il diritto di vivere. Per dirla alla Dante, per arrivare in Paradiso bisogna prima passare per l’Inferno e il Purgatorio; ecco il motivo per cui l’autore per superare la sofferenza deve innanzitutto immergersi in essa e affrontare un percorso intriso di quella angoscia che poi lo porterà alla serenità esistenziale.
    Il libro è davvero bello e consiglio di leggerlo, ma una breve nota critica mi sento di esprimerla ugualmente, essa concerne la parte iniziale. Personalmente credo che in alcuni passaggi il suo proverbiale umorismo, visto il drammatico tema, si riveli un po’ forzato e pertanto non l’ho particolarmente gradito.

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    recensione di Enza Iozzia

    • Specchi
    • 08 luglio 2013 alle ore 18:30

    Lo specchio come testimone della nostra interiorità
    Il viaggio introspettivo condotto da Elèna Italiano è un pregevole lavoro editoriale.
    Trattasi di una raccolta di racconti in cui si carpisce una prosa onesta e curata; le sue storie, pur essendo completamente diverse tra loro, evidenziano un comune denominatore: lo specchio. Esso metaforicamente parlando, rappresenta il bisogno di raccontarsi che ogni donna avverte in una società “liquida” in cui nessuno più trova il tempo per “riflettere” sulle proprie azioni. Il linguaggio semplice e immediato dell’autrice , inoltre, rende i personaggi ancora più tangibili disegnandoli nella nostra mente in un modo così accurato da darci quasi l’impressione che essi appartengano alla nostra vita reale.
    Lo specchio, pronto a riflettere la verità spietata di chi gli si pone di fronte è testimone di vicende cariche di emozioni, come uno sbarco di clandestini, una vita intrisa di insuperabili rimorsi e di tante altre vicende che il lettore non potrà far a meno di trovare familiarità con proprio sé.
    Lo specchio però è anche qualcosa di astratto, di impersonale. Noi che spesso ci lasciamo guidare da altri, abbiamo forse bisogno di “un’entità” esterna per riconoscere chi siamo e cosa vogliamo? Chissà, forse dopo aver letto questo libro la risposta potrebbe anche giungerci spontanea.

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    recensione di Enza Iozzia

  • Ispirato da una storia realmente accaduta, il libro è dedicato a tutte quelle donne che( a causa di un’ideologia ancora intrisa di maschilismo sciovinista) loro malgrado, sono costrette a vivere violenze inaudite e maltrattamenti incomprensibili anche in società poco evolute. Un’attenta lettura del romanzo lascia intendere che  la drammatica storia di Hina Saleem (la ragazzina uccisa in Italia nel 2006 dai suoi parenti perché non si volle adeguare agli usi tradizionali della sua cultura d’origine) abbia notevolmente influenzato l’animo dell’autore, anche se di fatto riferimenti diretti non ce ne sono. La violenza che denuncia Pacioni non è retorica o speculativa, l’autore non si riferisce ad un particolare ceto sociale o ad un livello culturale basso, e nemmeno fa riferimento a una religione specifica. Egli racconta la naturale pulsione di violenza che è in ognuno di noi e che si può manifestare in ogni zona geografica per ogni grado di istruzione e a qualsiasi età.
    Fatima, protagonista del romanzo, vive una sorta di vita parallela: a scuola è Francesca e a casa è appunto Fatima. Ella pertanto, esperisce due forme di amore: uno autentico e l’altro dettato dalle convenzioni sociali di una cultura alla quale lei non si sente più di appartenere. Naturalmente, col passare del tempo le diventa impossibile sostenere una doppia linea esistenziale, e le cose cominciano a precipitare.
    L’autore con estrema lucidità riesce a far entrare il lettore in un mondo che inizialmente appare lontano, estraneo ma,  man mano che ci si addentra nel romanzo, ci si rende conto che Fatima può essere anche la nostra vicina di casa, la nostra collega di lavoro o perfino noi stesse.

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    recensione di Enza Iozzia

  • Il volume "A testa in giù", raccoglie 53 liriche, scelte tra le migliori poesie che la poetessa Paola D’Angelo ha redatto negli ultimi tre anni.
    Le emozioni contenute all’interno dell’opera sono di un’intensità straordinaria e rappresentano una combinazione di sensazioni tanto armoniosa e sottile da rendere questo lavoro veramente unico nel suo genere. Le sensazioni vissute dall’autrice vengono magicamente trasmesse al lettore attraverso una sorta di empatizzazione poetica, una rara capacità espressivo-cognitiva che di fatto è una peculiarità dei poeti autorevoli.
    Paola D’Angelo utilizza nelle sue liriche una tecnica compositiva classica sfidando così l’impopolarità, anche se i critici, a tale proposito, sostengono che la scelta dei temi cosiddetti universali, rendono la sua opera sempre alla moda in ogni forma di società di ogni tempo e di qualsiasi luogo geografico.
    Si dice che la persona che non smette mai di sentire è quella che ha animo poetico, ma l’animo poetico non basta a trasformare un uomo in un bravo poeta. Paola D’Angelo infatti oltre ad ascoltare le emozioni, ricerca ed esperisce su di sé quel mondo emozionale che non tutti hanno la forza di vivere e solo in pochi possiedono le tecniche per rappresentarlo nella poesia in modo adeguato.
    L’autrice, che si definisce poetessa per legittima difesa, ritiene appunto che la poesia non è mai esternazione emozionale che si materializza attraverso frasi compiute, ma una forma di ricerca e di crescita personale. La poesia, dice Paola D’Angelo durante un’intervista, è metafisica. La parola in generale e in particolar modo quella scritta è la cosa più divina che l’uomo ha a sua disposizione, perché essa unisce la materialità alla spiritualità del pensiero.
    Ecco il motivo per cui, le sue liriche le definiamo un po’ divine.

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    recensione di Enza Iozzia

  • Afferro con gli occhi
    lo sguardo eterno
    dell'infinito,
    del terso cielo
    di primo autunno,
    delle caduche foglie che respiran del vento,
    un flebile alito
    smarrito.

    Questa è a mio avviso una delle liriche più significative che Giorgia Catalano ha raccolto nel suo libro "Un passaggio verso le emozioni".
    Sono sufficienti poche righe  per comprendere che il tema più sentito dalla scrittrice concerne la vulnerabilità umana e il suo tramutare attraverso il tempo. Il concetto viene espresso con struggente passione e anche con discreta tecnica della parola scritta.
    Giorgia Catalano, classe 1971, ha scritto queste liriche tra il 2010 e il 2012 e, pur essendo la sua prima raccolta individuale, ha già pubblicato come coautrice in diverse antologie.
    Il volumetto non è un semplice libro di poesie, ma è una vera e propria rappresentazione emozionale della vita; una sorta di romanzo fatto di conquiste, fallimenti, gioie, dolori da condividere col lettore.
    L'autrice inoltre osserva, scruta, indaga, sente il mistero che avvolge la vita, ne coglie i segreti, le angosce, i dolori e li racconta, li trasmette all’animo umano attraverso la scrittura di questo libricino.
    Anche il tema dell’amore è molto sentito dall’autrice che lo definisce: “Come un leone di spirito audace, non come una lepre fugace"

    Dopo aver letto più volte questa breve raccolta di liriche, mi è venuta in mente una frase di Dante Alighieri con la quale concludo il mio breve commento su di un libro che consiglio vivamente: "Niente dà più dolore che il ricordare i momenti felici nell'infelicità".

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    recensione di Enza Iozzia

  • Donne che raccontano altre donne.
    Scrittrici che si calano nelle vesti di altre donne.
    Le autrici: Simona Vinci è Diane Arbus, Carmen Covito è Eleonora Duse, Barbara Garlaschelli è Joyce Carol Oates, Nicoletta Vallorani è Angela Carter, Maria Rosa Cutrufelli è Anna Kulishoff, Daniela Piegai è Artemisia Gentileschi, Olivia Corio è Ella Fitzgerald, Elisabetta Spaini è Niky de Saint Phalle, Donatella Diamanti è Virna, Elena Varvello è Alice Munro, Chicca Gagliardo è l'ombra di Alda Merini, Daniela Losini è Coco Chanel. Storie di donne fragili, donne determinate, donne che non si lasciano scalfire da niente e nessuno; donne indipendenti, donne alla ricerca  di se stesse. Perché essere donne comporta innumerevoli scelte,  disagi, pericoli e ognuna di esse reagisce in maniera diversa  mostrando un lato della propria personalità. Voltata l'ultima pagina il lettore potrà rendersi conto che i racconti di dodici donne diverse sono legati da un unico filo, come quello di Arianna, in una  sola complessa storia: quella della Donna. La forza delle donne, il loro valore aggiunto, la dolcezza che scaturisce dai loro discorsi e un sogno: arrivare a un'uguaglianza tra uomo e donna mantenendo una naturale diversità. Le voci delle scrittrici sono una melodia che canta la donna, la dipinge mentre cucina, mentre aspetta una telefonata, mentre sogna o cerca di dimenticare le sofferenze, mentre combatte con la vita riscoprendola.
    Donne impersonificate e descritte nella loro quotidianità, ma senza  necessità di elevarle ad angeli del focolare, bensì mettendole in  evidenza, facendole uscire da quel cono d'ombra nel quale hanno vissuto per secoli. Un elogio allo sguardo femminile che sa scavare nel profondo, senza  rancore, senza rabbia: non c'è la voce roca che grida all'uomo le sue mancanze, i suoi errori, ciò che ha perso trattando la donna come una schiava, una reclusa, una peccatrice. Le pagine si susseguono con una scrittura fluida, pulita, tenera e poetica. Donne vissute in epoche diverse, con conquiste diverse, che, attraverso le loro testimonianze, dimostrano come si siano fatti  tanti passi avanti: attraverso le loro esperienze si delinea l'attuale posizione femminile all'interno della società, come risultato delle tante lotte affrontate nei secoli scorsi.

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    recensione di Enza Iozzia

  • Layla la donna dei sogni di molti uomini, sensibile e romantica, un corpo da mozzare il fiato. Nei suoi racconti il contenuto erotico è notevole. Layla nel libro "Il secondo anello" (seconda parte di un progetto editoriale di 7 episodi) accompagna i lettori in retroscena altalenanti tra sofferenza e piacere. Piaceri che potrebbero apparire scontati, ma la sua tenacia, astuzia, la portano a studiare i comportamenti umani di ogni uomo che ai suoi occhi è sofferente. Layla riesce a soddisfare qualsiasi desiderio, perché ogni uomo è una persona diversa, qualunque sia la loro età, il loro ceto sociale facendo loro dimenticare per quei pochi attimi cosa li attende a casa. Uomini insoddisfatti, inappagati trovano in lei capricci in campo sessuale, giochi che tra le mura domestiche non sarebbero mai richiesti, e tanto meno concessi.
    Il libro non lascia spazio alla fantasia, (sono presenti anche delle foto dell'autrice anche se poco nitide).

    Un'autrice spregiudicata, senza peli sulla lingua. Una passione simbiotica, inarrestabile, un'esplorazione fisica estrema, raccontata magistralmente con un linguaggio attualissimo, lussurioso che mai scandalizza.

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    recensione di Enza Iozzia

  • Sospesi sull’orlo del mondo
    Barbara Garlaschelli finalista "Premio Strega" 2010 con il volume pubblicato dalla Frassinelli dal titolo Non ti voglio vicino, sorprende i suoi lettori con un’opera decisamente unica nel suo genere: "Lettere dall'orlo del mondo". E’ la storia avvincente in cui una donna e un uomo, J. e Y., in una inconsueta comunicazione epistolare, esprimono non solo debolezze, emotività e fragilità della coppia in questione, ma soprattutto stati d’animo della donna. Attraverso semplici (ma mai scontate) lettere, si evince un amore profondo e ricco di poesia, un innamoramento intenso, romantico e per nulla banale (anche perché quando l’amore è autentico non lo può mai essere). J. e Y. (i protagonisti scelgono di comunicare solo le iniziali) sono legati da un sentimento che sopravvive al dolore, aggrappandosi a un lungo fiume di lettere cercando di proteggersi dall'assalto di ricordi nostalgici e di ineffabile intensità. La storia, nonostante sia piuttosto breve, fa breccia nella coscienza del lettore e contribuisce ad affinare lo stato d'animo di chiunque avrà in mano questo volumetto impreziosito dai disegni competentemente ritratti dall’artista Mario E.R. Bianco. I tratti di matita uniti alle  parole,  formano un connubio che non ha nulla da invidiare ad altre opere contemporanee di valore assoluto, il sorprendente finale è sicuramente degno di una scrittrice dalla levatura intellettuale di Barbara Garlaschelli.

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    recensione di Enza Iozzia

  • La favola che fa sorridere ma anche riflettere.

    Il libro di Cristano Musina: - La niña, una pinta e la santa Maria - è  un romanzo diviso in ventidue avvincenti capitoli in cui  il lettore, immedesimandosi nei protagonisti, ha modo di vivere i più differenziati stati emozionali. Infatti, le sensazioni di: abbandono, disperazione, coraggio entusiasmo, amore, si susseguono in chi lo legge con rapidità e intensità uniche, anche se, probabilmente, il velo del mistero resta l’elemento costante di ogni singola pagina. Un particolare degno di nota è che l’autore  riesce con una certa abilità ad unire fantasia e realtà, imprimendo così al volume un andamento decisamente  avvincente e avventuroso. Il romanzo, per scorrevolezza, semplicità e immediatezza è rivolto sicuramente a un pubblico vario, anche se, plausibilmente, risulta più congeniale ai giovani e in particolar a coloro che amano viaggiare e che vogliono scoprire realtà nuove, misteriose e  fantastiche. Il romanzo  è scritto bene e anche per questo lo raccomanderei a tutti quei ragazzi che attraverso l’avventura della vita sono inclini raggiungere la più profonda conoscenza di sé e del mondo che li circonda.

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    recensione di Enza Iozzia

  • Giuseppe Lissandrello Psicologo, Psicoterapeuta Cognitivo, cambia pelle e si cala nei panni di un narratore capace e competente. Scrive un romanzo ambientato negli anni Settanta,  in una  Sicilia che  sembra non aver risentito dell’emancipazione femminile che caratterizza quel determinato periodo storico. Turi ‘U sunaturi donnaiolo d\'altri tempi soprannominato \"sunaturi ri campani\" generoso ma irresponsabile, muore mentre fa l’amore con una donna del suo paese.
    La peculiare interpretazione dell’erotismo da parte del protagonista e il singolare fascino che esercitava sulle donne  (nessuna “femmina” turista o indigena che fosse, resisteva  al suo fascino) creano una nuova figura, un Don Giovanni siciliano  tanto atipico quanto originale.
    Con spirito “Pirandelliano”, l’autore punta dritto il dito verso la maschera che ogni uomo porta. Stile ironico, passioni intense e autentiche emozioni, evidenziano un esperimento di scrittura ben riuscito, infatti, l’autore,  nonostante la mascolina sessualità espressa all’interno del racconto, non si esprime mai in modo volgare, mentre i riferimenti  psicologici, come il disadattamento sociale, la rielaborazione del lutto, i miti, le debolezze umane si mostrano in modo palese, invitando così il lettore a fare attente e adeguate riflessioni.
    Il volume di Giuseppe Lissandrello è un lavoro di pregevole fattura tecnica, ma anche di notevole carica emotiva.

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    recensione di Enza Iozzia

  • Per cercare di evadere da una vita che si rivela per tutti sempre più difficile e frenetica, niente di meglio che lasciarsi portare per mano, da Loredana Limone, nella fantastica dimensione di "Borgo Propizio": un luogo pieno di sorprese, inserito in un mondo complesso, descritto dall'autrice in modo disincantato e quanto mai pittoresco.
    In una società trasformata (e frastornata) dai continui e repentini cambiamenti, l'autrice trova il modo di narrare avvincenti storie capaci di riportare il lettore indietro nel tempo, fino all'epoca beata dell'infanzia.

    I personaggi, descritti con precisione e disincanto, ma anche con ineffabile leggerezza, riescono, in un singolare processo empatico, a farsi amare con i propri limiti e difetti.

    Loredana Limone si rivela (per i nuovi lettori) e si conferma (per chi già la conosce) scrittrice abile, dotata di uno stile limpido e capace di dare alla narrazione ritmi scorrevoli. Grazie alle sue descrizioni si arriva ad avvertire persino gli aromi delle pietanze.

    Lettura consigliata a tutti, soprattutto a quelle adolescenti (credetemi, ce ne sono ancora) che amano sognare... non solo un avvenire da "velina".

    Il libro è disseminato di situazioni intriganti, episodi surreali, una donna vergine a 40 anni nessuno riuscirebbe a immaginarla, o chi anziché scappare da un paesino "sterile", preferisce investire in una latteria sita in un borgo dimenticato e nell'intimo colloquio con i propri fantasmi.
    Un'opera pervasa da una nota di brillantezza che rende ancora più gradevole il libro, senza distogliere però l'attenzione di un'attenta introspezione psicologica. Un romanzo che si rivolge efficacemente a chi ha voglia di concedersi una lettura appassionante, surreale e ironica.

    [... continua]
    recensione di Enza Iozzia

  • Gli aforismi dello scrittore ci portano in un caleidoscopio di riflessi, perlopiù rivolti all’importanza della poesia, attraverso le considerazioni che questa forma letteraria impone con musicalità, sentimento e stile.
    L'autore, in questo contenitore di emozioni, sembra meditare nella ricerca continua di quesiti qualche volta senza risposte, altre con ferma certezza. Pappadia appunta come in un diario tutte quelle constatazioni, annotazioni che lui concretizza in massime, per sottolineare quei pensieri che egli sente di esprimere. In questo libro troverete vari spunti interessanti per riflettere e meditare su noi stessi, sul mondo in generale e sul futuro dell'umanità. Aforismi e citazioni. Il senso della vita racchiuso in poche righe.
    "Se mettiamo gli altri in condizioni di non esprimersi, questi saranno sempre ridimensionati, se invece diamo loro la possibilità di essere se stessi, lo saranno sempre e in ogni circostanza, mentre ancora se forniamo loro le condizioni congeniali affinché possano dare il meglio, allora ci sbalordiranno, perchè supereranno se stessi."

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    recensione di Enza Iozzia

  • "Celebrity Chef - Le ricette di Imma" non è un libro come tanti, da riporre in bella vista in libreria, dopo averlo letto.
    Non è neanche (non solo!) un libro di ricette, da conservare su uno scaffale della cucina, pronto alla consultazione e all’uso.
    È al tempo stesso l’uno e l’altro: da una parte la guida più idonea ad accompagnare ogni lettore/cuoco nella riscoperta della buona cucina, moderna, sfiziosa e realizzata con ingredienti genuini. Dall’altra anche e soprattutto un report fedele e godibilissimo dell’esperienza vissuta in prima persona dall’autrice in tv: in particolare della partecipazione al programma Masterchef Italia, un talent show gastronomico nel quale ha avuto modo di esprimersi al meglio la personalità spumeggiante e positivamente eccentrica, nonché la capacità di coinvolgimento, di Imma Gargiulo, sorrentina verace, innamorata dell’olio e degli altri prodotti della sua terra, raccontata attraverso riflessioni, ricette e immagini .
    L’autrice accompagna il lettore alla preparazione di piatti sfiziosi con infinita gentilezza, evidenziando uno stile di scrittura corretto e gradevole, reso ancora più funzionale e suggestivo da una ricca galleria di foto che accompagnano ogni passaggio tra i fornelli.

    Tra le 40 ricette risaltano titoli quanto mai accattivanti:

    “Sesso”: non quello da consumare in dolce compagnia, ma una ricetta proposta durante una puntata dello show, pensando al grande Ugo Tognazzi nell’interpretazione de “Il vizietto”.

    “Le tremiti e Lucio”: dedicata al grande cantautore bolognese da poco scomparso.

    “Femmena”: ricetta consigliata per la stagione invernale.

    “Una gita al mare”: piatto veloce, sfizioso e senza cottura.

    “Biancaneve in gita a Sorrento”: un risotto dall’aspetto invitante, caratterizzato da sfumature cromatiche luminose, soprattutto bianco candido con riflessi giallo-paglierino, ottenuti dalla buccia del limone di Sorrento.

    Ogni ricetta del libro è abbinata a un vino, con la sua descrizione organolettica, e arricchita da una nota di "Cultura slow food".
    Le ricette sono pensate ed elaborate con amore, intrise della voglia e della felicità di vivere di una splendida donna che, anche se non avesse partecipato alla fortunata serie televisiva, avrebbe egualmente, in qualche altro modo coronato il sogno più grande:
    "Cucinare mi dà la possibilità di raccontare delle storie in una lingua universale che tutti possono comprendere” dice lei stessa. "Ogni piatto è una storia, ogni menù una saga."

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    recensione di Enza Iozzia

  • Franco Battiato celebre cantautore, musicista, regista e pittore siciliano sorprende con il suo documentario dedicato al grande scrittore conterraneo Gesualdo Bufalino nato a Comiso (Ragusa) e scomparso nel '96.
    Lo scrittore descritto è molto ricordato per il suo romanzo Diceria dell'untore - premio Campiello.
    Il libro, Auguri Don Gesualdo, edito da Bompiani è un docu-film, caratterizzato da un filo narrativo che si svolge tra le magnifiche riprese inedite nei luoghi dove ha vissuto Bufalino (la piazza di Comiso, in provincia di Ragusa, il cortile della Fondazione intitolata allo scrittore, i simulacri della morte, le chiese stile barocco). Rarissimi materiali di repertorio dello scrittore, in esclusiva forniti da Rai Teche, il paesaggio ibleo rappresentato dal pittore modicano Piero Guccione, la voce calda dell'attore Giulio Brogi, la toccante e mistica melanconia delle musiche di Arvo Part, Ravel, Hendel, le pregiate testimonianze di chi lo ha conosciuto: Elisabetta Sgarbi, Manlio Sgalambro (autore della scenaggiatura), Matteo Collura, Ella Imbalzano, Sebastiano Gesù, Giovanni Iemulo, Nunzio Zago, Antonio Di Grado, Mario Andreose e Angelo Sgandurra. Testimonianze che raccontano l’amicizia con Leonardo Sciascia, personalità totalmente diverse: una scrittura barocca quella di Bufalino come vari e ricchi i gusti alimentari di Sciascia, essenziale il linguaggio di Sciascia come le abitudini alimentari di Bufalino, che afferma appunto “Io mangio come Sciascia scrive e Sciascia scrive come io mangio”. Battiato ricorda lo scrittore amico in dimensioni complesse, alternando echi e sapori speziati da battiti aritmici del cuore. Bufalino che si racconta nel docu-film non si reputa un portavoce della società, al contrario del collega Sciascia. La figura dell’autore comisano viene descritta come un vero maestro di vita, che impartisce una lezione che si colloca più in profondità rispetto ad altri scrittori, è una lezione di stile, ma soprattutto di moralità e di umanità. Bufalino aveva a cuore i giovani, lui stesso era stato insegnante liceale, li invitava spesso alla lettura, come nutrimento dell'anima.

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    recensione di Enza Iozzia

  • “Pane e Peperoni. Una vita on the road” non è il titolo di un libro di ricette, ma è un lavoro autobiografico dello scrittore drammaturgo e attore napoletano Peppe Lanzetta.
    Nonostante  l’autore si racconti con un’autenticità e una semplicità mai viste prima, il lettore non può fare a meno di notare che l’essenza delle sue pagine è accompagnata da un pizzico di nostalgia sia nei confronti di persone che  non vedrà più, sia  verso luoghi che col tempo hanno mutato il loro scenario paesaggistico e la loro organizzazione sociale.

    .Peppe Lanzetta in questo libro mette a nudo tutta la sua esperienza umana e il suo eclettismo professionale,  senza mai nascondere (anzi  sottolineando) il suo grande amore verso Napoli, sua città natia e suo attuale luogo di residenza.

    L’autore espone la sua raccolta di racconti attraverso aneddoti gradevolissimi.

    Aneddoti di un passato forse mai rimosso, che ricompongono sentimenti ed emozioni che credeva ormai sepolte.

    Un autore ricco, come lui si definisce e come ogni essere umano vorrebbe/dovrebbe essere; ricco dentro, ricco per aver avuto la possibilità di rimanere se stesso, mangiare quando ne ha avuto voglia, vestire stile postatomico; e per esser rimasto uomo dai gusti semplici, insomma un tipo da - Pane e peperoni come solo zia Titina gli sapeva preparare - un autore che non si nasconde dietro il palcoscenico, ma si mette in prima fila raccontandosi senza pudore, incrociando nel suo cammino amici dal calibro di Pino Daniele, Franco Battiato, Jimmy Fontana, Loredana Bertè, Maurizio Costanzo e in ognuna di queste conoscenze gira intorno la storia del nostra Paese, la sofferenza e la fierezza di ogni italiano.

    Un libro che può essere considerato un  “buon compagno di viaggio” da portarsi  in spiaggia, sulla metro o al parco, magari mentre si è baciati dalla luce di un sole tramontante.

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    recensione di Enza Iozzia

  • "A Napoli tutti hanno un soprannome" è  il titolo emblematico dell’ultimo lavoro del bravo scrittore e saggista partenopeo, ma emiliano per adozione, Antimo Pappadia.

    In una società in cui oggi tutto è enfatizzato, distorto e strumentalizzato, l’autore non ci descrive impavidi eroi, non ci racconta di strazianti stragi, non estrapola dalla storia nuovi elementi raccapriccianti, ma cita aneddoti che riguardano persone comuni che quotidianamente fanno i conti con una società che, nel bene e nel male, risulta unica al mondo. Antimo Pappadia ci descrive con la leggerezza di un abile narratore, ma con la scrupolosità di un navigato saggista quella Napoli di cui tutti ne parlano ma che solo pochi conoscono realmente. Ci troviamo di fronte ad una lettura sobria, con cui l’autore, penetra l’animo del popolo napoletano riuscendo a descriverlo  con una acutezza più unica che rara.

    Il libro è intriso di episodi tragicomici, di situazioni divertenti che rendono maggiormente gradevole questo libro. Nonostante ciò, l’autore non perde mai di vista la condizione psico-sociologica oggettiva e, anche senza nascondere il profondo amore che lo lega alla sua città natìa, riesce sempre ad avere la giusta distanza che un narratore deve sempre avere.

    Le storie raccontate, come asserisce lo stesso Antimo Pappadia, anche se sono state un po’ arricchite di particolari fantasiosi, sono sempre tratte da vicende veramente accadute. Stando a tale affermazione  mi viene in mente una famosa frase di  Ernest Hemingway che poi è la stessa citazione con cui l’autore comincia la sua opera: "I bei libri si distinguono perché sono più veri di quanto sarebbero se fossero storie vere".

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    recensione di Enza Iozzia