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Poesie di Francesca Fichera

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  • 25 aprile 2013 alle ore 12:25
    Siesta

    Un gatto mordeva l’aria
    mentre tu giocavi
    a zittire i lamenti
    E i tuoi denti
    non tagliavano ancora
    Erano perle nell’acqua,
    al sole.

  • 21 aprile 2013 alle ore 17:49
    M

    Sono un mare in tempesta
    sotto un cielo sereno

  • 19 aprile 2013 alle ore 11:31
    Sera

    A terra 
    un pallone
    Sul viso
    un bagliore
    Lo specchio che 
    aspetta
    Il giorno
    che muore

  • 15 aprile 2013 alle ore 18:48
    Enigma passato

    Qualunque cosa fosse,
    è andata.

  • 11 aprile 2013 alle ore 22:05
    De brevitate vitae

    Scrivo un sogno
    prima di dormire

  • 08 marzo 2013 alle ore 12:17
    Enigma dell'ora

    Cos'è ora la vita
    se prima
    non era?

  • 05 marzo 2013 alle ore 21:58
    Enigma del non

    Se solo non fosse
    necessario ad amarti
    potrei non amarmi
    pure di non 
    lasciarti

  • 22 gennaio 2013 alle ore 21:56
    Impressione

    Troppo è il pensiero
    per generare senso
    o parola.
    E intanto scruto in una
    pozza d'acqua
    sperando di trovarti
    e scorgo gli altri,
    i troppi,
    e te,
    il solo
    in scintille di 
    sole

  • 02 gennaio 2013 alle ore 14:09
    Il momento

    Arriverà il momento
    che non dirò perché è giusto
    ma perché lo sento

  • 17 dicembre 2012 alle ore 18:14
    Orfeo ed Euridice

    Tu sei l'Orfeo
    che nella fede
    non si volta
    ed io l'Euridice
    che segue
    ad occhi bassi
    fissi sul cammino

  • 08 settembre 2012 alle ore 18:15
    La quartina sbagliata

    Nessuno ha il coraggio
    di dire al potente
    che in realtà fa schifo
    ma è meglio di niente

  • 02 settembre 2012 alle ore 10:39
    I ritorni

    Impressionante il tempo e il suo chiudermi in me senza rumore
    e naufragar m’è stato dolce nel solito mare,
    con il castello salato d’oceano e di memoria
    che ora tiene anche noi, più pesanti
    della Storia.
    Mi sono chiusa in me e ora mi apro, come una corolla
    che rossa sorride al sole e mostra
    l’oro nel cuore.
    Le emozioni erano stampi
    in cui versavo impressioni, e adesso son loro che mi colmano pian piano,
    man mano,
    mano nella mano,
    ti amo,
    non so che vuol dire ma è vero,
    so che è simile alla preoccupazione con un misto di gioia e di dolore, che chiunque può star solo ma chi ami no, non vuoi lo sia,
    chi vuol esser lieto sia,
    io lo sono. Ho vinto, perché vincere è amar quel che s’è scelto, lui, l’arbusto  che ci aspetta
    oltre la vertigine,
    del cielo serio osservatore,
    sta lì a fissare l’azzurro orizzontale
    in attesa di altra polvere,
    di altri passi da ascoltare.
    La vita è stata là, la vita è già finita,
    felicità è rinascere crescendola ogni volta.

    Ombre confuse sul fondo, si diradano, le sto soffiando via,
    una ad una, guardando
    nelle loro bocche d’inferno che non fanno più paura
    della paura stessa.

    Tornerò quando sarò andata via

  • 28 agosto 2012 alle ore 16:49
    Oltre il mare

    Fonte è 
    una parola
    che 
    sgorga dalla mente
    colando come
    gocce di limone
    e di frescura
    Da lì sorse l'amore
    della sirena
    che diceva
    "è anche tua la colpa"
    scrutando il marinaio
    dentro l'orizzonte
    lambito con i suoi
    forzieri di promesse

  • 21 luglio 2012 alle ore 11:42
    Squarcio

    Mi hai squarciato le convinzioni
    Vedevo un cielo in plastica
    e me l'hai fatto vero

  • 06 luglio 2012 alle ore 14:57
    Filastrocca della felicità

    Ogni giorno è importante perché può donare/
    Ogni cosa ha magia se la si sa vedere

  • 03 luglio 2012 alle ore 20:27
    Definizione #1

    Ai tuoi baci risponde un fiore
    che viola sbuca dal buio
    Così scompare
    la bruttezza dei bugiardi

  • 13 marzo 2012 alle ore 0:53
    Movimento

    Il mio va
    al tuo amore
    che fu casa 
    di pescatore
    nella città dei crolli

  • 11 novembre 2011 alle ore 19:44
    Fuori

    Ricordo ancora i
    celebri paesaggi
    dei balzi d'occhio
    a perforare gli orizzonti
    ed in cornice anelare ai mondi
    mentre ora è l'ora
    di apparenti dimenticanze
    e già smetto di ricordare
    per presenziare
    al momento
    che viene

  • 29 settembre 2011 alle ore 19:39
    Repetition

    Chirurgo di cuori che da bambino smontava le bambole affrante
    plastica crepitante che ti ricomponi ogni giorno
    cadendo prima del sonno
    in pezzetti minuscoli senza ago e filo
    rotondità ansante riporti a te il quadrato obliante
    in cui iscrivere un cuore pulsante

  • 21 settembre 2011 alle ore 18:27
    Se è stato, sarò

    Pensieri padri misteriosi e senza volto

    di queste figlie scure e erranti che tuttavia rimangono

    Senza un punto una virgola un chiodo da fissare

    Tutto si lascia morire per non restare uguale

    L'oceano guarda me e si lascia guardare

    Mi ha detto mille addii per poter ritornare

    Ricordi come foglie che suonano ai miei piedi

    Un'altra volta ancora scelgo di calpestarli

    Per un canto che è dolce ma mai quanto lo è ridere

    Prima di farmi stella

    di stelle voglio vivere

  • 06 settembre 2011 alle ore 20:27
    Facilità

    Non sapeva, ora sa / che è cosa semplice la felicità

    Dal nero salta al blu

    e il vecchio non c’è più

  • 16 giugno 2011 alle ore 0:19
    Close

    Raggi rifratti
    alle spalle dell’ombra
    Sublime incoscienza che è
    porto sicuro
    Sull’occhio ora scende
    il tuo oro bollente
    il miele antenato
    del perso futuro.

  • 01 maggio 2011 alle ore 19:49
    Redenzione

    Non canto più
    Non scrivo più
    Per quell'errore imperdonabile
    Che era chiedere
    Che fu pretendere

  • 13 aprile 2011 alle ore 20:21
    Phoenix

    Tutti i posti che ho veduto/avrei ceduto
    Cielo e terra divorati/risputati
    Per rinascere da cenere sprecata

  • 04 aprile 2011 alle ore 23:53
    Ballata nera

    Da quel legno
    che gli anni intarsiarono
    crebbe il patibolo
    sorto in un sogno
    E quelle mani che amare non seppero
    dolcezza spalmarono
    sull’occhio maligno
    Sopra il suo collo
    che gli anni piegarono
    scese la fune
    a lungo intrecciata
    E quelle labbra che il mondo negarono
    si schiusero all’ultima
    severa adunata
    Al suono d’addio
    le mosche risposero
    poggiandosi sopra
    la gabbia stanca
    “Venite compagne, amatemi qui”
    E non sembrò solo
    ma fu così.