username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Poesie di Francesco Burgio

Visita la scheda completa e tutti gli altri testi di Francesco Burgio

  • 19 maggio alle ore 9:26
    Lo scontrino del paradiso

     
    L’insieme come somma dei dettagli
    e i bagagli riposti nell’armadio,
    il maratoneta evaso dalla naftalina
    ha raggiunto l’est della Cina
    col chiwawa a tracolla e la radio
    sostiene che i serpenti a sonagli
    di Messina hanno suonato una serenata
    ai pipistrelli sordi di Cefalù
    alle tre di notte. Il vento degli Urali
    è diretto a sud: per renderci uguali,
    c’è lo scontrino del paradiso, il menù
    della domenica di Pasqua, la cioccolata
    con la sorpresa e l’ultimo zero che manca
    al valore delle banconote. Se raccogli
    i miei versi, se li riscrivi all’inverso,
    l’ultimo sarà come il primo, diverso
    solo nell’accento: una somma di fogli
    per voci affini sospesi in zona franca.
     

     
     

  • Voglio -altrimenti non sarebbe possibile-
    amarti per sempre. In salute e malattia,
    in quarantena, in libertà e in verità,
    a scena riaperta, nello scorcio d’età
    che ancora ci resta, l’offerta dello scibile
    delle emozioni: che sia tua o mia,
    che sia nostra questa canzone –accadrà-
    che sia scritto o meno il futuro- cambierà-
    che il registro del tempo ci sfumi
    in nubi di polvere, uniremo ogni granello,
    fonderemo i detriti, i sedimenti, le sabbie,
    torneremo a mescolarci, realtà ed echi.
    Lumi al tramonto, di rose, di gigli, profumi
    ed essenze, le assonanze e le rime del bello
    a futura memoria, restano voliere e gabbie
    per le parole, catene da spezzare per i ciechi.
     
     
     
     

  • 05 maggio alle ore 9:42
    Il passaggio di gocce

    Quel solo semplice filamento
    d’informazioni lineari
    replicate, sarà d’estate
    che sparirà il passaggio
    di gocce, per allora il talento
    avrà mille voci e cento fari
    su spille di luci disegnate
    su ville e piazze. E il saggio
    scriverà della prossima ora
    del paradiso, il concerto
    delle sirene sarà rinviato
    al mese delle camelie
    rosse, poi sarà l’aurora
    ai confini del deserto
    a svelare la sorte del fato
    ancora appeso alle nenie
    della notte e delle lotte
    degli amanti col buio. Sonno
    e veglia a cicli invertiti,
    ripetuti inviti a raccontare,
    eccolo il vuoto delle grotte,
    l’ignoto delle rotte, quel cenno
    per capire che diverremo detriti
    e polveri magiche da alveare.
     

  • 22 aprile alle ore 11:31
    Per scissione cellulare

    E trovarti inaspettata sulla mia nube
    preferita, in gita con i tuoi anni di scorta,
    sa di ricotta la torta e l'uovo di cioccolato
    è bianco avorio, il desiderio che ho di te
    si è duplicato all’istante per scissione cellulare,
    gocce di rugiada al riverbero del sole
    sulle tue ciglia di zucchero filato.
    E poi in viaggio lontano dal passato
    con lenti nuove issate come vele
    a prua, il mare è l'infinito dell'amare
    a un'onda sola, ape regina del re
    senza corte del castello incantato,
    se vuoi varcarlo, l'ingresso è dalla porta
    laterale persino nel regno delle fiabe.
     

  • 22 aprile alle ore 11:25
    Nel tempo senza spore

    C’è il segno dell’eterno
    nel tempo senza spore
    e nell’amore che è gambo
    di fiore e legno
    che arde e s’accende
    a contatto con la luce
    delle aurore. C’è chi scuce
    orli e lembi delle bende,
    chi disegna il regno
    delle palafitte: il giambo
    è scritto nel colore
    del cielo dell’inverno.

  •  
    Cronache dall’alcova in braille, al tatto
    è tutto un altro universo, piuma
    a volte e incrocio di pelle al suono
    di un flauto vibrato, poi il contatto
    con una stella pulsante e la schiuma
    al sussurro delle parole, quel dono
    di baci in terra consacrata al registro
    dell’amore. E vuote le iridi, la luce
    è il riflesso di memorie, dei picchi
    di gocce d’acqua chiara e del chiostro
    che circonda i regni della pace,
    voce nelle sere del peccato e spicchi
    di paradiso tra le coltri. Con una carezza
    cercami ancora, poi indicami il percorso
    col dorso delle mani, lungo quel salto
    temporale che cambia l’uragano in brezza
    e l’onda in stilla di rugiada. Col concorso
    dei sensi, ispirati da magie dall’alto.
     
     
     
     

  • 05 aprile alle ore 10:18
    Un cuore capovolto

    Qualche esempio di condivisione:
    i sogni sottobanco, i desideri
    all’asta, un passo di flamenco
    sulla spiaggia e il fianco
    scheggiato dalla pioggia
    di frasi fatte. Poi la lezione
    è cominciata con una schiera di zeri
    in calzamaglia e un lungo elenco
    di gusci di madreperla al banco
    dei pegni: chi ancora alloggia
    ai confini del cielo è esposto
    ai cambi d’orizzonte, con l’arcobaleno
    nello scorcio di panorama del presente.
    Il salto temporale è l’ingrandimento
    della foto dell’infanzia, il volto
    dell’invecchiamento: c’è posto
    per chiunque nelle carrozze del treno
    che corre verso l’ignoto. L’assente
    è stato rintracciato, ha l’accento
    dei fantasmi ed un cuore capovolto.

  • 12 marzo alle ore 10:08
    In quarantena

    Abbracci, carezze e baci in quarantena
    finiti per bizze e stranezze in una scena
    dell'anno mille. E in questo dolo,
    il lenzuolo infetto, il donnaiolo
    riprotetto su un'altra piece,
    qui è il monologo dello stress
    dell'assenza, circostanza in apparenza
    imprevista dai protocolli della scienza.
    Sentito l'anatema dei frati scalzi?
    Il conteggio delle strette di mano, indizi
    di un rapporto malsano tra attori
    di strada: due innamorati frequentatori
    di teatri improvvisati, oggi al rogo,
    domani sarà un amplesso nel luogo
    dei dannati a scatenare l'ira divina,
    noi in rovina, per astinenza da endorfina.

  • Rapsodia in blu di acque di fiume
    nella magia di una notte di luna piena
    la scena è tutta per quel lume
    che accende gli amanti, voci di sirena
    al suono di violino sul vascello
    della dolcezza, il canto del menestrello
    è rintocco diffuso dall’eco. La vena
    dell’artista nel tocco delle piume
    del gallo rosso: Bella è la falena
    svanita, in vita solo in quel barlume.
     

  • 24 febbraio alle ore 11:59
    Svelato dai tarocchi

    Si è nascosta al nostro sguardo
    lo spicchio di luna del mattino
    al primo riflesso della luce,
    come la notte precedente dietro
    nubi a perdita d’occhio. L’azzardo
    è stato affidarle quel destino
    bugiardo, nello scontro veloce
    tra due universi. E se il metro
    puro di ogni scelta è la passione,
    potremo assolverci, vento di mare
    e acqua di rupe sullo stesso fianco
    d’orizzonte. Che siano i rintocchi
    dell’età a rapirci, picchi d’emozione
    in diretta di giorni da abitare
    nell’amore e quell’abito bianco
    di chiffon svelato dai tarocchi.
     
     

  • 17 febbraio alle ore 9:47
    Dalle curve in miniatura dell'amore

    Sette albe dal cordone ombelicale
    e ancora sette tramonti sugli sfondi
    di cieli in fiore, poi fermi i respiri,
    le spire dell'universo nel colore
    della notte, a raggiera nell'ovale
    della curvatura del tempo. I secondi
    nel collasso delle memorie, levogiri
    i percorsi, rimossi i colori delle aurore,
    spiragli da sorrisi, da battiti di ciglia,
    dalle curve in miniatura dell'amore
    che ritorna dal recinto delle rose.
    E ancora tra le acque del chiarore,
    la volta che il sogno è stato conchiglia
    a protezione della vita al sapore
    di spezie nel cerchio amico delle spose.
     

  • 13 febbraio alle ore 9:43
    L’orlo del respiro

     
     
    E lì l’orlo del respiro e la goccia
    che lo versa, incise le tracce
    nelle memorie di chi resta
    con le divise dei cuori in trincea,
    qui dai venti di burrasca, marea
    e muri d’acqua, lontana foresta,
    riparo per profughi dalle facce
    stanche, mani giunte come roccia.
     

  • 10 febbraio alle ore 17:41
    Se brilla l’eternità

    Buco nero che ingoia la stella,
    ne imprigiona la luce, se brilla
    l’eternità è nell’orizzonte
    degli eventi del domani, ponte
    verso la perfezione del buio.
    Rasoio che atterrisce, febbraio
    è andato alle giostre, la clessidra
    al tempo del plutonio, ladra
    è la religione da parentesi quadra,
    l’ascolto dell’universo s’inquadra
    nella mutazione della musica sacra,
    toni bassi, sintassi di crome, l’ocra
    il colore, il giallo del sole velato
    da polveri nude e in questo apprendistato
    del passato, tutto il senso dell’umano:
    l’ignoto, lo smarrimento, l’arcano.
     

  • 08 febbraio alle ore 19:17
    Al continente di ruggini e coralli

    La traccia è nelle mani, linee spezzate
    e ricurve prima delle falangi, la fuga
    della luce verso l’oriente accende
    un chiarore di luna dal coefficiente
    ignoto nelle notti a trazione solitaria.
    È nella diaria delle date a scomparsa,
    la morsa agli organi vitali, sparsa
    la corolla delle rose ambrate, l’aria
    artica lenta s’espande al continente
    di ruggini e coralli. Poi dipende
    da come guardi ogni solstizio, la ruga
    in più e il vento che cambia le coordinate.
     
     

  • 07 febbraio alle ore 18:07
    Senza sinossi

    Proprio come tutti,
    cocci di bottiglia e diamanti
    parimenti, poi furfanti
    sotto volta di stelle
    e ancora frangiflutti
    nelle sere di tempesta, farfalle
    a volo frenato, mutanti
    di specie in via d’estinzione.
    E quando è finita la ricreazione
    ci resta dentro calore di fiamma,
    l’alfa, la beta e la gamma
    di ogni romanzo vecchio, lo specchio
    senza riflessi, poi l’occhio
    di scorta per ciclopi a corto
    di denari. C’è ancora l’orto
    da sistemare a fianco del muro
    senza intonaco, sarà pure duro
    l’amore senza compromessi per sessi
    all’ultimo stadio dei paradossi:
    la storia ora scorre ma senza sinossi.
     
     
     
     

  • 06 febbraio alle ore 17:13
    Sulle scale da cui non vedi il cielo

     
    E ti aggiungo alla lista dei miei sogni
    il tuo nome inciso in ogni fibra muscolare
    mani intrecciate già al primo sguardo
    e il sorriso che trabocca dall’orlo del bicchiere
    da raccogliere prima che cada sull’asfalto
    perché non vada sprecato un attimo d’amore.
    E ti accompagno sino al primo bacio
    sulle scale da cui non vedi il cielo
    ma se guardi in alto e scosti il velo
    c’è un concerto di luci e suoni e l’adagio
    che c’immerge nella fluttuazione delle ore.
    E’ la scansione dei colori che è cambiata, il cobalto
    prima di ogni grigio, il nero in pensione, nelle sere
    c’è l’orologio che rallenta prima del traguardo
    sul ritmo di una voce che bisbiglia e sa amare
    ogni infinito, ci sentiamo pesci e travi e legni.
     

  • 05 febbraio alle ore 11:24
    Il mago col flauto

     
    Il volo di uno stormo d’uccelli, il mago
    col flauto lo segue con gli occhi, è sul lago
    che le ombre son fitte e le luci
    sembrano croci, tanto son truci.
    Stenderà il suo verdetto, le carte
    i tarocchi, ogni segno è di parte
    e ogni parte è meno dell’intero
    che se esiste, se è vero, è nero
    come la pece. Lei c’è stata
    poi è svanita in una bolla dorata
    firmata dallo stilista del cuore:
    la rosa nera, è questo il fiore
    amato, quando è sera. Il mago è bollito
    in sugo di noci, è il dito
    che punta la luna e si sbaglia
    col disco del sole, è chi raglia
    al canto del gallo, chi si scaglia
    a voce contro gli dei, brutta gentaglia.
     
    Giove e Giunone dallo psichiatra,
    poi dall’avvocato, la faretra
    di Diana è vuota, la caccia
    è stata abolita, è carta straccia
    la canzone di Ulisse l’astuto,
    Ilio resiste e Omero, il cieco, è muto.
    Il teatro di corte è crollato
    un terremoto o un frullato
    di sostanze proibite, è deciso
    che sarà l’antidoping a dirlo, il viso
    dei presenti sembra disteso,
    tutti innocenti è chiaro e sottinteso
    sino a prova contraria. L’assemblea
    plenaria è stata un fiasco, la dea
    dagli ormoni da maschio è stata
    colta in flagranza di reato,
    il mago col flauto sarà incatenato,
    è stato stabilito alla cena con l’aragosta,
    e lei cambierà sesso a stretto giro di posta.
     
     
     
     
     
     
     

  • 04 febbraio alle ore 9:08
    La dea dei monti spogli

    La torre dei fuggiaschi ora è disabitata
    dopo la retata degli scheletri appesi
    al gancio di un robot, il mare è in apnea
    e ulula il vento del nord, l’ultima strega
    del nocchiero è morta di polmonite
    tre anni fa. Credi che sia un monolite
    la pietra prima del bosco della congrega
    dei rabdomanti, non è così dice la dea
    dei monti spogli. Non è qui la genesi
    dell’odio, ma qualcuno l’ha avvistata.
     
    Dall’altra parte della terra, al confine
    con la regione dei giganti astemi
    e la terra delle fontane zampillanti.
    La regina dei comizi è stata deportata,
    ora recita a gettone per gli abitanti
    di una città senza finestre, i torrenti
    sono inquinati dalla marmellata
    di catrame, per comprare dei diamanti
    bastano tre dazioni di monete. I blasfemi
    sono demiurghi, noi solo figurine.
     
    Spulciando tra le righe delle leggi emanate
    dal parlamento qualcuno ha scoperto
    un refuso, per cancellarle serve l’approvazione
    dei discendenti del re di Prussia, perché gli eletti
    sono stati confinati nel girone dei prepotenti
    da una rivolta improvvisa degli elefanti
    sordi. I briganti del sud ora sono protetti
    da mosche danzanti al suono di una canzone
    rock, le donne invecchiate sono al concerto
    e quelle più belle sono state clonate.

  • 03 febbraio alle ore 15:34
    Tra le note di un tango

    Sembra che stesse uscendo a cercar fortuna
    - l'ho vista a due passi da casa mia - la luna
    nel taschino del tailleur e il sorriso
    tra le fronde dei capelli.
    Quel paradiso
    in una tela d’acquerelli, oltre il grigio
    dei cancelli: la meta ultima del viaggio
    è la dimora perfetta - anfora e letto
    decorati in nero ed oro, anche il tetto
    della stanza con specchio incantato incluso -
    serviranno cori, preghiere e fato sfuso
    per riuscire a raggiungerla nella giornata
    degli dei in crisi d’astinenza da litigata.
    Da ignoti, poi, è partita la richiesta
    di grazia al primo capo: la festa
    era contro la morale e la pubblica quiete,
    ma le diete saranno obbligatorie e la sete
    sarà sconfitta dal sorgere del gemello
    del sole, in futuro. La fioraia e il cammello
    si sono conosciuti a un concerto di fate,
    le date, sembra, siano state cancellate
    su preciso ordine del demiurgo dei coyote
    in attesa di una portinaia tra le note
    di un tango. Non tornerà più mia cara
    - l'ho capito - la donna bruna con giara
    e corona di luce, sarà andata a svernare
    ai confini dell'aurora.
    È ora d'andare
    con quel che resta: un filo di rossetto,
    uno sguardo alle stelle e l'ultimo confetto.

  • 03 febbraio alle ore 11:57
    Nell’ora dell’ultima eclisse

     
    E qualcosa è rimasto dell’uomo
    di marzapane, spicchi d’ideali,
    fiches di rivoluzioni, incompiute
    rime, il doppio verso palindromo
    e l’ossimoro nelle aule di tribunali
    della repubblica: sorsi di cicute
    a rate, scadute le cambiali, il vento
    ha strappato le stelle dalla volta
    del cielo e l’acida pioggia di ieri
    ha inondato l’arca dello scontento.
    Poi l’uranio arricchito, con scorta
    di plutonio e schegge di silicio,
    il nuovo cilicio dei peccatori:
    tempo di astronavi dell’apocalisse,
    l’ellisse del sole, l’artificio
    per delineare l’ombra degli urlatori
    di minacce nell’ora dell’ultima eclisse.