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Poesie di Francesco Burgio

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  • mercoledì alle ore 9:23
    Del regno della polvere

    Poi pubblica una foto
    e cita un altro verso,
    macchia di nuvole un lato
    del cielo terso, col pennello
    rosso, gli zigomi in stallo,
    gli occhi di corallo, il vibrato
    del canto, l’universo
    conosciuto e quello ignoto
     
    del regno della polvere
    al confine del tramonto
    che inverte la corrente
    della memoria: ferma la gara
    degli stenti, l’acqua chiara
    è storia, sia di torrente
    o di mare, nel racconto
    degli assenti da assolvere
     
    allo scadere della clausura.
    E abiura le veglie notturne,
    la catalessi del cuore, il suono
    dei cancelli in chiusura, le faglie
    della coscienza e le scaglie
    di dolore acuto. C’è un cono
    di luce in ogni abisso, lanterne
    illuminate all’alba di ogni fioritura.
     
     
     

  • mercoledì alle ore 9:22
    La figlia minore dell’emozione

     
    Sono stato la cima e sarò il burrone
    ma non un punto esclamativo
    in fondo ai tuoi versi o l’interrogazione
    della tua domanda di grazia. Finirò
    i miei giorni con un sonno leggero
    e se c’è un grido soffocato spero
    che sia stato bruciato in un falò
    d’agosto. Puoi chiamarlo gelo o aquilone,
    il significato non cambia, io sono vivo
    e tu sei terra smossa a ogni canzone.
     
    Ho messo l’apostrofo tra due pareti
    per separare il colore dalla calce,
    l’alba è stata qui ma non s’è fermata
    per colazione, ogni illazione al riguardo
    è falsa, il sole ha ringraziato con un raggio
    più caldo e due biglietti omaggio
    per il concerto rock di un gruppo sardo.
    Sostengono tutti che tu sia andata in gita,
    ma se in ogni canto c’è un timbro di voce,
    sarà una melodia tzigana a rapire i poeti.
     
    E’ di una fiction cubana che parliamo?
    Quando gli sembrò di capire che lei non l’amava,
    decise di giocarsi il due di picche, l’ultimo
    rimasto nel mazzo di carte truccato.
    Barò-dicono- per necessità, la redenzione
    avvenne alla domenica di Pasqua del secolo
    vecchio. E ora che nel vicolo del molo
    è passata la figlia minore dell’emozione
    diretta a ovest del paradiso, il prelato
    calvo con l’auto in panne ha scelto l’attimo
    perfetto per parlarle: e se allora non lo capiva
    in latino ora comprenderebbe anche in cinese “ti amo”.
     

  • 20 febbraio alle ore 10:38
    Al paradiso dei mendicanti d’amore

    E’ stato uno strano risveglio,
    nel labirinto dei pensieri del giorno
    c’è una gemma sconosciuta nel menù
    in vendita al mercato del giglio,
    il bianco nello stemma e lo scrigno
    delle emozioni ancora in blu.

    Eppure eri ancora tu a guidarmi
    nelle vie di una città senza dolore,
    i solchi del destino a sfidarmi,
    col vento che disperde l’odore
    di foglie e fiori informi.
     
    Credi d’aver visto ancora l’umano:
    una grotta col cartello "affittasi
    solo agli amanti col raffreddore”,
    e la fila delle anime al settimo piano
    del paradiso dei mendicanti d'amore
    in vana attesa della prossima estasi.

    E di un film dove alla morte si sopravvive
    e l’eterno è una scelta personale,
    o solo il confine di risposte elusive
    nei sogni confusi di una notte boreale,
    vere come un gioco d'ombre sul fianco
    della montagna nella notte senza stelle
    o come un danzatore di flamenco
    nella terra dei draghi e delle caravelle.

    Non abbiamo capito- interrogo il quaderno-
    cosa c'è da sapere di più di questa gabbia,
    se non che siamo stati un freddo inverno,
    un arcobaleno che filtra tra la nebbia
    una luce spettrale, un suono sordo
    un temporale senza lampi d’argento
    e una canzone finita a metà accordo.
     

  • 18 febbraio alle ore 11:38
    Il nucleo del cuore è circolare

    Scorre l’amore come rapide di torrente,
    può condurti in un lampo al fiume,
    al mare aperto e nello spazio libero
    dell’infinito, ma se lo navighi
    controcorrente ti travolgerà, ecco
    ci sta già travolgendo. C’è l’arrocco
    sulla scacchiera, il re e gli intrighi
    di corte sono il passato, l’effimero
    ch’è duro a morire prima che il lume
    della notte lo trasformi nell’assente
     
    in vetrina. E non c’è un tempo per amare
    e uno per stordirsi, è un solo monolite,
    un respiro caldo, un soffio di brezza,
    ruvida carezza e bacio di carta vetrata,
    il sale nella dolcezza, la punta d’amaro
    nel cioccolato, le carte truccate del baro
    al tavolo da gioco, la nuova puntata
    del romanzo della vita. E la bellezza
    - ti dico - è nell’insieme, persino nella lite,
    perché il nucleo del cuore è circolare.
     

  • 15 febbraio alle ore 11:57
    I sogni nella differenziata

    La casa incendiata in fondo al bosco
    era affollata di puttane e usurai
    c’è chi dice “è stato un tipo losco”
    chi che si erano cacciati nei guai.
    L’uomo in divisa non è stato sincero,
    le indagini sembra stiano a zero,
    la nebbia è senza argini e i marinai
    astemi sono tornati a casa. Il chiosco
    di hot dog è vuoto, ma i macellai
    del paese suonano tutti lo stesso disco.
     
    Non c’è più acqua calda alle fontane
    e Chiara a casa non è più tornata
    era stata vista con delle gitane
    nel giorno che incontrarono la fata
    al ballo della scuola: la tresca
    col fidanzato della spagnola fresca
    di promozione fu rimandata a data
    da stabilirsi dalla giuria di piantagrane
    alla festa in attesa della dea bendata:
    previsione base, solo due settimane.
     
    C’è da resistere cent’anni in questo stato
    senza cedere al fascino dell’utopia
    Platone in carne e ossa è disoccupato
    e sbarca il lunario vendendo filosofia
    in offerta speciale. E il quadrato
    dei sogni che vengono dal passato
    sono nella differenziata, sembra follia
    quel papa che fa lo scapestrato
    e quel monarca che insegna l’anarchia
    ai sudditi col passaporto in allegato.
     
     
    Mi guardi per l’ultima volta dalla cruna
    dell’ago, vedi la città che si consola
    nella notte d’oro al chiaro della laguna,
    i balli tra la sabbia e l’urlo da sola
    dopo l’amore sulla spiaggia del demanio,
    poi il conio di una lega al titanio
    e il saluto, l’arrivederci alla moviola
    con uno spicchio di bacio portafortuna.
    Con la tua coscienza al plagio di fola
    e lo specchio che riflette l’altra luna.

  • 15 febbraio alle ore 11:46
    Invertendo i fattori

     
     
    Mi aggiorni sulle ultime? Oggi non sono connesso,
    me stesso è intento a vagare per le vie dell’occulto.
    Tutto uguale, un pedofilo scrivono s’è impiccato
    dopo vent’anni d’onorata carriera, una miss sfigurata
    dall’acido, un figlio che fa fuori i genitori
    qualche attentato qui e là, focolai di guerra
    e la terra che sta scomparendo dall’orizzonte
    delle galassie. E io con la testa sul volante
    fatico a seguire, ho visto dei fiori di serra
    e radici di spose interrotte, la neve fuori
    dalle rotte consuete, poi una nota stonata
    nella canzone perfetta e numeri al quadrato
    nel terno al lotto, persino il colore nero del lutto
    e un fiotto di sangue su un tronco di cipresso.
     
    E dimmi chi sta facendo qualcosa? I deputati
    girano con gli scontrini dello zucchero filato, il cane
    è ammaestrato per dire messa, l’attrice con la sottana
    è rintanata nella sua tana, il sindaco in rosa
    fa la cresta agli elettori, il prodotto non cambia
    invertendo i fattori, i controllori e i controllati
    fanno sesso nel fosso, l’ideologo della scienza
    imperfetta e del tramonto dei soli è deceduto, l’astinenza
    da cibo può essere interrotta nottetempo con strati
    di gelato alla panna. Chi è arrivato dalla Colombia
    è finito in prigione, era il presidente e la cosa
    non è passata sotto silenzio. L’Oscar andrà a una puttana
    e il Nobel a un cantastorie, il leader trovato nell’androne
    del convento con la modella è finito nella lista dei deportati.
     
    E dimmi che ne sarà di tutti? Dei matti e dei sani
    virtuose e prostitute, farabutti e sacrestani, figli dei fiori
    in avanzato stato di decomposizione e capi di Stato
    imbalsamati nel ghiaccio. Se non c’è un destino scritto
    il primo che si sveglia può cambiare lo spartito
    dell’ordito con un gesto. Dio dicono s’è trasferito
    ha traslocato in un’altra nebulosa, la segretaria
    è stata licenziata senza giusta causa, sarà avversaria
    nel processo intentato dai difensori del diritto
    all’onnipotente. Lo vedi quel politico fallito
    quello dei precetti? Col suo ultimo compare e guitto
    è partito verso oriente, in segreto ha tramato
    per il colpo di Stato dei trafficanti di cocaina e dei cuori
    divisi da un accento. Lo spettro in giro è il domani.
     
     

  • 23 giugno 2020 alle ore 11:25
    Un istante di libero delirio

    E il cammino gli sembrò infinito,
    le soste, i letti, camere spoglie
    d’anticaglie: pensò all’istante
    di libero delirio, al martirio
    di prevalenza, a gocce di collirio
    alla luce della luna calante.
    Chi fugge dall’ombra e dalle maglie
    del buio all’alba di ogni vagito,
     
    conosce i riflessi dell’acqua, puri
    prima del sorgere delle connessioni
    alla locanda dei cipressi del borgomastro.
    E il ministro che scrisse all’amante
    nelle pause elettorali, da brigante
    a brigante, attese il corso dell’astro
    declinante prima di leggere le traduzioni
    dall’alfabeto venusiano di tutti i futuri
     
    degli amori del pianeta. E di quel codice
    cifrato, del segnale spiegato a baci
    -ciò che muore, vivrà sempre- la matrice
    è conservata ad anni luce dal primo cuore
    di titanio, con conio filmato nello store
    della dea dell’amore. L’oscar all’attrice
    migliore fu consegnato dal regista delle voci
    scure, la barba grigia rasata a forbice.
     
     
     
     
     
     
     
     
     

  • 23 giugno 2020 alle ore 11:23
    Senza avviso alla cittadinanza

    E delle vuote coscienze inchiodate
    ad assi a variabile eleganza? Fedi truccate,
    un parapendio da sbirciare, quell’amare
    da fachiri in mimetica: ho da inchiostrare
    i tasti dell’ispirazione tre volte
    al giorno nell’antico forno dalle molte
    risposte. Le ho riposte nell’angolo
    più luminoso della stanza, il calcolo
    delle probabilità dice che nessuno
    le noterà prima di un decennio. Al raduno
    dei meteoriti, la prima stella ha parlato
    di distorsioni dello spazio profondo, fiato
    ne servirà parecchio dinanzi allo specchio
    muto del vecchio poeta. Ad orecchio
    sembrerebbe una nenia quella in arrivo
    dal mare, l’occhio dice altro: il direttivo
    delle acque ha deciso a maggioranza
    per l’invasione, senza avviso alla cittadinanza.
     

  • 19 maggio 2020 alle ore 9:26
    Lo scontrino del paradiso

     
    L’insieme come somma dei dettagli
    e i bagagli riposti nell’armadio,
    il maratoneta evaso dalla naftalina
    ha raggiunto l’est della Cina
    col chiwawa a tracolla e la radio
    sostiene che i serpenti a sonagli
    di Messina hanno suonato una serenata
    ai pipistrelli sordi di Cefalù
    alle tre di notte. Il vento degli Urali
    è diretto a sud: per renderci uguali,
    c’è lo scontrino del paradiso, il menù
    della domenica di Pasqua, la cioccolata
    con la sorpresa e l’ultimo zero che manca
    al valore delle banconote. Se raccogli
    i miei versi, se li riscrivi all’inverso,
    l’ultimo sarà come il primo, diverso
    solo nell’accento: una somma di fogli
    per voci affini sospesi in zona franca.
     

     
     

  • 19 maggio 2020 alle ore 9:23
    L’offerta dello scibile delle emozioni

    Voglio -altrimenti non sarebbe possibile-
    amarti per sempre. In salute e malattia,
    in quarantena, in libertà e in verità,
    a scena riaperta, nello scorcio d’età
    che ancora ci resta, l’offerta dello scibile
    delle emozioni: che sia tua o mia,
    che sia nostra questa canzone –accadrà-
    che sia scritto o meno il futuro- cambierà-
    che il registro del tempo ci sfumi
    in nubi di polvere, uniremo ogni granello,
    fonderemo i detriti, i sedimenti, le sabbie,
    torneremo a mescolarci, realtà ed echi.
    Lumi al tramonto, di rose, di gigli, profumi
    ed essenze, le assonanze e le rime del bello
    a futura memoria, restano voliere e gabbie
    per le parole, catene da spezzare per i ciechi.
     
     
     
     

  • 05 maggio 2020 alle ore 9:42
    Il passaggio di gocce

    Quel solo semplice filamento
    d’informazioni lineari
    replicate, sarà d’estate
    che sparirà il passaggio
    di gocce, per allora il talento
    avrà mille voci e cento fari
    su spille di luci disegnate
    su ville e piazze. E il saggio
    scriverà della prossima ora
    del paradiso, il concerto
    delle sirene sarà rinviato
    al mese delle camelie
    rosse, poi sarà l’aurora
    ai confini del deserto
    a svelare la sorte del fato
    ancora appeso alle nenie
    della notte e delle lotte
    degli amanti col buio. Sonno
    e veglia a cicli invertiti,
    ripetuti inviti a raccontare,
    eccolo il vuoto delle grotte,
    l’ignoto delle rotte, quel cenno
    per capire che diverremo detriti
    e polveri magiche da alveare.
     

  • 22 aprile 2020 alle ore 11:31
    Per scissione cellulare

    E trovarti inaspettata sulla mia nube
    preferita, in gita con i tuoi anni di scorta,
    sa di ricotta la torta e l'uovo di cioccolato
    è bianco avorio, il desiderio che ho di te
    si è duplicato all’istante per scissione cellulare,
    gocce di rugiada al riverbero del sole
    sulle tue ciglia di zucchero filato.
    E poi in viaggio lontano dal passato
    con lenti nuove issate come vele
    a prua, il mare è l'infinito dell'amare
    a un'onda sola, ape regina del re
    senza corte del castello incantato,
    se vuoi varcarlo, l'ingresso è dalla porta
    laterale persino nel regno delle fiabe.
     

  • 22 aprile 2020 alle ore 11:25
    Nel tempo senza spore

    C’è il segno dell’eterno
    nel tempo senza spore
    e nell’amore che è gambo
    di fiore e legno
    che arde e s’accende
    a contatto con la luce
    delle aurore. C’è chi scuce
    orli e lembi delle bende,
    chi disegna il regno
    delle palafitte: il giambo
    è scritto nel colore
    del cielo dell’inverno.

  • 09 aprile 2020 alle ore 22:21
    In terra consacrata al registro dell’amore

     
    Cronache dall’alcova in braille, al tatto
    è tutto un altro universo, piuma
    a volte e incrocio di pelle al suono
    di un flauto vibrato, poi il contatto
    con una stella pulsante e la schiuma
    al sussurro delle parole, quel dono
    di baci in terra consacrata al registro
    dell’amore. E vuote le iridi, la luce
    è il riflesso di memorie, dei picchi
    di gocce d’acqua chiara e del chiostro
    che circonda i regni della pace,
    voce nelle sere del peccato e spicchi
    di paradiso tra le coltri. Con una carezza
    cercami ancora, poi indicami il percorso
    col dorso delle mani, lungo quel salto
    temporale che cambia l’uragano in brezza
    e l’onda in stilla di rugiada. Col concorso
    dei sensi, ispirati da magie dall’alto.
     
     
     
     

  • 05 aprile 2020 alle ore 10:18
    Un cuore capovolto

    Qualche esempio di condivisione:
    i sogni sottobanco, i desideri
    all’asta, un passo di flamenco
    sulla spiaggia e il fianco
    scheggiato dalla pioggia
    di frasi fatte. Poi la lezione
    è cominciata con una schiera di zeri
    in calzamaglia e un lungo elenco
    di gusci di madreperla al banco
    dei pegni: chi ancora alloggia
    ai confini del cielo è esposto
    ai cambi d’orizzonte, con l’arcobaleno
    nello scorcio di panorama del presente.
    Il salto temporale è l’ingrandimento
    della foto dell’infanzia, il volto
    dell’invecchiamento: c’è posto
    per chiunque nelle carrozze del treno
    che corre verso l’ignoto. L’assente
    è stato rintracciato, ha l’accento
    dei fantasmi ed un cuore capovolto.

  • 12 marzo 2020 alle ore 10:08
    In quarantena

    Abbracci, carezze e baci in quarantena
    finiti per bizze e stranezze in una scena
    dell'anno mille. E in questo dolo,
    il lenzuolo infetto, il donnaiolo
    riprotetto su un'altra piece,
    qui è il monologo dello stress
    dell'assenza, circostanza in apparenza
    imprevista dai protocolli della scienza.
    Sentito l'anatema dei frati scalzi?
    Il conteggio delle strette di mano, indizi
    di un rapporto malsano tra attori
    di strada: due innamorati frequentatori
    di teatri improvvisati, oggi al rogo,
    domani sarà un amplesso nel luogo
    dei dannati a scatenare l'ira divina,
    noi in rovina, per astinenza da endorfina.

  • Rapsodia in blu di acque di fiume
    nella magia di una notte di luna piena
    la scena è tutta per quel lume
    che accende gli amanti, voci di sirena
    al suono di violino sul vascello
    della dolcezza, il canto del menestrello
    è rintocco diffuso dall’eco. La vena
    dell’artista nel tocco delle piume
    del gallo rosso: Bella è la falena
    svanita, in vita solo in quel barlume.
     

  • 24 febbraio 2020 alle ore 11:59
    Svelato dai tarocchi

    Si è nascosta al nostro sguardo
    lo spicchio di luna del mattino
    al primo riflesso della luce,
    come la notte precedente dietro
    nubi a perdita d’occhio. L’azzardo
    è stato affidarle quel destino
    bugiardo, nello scontro veloce
    tra due universi. E se il metro
    puro di ogni scelta è la passione,
    potremo assolverci, vento di mare
    e acqua di rupe sullo stesso fianco
    d’orizzonte. Che siano i rintocchi
    dell’età a rapirci, picchi d’emozione
    in diretta di giorni da abitare
    nell’amore e quell’abito bianco
    di chiffon svelato dai tarocchi.
     
     

  • 17 febbraio 2020 alle ore 9:47
    Dalle curve in miniatura dell'amore

    Sette albe dal cordone ombelicale
    e ancora sette tramonti sugli sfondi
    di cieli in fiore, poi fermi i respiri,
    le spire dell'universo nel colore
    della notte, a raggiera nell'ovale
    della curvatura del tempo. I secondi
    nel collasso delle memorie, levogiri
    i percorsi, rimossi i colori delle aurore,
    spiragli da sorrisi, da battiti di ciglia,
    dalle curve in miniatura dell'amore
    che ritorna dal recinto delle rose.
    E ancora tra le acque del chiarore,
    la volta che il sogno è stato conchiglia
    a protezione della vita al sapore
    di spezie nel cerchio amico delle spose.
     

  • 13 febbraio 2020 alle ore 9:43
    L’orlo del respiro

     
     
    E lì l’orlo del respiro e la goccia
    che lo versa, incise le tracce
    nelle memorie di chi resta
    con le divise dei cuori in trincea,
    qui dai venti di burrasca, marea
    e muri d’acqua, lontana foresta,
    riparo per profughi dalle facce
    stanche, mani giunte come roccia.
     

  • 10 febbraio 2020 alle ore 17:41
    Se brilla l’eternità

    Buco nero che ingoia la stella,
    ne imprigiona la luce, se brilla
    l’eternità è nell’orizzonte
    degli eventi del domani, ponte
    verso la perfezione del buio.
    Rasoio che atterrisce, febbraio
    è andato alle giostre, la clessidra
    al tempo del plutonio, ladra
    è la religione da parentesi quadra,
    l’ascolto dell’universo s’inquadra
    nella mutazione della musica sacra,
    toni bassi, sintassi di crome, l’ocra
    il colore, il giallo del sole velato
    da polveri nude e in questo apprendistato
    del passato, tutto il senso dell’umano:
    l’ignoto, lo smarrimento, l’arcano.
     

  • 08 febbraio 2020 alle ore 19:17
    Al continente di ruggini e coralli

    La traccia è nelle mani, linee spezzate
    e ricurve prima delle falangi, la fuga
    della luce verso l’oriente accende
    un chiarore di luna dal coefficiente
    ignoto nelle notti a trazione solitaria.
    È nella diaria delle date a scomparsa,
    la morsa agli organi vitali, sparsa
    la corolla delle rose ambrate, l’aria
    artica lenta s’espande al continente
    di ruggini e coralli. Poi dipende
    da come guardi ogni solstizio, la ruga
    in più e il vento che cambia le coordinate.
     
     

  • 07 febbraio 2020 alle ore 18:07
    Senza sinossi

    Proprio come tutti,
    cocci di bottiglia e diamanti
    parimenti, poi furfanti
    sotto volta di stelle
    e ancora frangiflutti
    nelle sere di tempesta, farfalle
    a volo frenato, mutanti
    di specie in via d’estinzione.
    E quando è finita la ricreazione
    ci resta dentro calore di fiamma,
    l’alfa, la beta e la gamma
    di ogni romanzo vecchio, lo specchio
    senza riflessi, poi l’occhio
    di scorta per ciclopi a corto
    di denari. C’è ancora l’orto
    da sistemare a fianco del muro
    senza intonaco, sarà pure duro
    l’amore senza compromessi per sessi
    all’ultimo stadio dei paradossi:
    la storia ora scorre ma senza sinossi.
     
     
     
     

  • 06 febbraio 2020 alle ore 17:13
    Sulle scale da cui non vedi il cielo

     
    E ti aggiungo alla lista dei miei sogni
    il tuo nome inciso in ogni fibra muscolare
    mani intrecciate già al primo sguardo
    e il sorriso che trabocca dall’orlo del bicchiere
    da raccogliere prima che cada sull’asfalto
    perché non vada sprecato un attimo d’amore.
    E ti accompagno sino al primo bacio
    sulle scale da cui non vedi il cielo
    ma se guardi in alto e scosti il velo
    c’è un concerto di luci e suoni e l’adagio
    che c’immerge nella fluttuazione delle ore.
    E’ la scansione dei colori che è cambiata, il cobalto
    prima di ogni grigio, il nero in pensione, nelle sere
    c’è l’orologio che rallenta prima del traguardo
    sul ritmo di una voce che bisbiglia e sa amare
    ogni infinito, ci sentiamo pesci e travi e legni.
     

  • 05 febbraio 2020 alle ore 11:24
    Il mago col flauto

     
    Il volo di uno stormo d’uccelli, il mago
    col flauto lo segue con gli occhi, è sul lago
    che le ombre son fitte e le luci
    sembrano croci, tanto son truci.
    Stenderà il suo verdetto, le carte
    i tarocchi, ogni segno è di parte
    e ogni parte è meno dell’intero
    che se esiste, se è vero, è nero
    come la pece. Lei c’è stata
    poi è svanita in una bolla dorata
    firmata dallo stilista del cuore:
    la rosa nera, è questo il fiore
    amato, quando è sera. Il mago è bollito
    in sugo di noci, è il dito
    che punta la luna e si sbaglia
    col disco del sole, è chi raglia
    al canto del gallo, chi si scaglia
    a voce contro gli dei, brutta gentaglia.
     
    Giove e Giunone dallo psichiatra,
    poi dall’avvocato, la faretra
    di Diana è vuota, la caccia
    è stata abolita, è carta straccia
    la canzone di Ulisse l’astuto,
    Ilio resiste e Omero, il cieco, è muto.
    Il teatro di corte è crollato
    un terremoto o un frullato
    di sostanze proibite, è deciso
    che sarà l’antidoping a dirlo, il viso
    dei presenti sembra disteso,
    tutti innocenti è chiaro e sottinteso
    sino a prova contraria. L’assemblea
    plenaria è stata un fiasco, la dea
    dagli ormoni da maschio è stata
    colta in flagranza di reato,
    il mago col flauto sarà incatenato,
    è stato stabilito alla cena con l’aragosta,
    e lei cambierà sesso a stretto giro di posta.