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Racconti di Francesco Burgio

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  • 30 aprile alle ore 9:30
    Il duro mestiere di cognato

    Come comincia:  
    Più che un mestiere la definirei una missione, la missione del
    cognato. Che mestiere è quello del cognato? Il più duro del mondo,
    a mio parere. Scordatevi i luoghi comuni: i minatori, gli
    scaricatori di porto, i camionisti, gli infermieri al tempo delle
    pandemie, tutte balle. Il mestiere più faticoso è il mio, ne
    volete una prova? Prima le presentazioni, come da etichetta:
    Alberto da Roma, primogenito di sei figli, l’unico di sesso
    maschile all’anagrafe. Provate a immaginare cosa significhi
    crescere con cinque sorelle cinque, al tempo della dittatura del
    matriarcato. Eppure sono sopravvissuto, anche se per farcela ho
    dovuto mimetizzarmi con l’ambiente, imparare l’arte della cucina,
    del trucco e del parrucco e specializzarmi in chiacchiericcio e
    gossip. E sapeste quanto m’è servito!
    Poi le sorelle hanno raggiunto l’età da marito. Tutte da dieci in pagella come bellezza, per passare il tempo nelle serate d’inverno di tanto in tanto si organizzava una sfilata, una Miss Italia in salsa familiare, un concorso di recitazione. Non ricordo quando ho deciso di fare il cognato a tempo pieno: non so nemmeno, anzi, se posso esibirlo come mestiere sul biglietto da visita.
    Cognato di Tizio e Di Caio, di Sempronio, di Gianfranco e di Antonio: le feste di famiglia vanno convocate dal presidente del Senato, visto che quello della Camera, vi partecipa di diritto? Il sabato e la domenica prima delle elezioni, le riunioni di famiglia possono essere indette senza incorrere nelle sanzioni previste dalla legge?
    Procediamo con ordine: da giovane ero un ribelle che si occupava di politica; manifestazioni, dazebao, slogan, scontri con la polizia erano il mio pane quotidiano. Mi sforzavo di fare opera di proselitismo, con poca fortuna: solo le sorelle più grandi mi davano retta, seguendomi alle manifestazioni, per convinzione o per rimorchiare qualcuno; il leader del movimento, un aitante poliziotto della Celere, un vip di passaggio incuriosito dai colori del corteo.
    Una mattina ero davanti a Montecitorio, per protestare contro l'ennesima stangata di fine anno, la solita finanziaria lacrime e sangue: i deputati attraversavano la piazza alla spicciolata; quelli della maggioranza con il bavero alzato per non farsi riconoscere e la coda tra le gambe, quelli dell'opposizione col sorriso a trentadue denti stampato sul volto, in gruppi di dieci a fare la ola come allo stadio.
    Massimo era un peones ossia un esordiente della politica che volle concedersi un bagno di folla come un leader affermato: trovatosi davanti le curve e le grazie della maggiore delle mie sorelle, però, non poté fare altro che arrossire come un liceale dinanzi alla ragazza dei suoi sogni. Balbettò, incespicò sulle parole, farfugliò qualcosa, ma riuscì ugualmente a fornire a Marcella-questo il suo nome- indirizzo mail e numero del cellulare. Corteggiamento, fidanzamento e matrimonio seguirono in rapida sequenza e fu così che ebbe inizio il mestiere di cognato.
    I passi successivi furono più facili: ben introdotta nei salotti della politica, grazie al matrimonio, a Marcella non fu negato di farsi accompagnare a turno da sorelle non meno attraenti e appariscenti di lei. Le proposte fioccarono: gli onorevoli già sposati promisero attici in centro e auto di grossa cilindrata, ma solo per una relazione clandestina. Non mancarono gli imprenditori prestati alla politica che proposero ville ai Caraibi o in Costa Smeralda, comparsate in televisione e cessione di quote consistenti di azioni della propria azienda.
    Il consiglio di guerra fu riunito in seduta permanente per vagliare le candidature dei futuri consorti: chi spingeva per scegliere i pretendenti più ricchi, chi come me si sforzava di preferire coloro che avevano maggiori probabilità di fare carriera e di arrivare ai vertici della politica.
    Fu deciso di valutare le candidature di parlamentari di maggioranza e opposizione, in modo da proteggersi dai capricci dell'elettorato e dalla pratica dello spoiler system. La scelta cadde su un deputato del Fdi, uno della Lega per il centrodestra, uno del Pd e uno della sinistra radicale.
    E furono cerimonie sfarzose, quasi matrimoni di Stato, per il numero di deputati e senatori, di generali delle forze Armate, di ambasciatori e di alti funzionari presenti. A me toccò la regia degli eventi e mettere d'accordo cognati tanto diversi e diffidenti richiese capolavori di diplomazia.
    Il bello, però, venne dopo, servì un lungo lavorio ai fianchi delle sorelle per farmi rivelare quelle confidenze e quei retroscena di cui si nutrono giornali e riviste e che sono disposti a pagare a peso d’oro.
    Nel tempo restante, poi, c’erano case da visitare e costruttori da contattare: fosse stato per loro, i miei cognati intendo, mi avrebbero liquidato con due stanze male arredate a Canicattì o a Soresina.
    Poi soffiò forte sul nostro paese il vento dell'antipolitica e fu l’inizio della disfatta: senza più sorelle da sposare, con i cognati in fase di avanzata rottamazione, divenne problematico persino sbarcare il lunario. Per me cui non spetta un generoso vitalizio o una pensione d'oro capace di farmi dormire sogni tranquilli per l'intera vecchiaia.
    Urgevano soluzioni originali, per non essere costretto a imparare il mestiere di barbone, dopo quello più redditizio di cognato dei potenti.
    Decisi di cambiare mestiere, in fondo anche quello di suocero pensai, non era male. Come fare, però, senza avere figli e meno ancora figlie in età da marito? Adottare una figlia vicina alla maggiore età, ecco la trovata geniale… magari una ragazza carina e sveglia, da far convolare a nozze, a ridosso delle elezioni, con un candidato dei grillini, scegliendolo tra i più giovani e ingenui del lotto. Bastò una raccomandazione in fondo per accelerare le pratiche di adozione, pratica ancora in auge anche in tempi di furori anticasta.
    Consultai mia moglie, tornai a riunire il consiglio di guerra, cognati di grido compresi: per elaborare un piano e per adottare strategie adeguate alla nuova realtà della politica.
    La Dea bendata non mi abbandonò: nella lista delle adozioni scovai due gemelle diciassettenni, l’ideale per sposarne una con un deputato di maggioranza e l'altra con un rappresentante dell'opposizione, ammesso che si riesca a distinguerle maggioranza e opposizione, a queste latitudini.
    Il piano riuscì alla perfezione: ungendo le ruote giuste, scucendo fior di bigliettoni, battei il record mondiale di velocità delle adozioni. Poi ecco pronto il nuovo piano: le gemelle, due ragazze belle e sveglie, senza peli sulla lingua, disposte a tutto per raggiungere ricchezza e popolarità, lo avrebbero eseguito alla perfezione. La scrematura dei candidati non fu semplice, quello che fu disastrosa fu la gestione dei contatti e delle trattative. Come potranno fare questi figuranti a rappresentare gli interessi della nazione? Gente senza cultura, preparazione e persino identità sessuale.
    Pur abbassando l'asticella il risultato fu lo stesso: sembra che in certi ambienti, ormai, imbattersi in un eterosessuale sia come cercare un ago in un pagliaio.
    E le gemelle? Con chi avrei potuto sposarle se anche dalle parti di Arcore, ormai, si trovavano veline in mobilità, soubrette che tiravano avanti col sussidio di disoccupazione e consigliere regionali in svendita su Ebay?
    Mi guardai intorno demoralizzato: cosa sarà mai successo a questo paese nel giro di qualche anno appena, per costringermi a fare ciò che non avrei mai pensato. Andare a lavorare.  
     
     
     
     

  • Come comincia: Perché sa, signora mia, io sono troppo umile: è questo che mi frega. Me lo dicono tutti, tirale fuori, quando è il caso, ma non ne sono capace. Che ci vuol fare? Sarà una questione di educazione o di geni, ma proprio non ce la faccio a essere maleducata o solo a esprimere il mio pensiero. Perché sa… anch’io penso almeno una volta al giorno, però non mi vanto delle mie profonde riflessioni. Un esempio? Delle riflessioni o della mia umiltà? Sapesse signora, sono talmente umile da avere rifiutato una carriera da cantante… da giovane ero stata scritturata per un ruolo da soprano in un’opera lirica di quelle importanti…mi pare fosse la Traviata, se non ricordo male. Solo a pensare al teatro pieno, agli applausi, ai fiori in camerino, alla fila di corteggiatori… mi sarei sentita fuori posto. Sa anche oggi, quando sfaccendo a casa e canto, sento dei rumori di pentole battute l’una contro l’altra, in segno di approvazione dai condomini. E allora che faccio signora mia? Smetto all’istante, per non dare alimento al mio orgoglio. Anche a letto con mio marito sono l’immagine perfetta dell’umiltà: non mi muovo, nemmeno un verso, un sospiro di piacere. Questione di frigidità? No, signora mia, è che non voglio rubargli la scena, preferisco lasciargli recitare in pace il suo monologo. Anche con l’amante? Quale dei tre? Sa, sono talmente umile che non riesco a dire di no a nessuno. Certo non faccio differenze, solo che l’ultima volta… è una confidenza tra donne, mi raccomando. Allora l’ultima volta ho proprio fatto una fesseria, ho dato appuntamento al solito Motel a due dei miei spasimanti alla stessa ora. Sapesse la vergogna, ma che avrei dovuto fare secondo lei, mandarli in bianco tutti e due? O fare i turni? Ho proposto di fare del sesso di gruppo, ma in umiltà… che vuol dire? Che sono stata in ginocchio tutto il tempo…
    E poi signora mia, non sono abituata a dare ordini, ma a ubbidire, anche con i miei figli. L’altro giorno per esempio il più grande mi ha ordinato di andare a malmenare la sua professoressa di lettere, perché aveva avuto l’ardire di mettergli un’insufficienza, nonostante avesse fatto scena muta durante l’interrogazione. Si può, dico io? Vede i miei figli sono tanto educati, se sono interrogati fanno presente all’insegnante di essere preparati, di conoscere alla perfezione l’argomento, ma che per non volersi mostrare troppo intelligenti, preferiscono non rispondere. Una questione di umiltà, insomma. E questa stronza di professoressa che fa? Gli mette un due, che assurdità! Che ho fatto allora? Ho ubbidito… l’insegnante ora è in ospedale con trenta giorni di prognosi. Niente di grave, qualche costola fratturata, il naso rotto, una gamba malconcia…spero abbia imparato la lezione. Di queste cose di solito si occupa mio marito, ma quel giorno era lontano per lavoro e allora è toccato a me difendere l’onore della mia famiglia. Vuole sapere se leggo? Non mi permetterei mai, signora mia. Dickens? David Copperfield? Mai sentiti nominare, mi racconti signora, sono tutta orecchie. Allora se non ho capito male in questo romanzo c’era un tizio, Uriah Heep che faceva sfoggio di umiltà, ma in realtà tramava per impossessarsi dello studio d’avvocato del suo datore di lavoro e per sposarne la figlia. E’ così? Non è che signora mia mi sta dando della bugiarda e della stronza? Come si permette? A me che ho una voce da soprano, che potrei cantare in tutti i teatri del pianeta, che ho un marito e tre amanti che mi adorano, ma come si permette! Sa che le dico? Che lei è un’arrogante, signora mia e che è meglio non parlare con certi esseri inferiori. Tanto non sono in grado di capire una virtù come l’umiltà!
     
     

  • 04 febbraio alle ore 9:34
    Offerte promozionali

    Come comincia: “ Antò…Antò dove stai? Perché quando mi servi non ci sei mai? Antò!”
    “ Sto qui, stavo facendo la doccia. Che è successo che sei così agitato? E’ scoppiato il vulcano? Hanno già dichiarato lo stato di evacuazione?”
    “No, no sempre a scherzare stai, è una cosa più importante”
    “ Hai vinto alla lotteria e vuoi darmi metà della vincita? Grazie amico”
    “ Macché, mi spiego, ma tu ascolta con attenzione. Ho trovato il modo per fare innamorare di me Rosalia. Guarda tu stesso e leggi a voce alta questo trafiletto”
    “ Ok vediamo. Vuoi diventare socio sostenitore del sito “ Poeti del cuore”? Garantiamo massima visibilità ai tuoi versi, letture e commenti adeguati, trattamento di assoluto favore. Per diventare soci sostenitori basta un versamento di cinquanta euro l’anno”
    “ Hai capito, dunque?”
    “ A dire il vero no, prova a spiegarti”.
    “ Allora io m’iscrivo a questo sito e pubblico delle poesie e quando Rosalia leggerà i commenti che mi esaltano come grande poeta, non potrà che innamorarsi di me”
    “ Ben pensato, davvero. Mi sa che c’è un piccolo problema, però. Ricordi che tieni la terza elementare e che non sai scrivere correttamente tre parole di fila?”
    “Antò, ma quanto sei negativo! Ci penso su e una soluzione la trovo di sicuro, intanto m’iscrivo, prima che scada la promozione”
    “ Fai come credi, Peppe. Secondo me è una stronzata, ma i soldi sono i tuoi”.
    “ Tu, però, mi devi aiutare. Hai fatto le scuole, sei laureato, magari le poesie le sai pure scrivere”.
    “ Ti aiuterò, ma non in quello. Sono laureato in educazione fisica, ti posso allenare per una maratona, far correre veloce o nuotare come un delfino. Per i versi, però, sono negato anch’io”.
    “ Pensiamoci su, dormiamoci sopra una notte, magari domani troviamo la soluzione giusta, va bene così amico mio?”
    “ Ok, ci sentiamo domani. Se ti viene un’idea fammelo sapere subito”.
    Rosalia ascoltava il suo gruppo preferito, i “Coldplay” con lo smartphone e le cuffie, quando sentì il segnale di un messaggio. Di nuovo quel rompiballe di Beppe, pensò. Perché non si arrende, non capisce che non provo nulla per lui? Lesse il messaggio.
    “ Non so xche ti penso sempre ma farebbi qualunque cosa per the. Sei la mia febbre e pure la tachipirina che la passare”.
    Rispose malvolentieri al messaggio, ma sentiva che doveva.
    “ Grazie per il pensiero, ma la prossima volta cura meglio l’ortografia”.
    Proprio non lo posso sopportare da laureata in Lettere col massimo dei voti quello scritto sgrammaticato. Beppe non è un cattivo ragazzo, un po’ m’attizza: è bello, atletico, pure spiritoso, ma ignorante sino al midollo. Proprio non mi ci vedo con lui, ma in qualche misura non mi dispiace essere al centro delle sue attenzioni. Non sono questa gran bellezza e un po’ me la tiro, non so resistere ai dolci e i gelati mi fanno impazzire. Sono sempre a dieta, ma quella del giorno dopo, quella del “ comincio domani”, ma alla fine il domani è lo stesso di oggi. Poi, non è che ci sia proprio la fila di corteggiatori dietro la mia porta. Forse non è l’unico, ma l’alternativa è anche peggio. Almeno Beppe si fa guardare e pure parecchio. Lo tengo a bagnomaria per un po’, magari spunta qualcosa di meglio, ma senza allontanarlo del tutto, lo tengo come carta di riserva, se la caccia dovesse andar male.
    Che pizza! Un altro messaggio, sarà di Marcello, l’altro che mi fila. E’ proprio così. Ha scritto “ Senza di the sono alla canna del gas, o perso lappetito, perche non vieni ha imboccarmi”.
    Uffa che palle! Quasi quasi gli posto lo stesso messaggio, si che lo faccio. “ Grazie Marcello per il pensiero, ma la prossima volta cura meglio l’ortografia”. Ora è meglio che spenga il cellulare, la notte è calda, ma non sgrammaticata, forse riesco a dormire se parte l’aria condizionata.
    Prima però vado su quel sito, quello dei “ Poeti del cuore”, magari trovo qualcuno di più istruito da contattare, uno che però non abbia l’età di mio nonno. Ci ho già provato ma è stata una delusione, il primo era un pensionato col bastone, un altro mi ha chiamato col nome della figlia e l’ultimo era sposato e in cerca della sua terza musa. Le altre due, diceva, non lo ispiravano più. Ho provato a parlare dei miei autori preferiti, di Rimbaud e di Bukowski, ma li ho visti annaspare nel buio e chiedere di andare in bagno, forse per cercare notizie su Wikipedia. E così sia.
    Antò, Antò, gridò Beppe dalla strada, svegliati e vieni ad aprire.
    Beppe guardò l’ora sullo smartwatch, erano appena le sei. Dev’essere scoppiato il vulcano pensò, perché non mi lascia dormire? Si mise qualcosa addosso e andò ad aprire. Antò si presentò con la colazione, granita alla mandorla con brioche e pure il caffè del bar. Almeno sapeva come farsi perdonare. Prima di farlo parlare bevve il caffè e si sbafò la granita.
    “Che c’è di tanto urgente Antò?”
    “ Ho trovato la soluzione, vestiti dobbiamo andare in un posto, ti spiego tutto strada facendo”.
    “ E’ lontano? Andiamo in macchina?”
    “ No, è vicino, saranno dieci minuti a piedi. Sbrigati, prima che qualcuno ci preceda”.
    “ Ok, il tempo di una doccia e sono pronto”.
     
    Mi spiegò tutto per strada. Ho parlato della storia delle poesie con un conoscente, un amico di un amico e mi ha dato il nominativo di una persona da contattare. Dice che è il miglior poeta del quartiere, forse può vendermi quelle che non ha ancora pubblicato, ma bisogna far presto perché è uno molto ricercato.
    “ Vuoi comprare le poesie di un altro?”
    “ Perché no, se nessuno sa di chi sono veramente? Rosalia resterà a bocca aperta quando le leggerà”
    “ Pensi che basterà leggere il tuo nome in calce per crederci? Non credi le verrà il dubbio che non sono farina del tuo sacco?”
    “ So cosa dirle, non ti preoccupare. Questo amico mi ha suggerito di dire che ho fatto un corso di scrittura creativa on line, non so che significa, ma mi pare una cosa ad effetto”.
    “Non so come finirà amico mio, ma andiamo a sentire questo tizio, questo miglior poeta del quartiere”.
     
    Suonammo a questo portone, l’androne era sporco, c’era odore di muffa dappertutto, salendo le scale non incontrammo anima viva. Sulla porta non c’era nemmeno una targhetta, solo una “P” scritta con un pennello. Starà per poeta, pensai, e non ci feci caso.
    Passò qualche minuto prima che qualcuno venisse ad aprire, un ragazzo a torso nudo e in mutande, con tatuaggi dappertutto. Aveva la testa rasata e gli mancavano dei denti, quando rideva metteva quasi paura. Entrammo in un monolocale buio e sporco, restammo in piedi, perché non c’era dove sedersi. Che so, una sedia, un divano, qualche cuscino. Dissi a quel tizio che ero venuto per le poesie, stentò a capire cosa volessi, perché dovetti ripeterglielo più volte e lentamente. Pensai che non sapesse l’italiano, ma allora in che lingua scriveva i suoi versi? Forse era sordo e provava a leggermi le labbra, fu la seconda spiegazione, ma in tal caso come aveva fatto a sentire il campanello? Ad un certo punto si mosse, senza dire nulla, rovistò in un cassetto, tirò fuori dei fogli e me li porse. Sul primo c’era scritto “ Cinquanta poesie, cento euro, due euro a composizione”. Chiesi di poterne leggere qualcuna, lui abbassò la testa in segno di approvazione. Ne lessi un paio, le trovai di mio gusto, tirai fuori due pezzi da cinquanta dal portafoglio e li appoggiai sul tavolo. Non sorrise nemmeno, controllò che non fossero falsi, poi c’invitò con gli occhi ad andare. La trattativa era conclusa.
    Il sole ci abbagliò all’uscita, dentro era troppo buio, non erano ancora le otto di mattina, ma già il caldo stava montando. Antò si mostrò ancora poco convinto, quel tizio, disse, non aveva l’aria di un gran poeta, forse non era nemmeno italiano o più facilmente era un analfabeta. Che dio ce la mandi buona concluse. Vediamo che succede risposi, ciò che ho letto mi piace, dovrebbe bastare per fare bella figura agli occhi di Rosalia sul sito dei “Poeti del cuore”. Nel peggiore dei casi, ci avrò provato, non sarò stato con le mani in mano mentre il mio amore non mi ha ancora rifiutato. Salutai Antò e corsi a casa, c’era la prima poesia da pubblicare a mio nome, ero proprio eccitato.
     
    Scelsi una poesia d’amore, dal titolo “ A te che sei la mia vita”. La ricopiai uguale uguale, la controllai più volte prima di spedirla per la pubblicazione. Mi aspettavo osanna e battimani, magari un commento di Rosalia, un incoraggiamento. Passarono le ore e non successe nulla, non capivo perché la poesia non fosse stata ancora pubblicata. Pensai di scrivere alla redazione del sito, ma lasciai perdere, non ne ero capace. Allora chiamai Antò al telefono per pregarlo di venire a casa, magari lui era capace di metter su quattro parole in croce per chiedere cosa stesse succedendo. Antò, però, era irraggiungibile o aveva il cellulare spento, mi rassegnai all’attesa, poi decisi di andare al mare, di fare quattro bracciate per scaricare la tensione. Mi andò di lusso perché sulla spiaggia trovai Rosalia, in costume mostrava qualche difetto, si vedeva della cellulite, c’era del grasso che sporgeva dal costume nero, ma per me restava la più bella. Era in compagnia di un’amica, una bionda bella tosta, me la presentò: “ Questa è Rita, una ex compagna d’università e lui è Beppe, un amico d’infanzia” Parlammo del più e del meno, loro di sicuro del più, io del meno. Stetti a fare scena muta quasi tutto il tempo, ma i miei addominali scolpiti, è come sputassero parole e sonetti. Rita mi sorrideva, mi guardava maliziosa, era chiaro che ci stava, mentre io avevo sguardi solo per Rosalia. Sarò cretino, ma sono fatto così, è lei che voglio, è lei la mia follia.
    Sul cellulare arrivò un messaggio, era del sito dei “ Poeti del cuore”, la mia poesia scrivevano era stata bocciata, perché era un plagio, una traduzione in italiano di un poeta afghano”. Cazzo pensai, vai a vedere che mi hanno ciurlato. O può darsi che il poeta afghano sia lo stesso che me le ha vendute, magari questa era l’unica che aveva già pubblicato. Ne spedirò un’altra appena torno e vediamo che succede. Intanto mi godo questa giornata di sole con Rosalia, magari con quell’amica che mi sbrana con gli occhi, un po’ s’ammorbidisce.
    Quando la sera tornai nello spogliatoio per cambiarmi, trovai una sorpresa: c’era una donna nuda ad aspettarmi, proprio la bionda amica di Rosalia. Non preoccuparti mi disse, la mia amica mi ha dato il via libera, non ti piaccio, non vuoi fare l’amore con me?
    Provai a pensare a una risposta, ma prima ancora di riuscirci mi ritrovai nudo con lei appiccicata addosso. Il resto quasi non lo ricordo, mi sembra ci fossero dei corpi sudati e rantoli di piacere, Rita ci sapeva proprio fare e anch’io non ero stato a guardare.
    Mi lasciò pure il suo numero. Quando ti vuoi divertire, mi disse, fammi uno squillo, con te sarà sempre un piacere. Non sono la tua ragazza, però, solo una con cui passare una serata senza stress, solo sesso a oltranza, solo piacere e godimento. Perché l’amore, già dovresti averlo capito, fa star male, ti frigge il cervello, ti fonde il cuore e ammoscia l’uccello. Non sono d’accordo, osai balbettare, perché sono innamorato di Rosalia e quando penso a lei mi sento migliore di come sono davvero. Opinioni, nient’altro, rispose Rita, possono cambiare quando gira il vento, intanto che sei giovane goditi la vita. Così come sei puoi fare felici tante donne, magari solo per un giorno, ma credimi, l’oggi è quello che conta, il resto è avventura. Ci salutammo con un bacio, di sicuro ci saremmo rincontrati, mi aveva fatto star bene e questo non era un peccato.
    Tornato a casa mi rimisi al lavoro e trascrissi dei nuovi versi. Questi sembravano diversi dai precedenti, avevano un altro stile. Non ci capii molto a dire il vero, anzi proprio una mazza, ma ero un ignorante e dovevo accettarlo. Una volta controllato e ricontrollato di non aver sbagliato nulla, virgole, accenti, rime, spedii la mia proposta alla redazione e restai in attesa.
    Non dovetti attendere a lungo stavolta, la poesia col mio nome era la prima della bacheca, entrai per leggerla mentre il cuore era pieno di gioia. Arrivarono i primi commenti: c’erano lodi sperticate allo stile e al contenuto, solo che non capivo di cosa stavano cianciando…parlavano difficile, di outing coraggioso, di orientamenti sessuali. Poi arrivo sul cellulare il messaggio di Rosalia. “ Ma è proprio tua diceva, mi risulta che ti piacciono ancora le donne, non ti ricordi più di Rita?”
    “ E’ mia, ma devo essermi confuso con un lui invece di una lei o non so che cosa. Rita chi?” scrissi, dicendo il falso.
    “ Va bene abbiamo capito, non fai distinzioni, uomini e donne per te pari sono. Rita, però, non credo che si sia inventato tutto di sana pianta. Mi ha pure mostrato un video delle tue performance. Ancora neghi?”
    M’avevano incastrato un’altra volta. Non risposi a Rosalia quel giorno e nemmeno quello appresso. Ci volle una settimana per tornare a contattarla, fortuna che a Rita non fregava nulla del sito dei “Poeti del cuore”. A lei lo spiegai cos’era successo e col suo aiuto capii com’era potuto accadere. Trovò il vero autore di quella poesia, un poeta turco omosessuale. Quel dannato venditore mi aveva rifilato proprio una bella patacca.
    Non contento feci un terzo tentativo, questa volta scelsi dei versi che non parlavano d’amore, per evitare sgradite sorprese. Mi piacque una poesia d’ispirazione religiosa che incitava alla ribellione contro i peccatori e gli infedeli. La ricopiai con diligenza per intero, la lessi e la rilessi per evitare ogni errore o imperfezione, poi la spedii alla redazione come le altre.
    L’attesa stavolta parve infinita, passò un giorno senza che fosse pubblicata, ne passò un secondo e anche un terzo senza ricevere alcun cenno dalla redazione. Non sapevo proprio che pensare.
    La mattina del quarto giorno, era un lunedì, qualcuno bussò alla mia porta alle otto in punto. Pensavo fosse Antò con la colazione, invece era una pattuglia dell’Arma, con un mandato del magistrato. Ero in stato di fermo, mi dissero, per sospetta complicità col terrorismo internazionale. Caddi dalle nuvole ovviamente, ma presi delle cose prima di seguirli in centrale. Restai nella cella della caserma dell’arma per l’intera giornata, ma mi fu concesso di chiamare il mio avvocato. Non ne avevo uno, non mi ero mai trovato in un guaio, però sapevo che il fratello di un mio amico faceva quel mestiere, mi procurai il numero e gli chiesi di assistermi.
    L’interrogatorio del magistrato avvenne qualche giorno dopo, alla presenza dell’avvocato. Non mi avvalsi della facoltà di non rispondere.
    “ Lei, Giuseppe Occhipinti, a quanto ci risulta è iscritto al sito di scrittura “Poeti del cuore. Lo conferma?” fu la prima domanda del giudice istruttore che aveva in carico l’inchiesta.
    “ Confermo”.
    “ Quel sito ci ha segnalato la tentata pubblicazione da parte sua di questa poesia, che esalta l’IS, lo stato islamico. La riconosce come sua?” disse mostrandomela.
    “ Ho tentato di pubblicarla, ma non è mia, l’ho comprata insieme a delle altre da un tizio per far colpo su una ragazza che visita spesso quel sito. Ho un testimone che può confermarlo. Poi io non ho preso nemmeno la licenza elementare, non so scrivere nulla”.
    “ Ciò lei mi vorrebbe far credere di aver comprato delle poesie? Ma in che mondo vive, oramai i versi li comprano solo gli autori, prima li scrivono e poi li acquistano per poterli pubblicare. Mi dica comunque il nome del tizio che gliele ha vendute e quello dell’amico che l’ha accompagnato”.
    “ Il nome di chi me li ha vendute non lo conosco, posso dirle che abita in via del Lazzareto 5, al secondo piano. Il mio amico, invece, si chiama Antonio Rapisarda e abita in Via dei Cappuccini 122”.
    Intervenne l’avvocato: “ Signor Giudice mi sembra evidente che l’accusa contro il mio assistito sia solo un equivoco, a questo punto chiedo l’annullamento del fermo giudiziario”.
    “ Lo credo anch’io, però se mi consente di dare un consiglio al suo assistito, trovi un altro modo per far colpo su questa ragazza, magari più sincero”.
    Entro qualche giorno fu tutto chiarito, il venditore di poesie non era altro che uno che raccattava carta straccia per la città. Gli capitata di raccogliere di tutto, anche delle poesie che spacciava per sue. Stavolta, tra le tante, gli era capitato di raccogliere un proclama dell’Is e me lo aveva venduto insieme ad altra robaccia.
    Il sito dei “ Poeti del cuore” non mancò di gonfiare il petto, con un comunicato straordinario sulla bacheca dei lettori si assunse il merito di avere denunciato una congiura dello Stato Islamico contro obiettivi del nostro Paese. A me restò solo lo scorno, cento euro gettati al vento e una ragazza persa per sempre. Restò però la lezione di Rita nella mia testa: goditi la vita, perché per fare felici le donne non c’è bisogno di versi!
    Non sarà la mia ragazza, ma chissà un giorno potrà essere mia moglie.