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Autore

Giorgia Spurio

in archivio dal 23 ott 2009

21 dicembre 1986, Ascoli Piceno - Italia

segni particolari:
Lettrice amante e scrittrice allucinata.
Capro espiatorio preferito di bambini e animali.
9 libri pubblicati. Persuasa dalla Poesia. Sedotta dalla Narrativa.
Sempre stata amante della letteratura, scrivo pensando in particolare ai problemi sociali da cui traggo ispirazione.
 

mi descrivo così:
Laureata in Lettere.
Insegno musica e lavoro nel sociale come educatrice.
Le mie sillogi: “Quando l’Est mi rubò gli occhi”, “Dove bussa il mare”, “Le ninne nanne degli Šar”, "L'orecchio delle dèe".
Il mio romanzo: "L'inverno in giardino".

02 aprile 2010

Esplosione

Intro: Una bomba e tutto finisce. Finisce un amore appena dichiarato, la vita di una giovane donna, una storia che poteva diventare futuro. Finisce la vita di chi muore dentro, ma non ha il coraggio di farla finita.

Il racconto

Eravamo insieme, io e te, a quella festa di compleanno dove esplose la bomba…
Ti ricordi? Ci eravamo appena dati il nostro primo bacio.
Ti sentii urlare.
Sì, perché anche se io ero appena andato via.
Anche se io ero entrato in auto.
Io sentii le tue urla.
Il fuoco accecò le mie pupille.
Le lacrime non fecero in tempo a scendere.
Corsi fuori dalla macchina per cercarti.
Corsi via per tornare da te.
Ed ora il tuo cardiogramma è fermo. Linea retta, siamo diventate due linee rette che non si incontreranno mai.
Ti ricordi? Eravamo insieme a quel compleanno.
I bambini giocavano. Le mamme parlavano.
Ed io ti dissi che ti amavo.
Ed ora ho una pistola in mano.
Ed ora guardo un film porno.
Vorrei vomitare sulla televisione.
Vorrei vomitare il pianto che ho in gola.
Ti ricordi? Ero al tuo funerale.
Già, ero quello alto, in fondo, vestito con i jeans.
Mi dispiace che non mi hai visto piangere.
Ti chiedo scusa.
Quella sera mi chiusi in bagno con due bottiglie di vino.
Mi erano costate un euro ognuna.
Ho pensato fosse vino scadente.
Le ho bevute e poi sono svenuto.
Non mangiavo da due giorni.
Non bevevo acqua da due giorni.
Ed io, sai, ti ho sognato.
Eri bella. Ti toccavo i lunghi capelli. Ti mordevo le labbra. Ti accarezzavo il collo.
Ti baciavo tra i seni bianchi. Ti sfioravo i capezzoli rosei. Ti baciavo ancora, ti rapivo la bocca.
Ti amo.
Ti ricordi quando caddi dalla bicicletta?
Facevamo l’asilo insieme.
E quando mi ruppi la gamba perché ero andato in bicicletta senza mani lungo la strada in discesa?
Frequentavamo le medie insieme.
E quando l’altro giorno mi hai visto con uno spacco sul sopracciglio destro?
Eri preoccupata per me. Dopo anni che ormai mi conosci come sono fatto, lo sai che sono uno scapestrato, eppure eri ancora preoccupata per me.
A quel compleanno avevo avuto il coraggio di dirti ti amo.
Quel giorno avevo avuto il coraggio di posare la mia bocca sulla tua.
Ed ora, ora cosa mi rimane?
Sono davanti al televisore, nudo sul divano.
È notte e persino i pipistrelli si rifiutano di volare.
Non si sente nemmeno il gufo.
Sento il tessuto che fa attrito sulla mia pelle sudata.
Vedo due uomini che si scopano una donna.
La televisione è l’unica luce nel buio della casa.
Si riflettono logore immagini sulle mie pupille.
Mi è cresciuta persino la barba.
Il bicchiere di latte è ancora pieno sul tavolino.
Una mosca è annegata nel candido bianco…
Ho una pistola in mano.
La stringo.
La alzo.
Vorrei metterla sulla mia tempia…
Bang!
Uno sparo. Una pallottola. Un’altra esplosione nel cervello.
Ho alzato la pistola. Ho focalizzato il punto centrale del televisore. E ho sparato.
Le finestre hanno tremato.
Il televisore è scoppiato.
Ora c’è solo il nero che accompagna il buio.
Rimango immobile, mentre frammenti di vetro che prima erano tre corpi nudi ripresi da una telecamera, mi fanno compagnia.
Non si vede nulla.
Ti penso.
Senza te forse sono diventato cieco?
Ti voglio.
Senza te forse non so più cos’è ridere?
Ti desidero qui vicino a me.
Senza te forse sono diventato morto?
Sale l’acido dallo stomaco.
Sembra che all’improvviso la mia anima percorra boschi tra tempeste.
Sale la voglia di baciarti ora.
Sembra che all’improvviso le nuvole che soffocano il mio petto si stiano gonfiando come palloncini di mongolfiera.
Sale la voglia di sbattere la testa contro il muro.
Sembra che all’improvviso il grido sommerso voglia salire fino alla mia voce.
Sto piangendo.
Finalmente la pioggia ha deciso di bagnarmi il volto.
Piango.
Finalmente le lacrime hanno deciso di ungere la mia esistenza di consapevolezza.
Mi rannicchio nudo come un feto sul fetore del divano.
Ti stringo a me, tu, pensiero che amerò per sempre.
E ti porto via, via con me.

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