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Poesie di Giuseppe Iannozzi

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  • 11 aprile 2019 alle ore 12:40
    In ogni dove amore

    Da Morfeo mi sollevo;
    in meno d’un secondo
    un’onda di luce buona
    mi carezza il viso:
    si affaccia in me
    il dolce nuovo giorno,
    e subito mi spinge
    alla finestra
    per scrutare del giardino
    colori e meraviglie,
    tutte le mie fantasie.
    In ogni dove 
    dove lo sguardo volgo
    fioriscono giovani fiori;
    questa la magia di aprile
    che sotto gli occhi miei
    si svolge e mi coglie,
    facendo fiorir la vita mia
    fatta di gentili linfe
    e allegre voci.
    E infine vien la sera
    che su cose e case spande
    ombre quasi un po’ strane;
    e in bisbigli di vento
    volano canti nuovi e antichi
    che il cuore in petto
    mi fan presto volare.

    Ed è già aria frizzante,
    la notte che la pelle mi sfiora
    e che nell’animo mi sussurra
    d’andarmi a coricare
    per sognare il mio amore.
    Per sognare il mio amore.

    di Viola Corallo e Iannozzi Giuseppe

  • 19 marzo 2019 alle ore 14:16
    Calicanto d'inverno

    Odoroso il calicanto nell’inverno fiorisce,
    del freddo sfida le lingue di vento;
    sul muschio lasciamo noi i nostri passi,
    guardando in alto dove il bel fiore sta
    in attesa di baciar dell’estate l’azzurro.

    Conosce il calicanto della sua fioritura la fine:
    niente ignora, un ordine ancestrale l’ha istruito;
    sotto la rugiada il piccolo fiore si conserva,
    e muto osserva la brina sciogliersi in lacrime.

    E la sua chioma un poco la vede sparire,
    e lo sa che non può che essere così
    ché lo spirito cosmico gliel’ha spiegato;
    il tenero fiore allo stelo resta incollato,
    nascosto per evitar del grecale l’impeto.

    Vuole il calicanto festeggiare il candore,
    un pettirosso uguale a fiamma divina
    l’ha imbeccato; così, ancora una volta,
    lascia cadere su noi la sua bellezza
    che negli anni andati, mai dimenticati,
    d’amore t’inebriò.

    (4mani) di Viola Corallo e Iannozzi Giuseppe

  • 05 marzo 2019 alle ore 16:15
    Corona di viole

    Sotto la luce del sole
    abbiamo intrecciato
    umile corona di primule,
    margherite e viole.

    Abbiamo poi chiesto
    aiuto al vento perché
    i petali li raccogliesse
    sulle invisibili sue ali;

    perché era un giorno,
    uno qualunque
    che non prometteva sconti
    a nessuna fantasia creata
    con il cuore o no; e allora
    ci facevamo piacere i colori,
    consapevoli che presto
    si sarebbero sciupati
    sulla linea dell’orizzonte
    già mezzo occupato
    dalla bizzarria delle nuvole.

    di Viola Corallo e Iannozzi Giuseppe

  • 27 febbraio 2019 alle ore 19:25
    Cantico nuovo

    Come una preghiera
    un cantico nuovo
    per festeggiare l’alba,
    i suoi colori,
    il trillo dei fringuelli
    appena nati.
    Quale visione
    di ali incandescenti,
    quale ebrietà
    di melodie struggenti.

    Galleggia la speranza
    in un ruscello di acqua pura:
    si festeggia la sorgente,
    il suo splendore
    in un canto di primavera,
    in un ballo
    di giovani vergini scalze
    avvolte in sete fruscianti,
    sconvolte
    in un gentile turbinio
    di fiori rari.

    Si agita il mondo:
    ero ieri sì infelice,
    e festosa sono oggi.

    Gioiamo, gioiamo insieme,
    ché il grano cresce alto e biondo,
    e gli alberi di verde si coprono.

    di Viola Corallo e Iannozzi Giuseppe

  • 24 febbraio 2019 alle ore 16:01
    Profumo di bimba

    Non credo sia già il giorno
    Ti ho lasciata per un sole
    e nel giro d’una luna
    sveglio ti scopro donna

    Non credo tu sia pronta
    a prender il bello e il poco
    che nel mezzo di nostra vita c’è
    Non chiedermi perché
    Nei sogni miei peccaminosi
    t’incontro sola soletta
    nell’erba alta e verde, distesa,
    del tutto indifesa

    Il faccino tuo bello di rosa
    mi commuove come certe foglie
    dal soffio del vento commosse
    per carezze e promesse
    subito scomposte, dal ramo
    della vita a forza strappate

    Avessi un minimo di pudore,
    ogni lacrima dovrei impegnare
    suggerendo a Dio di donarti
    quella felicità che io mai potrò
    darti

  • 17 luglio 2018 alle ore 16:48
    Per la tua bellezza

    Sì facile macerare nel piccolo dolore d’oggi
    di credersi insignificanti, senza coraggio,
    quando così non è; forse che il sole
    abbia fra i suoi raggi uno, uno solo
    che si possa dir anche soltanto sul momento
    non docile, non bello a chi fra le sbarre
    d’una prigione lo accarezza con lo sguardo?
    Egli lo ama per la libertà sì presto perduta
    per colpa, a volte perché proprio a meno
    non poteva fare di rubare un pezzo di pane,
    o al mercato una piccola mela, per saziare
    degli occhi il desio ma mai per intero

    Oh donzella, allor perché il dì ti dispera?
    Non senti forse il calore sulla pelle,
    il battito leggero dei teneri passeri
    che all’autunno non si vogliono dare?
    Ogni angolo pulsa di vita: nel giardino
    scoiattoli e più piccoli esseri scoprono,
    alba dopo alba, la bellezza immane
    che il tramonto disegna sulle pagine
    delle loro docili esistenze, e mai un lamento,
    ma invece la preghiera che il domani sia
    uguale, bello come il volto di Dio pria
    che ebbe a lottar con Lucifero e gli angeli
    infernali

    Non tener il broncio, rattrista l’amante
    che scuro si fa in volto, come preso
    d’improvviso da oscura nuvolaglia!
    Donagli domani un sorriso soddisfatto,
    raggiante di quella femminilità
    che al petto stringi, e asciuga il pianto:
    il novo dì vuol nascere per la festa

  • 05 febbraio 2018 alle ore 15:57
    Con voce di rasoio

    Con voce di rasoio
    all’orecchio ti sussurro: “Spogliati,
    lasciami tornare a casa,
    fammi tornare alla vita
    o donami alla morte”

    Con voce di baritono
    t’invito a darmi a una musica proibita
    Con mani nude e impacciate
    ti prego di lasciarmi andare
    o di donarmi a un tempo senza confini,
    senza partenze o arrivi

    Il mondo, questo girotondo infelice,
    non credi anche tu
    conti già fin troppi perché
    senza alcun’ombra di risposta?
    Questo gioco mio e tuo
    non è forse abbastanza
    per andare avanti?

    Sboccia una Fontana di Trevi
    in ogni città, in ogni parvenza di verità
    fra macchine e fabbriche di rabbia
    Possibile tu non avverta
    come viene, come viene su,
    limpida e pura, l’acqua?
    Con delicatezza
    in un lampo spoglia
    alberi e fanciulle in fiore,
    innocenti o quasi

    Come un monaco tibetano
    all’orecchio ti sussurro: “Spogliati,
    lasciami tornare a casa,
    fammi tornare alla vita
    o donami alla morte”

    Ho nel cuore il suono d’una campana
    e in tasca un rasoio ben affilato
    per prendermi cura di me,
    dello spirito che albe e tramonti
    allo stesso modo bacia

    Come un uomo, come un bambino
    ti porto il mio ordine bene in chiaro:
    “Spogliati, spogliati per me,
    senza vergogna spogliati
    e mostrami la tua femminilità
    senza arrivi o partenze”

    Come uomo, come uomo
    t’invito a tagliare
    il cordone ombelicale
    al poeta che non sono,
    affinché possa venire in te

  • Non diciamolo,
    non ad alta voce,
    oppure sì: fatto sta
    che in una pozza di stupidità
    - di assenze su assenze -
    si annega il domani
    che verrà come verrà;
    e il nostro tempo,
    giorno dopo giorno,
    ce lo mangiamo,
    lasciandoci alle spalle
    il bello e il brutto,
    simulando felicità,
    sorrisi che non sentiamo.

    Diciamolo,
    diciamolo pure, a bruciapelo:
    questa vita non la capiamo,
    appieno non la capiamo
    mai veramente,
    nonostante lo sforzo
    di darci uno scopo
    che nel domani
    rimanga ben impresso
    a favore di chi
    dopo di noi verrà.

    Si sgrana presto il momento,
    quello che - per chissà
    quale distrazione del Fato o di Dio -
    ieri, subito, lo dicemmo buono;
    in mano poi,
    a noi, poco o nulla ci resta,
    forse solo una manciata di sale
    che non abbiamo saputo
    amministrare né somministrare
    a quanti nel nostro cuore o no.

    Eccoli i giorni,
    sempre uguali,
    sempre persi
    in indecifrabili rotte.

    Così noi si sta
    fra un sonno e un altro,
    fra un amore e uno
    che non ricordiamo più,
    fra una notte e un'alba;
    ed è un po' come morire.

  • 10 maggio 2017 alle ore 19:00
    Ho mai detto al Cielo che sei bella?

    Dolci i fianchi lungo le montagne
    e la pioggia, la pioggia non cessa il suo lavoro:
    e quasi ogni creatura cerca un minimo riparo,
    e molte donne cercano,  cercano
    un amante o un Charles Manson per la notte
    Ho mai detto al Cielo che sei bella,
    Te l’ho forse mai detto chiaro e tondo?

    Dolci, dolci i sogni che ci tormentano
    Ogni giorno passa lento sulla tua bellezza,
    e ogni goccia di pioggia ti accarezza piano
    Da lassù il Signore ci invita a salvarci:
    non gli piace affatto questa solitudine
    che ci viviamo addosso fino all’ultimo giorno

    E quasi ogni creatura cerca un minimo riparo,
    e molte donne cercano un uomo per la notte

    Non ti ho mai detto che nel Giorno del Giudizio
    a nessuno di noi verrà chiesto perché Sole e Luna
    non hanno mai fatto niente per essere un po’ di più
    Non ti ho mai detto la verità sulla confusione
    che alberga quaggiù dove è facile franare
    insieme ai secoli delle montagne,
    dove è facile cadere in ginocchio
    senza aver mai dato alla vita un perché

    Quasi ogni creatura cerca un minimo riparo,
    e tutti, davvero tutti gli innocenti cercano
    il petto d’una madre

    Ho mai detto al Cielo che sei bella
    al di là di ogni ragionevole dubbio?

    Dolci,
    dolci sono i fianchi delle montagne
    Non reggeranno ancora a lungo,
    non reggeranno ancora a lungo

  • 03 maggio 2017 alle ore 0:57
    Maestro, mio Maestro L.eonard Cohen

    All’improvviso
    un silenzio di silenzio
    sul sogno della perfezione calato
    Non era in programma,
    non era proprio in programma
    dimenticare l’impermeabile blu
    in questa casa piena di poesie

    Ma nel tuo tè una rosa d’amore
    ha lasciato cadere Marianne,
    ti sei così addormentato
    cullato dal canto dell’Angelo,
    dal magico suono della sua voce

    Milioni di baci dimenticati,
    naufragati e ripescati
    dal Mare della Discordia
    Ma sull’alba vigila la Colomba
    costringendo lo sguardo di Dio
    a un esame di coscienza
    per una più profonda ispirazione

    Non era in programma,
    non lo era davvero,
    così sul piatto della bilancia aggiusta
    la tua domanda, e fallo adesso, adesso
    perché è una questione al di là
    delle possibilità della realtà,
    lo sappiamo bene entrambi
    Accorda il violino dell’Ebreo
    che, al padre dimenticato
    fra le lune delle calende greche,
    non chiedeva mai pane né pesci,
    e lascialo poi scivolare lontano
    Lo sappiamo bene entrambi
    che il discorso fra me e te
    riposa in sospeso, sappiamo
    che nulla mai si perde per sempre
    sul pelo dell’acqua

    Forse non ti ho mai raccontata
    per filo e per segno tutta la verità;
    e forse ho sbagliato ad amare
    più di quanto fosse giusto
    E queste poesie, queste donne
    ripetono la mia cifra, ti ripetono
    che soltanto per un pelo
    non sono riuscito a chiarire il Nome,
    Signore

    Per questo, per tutto questo
    con mani penitenti
    fra il poco e il tanto
    che al tempo rauco ho donato,
    dal cavo della notte la mia voce scava;
    e il famoso impermeabile blu
    insieme al rasoio lascialo riposare
    là dove giusto ieri l’ho dimenticato,
    là dove con lo sguardo giusto ieri
    l’ho incrociato

  • 01 maggio 2017 alle ore 19:58
    7 Novembre

    Posso, posso
    non credere
    in quell’altezza lassù
    che dicono
    abitata da un Dio
    da sempre
    un po’ così e così,
    distratto,
    forse annoiato,
    dimentico di sé

    Posso, posso
    non amare
    un’idea sbagliata,
    l’umanità
    secolo dopo secolo
    in un uguale ripetersi
    crocifissa

    E posso… potrei
    annoiare uno
    e nessuno,
    e una moltitudine
    di geniali solitudini

    E invece,
    come un ebreo,
    solo ripeto a te
    il miracolo che
    da sempre sai:
    “Ti voglio bene,
    a ogni sette
    di novembre
    ti voglio bene
    un po’ di più,
    mia Grazia”

  • 01 maggio 2017 alle ore 19:57
    Futurismo

    Saluto veloce,
    veloce veloce
    con la mano

    La sera alla sera
    E no, lei non c’è
    come la vorresti te
    E non è che
    si possa far da soli
    Spiccioli
    in tasca non ho
    D’accordo,
    sì va per andare
    D’accordo,
    tentiamo l’accordo
    con un goccio,
    con uno solo di vino

    Poi d’improvviso
    la finestra si snuda
    E la spada rinfoderata
    dentro,
    sempre più dentro
    al pigiama sonnambulo
    Poi come sempre
    la donna è vestita vestita
    persa persa in sé,
    sempre più dentro
    a uno spavento
    preso per i capelli

    E vuoi che sia
    diversamente
    la mente che annega
    E invece sol è un
    “Che vuoi che sia!”

  • 01 maggio 2017 alle ore 19:55
    Buttano giù la notte

    La pipa fumi,
    e non sai,
    forse non sai
    che gli angeli
    han buttato giù
    la notte
    a forza di lacrime
    e di botte

    Notturno il cammino
    che a ogni passo
    un po’ ci sfianca
    bruciandoci
    nel cerchio mai chiuso
    d’un imperscrutabile
    sogno… divino

  • 01 maggio 2017 alle ore 19:53
    Ci siamo svegliati qui dove noi stiamo

    E ci siamo svegliati
    Anche questa mattina
    ci ha baciato in fronte
    il sole;
    e poco importa
    se siamo
    quel che siamo,
    forse modesti,
    forse agli arresti

    Ci siamo svegliati
    con occhi cisposi
    rispondendo
    al richiamo della vita
    che, ancora una volta,
    ci chiede d’affrontare
    l’umano cammino
    fra inferno e paradiso
    qui dove noi stiamo:
    persi
    su un piccolo pianeta,
    forse dimenticato da Dio,
    forse no

  • 27 aprile 2017 alle ore 13:49
    Non sarà più la bellezza

    Andiamo, andiamo,
    prendiamo su con noi
    anche dio
    o quel che ne resta

    Andiamo, andiamo,
    il Padrone
    sta già abbassando
    il sole

    Andiamo,
    andiamo a bussare
    alle porte del paradiso

    Andiamo, andiamo
    a sputare due risate
    venute male:
    non sarà come prima,
    non sarà mai più la bellezza
    d’un sognare a occhi aperti
    a dominare
    sugli spazi in ombra

    Andiamo, andiamo,
    il Padrone
    sta già pescando
    dalla luna nel pozzo
    la pazzia dei fantasmi

    Andiamo, andiamo,
    anche se il ritardo
    che portiamo sulle spalle
    è davvero pazzesco

    Andiamo,
    andiamo a bussare
    alle porte del paradiso
    Andiamo,
    andiamo a consegnare
    le spoglie di dio
    a chi troveremo o no

     

  • 27 aprile 2017 alle ore 13:43
    Mi spiace, mio libro sacro

    Mi spiace,
    l’indice,
    che girava
    una a una
    le pagine
    del Libro Sacro,
    si è rotto,
    è rimasto
    impiccato
    come il grilletto
    nel corpo scarico
    della pistola

    Mi spiace,
    non c’è più
    una sola poesia
    che sappia sparare
    qualcosa di più
    delle solite banalità
    - parole a salve

  • 27 aprile 2017 alle ore 13:35
    Dimmi tutto di te

    Dimmi, dimmi, dimmi
    Dimmi di te,
    e dimmi di quell’uomo
    che oggi ti sta accanto
    senza mai stonare una parola
    per farti ridere un po’

    Dimmi, nel dettaglio dimmi
    di quell’uomo,
    di come ogni notte torna da te
    levandosi di testa il cappello,
    dicendoti bella
    mentre si mira e si rimira
    nel tuo specchio infranto
    per scoprirsi più di Dorian Gray
    perfido e vecchio
    e infine entrare nel tuo letto

    Tu, mia celeste Aida,
    com’è che lo sopporti?
    Dimmi, dimmi tutto

  • 27 aprile 2017 alle ore 13:32
    Disperato atto di coraggio

    Mancò
    un disperato atto di coraggio
    che dalle falle della vita
    spazzasse via i dubbi,
    così siamo adesso qui,
    soli e più confusi di ieri,
    cercando
    nei giorni uguali ai giorni
    il perché
    del nostro esistere

    Non splende il sole sul fiume,
    inciampano e cadono i pescatori
    nelle tracce
    che la luna ha impressionato
    lungo le sponde vuote
    di cristi e giudei;
    e non c’è nessuno,
    non c’è davvero nessuno
    che sappia come pescare
    un nome,
    non c’è uno
    che sappia come peccare
    per dar oggi corso
    a un domani migliore

    Mancò
    un atto di vero coraggio
    che ci prendesse in ostaggio,
    così siamo adesso qui
    e qui resteremo …
    per un lento morire
    senza aver vissuto mai,
    mai veramente

  • 26 aprile 2017 alle ore 12:38
    Ti ho dimenticata

    Ti ho dimenticata,
    ti ho dimenticata
    Puoi credermi,
    sulla parola, sì
    L’ho detto ieri,
    e lo ripeto oggi,
    te lo ricorderò domani
    Ti serve forse
    una proposta
    indecente più di questa
    per capire
    che non si può capire
    la verità
    fra me e te?

  • 26 aprile 2017 alle ore 12:30
    Quando morti finalmente ci amate

    Quando morti
    dimenticati o quasi,
    ci scoprite
    come fiori mai nati
    nei giardini seppelliti;
    e allora sì, ci amate,
    con calde lacrime
    i poeti
    – che fecero amore –
    finalmente li amate;
    e con loro parlate,
    perché più non han voce
    né fiati o foschie di cuore
    che l’amata vostra solitudine
    potrebbero molestare

  • 26 aprile 2017 alle ore 12:29
    Il nostro dolore così stupido

    Il nostro amore così fragile
    Il nostro cuore che non sa,
    che non sa battere senza cuore
    Il nostro dolore così stupido
    – che brucia lacrime battesimali
    E le nostre labbra ali di farfalla
    sulla primavera, su i suoi tanti colori
    E i nostri “sì” e i rari “no” sussurrati
    per paura di svegliare il sogno
    che tormenta il sonno di noi
    in un faccia a faccia di maschere

    Potremmo mai rinunciare a tutto questo?

    Un’idea assurda e felice…
    Gli amici ci avevano invitati alla loro festa
    perché ci scuoiassimo sul materasso,
    ma Selene
    dall’alto della buia notte scintillava
    dentro ai nostri occhi
    A un tratto, con tono di sfida, mi dicesti
    che potevo essere un poeta e basta,
    che dovevo camminare
    e che dovevo camminare a lungo
    con le scarpe bucate e le tasche sfondate
    se volevo essere vicino a Dio a modo mio

    Potremmo mai rinunciare a questa felicità
    che insieme a noi ripara in un manicomio?

  • 23 aprile 2017 alle ore 14:30
    Kaddish

    Non era previsto,
    non era previsto che così presto
    cadesse la testa nella cesta
    Presto volterò l’angolo

    Prego,
    ti prego di dimenticare
    che mi hai incontrato
    Prego,
    ti prego di dimenticare
    che hai ascoltato le mie parole,
    che sono stato uno
    che parlava con bocca d’amore
    inventando follie su follie
    per un sorriso, per il tuo sorriso

    Sono stato un folle,
    uno senza arte né parte
    che non ce l’aveva il diritto
    di sconvolgere la tua vita
    invitandoti a posare
    la prima pietra per una chiesa
    Da te sono stato
    per un battesimo di luce,
    ma già da un’eternità
    nella siccità giaceva il fiume
    In ritardo
    su quasi ogni cosa di me,
    lo capisco adesso,
    e non cerco assoluzione

    Considera che
    non avevo esperienza;
    e considera che,
    fra miracoli alla buona,
    cadute e preghiere inascoltate,
    quasi sempre la mia guancia
    ha raccolto in silenzio
    schiaffi nudi di guanti

    Presto volterò l’angolo
    Per le mie parole
    sono stato condannato
    a tacere fino alla fine
    Per le mie parole
    sono stato condannato
    a bere l’acidità della verità
    fino a quando ce la farò

    Presto volterò l’angolo,
    non te ne dispiacere
    Non mi hai conosciuto mai,
    mai veramente, mai sul serio:
    solo inventavo storie su storie,
    giorno dopo giorno,
    ora dopo ora,
    minuto dopo minuto,
    per un sorriso non venuto

  • 23 aprile 2017 alle ore 14:29
    Ricordi?

    Ricordi, ricordi com’era la notte,
    quando la notte era di buio
    e le stelle non si vedevano?
    Ricordi, ricordi com’era il giorno,
    quando il giorno era di luce
    e il diavolo bruciava le colline?
    C’era la gloria
    che dava da mangiare,
    e c’era la cera
    che si scioglieva piano,
    e i fiumi non avevano inizio né fine

    Ricordi, ricordi com’era ridere,
    quando le campane si strozzavano
    in una risata accompagnata
    dalla verginità di mille fanciulle in fiore?
    C’era la morte
    che veniva e non faceva male,
    e c’era la vita
    che risorgeva e taceva,
    e ogni cosa, ogni cosa non era mai
    quello che l’occhio vedeva

    Ricordi, ricordi com’era il suono,
    quant’era bella la chitarra di George
    che non sapeva smettere di piangere?
    Ricordi, ricordi quando t’invitavo
    a slegare dal collo degli agnelli
    campanelli d’argento e sogni a non finire?
    C’eravamo noi,
    di altro non avevamo bisogno
    C’eravamo noi,
    ed eravamo felici e perdenti

    Ricordi, o forse no,
    così adesso la notte è solo la notte
    e il giorno è sempre più avvitato in sé
    Ricordi, o forse no,
    così adesso piangiamo e piangiamo forte
    e lo sappiamo bene il perché:
    fingiamo, fingiamo la vita
    e non la inventiamo mai,
    e non la inventiamo mai

    Non era questo che volevamo,
    non era questo che volevamo

  • 22 aprile 2017 alle ore 14:02
    Il tuo schiavo è qui

    IL TUO SCHIAVO È QUI

    Il tuo schiavo è qui
    Gli hanno comandato di obbedire,
    di non mettere in disordine l’Egitto
    Il tuo schiavo è qui,
    ha solo riparato alla meno peggio
    la sua vita,
    perdendosi nei secoli

    Quando cala la sera
    accende milioni di candele
    per disperdere l’oscurità,
    per scorgere l’ombra della verità,
    per non correre il rischio
    che i secoli lo scalzino troppo

    Il tuo schiavo ha visto,
    ha visto tirar su piramidi di dolore,
    ha visto cadere la gloria delle nazioni
    A occhio nudo ha visto
    amore e odio stringersi di nascosto la mano,
    e ti può dire che in giro per il mondo
    non molto è cambiato:
    nei campi di concentramento
    uomini donne bambini muoiono
    scavandosi il viso nel filo spinato

    Il tuo schiavo è sempre qui
    Di tanto in tanto scrive le sue memorie
    nascondendole come meglio può
    dalla malvagità degli occhi delle spie
    perché non ha tempo da perdere,
    perché ha ancora tanto da fare
    nel tentativo di salvare una vita
    che salvi il mondo intero