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Autore

Luciano Vitiello

in archivio dal 02 set 2011

12 febbraio 1991, Roma

mi descrivo così:
I vestiti buoni sono per i morti nelle casse.

02 settembre 2011 alle ore 15:41

Revolucìon

Intro: Un commesso in una libreria, una rossa con gli stivali di cuoio, il freddo che incalza.

Il racconto

Succede d'autunno, quando il mondo inizia il suo ciclo di morte, che la gente improvvisamente si risveglia: una nuova primavera, per gli amati gregari. Inizia il brulicare delle folle ai piedi di edifici grigi, meraviglie tramutate in carceri cupi dallo smog e dall'incuranza. Il cielo è sottile come un velo di seta, terzo e violento. Il vento è freddo, s'insinua e tramuta la polvere in meravigliose sculture battute dalla luce. La pace va a farsi fottere.
  In tutto quel caos così schifosamente ordinato si destreggia una ragazza dai capelli rossi e dal vestiario vecchio, uscito da qualche foto in bianco e nero. Stivali di cuoio rigati e bruciati dal sole, un vestito a fiori lungo fino alle caviglie, un maglione rosso e sdrucito, un tascapane di Tolfa che le batte sulle natiche ritmicamente, ad ogni passo. Se ne va in giro per un quartiere anziano, tra gli edifici cadenti e vivi, tra i balconi da cui le comari urlano e si sbracciano. Persone che fumano sedute ai tavolini di metallo, fuori dai bar, vecchi che giocano a briscola, sorrisi sinceri e ingialliti dal caffè.
  Lei tiene lo sguardo verde fisso dinnanzi a sè, quasi fosse sicura che il diffuso malessere della gente lavoratrice non possa rovinarle le labbra gonfie, morbide e dolci. Niente più Woolwich, dal 2010 in poi, paiono dire i suoi zigomi precisi e tondi, pelle rosea che mai è stata carezzata dai solventi per vernici. Cammina svelta, come se avesse paura di disobbedire al Carpe Diem, cammina e schiva i passanti, i cani che le annusano le cosce di sfuggita, monta sul marciapiede ed evita la morte, ogni qualvolta un auto le fa il filo nei vicoli stretti.
Scarta a destra all'improvviso, ed entra in una libreria caduca e magica come le foglie in questo periodo, con un ragazzo grasso col pizzetto e la coppola dietro il banco della cassa. Lui se ne sta lì, seduto sullo sgabello, masticando una radice di liquerizia, con lo sguardo fisso sullo schermo di un portatile. Ha l'aria di capitare continuamente nel posto sbagliato, al momento sbagliato, con un gran sorriso sulla faccia ed il collo di una boccia di vino stretta nella mano, biascicando auguri di compleanno. In controtendenza alla prima impressione, però, se ne sta concentrato a battere i polpastrelli grassocci sulla tastiera, i muscoli del volto rilassati e gli occhi celesti stretti in una morsa dura, lo sguardo di qualcuno che lavora con perizia e attenzione.
  La ragazza lo fissa, di sottecchi, all'ingresso del negozio. Lo fissa e se ne sta zitta, vacuamente libidinosa e furba, come se avesse sempre saputo di poterlo trovare lì, in quell'esatta posa, con quell'esatto ticchettio di tasti premuti. Tossisce, ma lui non pare voler allontanare il cervello dal suo mestiere. Allora la femmina dai capelli rossi prende a girare per gli scaffali, agguantando qualche libro con calcolata goffaggine, facendo un gran chiasso: il ragazzo eleva la sua attenzione al corpo ben tornito di lei, inarcando le sopracciglia, standosene zitto per lasciarla consultare in tranquillità, tornandosene ai suoi conti.
  Di tanto in tanto il silenzio avviluppa la stanza di dieci metri quadri, strappando al giovane uno sguardo, quasi si fosse abituato al trascinar di pagine, allo sbattere di coste contro il fondo degli scaffali, sentendone una particolare mancanza. In quei momenti, lei si carezza la chioma con vaga disattenzione, scoprendo la nuca bianca, inarca la schiena chinandosi un poco in avanti. Sfortunatamente, i tentativi di abbordaggio falliscono precisi come l'avanzare delle lancette d'un pendolo, perchè il commesso ciccione abbassa gli occhi sullo schermo giusto in tempo per non notare quel putiferio di carne meravigliosa agitarsi apparentemente solo per il suo gusto.
  Saggistica su Andy Warhol, una vecchia edizione del The Dharma Burns, cose che ti fanno perder tempo e nient'altro, pare dire lo sguardo annoiato della rossa. Sarà la seduzione quella verità che s'insinua come il vento freddo dalla porta aperta all'interno della libreria? Lei muove qualche passo verso la cassa, con un libro grande quanto il suo torace tenuto sottomano. Lo poggia sul banco, ciondolando sulle gambe e sbattendo le ciglia, sorridendo come una mignotta la sera di natale, quando solo i cani bazzicano per le superstrade vuote, buie e polverose.
  Ehi, ciao... Vorrei comprarlo. - Biascica, ingenuamente insicura la femmina, con un pigolio che si diffonde rapido tra le pareti di cemento. Nuovamente disturbato, il ragazzo la guarda, pratico e sbrigativo.
  Occhei... - Mormora, con voce di circostanza, buttando uno sguardo al tomo. Solleva la copertina, allungando le mani verso il cartone, con docile rapidità. Digita il prezzo alla macchina, e poco dopo esce uno scontrino, vomitato dalla cassa.
  14 e 95, vuoi una busta? Immagino di si. - Ed è proprio nel momento in cui si china per agguantare un involucro di stoffa - filosofia ecosostenibile - che s'accorge dello sporgere dei seni di lei, che se ne sta lì con le mani intrecciate dietro i lombi, guardandolo come se sapesse qualcosa che lui ancora non conosce, prelibata come un rustico ad un buffet. Il ragazzo la fissa, basito, concentrato, quasi non si fosse reso conto finora di un dettaglio molto importante, della portata della questione. La fissa e aspetta, smettendo di masticare. Lei sorride, umida.
  Paghi adesso o passi dopo...? - Sorride, lui, con ingenua affabilità, infilando poi il libro nella busta beige. Le spalle della ragazza crollano, sbuffa, arriccia le labbra e guarda verso il soffitto, penosamente arresa. Non gli risponde, mentre inforca sotto braccio la borsa di stoffa, uscendo dalla libreria di gran carriera. Lui la guarda, gli occhi tremanti per un'incromprensione improvvisa. Non capisce, ma vedendola attraversare la strada fa spallucce.
  Tornerà. - Dice, tra sè e sè, riprendendo a mordicchiare con un sorriso la liquerizia, gli occhi celesti che ritornano al monitor e le dita sui tasti. Si stringe nelle spalle, dentro la sua casacca di lino bianco.

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