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Poesie di Marco Buggio

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  • 25 settembre 2010
    (d)IO

    Ho lacerato al feto
    il pensiero primario,
    trascinando i suoi sogni
    in caverne tenebrose .

    Ho bruciato ai bambini
    la speranza nei giorni,
    Infilando certezze
    in recipienti di dubbi.

    Ho distrutto ai giovani
    la voglia di cambiamento,
    intrappolando gli ormoni
    in celle mediatiche.

    Ho evirato agli uomini
    la sensibilità delle cose,
    ponendo la realtà
    in città di carne putrida.

    Ho atrofizzato agli anziani
    i dolci ricordi del tempo,
    avvolgendo la noia
    in paradisi delle ore morte.

     

  • 25 settembre 2010
    Corvi

    Corvi gracchiano nel divisorio
    della stasi frenetica del domino umano.

     

    Uno, due, tre, quattro.

     

    Si avventano,
    occhi brillanti retrattili,
    pelle di serpente,
    lotta nel fango
    con schegge di gabbie toraciche implose.

     

    Cinque, sei, sette, otto.

     

    Cartoline appese al frigo,
    fotografie bruciate in giardino,
    amplessi di maiali rompono il silenzio,
    le ali frullano,
    teste sbattono su spigoli di cristallo
    in camere asettiche,
    centrifuga rumorosamente la lavatrice.

     

    Nove.

     

    Piume strappate

     

    incollate alla resina degli alberi,
    mosche camminano in cerchio,
    la cenere cade nel posacenere,
    i corvi mangiano di lunedì.

  • 02 settembre 2008
    Vuoto

    Questa notte ho posato
    Il mio spazio in altre dimensioni.

     

    VOLA VOLA VOLA VOLA VOLA VOLA VOLA

     

    Vuoi raggiungermi?
    Vuoi veramente aprirti a quello?

     

    Odio, mi odio e addio a Dio,
    oggi ho vagato, oggi è un passaggio,
    a braccetto,
    a tentoni;
    strisciando.

     

    CAPIRE CAPIRE CAPIRE CAPIRE CAPIRE

     

    Verso di loro, verso da bere e riverso,
    mi copro le orecchie,
    ancora,
    vorrei;
    non si può.

     

    RICORDO RICORDO RICORDO RICORDO

     

    E poi tutto scompare, in quel posto
    potrei ritrovarlo,
    non ora,
    adesso;
    mai più.

  • 02 settembre 2008
    Vita

    Abbandonati alla deriva
    dai nostri peccati,
    ci culliamo di sensazioni rubate;
    colpevoli di essere nati,
    in gabbie argentate imprigionati.

  • 02 settembre 2008
    Rifiuti

    Leggero, eroso sottopassaggio;
    giocavi:
    avidamente tenevi vicine inebrianti tinozze,
    zeppe per errore restavano anomali liquidi;
    diossina,
    inalavi.

  • 02 settembre 2008
    Prigione

    Aspiro, inspiro;
    escogito la mia fuga;
    un bisbiglio echeggia;
    accarezzo le pietre;
    apro il cielo;
    la luce muore.

     

    E' un altra notte, accanto a me il silenzio.

     

    Cenere che brucia;
    condensa sullo specchio;
    mi bagno le dita;
    cigola il letto;
    il lenzuolo mi ingoia;
    il sonno tarda.

  • 02 settembre 2008
    Guerra

    Sprofonda nelle memorie,
    bava lasciva che si addentra;

     

    creature sollevano corpi,
    bambole gonfie di sangue;

     

    Origami prendono vita e sanguinano,
    urlano nella materia;

     

    inermi immersi nella terra umida, intrisa di lacrime;

     

    vento chiama follia,
    risponde distruzione

  • 26 agosto 2008
    Sostegno eterno

    Se la luna non ti sorregge
    Uccidi il sole.
    Obbliga nei raggi
    Il gelo dei giorni,
    la luna sarà gelosa
    e si calerà in suo aiuto;
    afferrala con cavi di acciaio
    ed imbragati ad essa.
    Non piangerà,
    sarà indaffarata ad essere
    l’unico appiglio del mondo.

  • 26 agosto 2008
    Schizofrenia

    Non ho con me il fucile stanotte,
    hai mai chiesto al sole di morire?

     

    Potrei donarti solo aghi di pino
    o regalare petali di caramelle.

     

    Non ho con me il fucile stanotte,
    Hai mai udito il lamento della civetta?

     

    Potrei donarti il mio corpo
    o regalare orologi urlanti.

     

    Oggi non ho con me il fucile,
    stanotte farò a meno di lui,
    stanotte farai a meno di lui.

     

    Guarda le mie mani,
    ho lingue di stelle
    e origami di parole.

  • 26 agosto 2008
    Ovali concezioni

    Come ovali concezioni mi insidiano il corpo.

     

    Ora vedo,
    ora sento;
    cado nel cerchio ovale

     

    quadrato,
    triangolare,
    informe.

  • 25 agosto 2008
    Mosaico dei sensi

    Riverso sul mio giaciglio,
    scosto le lacrime;
    il cielo si tinge di rosso,
    disegna ombre che si proiettano sul muro,
    come angosce che divorano il cuore.

     

    Scruto nel vacuo spazio i miei pensieri.

     

    L’oscurità che nutre la mia tristezza,
    un freddo mosaico dei sensi;
    futile come lo scorrere del tempo.

     

    Caldo riflesso nell’acqua mite,
    imbevuto di coscienza;
    tiepida resina lega le mie speranze,
    ambra che include le mie certezze,
    solitudine che ripone le mie domande.

  • 25 agosto 2008
    Lacrime tristi

    Vanno ora, semplici istanti;
    vicini o lontani;
    ora sembrano instabili;
    sottili ma deformi;
    capita a volte di
    soffrire.

  • 25 agosto 2008
    Sepoltura

    Bagnato il ponte della tua amabilità
    scivola la pelle nel fiocco di sale,
    e la gelida frescura del bosco
    ha con sé la brina del calice sacro.

     

    E’ costante il moto del mio fruire
    senso alla mia giocondità, 
    per questo sono solo doveroso nel coprire
    il tuo cadavere: è dovuto al caso degli eventi.

  • 23 agosto 2008
    Esplosione gialla

    Ho bisogno della luna stanotte,
    non della sua luce,
    non del suo apparire:
    chiedo ed imploro il suo silenzio;
    lo specchio di ombre simula movimenti,
    un lieve soffio di aria,
    davanti ad esso la mia anima si scompone
    e l’immagine si nutre di oscurità,
    il freddo penetra ogni fessura
    e la luna scoppia in frammenti gialli.
    Ed il suo boato è udibile
    Nel colore delle stelle.

  • 23 agosto 2008
    Di pietra

    Ergonomico spazio,
    sensore mnemonico.

     

    La scia del mio Ego,
    scava nelle membra.

     

    Silicio nelle ossa,
    conduttore del mio agitarmi:
    friabile, fragile;
    istruzione neurovegetativa,
    eppur se fossi pietra
    vomiterei roccia.

     

    Sono solo un uomo
    di sassi e contrappesi;
    sospesi verso
    il profondo.

  • 23 agosto 2008
    Aspettare

    Quanto meno mi aspetterei,
    che fosse solo tempo;
    non quello che decide,
    né quello che vorrebbe.

     

    Aumentare la manopola
    alla macchina,
    velocità,
    stridio;

     

    Mi aspetto che il tempo
    Possa aumentare,
    altrimenti,
    aspetto solamente di aspettare