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Autore

Marco Buggio

in archivio dal 23 ago 2008

10 settembre 1978, Lecco

segni particolari:
Sto scrivendo racconti per le seguenti riviste indipendenti: Artuindenfair; Gustorana webzine e con il settimanale on-line romano "Parole fuori le mura" READING di Poesia e Racconti Surreali

mi descrivo così:
Credo di essere un essere, e fin qui ci siamo... sogno ed interagisco con quello che vivo e viceversa; non sono uno scrittore, né un poeta, né un artista, né un attore. Sono tutto questo insieme... contemporaneamente

06 novembre 2008

Fottuto fottuto

Intro: Situazioni che sfuggono di mano, prendono il sopravvento sulla linearità del proprio operato: incongruenze tra stili di vita acquisiti e pregressi che conducono alla presa di coscienza di come, quella paura che subentra, altro non possa essere che la precognizione di un avvenimento incipiente e spaventoso.

Il racconto

Continuo a pensare se ieri fosse andato in maniera diversa, se quel colpo di pistola avesse colpito la mia carne anziché l’insegna di quel posto, come starei oggi?
Oggi sanguino, forse mi spareranno domani, ma non avrebbe senso, è già capitato ieri.
Quel proiettile è rimasto sospeso tre giorni nell’aria e io in qualche modo oggi, domani o ieri sarei passato di là, era per me, ed il buco sulla mia pelle lo dimostra con chiarezza.
Penso a quello che capiterà tra qualche minuto, sono sulla traiettoria, anche se questo è già capitato.
Il sangue sgorga e il colpo non è ancora partito, assume l’aspetto di una lancetta, una spada di Damocle che pende, e si spezzerà il filo; non oggi ti prego.
E così fu, il buco brucia, ma tra qualche giorno sparirà, succederà tra qualche secondo, ho sentito il boato dello scoppio. Ma oggi non sento dolore, oggi no, capiterà domani, o tra una decina di giorni, sento il grilletto che si muove, scatta. La mia faccia guarda, sente e urla, ma domani succederà, non oggi, è solo uno specchio, un attimo di futuro, o solo ricordi di quello che è già passato?
Uno squarcio penetra nei giorni, ieri mi sentivo forte, oggi di una vitalità impressionante, e domani forse morirò dissanguato, ma non oggi, non sono io il bersaglio.
Esplode, intensità di scoppio muto ma rapido e macina carne in rotazione, caldo, bollente, sono solo secondi, e mi trovo per terra e guardo la pozza di sangue raggrumato dei giorni scorsi, o forse è ora che sono stato colpito, o solo una visione di quello che accadrà?
Grido, sento il dolore, è ora, è presente,  è nebbia, urla, e una caduta disastrosa.
E’ stato un istante, e il tempo in certi casi rimane infedele al normale scorrere, e ti trovi confuso, è ora che devo urlare? E’ adesso che arriva il proiettile? E’ per me quel fottuto colpo che si sprigiona dalla canna della pistola? Non si ha il tempo per pensare, ma il tempo si dilata all’infinito in una forma perversa per godersi lo spettacolo. Nei giorni, nei secondi.
E lei è qui con me, lurida troia, lei e gli altri, non pensavo finisse così, si era fatto tardi, le quattro di notte e avevo gli occhi impastati dall’alcool e dal fumo di questo locale fetido dalla musica assordante. Non amo molto il jazz, anzi mi sta in culo, lo ascolto un poco, assaporo il whisky, un bicchiere, due, sei, otto, ordino una bottiglia. E poi diventa monotono, mi rompe il cazzo. Mi annienta proprio la minchia. E lei non si è vista, eppure, doveva venire alle 3, così mi ha detto. Che puntualità cristo, non resisto un minuto di più mi alzo, pago, e lei entra, di fretta, con la voce rauca e da alcolizzata di merda.
Mi sussurra qualcosa, ha fretta, ora la troia ha fretta, quella frenesia nevrotica che porta solo guai e le sue parole non erano delle più tranquille, solo una frase sottovoce; non capisco un cazzo, usciamo e parliamone, così gli dissi al momento e la trascinai violentemente.
Fuori la situazione era più tragica del previsto, ci aspettavano in sei tutti ben piazzati, con giacche nere borchiate e catene legate alle mani. E’ molto probabile che siano armati, sputafuoco di ogni genere. Merda, la troia mi ha fottuto, naturale, è da lei, solita storia, sul più bello mi incula per raddoppiare la sua quota.
Devo prendere tempo, so che alle quattro e mezza arrivano i miei soci e sarà tutto finito, poi giuro, non mi faccio più convincere da una femmina ciucciacazzi.
L’orologio del campanile segna i quattro rintocchi e uno più pacato, è l’ora, tra poco si scatenerà il finimondo, ma almeno sarà finita. Almeno per oggi.
Arriva una macchina poi un’altra. Scendono i miei soci, pistole in vista le puntano verso i miei aggressori e forse ora è finita. Gli abbaglianti mi accecano, gli occhi diventano ancora più infastiditi e doloranti. Li chiudo giusto il tempo degli spari.
Il tempo per ripensare a quanto è successo e la rovinosa caduta cancella tutto.
Mi hanno fregato, per l’ultima volta, mi hanno fottuto tutti.

 

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