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Autore

Marco Buggio

in archivio dal 23 ago 2008

10 settembre 1978, Lecco

segni particolari:
Sto scrivendo racconti per le seguenti riviste indipendenti: Artuindenfair; Gustorana webzine e con il settimanale on-line romano "Parole fuori le mura" READING di Poesia e Racconti Surreali

mi descrivo così:
Credo di essere un essere, e fin qui ci siamo... sogno ed interagisco con quello che vivo e viceversa; non sono uno scrittore, né un poeta, né un artista, né un attore. Sono tutto questo insieme... contemporaneamente

06 febbraio 2009

Le vie e le statue (demenziale)

Intro: Le grandi città. Non a tutti piacciono e, anzi, c’è chi le odia. Il protagonista odia tutto di Milano, ci si ritrova suo malgrado per una gita e finisce pure per perdersi. Che disdetta!

Il racconto

Oggi sono stato a Milano, mi capita raramente per fortuna, non amo le grandi città, ne amo il ritmo frenetico che ne scaturisce.
La cosa che mi ha stupito è la quantità di piazze, vie e anfratti con statue, busti e opere a ricordo di qualcuno famoso, morto ovvia-mente.
Certo stavo cercando un luogo particolare, anzi stavamo vagando io e la mia ragazza in cerca della chiesa ossario, morale, non l’abbiamo trovata, non perché ci siamo persi, ma bensì perché abbiamo perso tempo a cercare altro in giro.
Certo è naturale, tu parti con dei buoni propositi e poi ti perdi strada facendo, ma come dicevo poco fa non ci siamo persi.
Dunque il problema o uno dei problemi delle grandi città sono i piccioni, odiosi e schifosi esseri volanti, pensate a sommare tutti i piccioni delle grandi città, se riuscissero a coalizzarsi contro il genere umano, altro che il film di Hitchcock dove milioni di uccelli attaccano la gente.
Quindi una volta ritrovata la strada, il tempo a nostra disposizione era terminato, raggiunta la macchina ritorniamo al di fuori dal caos.
E in quel camminare in quel parco fittizio e cintato ritorno a pensare alle statue, ai monumenti, ed ovviamente ai piccioni; mi domando ma è giusto che uno diventi famoso e si faccia scagacciare in testa dai piccioni?
Pensate alla statua del Manzoni, con in testa il piccione, e la sua faccia piena di merda dello stesso, non dico che è oltraggioso, ma a questo punto perché fare una statua se poi ti cagano in testa? Se un giorno sarò famoso vorrei evitarlo, non mi piacerebbe per niente essere scacazzato.
Intanto parto, mi immetto nel traffico lento e intermittente dei semafori ogni sei metri, devi stare attento, a tutto, soprattutto a non perderti; come dicevo prima non ci siamo persi, ne ci stiamo perdendo, ma è sempre meglio controllare le vie e seguire una dannata cartina impiegabile una volta aperta.
E anche per questo odio le grandi città, odio perdermi nel caos, meglio perdersi nel verde di qualche paesello, almeno hai qualcosa di naturalistico e bello da vedere.
Via Giuseppe Garibaldi, bene perfetto, la parallela è via, troppo piccola la targhetta per poter essere letta. Odio Le città, la gente di città, la puzza di città e la vita della città.
Via Cristoforo Colombo, ci siamo, la strada è quella giusta, come dicevo prima non ci siamo persi né ci perderemo, tra l’altro, anche Colombo, povero pirla, è morto e non ha mai saputo di aver raggiunto l’America e non le Indie come pensava lui, poi farsi fregare da Amerigo Vespucci; è stato proprio un coglione, pensate ora all’America, con il nome del vero scopritore, si sarebbe chiamata Cristofera magari. Meglio America a questo punto.
E al terzo nome di via che mi viene in mente una cosa; la via è Cesare Battisti, certo credo che ben pochi sappiano chi fosse, del fatto che è stato fucilato a Trento e di quello che accaduto con gli austriaci invasori dell’Italia.
Il mio pensiero è chiaro: Se una persona conoscesse la spiegazione di ogni nome di via di tutto il mondo avrebbe con sé una conoscenza vastissima; Le vie ricordano qualcosa, siamo noi che non ci ricordiamo dove cazzo siamo; forse ci siamo persi.

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