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Autore

Margaret Mazzantini

in archivio dal 03 lug 2007

27 ottobre 1961, Dublino

segni particolari:
Ho esordito in letteratura con "Il catino di zinco" (Marsilio Editori, 1994), vincitore del Selezione Campiello e del premio Opera Prima Rapallo-Carige. Con "Non ti muovere" (Mondadori 2002) ho vinto il premio Strega. Dal 1987 sono sposata con Sergio Castellitto con cui ho quattro figli.

mi descrivo così:
Nasco come attrice di teatro, cinema e televisione ma sono conosciuta soprattutto come scrittrice.

05 dicembre 2011 alle ore 16:52

Mare al mattino

di Margaret Mazzantini

editore: Einaudi

pagine: 127

prezzo: 10,20 €

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"Farid non ha mai visto il mare, non c'è mai entrato dentro. L'ha immaginato tante volte. Punteggiato di stelle come il mantello di un pascià. Azzurro come il muro azzurro della città morta". E' fatto di colori e di odori e di sensazioni concrete e tangibili l'incipit luminoso dell'ultimo romanzo della Mazzantini. Sono i colori, gli odori e le sensazioni di una fiaba moderna, di una storia tragicamente reale e attuale. Farid e Jamilia in fuga dalla guerra e dalla distruzione da una parte, Vito e Angelina alla ricerca di un'identità perduta o forse mai conosciuta dall'altra. L'essere madre e l'essere figlio, il mare e il deserto, la Sicilia  e l'Africa, Lampedusa e Tripoli, la pace e  la guerra, la fuga e l'approdo, la morte e la vita: punti lucenti di una storia universale e attuale. La Mazzantini descrive in modo lirico e poetico il lungo viaggio della speranza di un popolo, carne umana abbandonata dal mondo, verso la salvezza, verso quel paese, l'Italia, così vicino eppure così distante, irragiungibile. Quell'Italia che custodisce in sè il miraggio della sopravvivenza, di una felicità che ha più il sapore della non sofferenza che quello della gioia assoluta e incondizionata. Siamo tutti pezzi di una stessa umanità, sembra dire la Mazzantini con questo suo romanzo breve, siamo tutti esseri umani alla ricerca della propria identità e della propria libertà. L'orrore dell'emarginazione, della distinzione tra cittadini e stranieri, tra uomini giusti e uomini sbagliati, uomini buoni e uomini cattivi, zampilla con proprompenza dalle parole visionarie della scrittrice e si uniscono per comporre un canto di speranza, un canto di dolore e rabbia, universale come tutte le cose belle del mondo. Sconvolgente è, come sempre, l'intensità comunicativa e letteraria della Mazzantini, intensità che tocca picchi altissimi e di rara bellezza proprio liddove la semplicità e l'asciuttezza della prosa diviene poesia. "Mani in superficie. Polmoni scoppiano piano senza fare rumore. Corpi calano verso il fondo, basculano come scimmie su perdute liane. Creature di sabbia gonfie di mare, sbrindellate dalla fame dei pesci" : la morte dei profughi abbandonati su barconi in mezzo al mare. "Vito ha raccolto la memoria. Di una tanica blu, di una scarpa. Qualcuno ne avrà bisogno un giorno. Un giorno un negro italiano avrà voglia di guardare indietro il mare dei suoi antenati e di trovare qualcosa. La traccia del passaggio. Come un ponte sospeso" : la memoria salvata dalla distruzzione e nella distruzione. In un crescendo di riflessioni sulla dignità umana  e sul senso del dolore, una consapevolezza importante e preziosa chiude la storia come un lucchetto d'amore e che ottunde e vanifica il male: "La memoria è calce sui marciapiedi del sangue". Come a dire il male genera male se non lo facciamo morire in noi, se non riusciamo ad evitare di trasmetterlo ad altri, neanche al proprio aguzzino, al proprio dittatore. Come a dire chi non serba il ricordo della storia dell'uomo, è povero di tutto. Ricco di nulla.

recensione di Claudio Volpe

Commenti
  • Eva Laudace "sua madre somiglia al mare, lo stesso sguardo liquido, la stessa calma e dentro la tempesta".

    10 febbraio 2012 alle ore 10:45


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