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in archivio dal 27 feb 2014

Michele Gentile

04 gennaio 1972, Ostia - Roma - Italia
Segni particolari: Vivo!
Mi descrivo così: Poeta.
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  • 29 maggio alle ore 15:05
    Sentieri Inversi

    Siamo l' eco di cio' che sara' il viaggio a ritroso che rammenda gli strappi del tempo. Per ogni cielo che ci sara' concesso germogliera' tra i rami il verso piu' sincero. Prima di meritare la pietra costruiremo ponti segneremo cammini, sentieri inversi che ci chiameranno fuori citta'. Osserveremo le leggi della poesia ci atterremo alle norme del silenzio quando il dolce passo della malinconia trovera' conforto tra i rovi dell' oblio. China sulle sponde del giorno la giovane notte ci sorride: I poeti lasciano impronte profonde per non farci perdere.

     
  • 10 maggio alle ore 9:10
    Impareremo ora

    Impareranno le mani semplici gesti,
    il tepore dei giorni sereni
    da intrecciare all’edera della speranza.
    Scriverà lettere sincere la voce,
    parole nuove da consegnare al vento
    mentre il silenzio ci insegnerà ad ascoltarle.
    Impareremo l’assenza e il dono dell’attesa,
    capiremo che la solitudine è terra da coltivare
    per far fiorire i nostri stessi rami.
    Impareremo a proteggere
    il respiro di ogni creatura.
    Impareremo la strada di casa, ora
    o mai più.

     
  • 25 aprile alle ore 15:31
    Mi appartiene

    Mi appartiene
    il tripudio delle terre al sorgere del sole,
    mi è caro e m’è straniero
    l’argento del mare
    mentre s’azzurra il cielo.

    E andando incontro al silenzio che si compie
    e alle sue spoglie
    solo mi sovviene
    la quiete della sera
    quando avvizziscono le foglie.

     
  • 02 aprile alle ore 23:19
    3 aprile

    Chissa' se e' colpa
    di questo abbraccio
    che ci tiene stretti
    e non ci fa cadere
    quando il vento
    fa la voce grossa.   
    Oppure se e'
    per questo sorriso,
    piu' cocciuto
    dei nostri stessi silenzi,
    che riesce a sorprenderci   
    quando ci allontaniamo nel buio.
    Chissa',
    forse e' solo merito nostro
    e di questo amore
    che ci vuole bene
    se
    quando partiamo
    poi torniamo
    se
    quando ci perdiamo
    poi ci ritroviamo.
    Semplicemente perche' ci amiamo
    senza nessun altro motivo
    che non sia noi,
    ci salviamo con gli occhi
    e ci teniamo le mani,
    fortunatamente perche' ci amiamo
    come ieri
    come ora
    come domani.

     
  • 25 marzo alle ore 8:35
    Il figlio della luna

    Riemergo dal silenzio
    dei giorni a venire
    come Atlantide dagli abissi
    con quelle verità
    che vi possono guarire.
    Idolatro il sentiero
    che mi scelse da bambino,
    le sue ferite ancora aperte
    l'inchiostro sulla pelle,
    l'amaro in gola
    per infettarmi il sangue
    con la rabbia della parola.
    Il passo è lento ma
    non conosce riposo.  
    Si muove nel vento
    feroce, vigoroso.
    Lascia impronte profonde
    sul mare in tempesta
    sono isole feconde
    che coltivo nella testa.
    Mille volte sono crollato
    scosso da una lacrima,
    mille volte mi sono rialzato
    con indosso quella lacrima,
    ogni giorno più  forte e disperato di ieri
    un misantropo Pierrot che resta ancora in piedi.
    E oggi che l'età si compie
    oltre il corso della vita mia
    non c'è ragione
    che io cambi idea
    sulla malinconia.
    Nessuna obbedienza, nessuna pietà
    per chi non dimora la poesia,
    nessuna alleanza, nessun aldilà
    per chi vuole vietare la fantasia.
    Io sono il perdono
    che non merita questa realtà
    sono la grazia
    che non è concessa
    a sua maestà.
    Sono la tua preghiera
    sono la mia bandiera,
    sono uno che non ha paura
    sono solo un poeta,
    il figlio della luna.
     

     
  • 15 marzo alle ore 16:02
    Altrove

     Non sta a me stabilire

    I baratri della solitudine.
    Non sta a me sancire
    gli abissi del silenzio.

    Io posso solo
    cercarmi altrove,
    io posso solo
    non arrendermimai.

     
  • 03 marzo alle ore 11:49
    Distici Crepuscolari

    Ne distinguo appena i contorni
    albeggianti di stupore.
    Strappo l’inferno del cielo
    in mille, dannate
    scintillanti verità
    mentre il silenzio
    sottintende la follia.
    La speranza è un rancido pasto!
    Coraggio uomini,
    issate le vele
    nutritevi di quegli orizzonti
    che dilaniano il giorno;
    ci è dovuta la salvezza
    ci è permesso morire
    solo se impareremo
    a non farci trovare.

     
  • 08 gennaio alle ore 7:37
    A mio fratello

    A mio fratello che torna
    A mio fratello che sogna,
    A mio fratello che parla la pace
    A mio fratello che non si piega.

    Alle mani che si aprono
    Agli occhi che non si chiudono
    Alle labbra che germogliano pronunciando la verità,
    ai giusti che non si nascondono.

    Alle madri che pregano
    Ai sentieri della libertà
    Alle poesie da scrivere e al vento che le porterà lontano.

    A mio fratello che sanguina
    Alla primavera
    A mio fratello che non ha paura

    Alle parole che salvano
    A mio fratello che muore
    e mi corre accanto.

    A Miguel Benancio Sanchez

     
  • 20 dicembre 2019 alle ore 15:48
    Terraferma

    Sulla schiena dell’acqua
    scivola l'ultima riga
    di questo silenzio.
    Le vele dell'inverno
    scalciano il cielo fumoso
    mentre dalla terraferma
    giungono echi di eternità.
    Sotto la pioggia
    un bambino
    gioca a fare la guerra.

     
  • 23 novembre 2019 alle ore 15:44
    La vigna dei cojoni

    Bianchi, rossi o neri nun fa davvero nisuna differenza
    paremo tanti grappoli d’uva appesi all’indecenza,
    in attesa dell’iva che aumenta o der Contadino che ce levi puro la speranza.

    C’ho messo n' po’ de tempo a capì sta cosa
    che l’indignazione con l’azione nun se sposa,
    che litigamo e s’ammazzamo e ce bestemmiamo pè na palla
    ma quanno che se tratta de facce rispettà da chi comanna
    aritornammo zitti zitti in vigna a fa la lagna
    a rifacce trattà da mentecatti da chi alle nostre spalle
    s’è magnato puro i piatti.

    E me pare de sentilli che ridacchiano a tavola tra loro…
    “vedi a spremerli, a calpestarli per bene, assaggia che buono questo vino d’oro”
    Allora damose na mossa che er tempo passa
    che sta catena che portamo con disinvortura
    equivale sempre più a n’ principio de seportura.

    Non vojo da consigli o fare er moralista, vojo aprì na pista e fa scappà conigli
    Si nun ce và de fallo pè noi armeno famolo pè i nostri figli,
    che nell’anno der Signore duemilaediciannove
    nun ce sò più parole pè spiegà perché nun ce se move
    e quanno fori piove odio e indifferenza
    nun tornamo ad abbassà la cresta, a lassà tutto fori dalla finestra
    che allora c’avrebbero ragione Targhini e Montanari da quer purpito così scomodo
    a ripete all’infinito e sottovoce…” Bonanotte popolo “

    Bonanotte popolo
    Bonanotte

     
  • 06 novembre 2019 alle ore 12:49
    Diventa mare

    Per poter raccontare il mare devi prima saperlo ascoltare. Ne devi intuire i remoti abissi e comprenderne le spumeggianti creste. Per poter raccontare il mare devi prima saperti ascoltare, saperti libero di oltrepassare i simulacri dell' orizzonte. Ma soprattutto per amare intensamente il mare tu stesso diventa mare; quiete e tempesta, sogno e sostanza. Vivi per esserci e mancarti con ardore e poesia con la stessa scintilla di cielo nello sguardo e nel cuore .

     
  • 28 ottobre 2019 alle ore 15:10
    Promessa

    Frammenti di cielo riflesso

    brillano d' ipnotiche danze,

    una promessa di pace

    che non desidera parole

    ne' amabili assonanze.

    Dunque è qui,

    dinanzi a te

    Oh Mare,

    che il silenzio

    diviene poesia

    da tramandare,

    è sulle tue paterne rive

    che gli errabondi dei

    sognano di poter tornare.

     
  • 25 ottobre 2019 alle ore 8:31
    E piove

    Resto ancora un po'
    su questa riva
    a farmi compagnia.
    L’orizzonte è una lacrima

    che s’inabissa
    a largo delle mie ciglia,
    il vento spazza via
    l'approdo delle labbra.
    Tutto tace
    dentro
    e fuori di me.
    Mi perdo
    nella geografia
    di questo vetro,
    Mi vedo tornare
    tremendo,
    senza tempo
    come una maledizione.
    E piove.

     
  • 14 ottobre 2019 alle ore 11:42
    Lontano

    Lontano da voi cadiamo senza far rumore,
    lasciando soli al mondo i nostri figli e i nostri sogni.

    Donne,
    con parole di donna
    con occhi di donna
    con il cuore che batte per la libertà
    e tra le labbra un silenzio che non vuole più gridare.

    Lontano da voi piove la morte sulle culle,
    sulle lenzuola
    sui libri di scuola,
    la terra diventa sangue
    il nostro sangue,
    il sangue di donne
    con il sorriso di donna
    con capelli di donna
    con il cuore che batte per la libertà
    e tra le labbra una preghiera che non vuole più gridare.

    Lontano da voi piangiamo senza far rumore
    e lottiamo e moriamo,
    torniamo e moriamo
    ci alziamo e moriamo anche per voi.

    Alle donne Curde

     
  • 26 settembre 2019 alle ore 14:40
    Semprevisa

    Passo dopo passo
    viandante d' anima e pietra,
    guadagno la tua cima
    di cielo intrisa.
    E la bruma e i faggi
    compagni di viaggio,
    lungo il sentiero
    intrecciano alloro
    mentre sorgi, Semprevisa,
    per raccontarmi chi sono.
    Una promessa di pace
    tra dio e gli uomini
    tra i nembi e il vento
    governa le ali di questo Tempo.
    Da quassu' finalmente
    guardo in faccia al mio cuore,
    su questa croce
    incido l'eco del mare.
    Rispondi alla sera
    quando verra' a chiederti
    delle mie impronte
    che ero solo il frutto
    di un' acerba primavera,
     l' impercettibile respiro
    di una poesia
    che ancora dorme.

     
  • 29 agosto 2019 alle ore 8:29
    In morte di un poeta

    Quando sara' notte

    e un refolo di vento

    soffiera' via la fiamma

    di questa candela,

    sorridero' al silenzio

    e m' inchinero' alla tenebra

    perche' sereno

    prendero' il mare aperto del tempo.

     

    Cosi' salpando verso remote isole

    lasciando al porto il penoso onere  dell' attesa

    dedichero'  ai miei scalmi la danza dei gabbiani

    issando altrove i remi di un' impassibile oblio

     

     

    In amaro ostaggio di parole senza piu' ali

    e sanguinari proclami

    si levera' infine una voce

    a cantare l' eco dell' immortale pietra

     

     

    "Malgrado radici aggrappate agli abissi,

    ad ogni passo strappandomi il cuore,  

    da Titano  intrapresi

    il cammino degli uomini.

    Poesia furono le mie altezze;  

    all' indifferenza del cielo

    risposi con l' insolenza delle nuvole”

     
  • 08 agosto 2019 alle ore 11:27
    Insieme

    Ho paura ma resto qui.
    Non so darti riparo
    non so pregare
    ma non lascio entrare la notte
    non apro la porta a questo reboante silenzio.

    Sono qui,
    tremante,
    a sfidare il vento accanto a te,
    insieme a te
    senza un briciolo di forza
    ma come una roccia ritto,
    in piedi a sostenere le ingiurie del tempo.

    Cadrà a pezzi questo cielo,
    si spegneranno forse persino i sogni
    ma mi troverai qui,
    sempre zattera nella tempesta
    a ricucire le vele ancora un'altra volta
    e ancora un'altra rotta
    per non andare alla deriva
    per ricordare agli dei e alla sorte
    che dinanzi ad un vero abbraccio nulla può
    neppure la morte

     
  • 20 luglio 2019 alle ore 20:42
    Radici di luna

    Quando il silenzio scava la notte sino a strapparne le radici, dove un uomo perde il padre mentendo sulla liturgia del mare, dove le istanze del vento diventano preghiera di ombre... Li' luna tu sorgi.

     
  • 04 luglio 2019 alle ore 7:59
    Le notti dentro

    Alle porte del mare
    bussa il canto della malinconia,
    è questo il silenzio
    nel quale ti invito a entrare.
    Vele logore di attesa,
    alla deriva nei secoli, 
    disperiamo  porti immaginari, 
    dispensando memorie senza passato.
    E le notti dentro intanto
    urlano,
    imprecano,
    ci leccano
    ci spogliano
    ci uccidono,
    ci salvano
    come fari ritti nelle tenebre,
    cattedrali sudicie di vanità. 
    Con promesse,
    con menzogne,
    con carezze
    con partenze e ritorni,
    con perfide verità,
    con  lastre di mero sole
    conficcate nel cuore.
    La città è sepolta dai suoi stessi affanni
    le luci lontane si perdono nella nebbia,
    spasmi oramai divorati
    dall' implacabile assenza.
    La solitudine non prova pietà
    per queste mani che pregano,
    che implorano il cielo di far piovere
    un briciolo di pace.
    Così quel dio che non vuole tornare,
    quel dio che non ricorda chi ha costruito il suo altare, 
    bivacca nei ricordi in compagnia della morte,
    baratta la croce con un pugno di sale e le scritte sui muri  d'improvviso,
    non fanno più nessun rumore,
    le notti dentro l'anima,
    come per magia,
    non possono più farci del male.

     
  • 28 maggio 2019 alle ore 7:24
    In alto

    Lassu' 
    oltre queste mura 
    oltre laceranti silenzi  e 
    smarrimenti senza misura 
    Ci sei tu 

     
  • 18 maggio 2019 alle ore 12:49
    Beh

    Beh,
    c'è poco da dire.
    Ricordate
    che il pastore ha indicato la strada;
    le pecore nere
    vanno cacciate
    solo così salveremo
    la nostra lana.

     
  • 15 aprile 2019 alle ore 10:19
    A Irma

    Sudicio questo cielo
    che trasuda inganni,
    meschina la sua pioggia
    che sporca le tombe.
    Ottennero solo
    il tuo coraggio,
    ancora più piccoli,
    dinanzi al tuo silenzio.
    Siamo degni del tuo sorriso?
    Sei maledetti giorni,
    non oso neppure immaginare
    sei maledette notti.
    Quante croci per la libertà
    non mettono radici
    in questa terra malata,
    deserto di chiese
    e statue che giocano
    a non farsi capire.
    Meritiamo il tuo sorriso?
     
    (a Irma Bandiera)

     
  • 16 novembre 2018 alle ore 8:41
    Comunicazione non verbale

    L'aria è quella di Gennaio.
    Il cielo si ferma
    in riva al mare.
    Mi guarda, in un primo momento
    di soppiatto.
    Cerca il mio sguardo.
    Lo trova.
    Si morde le labbra.
    Sorride.
    Si tormenta i capelli
    mentre legge.
    Torna su di me.
    Mi cattura,
    mi giura eterno amore.

    (alla poesia)

     
  • 22 settembre 2018 alle ore 8:31
    L'ora perduta

    La strada deserta promuove
    solitudini, troppe speranze
    ancora da puntellare.
    L'ora perduta è un rumore familiare
    la chirurgica attesa prima
    di chiudere la porta.
    Così il silenzio allaga questa stanza
    e io imparo a nuotare
    rubando al tempo
    la sabbia più amara.
    "L'ora perduta è d'improvviso una stagione ritrovata"

     
  • 26 agosto 2018 alle ore 15:33
    Alla mia città

    Il canto sei di antiche acque che mareggia tra i lidi e la campagna.
    Il sole che mescola i colori dei palazzi,
    la salsedine che accarezza viali e cortili.
    Sei la luna che corteggia il mare e tace al Fiume la veglia dei pescatori.
    Il graffio dell' alba che accende gli orizzonti, 
    la confidenza del tramonto che incendia i silenzi.
    Sei Procoio e il maggese che esulta, la Via Severiana dove fiorisce l' alloro.
    La Villa di Plinio che riposa fra i ruderi, la resina delle pinete.
    I delfini che si rincorrono a Tor Paterno, l' odore dei krapfen a Piazza Anco Marzio,
    le telline del Borghetto, le dorate dune.
    Sei Torre San Michele ancora ritta e fiera  senza pace e senza piu' una guerra,
    le bianche vele in porto, le verita' dell' Idroscalo, l' Isola dei Cavalli,
    Tor Boacciana a guardia del Tevere fin su a Fiumara Grande.
    Le immortali vestigia e la Rocca della Citta' Antica
    che sfidano i giorni con un ironico inchino.
    I pittori , i poeti, i gabbiani , gli innamorati che al Pontile si vanno a raccontare,
    la voce del vento che continua a chiamare.
    Sei le mie stagioni, il mio cammino.
    Le radici che palpitano e si tuffano nella tua terra, citta' mia ,
    il cielo di cui ho bisogno, quel nome che si fa sogno
    tutte le volte che la Sacra Regina e la solitaria Venere
    ti augurano la buonanotte