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in archivio dal 27 feb 2014

Michele Gentile

04 gennaio 1972, Ostia - Roma - Italia
Segni particolari: Vivo!
Mi descrivo così: Poeta.
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  • 3 ore fa e 38 minuti fa
    Lontano

    Lontano da voi cadiamo senza far rumore, lasciando soli al mondo i nostri figli e i nostri sogni. Donne, con parole di donna con occhi di donna con il cuore che batte per la liberta' e tra le labbra un silenzio che non vuole piu' gridare. Lontano da voi piove la morte sulle culle, sulle lenzuola sui libri di scuola, la terra diventa sangue il nostro sangue, il sangue di donne con il sorriso di donna con capelli di donna con il cuore che batte per la liberta' e tra le labbra una preghiera che non vuole piu' gridare. Lontano da voi piangiamo senza far rumore e lottiamo e moriamo, torniamo e moriamo ci alziamo e moriamo anche per voi. ( alle donne Curde )

     
  • 26 settembre alle ore 14:40
    Semprevisa

    Passo dopo passo
    viandante d' anima e pietra,
    guadagno la tua cima
    di cielo intrisa.
    E la bruma e i faggi
    compagni di viaggio,
    lungo il sentiero
    intrecciano alloro
    mentre sorgi, Semprevisa,
    per raccontarmi chi sono.
    Una promessa di pace
    tra dio e gli uomini
    tra i nembi e il vento
    governa le ali di questo Tempo.
    Da quassu' finalmente
    guardo in faccia al mio cuore,
    su questa croce
    incido l'eco del mare.
    Rispondi alla sera
    quando verra' a chiederti
    delle mie impronte
    che ero solo il frutto
    di un' acerba primavera,
     l' impercettibile respiro
    di una poesia
    che ancora dorme.

     
  • 29 agosto alle ore 8:29
    In morte di un poeta

    Quando sara' notte

    e un refolo di vento

    soffiera' via la fiamma

    di questa candela,

    sorridero' al silenzio

    e m' inchinero' alla tenebra

    perche' sereno

    prendero' il mare aperto del tempo.

     

    Cosi' salpando verso remote isole

    lasciando al porto il penoso onere  dell' attesa

    dedichero'  ai miei scalmi la danza dei gabbiani

    issando altrove i remi di un' impassibile oblio

     

     

    In amaro ostaggio di parole senza piu' ali

    e sanguinari proclami

    si levera' infine una voce

    a cantare l' eco dell' immortale pietra

     

     

    "Malgrado radici aggrappate agli abissi,

    ad ogni passo strappandomi il cuore,  

    da Titano  intrapresi

    il cammino degli uomini.

    Poesia furono le mie altezze;  

    all' indifferenza del cielo

    risposi con l' insolenza delle nuvole”

     
  • 08 agosto alle ore 11:27
    Insieme

    Ho paura ma resto qui.
    Non so darti riparo
    non so pregare
    ma non lascio entrare la notte
    non apro la porta a questo reboante silenzio.

    Sono qui,
    tremante,
    a sfidare il vento accanto a te,
    insieme a te
    senza un briciolo di forza
    ma come una roccia ritto,
    in piedi a sostenere le ingiurie del tempo.

    Cadrà a pezzi questo cielo,
    si spegneranno forse persino i sogni
    ma mi troverai qui,
    sempre zattera nella tempesta
    a ricucire le vele ancora un'altra volta
    e ancora un'altra rotta
    per non andare alla deriva
    per ricordare agli dei e alla sorte
    che dinanzi ad un vero abbraccio nulla può
    neppure la morte

     
  • 20 luglio alle ore 20:42
    Radici di luna

    Quando il silenzio scava la notte sino a strapparne le radici, dove un uomo perde il padre mentendo sulla liturgia del mare, dove le istanze del vento diventano preghiera di ombre... Li' luna tu sorgi.

     
  • 04 luglio alle ore 7:59
    Le notti dentro

    Alle porte del mare
    bussa il canto della malinconia,
    è questo il silenzio
    nel quale ti invito a entrare.
    Vele logore di attesa,
    alla deriva nei secoli, 
    disperiamo  porti immaginari, 
    dispensando memorie senza passato.
    E le notti dentro intanto
    urlano,
    imprecano,
    ci leccano
    ci spogliano
    ci uccidono,
    ci salvano
    come fari ritti nelle tenebre,
    cattedrali sudicie di vanità. 
    Con promesse,
    con menzogne,
    con carezze
    con partenze e ritorni,
    con perfide verità,
    con  lastre di mero sole
    conficcate nel cuore.
    La città è sepolta dai suoi stessi affanni
    le luci lontane si perdono nella nebbia,
    spasmi oramai divorati
    dall' implacabile assenza.
    La solitudine non prova pietà
    per queste mani che pregano,
    che implorano il cielo di far piovere
    un briciolo di pace.
    Così quel dio che non vuole tornare,
    quel dio che non ricorda chi ha costruito il suo altare, 
    bivacca nei ricordi in compagnia della morte,
    baratta la croce con un pugno di sale e le scritte sui muri  d'improvviso,
    non fanno più nessun rumore,
    le notti dentro l'anima,
    come per magia,
    non possono più farci del male.

     
  • 28 maggio alle ore 7:24
    In alto

    Lassu' 
    oltre queste mura 
    oltre laceranti silenzi  e 
    smarrimenti senza misura 
    Ci sei tu 

     
  • 18 maggio alle ore 12:49
    Beh

    Beh,
    c'è poco da dire.
    Ricordate
    che il pastore ha indicato la strada;
    le pecore nere
    vanno cacciate
    solo così salveremo
    la nostra lana.

     
  • 15 aprile alle ore 10:19
    A Irma

    Sudicio questo cielo
    che trasuda inganni,
    meschina la sua pioggia
    che sporca le tombe.
    Ottennero solo
    il tuo coraggio,
    ancora più piccoli,
    dinanzi al tuo silenzio.
    Siamo degni del tuo sorriso?
    Sei maledetti giorni,
    non oso neppure immaginare
    sei maledette notti.
    Quante croci per la libertà
    non mettono radici
    in questa terra malata,
    deserto di chiese
    e statue che giocano
    a non farsi capire.
    Meritiamo il tuo sorriso?
     
    (a Irma Bandiera)

     
  • 16 novembre 2018 alle ore 8:41
    Comunicazione non verbale

    L'aria è quella di Gennaio.
    Il cielo si ferma
    in riva al mare.
    Mi guarda, in un primo momento
    di soppiatto.
    Cerca il mio sguardo.
    Lo trova.
    Si morde le labbra.
    Sorride.
    Si tormenta i capelli
    mentre legge.
    Torna su di me.
    Mi cattura,
    mi giura eterno amore.

    (alla poesia)

     
  • 22 settembre 2018 alle ore 8:31
    L'ora perduta

    La strada deserta promuove
    solitudini, troppe speranze
    ancora da puntellare.
    L'ora perduta è un rumore familiare
    la chirurgica attesa prima
    di chiudere la porta.
    Così il silenzio allaga questa stanza
    e io imparo a nuotare
    rubando al tempo
    la sabbia più amara.
    "L'ora perduta è d'improvviso una stagione ritrovata"

     
  • 26 agosto 2018 alle ore 15:33
    Alla mia città

    Il canto sei di antiche acque che mareggia tra i lidi e la campagna.
    Il sole che mescola i colori dei palazzi,
    la salsedine che accarezza viali e cortili.
    Sei la luna che corteggia il mare e tace al Fiume la veglia dei pescatori.
    Il graffio dell' alba che accende gli orizzonti, 
    la confidenza del tramonto che incendia i silenzi.
    Sei Procoio e il maggese che esulta, la Via Severiana dove fiorisce l' alloro.
    La Villa di Plinio che riposa fra i ruderi, la resina delle pinete.
    I delfini che si rincorrono a Tor Paterno, l' odore dei krapfen a Piazza Anco Marzio,
    le telline del Borghetto, le dorate dune.
    Sei Torre San Michele ancora ritta e fiera  senza pace e senza piu' una guerra,
    le bianche vele in porto, le verita' dell' Idroscalo, l' Isola dei Cavalli,
    Tor Boacciana a guardia del Tevere fin su a Fiumara Grande.
    Le immortali vestigia e la Rocca della Citta' Antica
    che sfidano i giorni con un ironico inchino.
    I pittori , i poeti, i gabbiani , gli innamorati che al Pontile si vanno a raccontare,
    la voce del vento che continua a chiamare.
    Sei le mie stagioni, il mio cammino.
    Le radici che palpitano e si tuffano nella tua terra, citta' mia ,
    il cielo di cui ho bisogno, quel nome che si fa sogno
    tutte le volte che la Sacra Regina e la solitaria Venere
    ti augurano la buonanotte

     
  • 06 luglio 2018 alle ore 10:36
    La stirpe dei poeti

    Con radici aggrappate al vento
    e la morte ai suoi piedi
    torna alla luce
    la stirpe dei poeti.
    Continente sommerso, prole di tempesta
    nelle alcove del crepuscolo
    il seme del silenzio
    feconda parole.
    Trema l'aria al suo passaggio
    si accendono le costellazioni
    fino a tradurre gli orizzonti
    in violente vertigini.
    Non la gloria, l'onore del nome
    nè medaglie sul petto trafitto
    va sperando
    ma pace, oblio e abbandono,
    l'onere della solitudine
    va chiedendo
    senza che nessuno si accorga
    di quanta strada ha fatto
    e di quanta ancora
    ne manchi per l'inverno.

     
  • 06 giugno 2018 alle ore 7:37
    in Viaggio

    Sii sempre la meta del tuo viaggio
    e del viaggio
    assaporane l'essenza
    le assenze lungo il sentiero.
    Governa i passi ma
    lascia sempre correre
    libero lo sguardo.
    Alimenta i giorni del cammino
    con il grano della curiosità
    e dissetati con le piogge della solitudine.
    Sentirai parlare di te 
    dal vento del mattino,
    ti guiderà la saggezza del crepuscolo.
    Sii sempre la ragione del tuo viaggio
    e nessuna strada mai
    sarà stata inutile.

     
  • 01 giugno 2018 alle ore 8:26
    L'Altrove

    Lo sconforto di braccia
    stanche di abbracciare.
    L’amarezza di occhi
    disinteressati alla vita.
    In alto le città non hanno nome
    né fossili,
    né strade per il ritorno.
    Tuttavia accade, non di rado
    di ritrovare il sapore di questo frutto
    negli archivi storici della sera
    quando la luce muore
    lasciando al mare
    i vincoli del buio.
    Se tutto ciò fosse vero,
    sarebbe uno scherzo ben riuscito
    se tutto questo non fosse vero
    sarebbe uno scherzo di pessimo gusto.

     
  • 22 febbraio 2018 alle ore 11:58
    Primo binario

    La notte
    Sempre
    mi dissangua.
    Restano tracce di noi?
    Ricordiamo davvero la speranza
    nascosta nei sorrisi?
    Polvere sulle dita quando ricalco
    quei giorni, imprigionati in un futuro
    che dovevamo esaudire.
    Ma quest’alba, inattesa
    ci restituisce la preghiera
    di un’irrisa felicità, l’amaro
    della rinuncia.
    Quanti treni passati
    inconsapevoli,
    balenati nel buio della stanza.
    L’ultimo, al primo binario
    non ci ha neppure provato.
    Abbiamo perso tempo
    o il tempo si è scansato
    per farci cadere.

     
  • 17 gennaio 2018 alle ore 8:51
    Esecuzione Capitale

    Perderò la testa
    per Mastro Titta
    per uno struggente tramonto
    in soffitta.
    Vilipeso tra
    un sconfitta in trasferta
    e il leggendario Gra
    questo è un popolo in continuo movimento,
    in perenne migrazione;
    dal senso civico e la buona educazione
    agli alti pascoli della più cupa rassegnazione.
    Che di Ottavi monarchi ne ho piene le tasche
    come gli spiccioli di questa Fontana
    come le ore perse ad una fermata
    come a dire “a chi tocca nun se ‘ngrugna”
    porgendo l’altra guancia alla vergogna
    se solo mandi giù bocconi amari
    e ti rimane un filo di voce impigliato nelle mani.
    Ce ne sono di escrementi, di voragini, prestanome e cardinali
    Neroni che incendiano la rabbia
    per questo castello sulla sabbia
    chiamato Roma, chiamato Urbe
    di lupe e volpi poco furbe
    per decidere qualcosa di sensato
    senza darsi troppe arie su pe’ l naso.
    Non è Pasquino che è tornato.
    È solo il canto stupido e spaesato
    di chi di quest’eterna Capitale
    n’è ancora tutto sommato innamorato.
    Ma Lorsignori saran d’accordo
    su questo fastidioso Corso degli eventi
    che Qui di fulgido e glorioso
    sono rimasti solo i monumenti.
    Il barcarolo va contro corrente
    parla ma non dice niente,
    fra le sponde e i ponti sul Biondo incedere
    medita che in fin dei conti
    ciascuno ha quello che si merita.
    “ Bonanotte Popolo”
    l’eco finalmente si risente
    “ torna a dormì e lassa perde
    tutte ste faccenne. Aricordete ora e ancora
    che nun ce stà nisuna assoluzione
    e che stamo e ce staremo sempre
    nell’anno der Signore!”

     
  • 11 gennaio 2018 alle ore 8:29
    Il giardino dei tigli

    Tace questo inverno di ingratitudine
    in equilibrio sulle paure.
    Considero le carezze della malinconia
    un penoso spreco di sangue.
    Mento con la voce dell’allegrezza
    mentre scavo più mansueti orizzonti.
    Dal silenzio dei boschi sino al fruscio delle onde
    il sole compie il suo giogo
    incredulo dinanzi ai nostri travagli.
    Perdiamoci nel giardino dei tigli;
    cogliamo il dolce grappolo
    prima che i venti
    ne assaporino la carne.
    Da questo naufragio
    possiamo salvarci
    stringendoci intorno al fuoco.

     
  • 21 dicembre 2017 alle ore 11:04
    Semplicemente Auguri

    Semplicemente Auguri
    alla terra e
    ai mari,
    ai cieli amari e
    alle stelle cadenti,
    ai perdenti
    ai potenti
    alle porte chiuse e
    alle aurore deluse.
    Semplicemente Auguri
    ai tramonti e
    alle lacrime
    agli alberi e alle vette
    alle fonti
    alle solitudini costrette.
    Semplicemente Auguri
    alla poesia,
    alla nostalgia
    alla malinconia 
    di rive perdute e 
    alla frenesia di
    di queste mani legate.
    All'uomo, alle sue dimore
    alla follia,
    all'utopia 
    di un mondo migliore.
    Alla notte e alle stagioni
    ai sovrani e ai giullari
    al silenzio dei fiori
    al vento di domani
    semplicemente Auguri.

     
  • 04 dicembre 2017 alle ore 9:51
    Ordalia

    Sventurata terra mia
    non basta la sera quando
    sboccia l'oblio.
    Non ha fine il crudele duello,
    un midollo di spine
    ci porterà a tradire
    il tempo che rimane.
    Voglio raccontare
     un fremito
    di furibonda luna,
    dimenticato per sempre,
    spazzato via dalla carne.
    Disperati noi dimoriamo
    il tormento
    che ci ha risparmiati;
    in questo ventre
    di nuove liturgie
    non esistiamo,
    dai giorni
    che lenti si consumano
    affiora solo la pietra.

     
  • 31 ottobre 2017 alle ore 8:38
    Appunti di viaggio

    Le mie stanche vele
    le tue arse rive,
    l'inevitabile deriva.
    Il mio cielo sporco
    il tuo cieco pentirti
    il mio centesimo errore.
    La folle indulgenza
    l'amichevole inganno
    la squallida misericordia
    di lascivi monarchi.
    La tua parola
    la mia condotta
    la statura della verità,
    le semplici differenze
    che ci allontanano.
    Appunti di viaggio
    presi in fretta
    senza pensarti.

     
  • 03 ottobre 2017 alle ore 12:27
    a Pierluigi Cappello

    L'ultima, notturna ora
    prima delle strade piene
    del traffico di fiori
    di lancinanti scuse,
    la dedico a te,
    come scalpello a cui
    importi soltanto accadere
    la incido sulla dura pietra
    della poesia.
    Quella poesia che non tradisce
    che stride e mite
    ci accompagna al crepuscolo.
    Ora l'assenza inizia
    a trafiggermi,
    sapientemente mi accoltella
    i respiri,
    poi i tuoi versi immortali
    sul greto sgualcito
    di una lacrima.

     
  • 09 agosto 2017 alle ore 8:11
    In riva alla sera

    Ho incontrato un uomo
    in riva alla sera.
    Mendicava il tramonto
    in fila con i suoi tormenti,
    probabilmente in pena
    o semplicemente stanco
    di assomigliare.
    Curvo dinanzi al passato,
    attento a non farsi sentire
    masticava l’amaro del tempo
    stonando una vecchia canzone.
    Ad un tratto, un bimbo
    giunto lì per caso
    gli donò una manciata di sabbia.
    L’uomo lo ringraziò con una promessa
    e tornò a farsi cercare.
    Seppi poi dalle solite voci
    che fu visto piangere
    in compagnia della notte.
    Lo ritrovarono abbracciato al mare
    appena i venti cessarono
    di spargere tra i ricordi
     polline di dolore.

     
  • 03 luglio 2017 alle ore 21:14
    Liturgia

    Resta una sigaretta spenta,
    una macchia di gelato
    restano una poesia da finire
    e un altare da ricostruire.
    Resta la sera sul davanzale,
    l'ultima lacrima prima di partire
    restano una luce accesa
    e una vita da dimenticare.
    Ma io non voglio vedere oltre le tue spalle
    non voglio sgusciarti via dalle mani,
    inchiodo al muro le nostre ombre
    che restano abbracciate
    aspettando che faccia giorno.

     
  • 02 luglio 2017 alle ore 12:36
    Estate

    Dimenticarsi.
    La strada è deserta
    acqua che scorre